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La pagina è realizzata con lo scopo di promuovere l'interesse per la scienza: gli articoli citati e i comunicati sono redatti dal CNR che li pubblica sul proprio sito.  Il sito del CNR  ha questo indirizzo: http://www.cnr.it/sitocnr/home.html

 

COMUNICATI:

"Comunicatori" satellitari crescono

Incendi: prevenire è meglio che spegnere

Accordo CRA-CNR per progetti strategici di ricerca

Nel portafoglio di "Attila" i brevetti del Lazio

Mettiamo l'Accent sull'inquinamento

Parità nella scienza: le giovani non ci credono

La citochina può guarire da una grave malattia infantile

Meno sale da cucina, meno sale la pressione

Firmato protocollo per la vendita di Villa Monastero

Una proteina derivata dalla meduse rivela i difetti delle cellule

Droghe: per molte sostanze bassi consumi al Sud

Genova capitale della scienza della complessità

In Sardegna, sulle tracce dei Fenici

Arriva il camper domotico: basso impatto nessuna barriera

Tecnologia e tutela dei boschi: un'intesa sostenibile

L'Ev-K2-Cnr sbarca nel Golfo Persico

A perugia si insegna a comunicare i cambiamenti del pianeta

Italia e Usa insieme nella ricerca umanistica

L'Antartide on line è tutto un programma

Risparmiare energia? Lo insegna DOCET

Celiachia: il glutine non è più un problema

La Terra, dal rinascimento ad oggi

Nasce lo skipper eco-sostenibile

Una sonda per vincere la resistenza batterica

Topi mutanti insensibili alla cocaina

Poet: la scienza scende in mare nel Golfo della Spezia

Tumori: accertato il ruolo delle cancer stem cell

Coralli negli abissi del Mediterraneo

La Romania, romana ed europea

2007, la primavera più calda degli ultimi due secoli

Ambiente e salute nelle aree ad alto rischio

Musei: molti visitatori, ma distratti

Eden-day: si discute on line di telefonini

La cocaina è anche nell'aria

Un'Arca di Noè per i Beni Culturali

Latino: un appello contro il rischio "estinzione"

Convegno: la biometria nei documenti elettronici

Discariche in Campania: in pericolo la catena alimentare

Costruzioni:nasce il Gruppo di opinione

IUGG-5000 scienziati per studiare la terra

DNA polimerasi lambda, una difesa contro il cancro

Le neuroscienze si tingono di rosa

Risorgono gli agrumi del '500

Giuristi cinesi a Roma per studiare il diritto romano

Siena: la sua forza nel Medioevo

Ritorna il leopardo delle nevi: successo di Ev-K2-Cnr

Sindrome di Omenn: un aiuto dall'ingegneria genetica

Aerosol e ozono: presenze anomale sull'Himalaya

Un ambiente ricco di stimoli fa bene al cervello, e all'ambliopia

Dal tetto del Mondo un doppio allarme per il riscaldamento globale

Eureka, Pistella: la scienza ponte di collaborazione e di pace

Uno snack contro le malattie

Parte il sequenziamento del genoma del tartufo nero

Italia terra di pirati... musicali

Cnr, grido d'allarme sui tagli

DimagrisCO2: consumare meglio per non consumare il futuro

Il popolo nella storia e nel diritto: da Roma a Costantinopoli a Mosca

Meno grassi più Sanit

Il CNR per l'ambiente in Calabria

Discariche illegali, minacce per la saluteItalia e Giappone sulla conservazione dei Beni Culturali

La Biga da Monteleone di Spoleto messa a nuovo

Identificata la causa della sindrome di Crisponi

Anemia mediterranea: al via "Miot", il progetto  per la diagnosi precoce e la cura

L'asma arriva dall' "Irak-M"

Cuore infartuato rigenerato con le staminali

Dimagrire con un gel

Immigrati in Italia: irregolari al Sud, regolari al Nord

Un gene contro tumore cerebrale dei bambini

Batte in un paziente tedesco il primo cuore artificiale italiano

Vecchia Italia del XXI secolo

Nasce la prima aula di udienza virtuale

Hi-tech Cnr per i Beni Culturali

La casa di legno supera la prova del fuoco

I profumi di Afrodite e i segreti dell'olio

La Lis protagonista per tre giorni a Verona

Sottovalutato il rischio insufficienza renale

Epidemia spam in Italia

Mele, cipolle e vino rosso, nemici dei tumori

Nasce la medicina per l'apnea... lunare 

 Un laboratorio mobile per i beni culturali

Un libro, tre religioni, le donne

Dna, cibo e culture dell'uomo preistorico

Per curare il cancro ci vuole metodo

Vigili Urbani, pronti ma non nel trafficoLe nuove frontiere di GRASS

Dai boschi una possibilità di energia pulita

Un anticorpo alleato contro il dolore

I Centri diurni di salute mentale a Roma

La Cattedrale digitale nella Piazza dei Miracoli a Pisa

Tendenza ad ingrassare? Colpa del gene CB1

 L'Italia nella rete mondiale di ricerche ecologiche

A Catania la seconda tappa di Eureka

Designazione dei rappresentanti dell'ESF

Tecnologie "made in Italy"

Rischio esodo per l'Africa occidentale

Turismo in Italia: è la cultura ad attirare di più

Suono al servizio dell'architettura sacra

Arriva VCS, il sondaggista automatico

Giustizia in Europa: il CNR accorcia i tempi

Aree inquinate: ambiente a rischio. E la salute?

La morte cerebrale è ancora vita?

Il precariato nel lavoro scientifico

Come abbinare l'olio? Lo spiega il CNR

Protocollo d'intesa CNA-CNR

Un codice a barre per le opere d'arte

L'archeologo che non scava

Ottimismo, questione di geni

CNR e Federlegno-Arredo

Un collirio contro l'alzheimer

Cellule staminali dal riccio di mare

Il Dvd? ora gira a idrogeno

Una possibile via verso la fusione

La scienza preoccupa i giovani e non li informa

 

Il meglio dell’Almanacco sotto la lente

Laboratorio Per farvi compagnia anche durante le vacanze vi proponiamo un numero speciale con una selezione di articoli tratti dai diversi numeri monografici del periodico, pubblicati nel corso di quest’anno. Gli argomenti sono vari: dal clima alla musica, dalle ricerche polari alla genetica vegetale. Le principali rubriche sono invece state aggiornate. Il prossimo appuntamento è ad agosto per un altro numero estivo, prima della ripresa della periodicità consueta

A Trieste lo scirocco decide il livello del mare
Analisi condotte dall’Ismar-Cnr hanno dimostrato che nel capoluogo friulano le maree intense, dal 1970 in poi, sono diminuite. La causa? L’aumento della pressione atmosferica e la minore frequenza e durata delle forti sciroccate in Adriatico rispetto al passato

Allarme mediterraneo
Il Mare Nostrum subirà nel futuro i cambiamenti climatici più drastici rispetto alle variazioni generali, con temperature superiori alla media dell’incremento globale e precipitazioni rare ma violente. La conseguenza? Un aumento per l’Italia del rischio frane, smottamenti e alluvioni

Aceto e crostacei, la bioplastica è pronta
Lo spray, ottenuto da polisaccaridi naturali biodegradabili, si solidifica sotto gli occhi dell’agricoltore e ricopre le coltivazioni, sostituendo i teloni di plastica nera usati nella pacciamatura. Una soluzione pratica e non inquinante

Dall’Antartide notizie povere di sale
La salinità delle acque che circondano il Polo Sud è diminuita a causa del riscaldamento globale, con conseguenze sulla circolazione degli oceani. L’effetto? Un ulteriore cambiamento del clima

Note piacevoli per la mente
La melodia fa bene al cervello, aiuta i bambini nell’apprendimento e gli anziani nel mantenimento della memoria. Non solo: chi studia musica in tenera età è più bravo anche con i numeri

Ecoedilizia: un test per i materiali
Lo ha realizzato l’Itc-Cnr e misura le prestazioni delle sostanze utilizzate nelle costruzioni che hanno la proprietà di ‘mangiare’ gli idrocarburi presenti nell’aria. L’efficacia dei materiali è così garantita

L’Ipp per la salvaguardia dell’olmo
Il progetto in corso presso l’Istituto prevede un miglioramento genetico finalizzato a ottenere piante adatte a differenti usi e condizioni ambientali

Dal Consiglio Nazionale delle Ricerche

 

"Comunicatori" satellitari crescono

Dal 27 al 31 agosto la  scuola estiva internazionale SatNEx, organizzata dall’Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione “Alessandro Faedo” del Cnr, preparerà giovani laureati sui più importanti aspetti di questo settore cardine delle Tlc

Per il secondo anno Pisa torna a essere la capitale europea delle comunicazioni satellitari. Su iniziativa dell’Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione “Alessandro Faedo” (Isti) del Consiglio nazionale delle ricerche, dal 27 al 31 agosto, giovani ricercatori, dottorandi, ed ingegneri provenienti da tutti i paesi dell’Europa (ma anche da India, Corea, e Pakistan) si ritroveranno nell’area di ricerca del Cnr di Pisa per partecipare alla scuola estiva internazionale di ‘comunicatori’ satellitari. Organizzata dal progetto SatNEx (International SatNEx Summer School), ha l’obiettivo di sviluppare la ricerca d’avanguardia e trasmettere conoscenza sui più importanti aspetti delle telecomunicazioni via satellite, favorendo così la creazione di una nuova generazione di ricercatori in un settore cardine delle comunicazioni.

Il progetto SatNEx (Satellite Network of Excellence), coordinato dall’Istituto di comunicazione e navigazione del Centro aerospaziale tedesco (Dlr) e finanziato dalla Comunità Europea, riunisce 24 partner (Università ed Enti di ricerca di Austria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Ungheria, e Olanda) impegnati in attività di ricerca “eccellente” nel settore.

La scuola, giunta quest’anno alla terza edizione, è stata istituita nell’ambito del VI Programma Quadro dell’Unione Europea per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, e si caratterizza per l’alta qualità scientifica e per l’essere assolutamente gratuita: per aderire è sufficiente compilare (entro il 30 luglio) il modulo online disponibile sul sito www.satnex.org.

“Il principale obiettivo di SatNEx – osserva Erina Ferro, responsabile del Wireless Network Laboratory dell’Isti-Cnr e della scuola estiva – è rimediare alla frammentazione della ricerca in un settore chiave delle comunicazioni, unendo le forze di tutti i paesi aderenti, nell’ottica di una collaborazione a lungo termine. La rete SatNEx può essere considerata un incubatore strategico per lo sviluppo di nuove idee che dovranno necessariamente trovare uno sbocco industriale: il satellite, del resto, è destinato a diventare uno dei tanti canali di comunicazione, il cui utilizzo, da parte dell’utente finale, sarà del tutto trasparente ed invisibile”.

La scuola SatNEx durerà cinque giorni. Rispetto alle scorse edizioni il programma sarà ancor più specifico: ogni giorno sarà approfondita una singola tematica; al termine di ogni sessione giornaliera i soli studenti di dottorato potranno affrontare un test che garantirà l’acquisizione di un credito formativo valido a livello europeo per il dottorato di ricerca.

Tutte le informazioni relative alla scuola (programma dettagliato, modulo di iscrizione, ecc.) sono reperibili sul sito del progetto, (www.satnex.org), cliccando su “Summer School” e poi alle relative voci.

 

Roma, 27 luglio 2007

Cosa: International SatNEx Summer School.

Chi: Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione “Alessandro Faedo” (Isti) del Cnr, Pisa

Dove: Pisa, Area della ricerca del Cnr, Via Moruzzi,1

Quando: 27 – 31 agosto

Info: Erina Ferro, responsabile del Wireless Network Laboratory dell’Isti-Cnr di Pisa e della scuola SatNEx (erina.ferro@isti.cnr.it). Segreteria della scuola: Daniela Falconetti (daniela.falconetti@isti.cnr.it); telefono: 050/315336

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/115_LUG_2007.HTM

 

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Incendi: prevenire è meglio che spegnere

 

Le tecniche satellitari possono consentire il controllo del territorio ogni 15 minuti. Il rogo di Peschici poteva essere individuato con 30 minuti di anticipo. A dirlo è Valerio Tramutoli, dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) del Cnr di Potenza

 

Possono le moderne tecnologie satellitari aiutare a prevenire gli incendi? Sicuramente non consentono di leggere nella mente di coloro che per varie ragioni li appiccano, scegliendo spesso i luoghi impervi e più difficilmente raggiungibili e le giornate secche e ventose, in modo da produrre il massimo danno nel più breve tempo. Purtroppo è quasi esclusivamente a queste azioni criminali che si devono i fuochi che caratterizzano le stagioni degli incendi in Italia (principalmente in inverno-primavera al Nord, durante l’estate al Centro-Sud) e i drammatici eventi che si sono ripetuti anche negli ultimi giorni.

“Se non ad impedire che il fuoco venga appiccato”, dice Valerio Tramutoli, ricercatore dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Potenza e dell’Università della Basilicata, “le moderne tecnologie satellitari potrebbero però aiutare a fornire un allarme tempestivo che consenta di attivare la macchina operativa dell’anti-incendio boschivo (Aib) più rapidamente e prima che l’incendio assuma dimensioni tali da renderlo non più controllabile”.

“Con un approccio che noi chiamiamo RST differenziale (RST, Tecniche Satellitari Robuste), sarebbe, per esempio, stato possibile individuare i principi di incendio a Peschici con un preavviso di più di mezz’ora rispetto al primo avvistamento”, afferma Tramutoli. “Questo tempo potrebbe, in certi casi, fare la differenza tra un incendio ancora controllabile ed uno che va fuori controllo”.

In Italia gli incendi vengono denunciati con tecniche tradizionali di osservazione (avvistamento da postazioni fisse, da aereo, più spesso da privati cittadini), mediamente entro le prime due ore, più spesso entro un’ora dal momento, stimato, del loro inizio. Accelerare i tempi significa contribuire a limitare i danni.

“Il nuovo satellite meteorologico MSG (Meteosat Second Generation), messo in orbita da Eumetsat nel 2004 (quello le cui immagini vengono proposte in televisione per commentare le previsioni del tempo)”, spiega il ricercatore, “è stato ulteriormente arricchito, rispetto ai satelliti Meteosat che hanno operato nei due decenni precedenti, della possibilità di fornire una immagine ogni 15 minuti del nostro emisfero terrestre e di effettuare osservazioni nel MIR (Medio InfraRosso), nella regione spettrale ove più forte è il segnale emesso dagli incendi boschivi”.

Presso l’Imaa-Cnr, diretto dal prof. Vincenzo Cuomo, in collaborazione con il LADSAT (Laboratorio per l’Analisi dei Dati Satellitari), diretto dal prof. Valerio Tramutoli, Dipartimento di Ingegneria e Fisica dell’Ambiente (DIFA) dell’Università della Basilicata,  sono state messe a punto Tecniche Satellitari Robuste per l’analisi dei dati MSG, che mirano proprio ad individuare incendi di piccole dimensioni (fino a quelle di un tavolo da ping-pong) sull’intero territorio nazionale nell’arco di soli 15 minuti tra una osservazione e l’altra. 

Un primo studio di fattibilità ha dimostrato come MSG sia in grado di fornire (a dispetto dei suoi oltre 36.000 km di distanza dalla Terra) un segnale apprezzabile anche a fronte di incendi di piccolissime dimensioni. Tali metodologie sono ora in fase di ulteriore sviluppo e validazione nell’ambito del Progetto AVVISA (AVVistamento Incendi da SAtellite)  che, sotto la responsabilità scientifica del prof. Tramutoli, vede la collaborazione dei ricercatori dell’Imaa-Cnr (coordinati dal Dr. Nicola Pergola), dell’Università della Basilicata (DIFA-LADSAT) e dell’Università di Milano Bicocca (Dipartimento di  Scienze dell’Ambiente e del Territorio) con le strutture, di ricerca e operative, della  Regione Lombardia (DG Protezione Civile, IReR e ERSAF).

“Le sperimentazioni in corso, in collaborazione con la Regione Lombardia (alle quali se ne affiancheranno presto altre in Campania e Basilicata), sono rivolte appunto a superare il problema dei cosiddetti falsi allarmi, cioè di quelle situazioni per cui al satellite arriva un segnale che per intensità può essere confuso con un incendio ma che è invece dovuto ad altri fenomeni termici e non-termici non riferibili ad incendi boschivi. Il primo anno di sperimentazione, nell’ambito del Progetto AVVISA,  ha già permesso di affinare ulteriormente le tecniche satellitari fino a ridurre praticamente a zero i falsi allarmi”, conclude Tramutoli.

Solo al termine del Progetto AVVISA (fine 2008) si potrà essere in grado però di avere un quadro affidabile, perché fondato su un periodo sufficientemente lungo di osservazioni, del contributo effettivo che tali metodologie (che hanno tra l’altro il pregio di avere costi bassissimi e sostenibilità nel tempo garantita da missioni satellitari la cui continuità è garantita per almeno ulteriori venti anni) potranno dare alla lotta agli incendi boschivi in Italia.

 

Roma, 26 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr, Potenza

Che cosa: nuove metodologie satellitari per il rilevamento degli incendi

Per informazioni: Valerio Tramutoli, Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr, Potenza, tel. 329.3178385, e-mail: valerio.tramutoli@unibas.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/114_LUG_2007.HTM

 

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ACCORDO CRA-CNR PER PROGETTI STRATEGICI DI RICERCA

Il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno sottoscritto un Accordo Quadro per rendere sistematica la collaborazione per la definizione degli obiettivi strategici di programma, la partecipazione a progetti di ricerca nazionali, europei e internazionali, l’elaborazione ed attuazione di Programmi di ricerca nelle Scienze Agrarie e nel settore agricolo, agroindustriale, forestale e ambientale.

 

Il CNR ed il CRA  - hanno sottolineato  i due Presidenti, rispettivamente  Prof. Fabio Pistella e Prof. Romulado Coviello, - avvieranno programmi di interesse comune - anche attraverso l’utilizzo congiunto e integrato di risorse strumentali, umane e finanziarie, nonché delle sedi - diretti a:

l        agevolare la cooperazione scientifica tra Istituti del CNR e Centri e Unità di ricerca del CRA coinvolti in attività di ricerca nel settore agrario, agroalimentare, forestale e ambientale

 

l        sviluppare modalità migliorative per valorizzare, di comune intesa, i risultati tecnico-scientifici delle ricerche svolte dalle rispettive strutture ed aumentarne le possibilità di trasferimento al mondo produttivo e di utilizzo sociale.

 

Il CRA e il CNR considereranno linea prioritaria la partecipazione congiunta ad accordi per la costituzione di strutture di ricerca e partenariato con altre istituzioni d'intesa con le Regioni.

La cooperazione tra gli Enti e la gestione operativa delle azioni sarà affidata ad un Comitato di Gestione costituito da due delegati del Presidente del CNR e da due delegati del Presidente del CRA e un Presidente del Comitato nominato congiuntamente dal Presidente del CNR e dal Presidente del CRA.

Al Comitato sarà affidato il compito di indicare obiettivi strategici condivisi da inserire tra le priorità di ciascun Ente, selezionare settori specifici di intervento, elaborare programmi comuni per ciascun settore; predisporre Convenzioni operative e programmi congiunti di  investimenti in infrastrutture, grandi attrezzature e impianti, in base alle specifiche disponibilità. I due Istituti si sono impegnati a valutare possibili percorsi di integrazione stabile tra le proprie strutture.

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/113_LUG_2007.HTM

 

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Nel portafoglio di "Attila" i brevetti del Lazio

In testa il Biomedicale con il 35%, seguito dalle Tecnologie per la comunicazione, con il 17% e dall’Agroalimentare/ambiente che rappresenta il 14%. Sono alcuni risultati del progetto per il trasferimento dell’innovazione alle PMI.

Biotecnologie e Telecomunicazioni sono i settori di punta della ricerca nel Lazio. E’ quanto emerge dall’attività di scouting svolta da ‘Attila’, progetto per il trasferimento della ricerca e della innovazione alle imprese, i cui risultati sono stati presentati presso il Consiglio nazionale delle ricerche. L’attività di Attila - finanziata dall’Assessorato all’Istruzione, Diritto allo studio e Formazione della Regione Lazio mediante la Sovvenzione globale sulla nascita e lo sviluppo dell’impresa, gestito da Europrogetti &Finanza, e realizzata da Fondazione Rosselli, CNR e LUISS Guido Carli - ha interessato le principali Università e le strutture dei più importanti enti pubblici di ricerca nel Lazio, nonché alcune imprese industriali del Gruppo Finmeccanica.

Il portafoglio di risultati individuato risulta costituito da 29 tecnologie e 43 brevetti, raggruppati in 4 macro aree di tipo trasversale: Biotecnologie, Telecomunicazioni, Materiali Avanzati e Tecnologie Energetiche.

Il settore medico- farmaceutico si attesta con il 35% delle tecnologie/brevetti individuati, seguono le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) con il 17%, l’agroalimentare/ambiente con il 14%, i Dispositivi Biomedicali con il 10%, la ricerca sui Materiali con l’8% e l’Automazione con il 4%.

Ex equo: Beni Culturali, Energia e Sistemi di produzioni, che si posizionano con il 3% di brevetti e tecnologie, così come i settori della Nautica, Sicurezza, e Aerospazio con l’1% nel portafoglio.

I risultati forniscono un’immagine delle specializzazioni settoriali della ricerca nel Lazio, anche se il panorama che ne è scaturito non è esaustivo. Il progetto ‘Attila’ ha interessato numerose realtà di ricerca della regione, quali CNR, ENEA, Università della regione, Istituto Superiore di Sanità, Policlinico Gemelli e Alenia-Telespazio.

Questa fase preliminare del progetto ha messo in evidenza l’esistenza da un lato di tecnologie potenziali, già sviluppate a livello di prototipo, per le quali è prossima la fase dell’industrializzazione e sono necessarie limitate risorse finanziarie; dall’altro, tecnologie potenziali delle quali è stata dimostrata dal Comitato Valutatore, la validità scientifica ma che necessitano di una ulteriore attività di ricerca applicata.

“Con questa azione di sistema, per la quale il mio Assessorato ha messo a disposizione 620 mila euro– ha detto l’Assessore regionale all’Istruzione, Silvia Costa – abbiamo voluto sostenere e potenziare il trasferimento tecnologico e dei brevetti dalle Università e dagli enti di ricerca alle imprese del Lazio. All’attività di scouting seguirà quella di ‘disseminazione’ del portafoglio brevetti e tecnologie mediante seminari presso le realtà imprenditoriali di tutte le Province, anche attraverso l’accordo stipulato con l’Unione province italiane (Upi) del Lazio, al fine di elaborare una metodologia di spin off che sarà alla base della programmazione 2007/2013 del Fondo sociale europeo. Anche a tal fine emerge l’esigenza di individuare la figura del Technology manager, che faciliterà la comunicazione tra ricerca e piccole e medie imprese” ha concluso Silvia Costa.

 

Per Informazioni:

www.progettoattila.it

Dott.ssa Daniela Delli Noci

Uff. stampa Ass. Istruzione Regione Lazio

Tel. 06.51685487

Fax 06.51685777

e-mail: ddellinoci@regione.lazio.it

 

Dott.ssa Sandra Fiore

Ufficio stampa Cnr

Tel. 06.49933789

Fax 06.49933293

e-mail: sandra.fiore@cnr.it

 

Dott.ssa Annalisa Pacini

Responsabile Ufficio Stampa e Marketing

Università LUISS

Tel. 06.85225.284

e-mail: apacini@luiss.it

 

Dott.ssa Giulia Datta

Responsabile Comunicazione

Fondazione Rosselli

Tel.  011.19520115

Fax. 011.19520188

e-mail: giulia.datta@fondazionerosselli.it

visto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/112_LUG_2007.HTM

 

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Mettiamo l'Accent sull'inquinamento

Le polveri sottili favoriscono l’insorgere di arteriosclerosi e tumori e l’aumento della mortalità. Eppure l’Ue potrebbe alzare i limiti oltre la soglia indicata dall’Oms. Di queste e altre problematiche relative a cambiamenti climatici e composizione dell’atmosfera si parlerà in un convegno a Urbino, dal 23 al 27 luglio

 

L’esposizione prolungata all’inquinamento può accelerare l’insorgere dell’arteriosclerosi e dell’infarto. Questo è uno dei risultati che saranno esposti al secondo simposio internazionale Accent “I cambiamenti climatici e la variazione della composizione dell’atmosfera”, organizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche e dal Network Europeo Accent (Atmospheric composition change: the european network of excellence), in collaborazione con  l’Università degli Studi di Urbino, che si terrà dal 23 al 27 luglio a Urbino presso il Palazzo Battiferri.

“Ogni aumento di 10 μg/m3 di PM 2.5 (polveri di diametro inferiore a 2.5 micron) comporta un incremento del 24% di incidenza di eventi cardiovascolari collegati all’arteriosclerosi e un incremento del 76% di morte per patologie cardiovascolari”, spiega Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia dell’Azienda sanitaria locale di Roma e presidente del Comitato Ambiente e salute della European Respiratory Society,, che illustrerà tali risultati nell’ambito del convegno. “Questo studio condotto negli Usa e pubblicato sul New England Journal of Medicine è confermato da un esperimento che mostra come ratti esposti all’aria di New York sviluppino arteriosclerosi molto più velocemente, e da altri studi epidemiologici condotti in varie parti del mondo. L’American Cancer Society ha analizzato un campione di circa 500.000 adulti dal 1982 al 1998: ogni aumento di 10 μg/m3 di PM 2.5 è associato ad una maggiore mortalità per tumori del polmone (+6%), malattie cardiovascolari (+9%) e respiratorie (+14%). Uno studio effettuato a Los Angeles riporta un aumento del 17% della mortalità per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM 2.5. Studi europei confermano questi dati”.

“Il secondo simposio internazionale Accent, che ospita i massimi esperti mondiali in materia,  è proprio dedicato alle cause dei mutamenti nella composizione dell'atmosfera e alla comprensione del loro impatto su clima, qualità dell'aria, ecosistemi e salute umana, al fine di promuovere una comune strategia europea”, spiega Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac-Cnr) di Bologna, e coordinatore del network Accent, istituito dalla Commissione Europea allo scopo di rafforzare l’eccellenza della ricerca nel settore ambientale e ridurre la frammentazione tra i progetti nazionali. Il convegno – al portale http://www.accent-network.org/ - prevede un programma di dibattiti scientifici e incontri serali divulgativi sulle problematiche trattate e sui risultati delle ricerche e verrà introdotto da Vilberto Stocchi, pro-rettore alla ricerca dell’Università di Urbino, Giuseppe Cavarretta, direttore del Dipartimento Terra e ambiente del Cnr, Franco Prodi, direttore dell’Isac-Cnr, Elizabeth Lipiatou, capo dell’Unità clima e ambiente della Commissione europea.

Ma cosa prevedono le norme sull’inquinamento? “Per PM 2.5 e PM 10 è stata indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità un valore guida rispettivamente di 10 e 20 μg/m3. Per dare un’idea, le grandi città italiane hanno valori intorno ai 40-45 μg/m3 per il PM 2.5 e 225-230 per il PM 10”, conclude Forastiere. “Il paradosso è che a fronte delle raccomandazioni dell’Oms verrà votata a breve dal Parlamento europeo la proposta di una nuova legislazione volta a portare il limite per PM 2.5 a una concentrazione di 25 μg/m3 e per PM 10 a 40 μg/m3. Valori decisamente troppo elevati: secondo la European Respiratory Society, l’approvazione di questa nuova direttiva europea costituisce un grave passo indietro nella politica ambientale della Ue”.

 

Roma, 20 luglio 2007

 

La scheda

Che cosa: secondo simposio del Network Accent su “I cambiamenti climatici e la variazione della composizione dell’atmosfera”

Chi: Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna

Dove: Università degli Studi di Urbino, Nuovo Magistero, via Saffi, 15

Quando: dal 23 al 27 luglio 2007

Per informazioni: Sandro Fuzzi, Isac-Cnr, tel. 051/6399559, e-mail: s.fuzzi@isac.cnr. it

visto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/111_LUG_2007.HTM

 

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Parità nella scienza: le giovani non ci credono

Solo il 18% delle ragazze è convinto che le donne siano portate per la ricerca, mentre i maschi ignorano del tutto il problema. E’ uno dei risultati di un’indagine di Rossella Palomba, ricercatrice dell’Irpps-Cnr e Ambasciatrice europea per le Pari Opportunità nella scienza.

Per il 33% degli studenti è necessario che lo scienziato abbia ‘passione’, per il 54% delle ragazze anche divertimento

 

La ricerca? Speriamo non sia femmina’. Si potrebbe riassumere con questa battuta l’atteggiamento sulle differenze di genere nel mondo scientifico: un problema ignorato dai ragazzi e sottovalutato dalle donne. Solo il 18% delle studentesse è convinto che le ricercatrici siano portate per questo lavoro, poiché hanno una mentalità flessibile e sono abituate a fare più cose contemporaneamente, considerazione che gli studenti invece non contemplano. Il quadro emerge dall’indagine svolta presso le scuole superiori da Rossella Palomba dell’Istituto per le ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche e Ambasciatrice europea per le pari opportunità nella scienza.

Nell’ambito del progetto ‘Diva’, acronimo di ‘Science in a Different Voice’, nato per sensibilizzare i giovani alle carriere scientifiche, la ricercatrice ha incontrato 2.000 studenti di 43 scuole distribuite tra Aosta, Torino, Bologna, Siena, Roma, Guidonia, Ciampino, Tivoli, Avezzano, Napoli, Matera, Catania e Sassari. Ai questionari ‘aperti’ consegnati ai ragazzi per commentare gli incontri e i filmati proposti, hanno risposto soprattutto le ragazze, il 73% dei giovani coinvolti.

Dall’indagine svolta, emergono tra i due sessi diverse interpretazioni della vita del ricercatore. Se per le ragazze ricerca vuol dire soprattutto libertà (18%), per i ragazzi è gusto della scoperta (24%). Inoltre, il 70% delle studentesse apprezza del mestiere la possibilità di viaggiare.

Per entrambi i sessi, la fantasia è tra le qualità riconosciute come necessarie a un buon ricercatore: ne è convinto il 58% delle studentesse e il 33% dei ragazzi intervistati; inoltre sono le donne (43%), più degli uomini (24%), a ritenere utile la collaborazione per ottenere risultati in campo scientifico.

Il 33% degli studenti maschi, infine, reputa che fare ricerca sia anche una questione di ‘passione’, considerata soprattutto dalle ragazze che ad essa aggiungono anche una buona dose di divertimento (54%).

“Dai risultati dei questionari”, spiega Rossella Palomba, “emerge che sia gli studenti sia le studentesse sono molto interessati a saperne di più sulla scienza e sul lavoro di scienziato, anche se gli incontri tenuti solo con le ragazze sono stati più proficui. Il dato preoccupante è che il tema delle pari opportunità in generale non è sentito come rilevante neppure dalle giovani donne: per questo è importante che gli insegnanti ne discutano in classe”.

I risultati sono presentati oggi alle 16.00 presso la Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati alla presenza di Franca Bimbi, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea, Silvana Vallerga dell’Ismar-Cnr e rappresentante dell’Helsinki Group dell’Unione Europea, Fiorenza Taricone, presidente Associazione Coordinamento Comitato Pari Opportunità delleUniversità, Pier Giacomo Sola, coordinatore del progetto Grid – Associazione Amitié.

Il progetto ‘Diva’ non si è fermato alle scuole. “Dal dialogo con oltre 400 ricercatrici, impegnate in diversi settori disciplinari”, conclude la Palomba, “sono emerse indicazioni sui nodi critici che impediscono alle donne di fare carriera e, primo fra tutti, la mancata valutazione dei meriti. Le più giovani hanno una minore percezione di tali disuguaglianze e sono più convinte che le loro capacità saranno premiate. Il tema delle quote ‘rosa’ resta controverso, mentre la necessità di una maggiore trasparenza nei concorsi è condivisa da tutte. Dagli incontri pubblici con 380 esponenti politici, amministratori locali e rettori, il problema delle pari opportunità appare più sentito a livello nazionale che non tra i presidi e i rettori delle Università, dove è difficile ammettere che esistono discriminazioni”.

 

Roma, 19 luglio 2007

 

Cosa: Conferenza: “Le buone pratiche per le pari opportunità nella scienza”

Chi: Rossella Palomba, ricercatrice dell’Istituto per le ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr e Ambasciatrice europea per promuovere le pari opportunità nella scienza

Dove: Roma, Sala del Cenacolo, Camera dei Deputati, Vicolo Valdina 3/A

Quando: 19 luglio, ore 16.00

Info: Rossella Palomba, Irpps-Cnr, Roma, tel. 06/49932844, e mail: r.palomba@irpps.cnr.it

 visto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/110_LUG_2007.HTM

 

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La citochina può guarire da una grave malattia infantile

 

Il Gruppo Genoma dell’ITB-CNR, fondato dal Nobel Dulbecco, ha scoperto la molecola che può debellare l‘‘osteopetrosi da carenza di osteoclasti’, patologia che colpisce lo scheletro dei bambini rendendoli sordo-ciechi e uccidendoli. “Ora servono fondi per produrla”, afferma Paolo Vezzoni, direttore del gruppo impegnato nella lotta alle malattie rare

 

Le ‘malattie orfane’ sono quelle che le grandi case farmaceutiche non hanno interesse a curare perché troppo rare, il che condanna all’oblio gli sfortunati malati, anche quando sono bambini. I ricercatori del Gruppo Genoma dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ITB-CNR), fondato dal premio Nobel Renato Dulbecco, si dedicano da tempo proprio allo studio di queste malattie rare e, nonostante la scarsità dei fondi a disposizione, i risultati non mancano. L’ultimo viene pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista ‘Nature Genetics’.

I ricercatori del CNR hanno scoperto che una rara patologia denominata ‘Osteopetrosi da carenza di osteoclasti’ è dovuta all’assenza di una citochina di fondamentale importanza per la maturazione dell’osso. Le citochine, identificate negli anni ’60, sono molecole proteiche prodotte da vari tipi di cellule, di solito in risposta a uno stimolo, in grado di modificare il comportamento della stessa cellula o di altre, a livello locale o su tutto l’organismo, inducendone crescita, differenziamento e morte.

“L’assenza di questa citochina, denominata RANKL”, spiega il direttore del Reparto Genoma Umano del CNR, Paolo Vezzoni, “provoca un’anomalia nella formazione dello scheletro che rende il bambino cieco e sordo oltre che anemico e che porta fatalmente alla morte. L’importanza della nostra scoperta sta nel fatto che la citochina RANKL rende la malattia potenzialmente curabile e che, a differenza di quello che si verifica in altri casi, essa può essere prodotta tramite tecniche di ingegneria genetica e inoculata nel paziente. La difficoltà di preparazione, unita al fatto che sinora questa citochina non rivestiva rilevanza medica, fa sì che attualmente non sia disponibile. La terapia quindi non è dietro l’angolo e potrà essere ottenuta solo se verranno dedicati sforzi adeguati a produrre la chitochina in quantità elevate, visto che questa dovrà essere somministrata ai pazienti per lunghi periodi”.

La ricerca è stata portata avanti, nell’ambito del Progetto Genoma Umano, da Cristina Sobacchi, Annalisa Frattini e Anna Villa dell’ITB-CNR e dai loro collaboratori, in coordinamento con ricercatori di tutta Europa, grazie ai finanziamenti del ‘Progetto Nobel’ della Fondazione Cariplo, in collaborazione con l’Istituto Clinico Humanitas di Milano e con l’Università dell’Aquila. Il Reparto Genoma Umano dell’ITB CNR – nato nel 1987 - si pone all’avanguardia in Europa nel settore delle malattie genetiche umane e ha prodotto oltre un centinaio di lavori pubblicati sulle maggiori riviste internazionali nel campo delle malattie ereditarie, identificando i geni responsabili della Trombocitopenia legata al cromosoma X, dell’Immunodeficienza Combinata Grave (SCID), della sindrome di Omenn, della sindrome di Cornelia de Lange oltre ai numerosi studi sull’Osteopetrosi infantile recessiva maligna, una malattia ereditaria grave che si manifesta alla nascita e che porta a morte l’individuo manifestandosi con una deformazione delle ossa che causa due problemi: lo spazio interno dove ha sede il midollo è ridotto, così che le cellule del sangue non vengono prodotte in numero sufficiente (anemia e deficienza di piastrine), e i nervi cranici vengono compressi dalle ossa del cranio così da indurre cecità e altri disturbi. L’unica cura disponibile al momento è il trapianto di midollo, che non sempre ha successo, e che anche quando attecchisce non riesce a modificare i danni già instaurati.

 

Roma, 17 luglio 2007

 

Chi: Cristina Sobacchi, Annalisa Frattini, Anna Villa, Lucia Susani, Matteo Guerrini, Paolo Vezzoni

Che cosa: Sobacchi C. et al. Osteoclast-poor human osteopetrosis due to mutations in the gene encoding RANKL, Nature Genetics, pubblicato on line

Informazioni: Paolo Vezzoni, Gruppo Genoma dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ITB-CNR), tel. 02/26422614, e mail: paolo.vezzoni@itb.cnr.it

visto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/109_LUG_2007.HTM

 

 

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 Meno sale da cucina, meno sale la pressione

Nuovi dati sulle relazioni tra dieta e ipertensione arteriosa da una ricerca dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione (ISA) del CNR e del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Federico II di Napoli 

 

Meno sale (a tavola), meno sale (la pressione). La validità di questo slogan, proposto recentemente dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa per sensibilizzare la popolazione ad un uso più moderato del sale da cucina, riceve in questi giorni un ulteriore sostegno scientifico dai dati di una ricerca condotta dall’Isa-Cnr e dall’Università Federico II di Napoli, pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Hypertension.

Lo studio ha evidenziato che lo sviluppo di ipertensione arteriosa è significativamente più frequente nei pazienti con maggiore sensibilità agli effetti pressori del sale assunto con la dieta, rispetto a coloro in cui tale sensibilità è di minor grado. In particolare, a distanza di 15 anni dalla originaria valutazione della sensibilità al sale nei soggetti partecipanti allo studio, l’ipertensione arteriosa si è sviluppata nell’88% dei casi più sensibili e nel 50% di quelli restanti.

La ricerca è stata realizzata nell’ambito dell’Olivetti Heart Study, uno studio longitudinale sui fattori di rischio per le malattie cardiovascolari coordinato dal professor Francesco Strazzullo del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Federico II di Napoli, che ha interessato i dipendenti degli stabilimenti dell’Olivetti di Pozzuoli e Marcianise in Campania. 

“Nel 1987, durante uno dei periodici controlli previsti per l’Olivetti Study”, spiega Gianvincenzo Barba, ricercatore dell’Isa-Cnr e primo autore dello studio, “abbiamo identificato un gruppo di partecipanti che, pur con valori ancora nella norma, mostravano una differente risposta pressoria al sale alimentare, nel senso che il passaggio dalla dieta ‘abituale’ (in Italia molto ricca in sodio, anche rispetto alla media europea) a quella iposodica era associato ad una riduzione della pressione arteriosa molto maggiore di quella osservata negli altri partecipanti. In quell’occasione rilevammo che in quegli stessi soggetti l’eliminazione urinaria del sodio alimentare in eccesso avveniva al prezzo di valori pressori più elevati e di un surplus di lavoro da parte del rene”.

Recentemente, continua il ricercatore, “abbiamo avuto l’opportunità di rivisitare a distanza di circa 15 anni questi stessi individui e abbiamo evidenziato che, in assenza di variazioni dell’apporto di sodio con la dieta, la maggiore sensibilità al sodio si è tradotta nel tempo in un rischio più elevato di sviluppare ipertensione arteriosa, ovvero in una più precoce insorgenza rispetto a coloro in cui questa sensibilità è di grado minore”.

“Bisogna però fare attenzione”, sottolinea Pasquale Strazzullo, “a non credere che l’eccesso di  sale nella dieta sia pericoloso per alcuni ma non per altri. In realtà, il diverso grado di sodio-sensibilità influisce più che altro sui tempi di sviluppo dell’ipertensione, ma esiste una robusta documentazione scientifica sul fatto che una dieta ricca in sodio è un fattore di rischio per tutti o per la grande maggioranza di noi. L’ipertensione arteriosa è una tra le maggiori cause di morte nel nostro Paese e il contenuto di sodio nella dieta degli italiani è molte volte superiore al fabbisogno reale. Per ridurlo, è necessario contenere il più possibile l’aggiunta di sale a tavola e in cucina, ma è anche indispensabile che ne venga ridotto il contenuto nei prodotti alimentari preconfezionati”. 

 

Roma, 13 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino

Che cosa: ricerca su sale e ipertensione arteriosa pubblicata sul Journal of Hypertension.

Per informazioni: Gianvincenzo Barba, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino – Tel. 0825.299353-111, e-mail: gbarba@isa.cnr.it

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/108_LUG_2007.HTM

 

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CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE E PROVINCIA DI LECCO: FIRMATO PROTOCOLLO D’INTESA PER LA VENDITA DI VILLA MONASTERO

Il CNR investirà parte del ricavato nelle strutture scientifiche del territorio. La Provincia continuerà ad ospitare convegni e incontri a carattere scientifico

 

Un’iniziativa di valenza territoriale, finalizzata alla valorizzazione di strutture e di competenze scientifiche presenti nella provincia di Lecco, tesa ad offrire anche un’opportunità di inserimento ai giovani nelle strutture di ricerca, nonché una prospettiva lavorativa per il futuro.

E’ questo l’obiettivo di maggior rilievo del protocollo d’intesa sottoscritto fra il Presidente della Provincia di Lecco, dott. Virginio Brivio e il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, prof. Fabio Pistella, che sancisce la vendita del compendio immobiliare di Villa Monastero di Varenna, di proprietà del CNR, alla Provincia di Lecco, che già da tempo utilizzava la struttura in comodato d’uso. L’accordo prevede che il CNR si impegni “ad investire parte del ricavato della vendita ( pari a 9 milioni 315 mila euro) nelle strutture scientifiche che insistono sul territorio della Provincia di Lecco e per le finalità già contenute in un Accordo quadro firmato con la Regione Lombardia nel luglio 2006, per l’attuazione di programmi di ricerca e sviluppo, compresi i temi che riguardano lo sviluppo economico e sociale e l’innovazione del territorio della provincia di Lecco”.

Da parte sua, la Provincia di Lecco “si impegna a riservare al CNR quale Ente Pubblico, alla Società Italiana di Fisica (SIF), alla Scuola Internazionale di Fisica “Enrico Fermi” e alla Scuola Internazionale di Fisica del Plasma “Piero Caldirola” l’uso della villa per tenere seminari, convegni e altri incontri in materia di ricerca scientifica”. Villa Monastero già oggi rappresenta un centro convegni conosciuto a livello internazionale che offre ad enti, università associazioni e centri di ricerca la possibilità di organizzare meeting, congressi e seminari.

Il protocollo d’intesa è stato sottoscritto in un momento particolarmente favorevole, sia per quanto riguarda l’attività del polo tecnologico di Lecco, sia per quanto attiene alle potenziali ricadute per la Provincia.

La struttura di Lecco del CNR rappresenta infatti una concreta presenza sul territorio, sviluppatasi particolarmente nel corso degli ultimi anni, grazie ad una intensa collaborazione con primarie strutture di ricerca che operano nella Provincia, nel settore della ricerca e dello sviluppo su materiali, tecnologie, dispostivi e strumentazione con numerose potenzialità di applicazione in aree diversificate, da quella energetica a quella biomedicale, con riferimento specifico alle disabilità.

In particolare, la collaborazione programmata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con il Politecnico di Milano, sui temi riguardanti i dispositivi e le tecnologie per la protezione pubblica, i dispositivi e le tecnologie per la disabilità, nonché le attività di ricerca nel settore dei materiali a memoria di forma, prefigura ricadute di notevole interesse per il polo tecnologico dell’Ente.

Non meno importanti si rivelano, per la Provincia di Lecco, le potenziali ricadute attese dalle attività previste nel già citato accordo del CNR con la Regione Lombardia, nelle quali trova spazio lo sviluppo di iniziative di ricerca cofinanziate dalla Regione, con il coinvolgimento di numerosi Dipartimenti (in primis, Sistemi di Produzione, Energia e Trasporti, Agroalimentare e Medicina) e molti Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

A titolo di esempio, fra le attività progettuali in fase di avviamento da parte del CNR, nell’ambito dell’Accordo quadro con la Regione, è previsto un progetto specifico su tecnologie innovative e apparecchiature avanzate per l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili negli usi finali civili. Allo scopo, sono state messe a punto, in partenariato con le imprese e con strutture universitarie, nuove iniziative finalizzate all’individuazione di soluzioni tecnologiche nel campo del risparmio energetico e dell’uso di fonti alternative sia negli usi finali residenziali, sia per il terziario, lungo tre direttrici principali: 1) nuovi materiali e manufatti di base; 2) componenti evoluti di edificio e di impianto; 3) criteri e strumenti di valutazione e supporto alla progettazione e alla formazione.

Secondo il Presidente del CNR, Fabio Pistella, “il Protocollo d’intesa con la provincia di Lecco si inserisce nel quadro delle numerose iniziative avviate con successo dall’Ente, volte alla costruzione di reti integrate con partner pubblici e privati, focalizzate su obiettivi concreti e finalizzate alla valorizzazione di strutture e competenze scientifiche, con l’attenzione anche alla ricaduta occupazionale. La disponibilità a creare partnership progettuali è inoltre propedeutica – ha aggiunto Pistella - ad importanti sviluppi quali: 1) la costruzione di “maglie” integrate nazionali di soggetti pubblici e privati per la partecipazione ai bandi previsti nel VII Programma Quadro; 2) una partecipazione più organizzata e mirata alle iniziative di ricerca e sviluppo che saranno oggetto degli interventi finanziati dal Programma Operativo Nazionale e dai Programmi Operativi Regionali a livello territoriale; 3) la possibilità di facilitare il concreto decollo, con il coinvolgimento delle Imprese nazionali, di programmi dimostrativi nelle aree dell’uso nazionale dell’energia e della protezione dell’ambiente gestiti dalle Regioni o da altri Ministeri, anche con risorse apposite allocate nella Legge Finanziaria 2007”.

“L’acquisizione di Villa Monastero da parte della Provincia di Lecco – commenta il Presidente Virginio Brivio – rappresenta un’occasione unica per incrementare il patrimonio del nostro Ente, con un prestigioso compendio dalle grandi potenzialità scientifiche, culturali e turistiche. L’acquisto della Villa, che il nostro Ente gestisce dal 1995 e su cui ha investito notevoli risorse nel recupero, nella ristrutturazione e nella manutenzione, consentirà di rafforzare ulteriormente il sentimento di identità istituzionale. Ringrazio in modo particolare il CNR, che si è impegnato a destinare il ricavato dell’operazione alle strutture scientifiche che insistono sul territorio provinciale e per l’attuazione dei programmi di innovazione, ricerca e sviluppo economico e sociale previsti dall’Accordo stipulato nel 2006 con la Regione Lombardia, dando così un ulteriore valore aggiunto all’operazione complessiva”.

Il protocollo d'intesa consentirà infine di cogliere le nuove opportunità progettuali legate al programma “Industria 2015” del Ministero dello Sviluppo Economico, rispetto al quale sono già state avanzate idee progettuali coerenti con le iniziative avviate con la Regione Lombardia e finalizzate alla realizzazione di sistemi per un più razionale uso dell'energia negli ambiti civili.

 

Roma, 13 luglio 2007

 

Informazioni: Portavoce del Presidente del CNR, Fabrizia Flavia Sernia, tel. 320/43 28 819; Portavoce del Presidente della Provincia di Lecco, Samuele Biffi, tel. 329/21 07 831

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/107_LUG_2007.HTM

 

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Una proteina derivata dalla medusa rivela i difetti delle cellule

La GFP presente nella Aequorea victoria, modificata dal Cnr-Infm Nest, diventa un segnalatore per diversi bersagli. Lo studio – presentato al convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing”, in corso oggi e domani presso il CNR – apre ad applicazioni terapeutiche per rilevare tumori in stadio precoce

 

La medusa, croce di tutti i bagnanti e nota per le fastidiose lesioni provocate dal suo liquido urticante, contiene una particolare proteina che emette luce e che può essere usata come “marcatore visivo” per trovare difetti all’interno delle cellule. E’ il risultato di uno studio che viene presentato da Fabio Beltram del Cnr-Infm (Istituto Nazionale per la Fisica della Materia-Consiglio Nazionale delle Ricerche) e del Nest (National Enterprise for nanoScience and nanoTechnology) della Scuola Normale Superiore di Pisa, nel corso del convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing” che si tiene oggi e domani, 12 e 13 luglio, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La proteina in questione è la Proteina Fluorescente Verde presente nella Aequorea victoria, medusa che abita nelle acque profonde del Pacifico. La GFP offre parecchi vantaggi: è fluorescente ad una determinata lunghezza d’onda, quindi facilmente visibile, e per questo può essere utilizzata come marcatore specifico; inoltre è una molecola presente in natura e quindi risponde ai principi di biocompatibilità (non è tossica ed è facilmente smaltibile per tutti gli organismi); al contrario della maggior parte delle proteine, infine, è capace di “funzionare” anche in altri organismi, senza l’ausilio di molecole presenti solo nell’animale d’origine.

Questa ed altre proteine fluorescenti, alcune delle quali sono divenute brevetti del Cnr, possono essere modificate fornendo loro proprietà aggiuntive. E’ appunto quello che ha fatto il gruppo di ricerca guidato da Fabio Beltram, che ha attribuito ad alcune di queste proteine la capacità di cambiare conformazione e acquisire nuove proprietà, come il cambiamento di colore, in risposta a stimoli esterni quali la presenza di una specifica proteina mutata o la concentrazione di una specie chimica. “Queste proteine mutate – spiega Beltram - da semplici lampadine fluorescenti diventano così dei veri e propri sensori, che reagiscono all’ambiente inviando segnali all’esterno”.

Il laboratorio del ricercatore del Nest Cnr-Infm sta già sperimentando alcune applicazioni di queste proteine-sensori in campo diagnostico, effettuando test su cellule umane e costruendo segnalatori per diversi bersagli. “Al Dna di queste proteine-sensori infatti – continua Beltram - è possibile aggiungere anche un altro pezzo di Dna con la funzione di vettore educato alla ricerca di una determinata proteina bersaglio. Quindi, oltre ad insegnare alla cellula a formare da sé la proteina-sensore, si fornisce a questa un ‘motorino’ che le permette di entrare nelle cellule e vagare alla ricerca del bersaglio per cui è stata educata. Una volta trovato il bersaglio, la proteina-sensore si lega ad esso e questo legame provoca il cambiamento di conformazione e di colore”.

Il grandissimo potenziale in campo biomedico aperto da queste ricerche riguarda, oltre alla diagnostica, anche il campo terapeutico. Sono in sperimentazione delle proteine-sensori che nascondono in sé un potenziale farmacologico, chiamate “pro-farmaci”, cioè non farmacologicamente attive ma che possono attivarsi in caso di segnali particolari (come la presenza di una proteina mutata). Questa nuova scienza, chiamata “nanomedicina”, sta muovendo ancora i suoi primi passi, ma lo scenario che apre è quello di portare queste proteine dentro un organismo apparentemente sano per rilevare la presenza di cellule mutate, altrimenti invisibili, come quelle tumorali in stadio precoce, e poterle quindi distruggere.

Il convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing” - sito web: http://www.idac.rm.cnr.it/nanosens2007 - è presentato dal centro studi e documentazione sulla sensoristica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e riunisce ricercatori italiani ed internazionali nel campo della nanoelettronica e nanosensoristica per offrire una panoramica sui recenti risultati di ricerca nella progettazione, l'assemblaggio e lo studio di dispositivi elettronici molecolari che permettano il controllo di funzioni elettroniche.

 

Roma, 12 luglio 2007

 

Cosa: convegno “Functional Materials and Molecular Devices for Nanoelectronics and Nanosensing”

Dove:  aula Convegni del Cnr, piazzale Aldo Moro, 7 -  Roma (aula Convegni)

Quando: 12 -13 luglio, dalle ore 8.30

Info:  per la ricerca Fabio Beltram - Nest Cnr-Infm (National Enterprise for nanoScience and nanoTechnology, Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto Nazionale per la Fisica della Materia) e Scuola Normale Superiore di Pisa, tel. 050/509065, e-mail beltram@nest.sns.it; per il convegno dr. Sergio Iarossi - Centro Studi e Documentazione sulla Sensoristica c/o facoltà di Ingegneria, Università Tor Vergata, Roma, tel. 06/2025535, e mail: sergio.iarossi@uniroma2.it

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/106_LUG_2007.HTM  

 

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Droghe: per molte sostanze bassi consumi nel Sud

Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia’, basata su indagini dell’Ifc-Cnr, presentata oggi dal ministro della Solidarietà sociale. A Calabria e Basilicata il primato della minor diffusione di molte sostanze, specie a livello giovanile

 

La mappa dei consumi che emerge dalla ‘Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2006’, presentata questa mattina a Palazzo Chigi dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e basata su indagini campionarie realizzate dall’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, è inevitabilmente composita e non si presta a facili generalizzazioni. Colpiscono però alcuni elementi di dettaglio. In particolare, la presenza delle regioni meridionali tra quelle meno afflitte dal problema delle dipendenze da molti tipi sostanze, sia a livello generale che nella popolazione studentesca. In particolare, la Calabria e la Basilicata appaiono spesso tra le regioni più immuni.

 

Popolazione generale

Vediamo alcuni casi. La prevalenza dell’uso di eroina (almeno una volta negli ultimi 12 mesi) nella popolazione generale oscilla tra lo 0,7% della Liguria e lo 0,2 del Lazio. Tra le regioni maggiormente esposte risultano anche Umbria e Basilicata con lo 0,5, mentre consumi intorno allo 0,2% si rilevano anche in Sicilia, Trentino Alto Adige e  Valle d’Aosta. Ad alte prevalenze nei consumi in Liguria e Umbria si associano anche alti numeri delle operazioni di sequestro, denunce e segnalazioni, minori in Sicilia, Basilicata e Trentino.

La regione che fa registrare la più alta prevalenza di consumatori di cocaina è la Lombardia (4,7%); in Basilicata i valori più bassi (1,1%) e valori inferiori anche in Calabria (1,3%), Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta (intorno all’1,4%).

La Regione con le più alte percentuali di consumatori di cannabis è il Lazio con il 10,6% mentre la Regione dove si rileva una minor proporzione è la Basilicata (7,7%). Percentuali elevate in Sicilia (circa il 10,2%), Valle d’Aosta, Liguria, Veneto e Abruzzo (poco più del 9%). Valori più bassi per  l’Emilia-Romagna ed il Friuli-Venezia Giulia (inferiori all’8%); la Sardegna, il Molise e la Puglia (poco più dell’8%).

 La Regione maggiormente interessata dall’utilizzo di allucinogeni risulta la Lombardia (circa lo 0,85%); seguono la Campania con lo 0,6%; Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Veneto con prevalenze intorno allo 0,5%. Le Regioni dove si osserva un uso minore sono la Valle d’Aosta (0,2%), la Basilicata e la Calabria (0,3%).

La prevalenza di soggetti che ha fatto uso di alcolici almeno una volta negli ultimi dodici mesi varia tra l’82% del Friuli-Venezia Giulia ed il 76% della Sicilia. Tra le Regioni con meno consumatori anche il Lazio con il 78% e Sardegna, Marche, Calabria e Campania intorno al 79%. La distribuzione dei consumatori di tabacco oscilla tra il 34% del Piemonte e il 30% della Calabria. Percentuali minori intorno al 31% in Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Veneto e Basilicata.

Nel 2005 le Regioni più interessate dal policonsumo sono state le Marche (33%), la Basilicata (26%), la Toscana (26%) e l’Umbria (25%). All’opposto, Calabria (7%), Sardegna (8%) e Trentino-Alto Adige (9%).

 

Popolazione scolarizzata

Per quanto concerne la popolazione scolarizzata le prevalenze più elevate di consumatori di eroina negli ultimi dodici mesi si registrano nel Molise 2%, mentre in Friuli e Calabria si rilevano i tassi più bassi (circa 1,5%). Prevalenze elevate rispetto alla media nazionale anche in Sicilia (circa l’1,8%), Abruzzo, Sardegna, Lazio, Lombardia, Puglia e Umbria (1,7%).

Oltre all’Umbria con il 4,7% la prevalenza di studenti consumatori di cocaina risulta alta in Abruzzo e Lazio (4,4%), in Liguria (4,3%), nelle Marche (circa il 4,1%) e nelle regioni del centro, mentre anche qui la diffusione è minore in Calabria (2,8%), nel sud (Puglia e Campania 3,2%) e nelle isole (Sicilia: 3,3%; Sardegna: 3,5%) oltre che nel Friuli-Venezia Giulia (3,2%).

La prevalenza degli utilizzatori di cannabis oscilla tra il 28% circa del Piemonte ed il 18% della Calabria. Risultano maggiormente esposte anche la Liguria ed il Trentino-Alto Adige (intorno al 28%), Valle d’Aosta, Umbria, Lombardia e Lazio (intorno al 26%).

Anche la più alta concentrazione di studenti che riferisce di fare uso di sostanze anabolizzanti si trova in Piemonte con lo 0,45%. La percentuale minore è lo 0,32% in Sicilia ed  è sempre il sud a far registrare prevalenze minori. La diffusione degli stimolanti di sintesi interessa tutte le Regioni dell’Italia Nord-Occidentale (prima la Liguria col 2,6%), ma la prevalenza più elevata si registra in Umbria (2,8%). Sono sempre gli studenti del sud e delle Isole a riferire consumi minori, dall’1,3% della Calabria all’1,8% della Sicilia.

Le percentuali più elevate di giovani consumatori di alcolici varia tra l’88% del Friuli e del Veneto ed il 78% della Campania; utilizzo intorno all’87% in Trentino-Alto Adige, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. Sono le Regioni del sud quelle dove si registrano dati meno elevati (circa 81% in Sicilia, 82% in Basilicata). La prevalenza del numero dei consumatori di tabacco nelle varie Regioni d’Italia, oscilla tra poco più del 29% del Lazio ed il 23% della Calabria e percentuali minori si registrano per il restante sud e per il Friuli (intorno al 24%), con  Basilicata e Sicilia al 25%.

Con il 32%, la Regione maggiormente interessata dal policonsumo nel 2006 è stata il Molise; seguono l’Umbria con quasi il 27% ed il Trentino-Alto Adige con il 26%. All’opposto, con circa il 14% di poliassuntori, Basilicata e Valle d’Aosta.

 

Percezione della disponibilità di droghe

Per quanto concerne la percezione della disponibilità di droghe da parte della popolazione generale (soggetti ai quali sia stata offerta una sostanza almeno una volta durante l’anno) per l’eroina la regione più esposta  è il Trentino Alto Adige col 4%, all’opposto versante l’Italia insulare e il Molise dove l’offerta risulta invece inferiore all’1%.

Le regioni con la maggiore disponibilità percepita di cocaina sono Umbria (8%),  Emilia-Romagna (7,1%), Marche (7%), Lazio (6,8%), Toscana (6,5%) e Puglia (6,5%). Le Regioni dove l’offerta è riferita come minore sono il Molise (1%), la Basilicata (2,3%), il Friuli-Venezia Giulia (3,2%) e la Sardegna (3,2%).

E’ il Lazio al primo posto per l’offerta riferita di cannabis (21,7%), seguono poi la Toscana (20,3%) ed il Trentino-Alto Adige (20,1%). Sono invece i residenti della Emilia-Romagna, del Friuli-Venezia Giulia, della   Basilicata e del Piemonte ad avere avuto minor offerta di hashish e/o marijuana.

Sia per l’offerta di allucinogeni che per quella di stimolanti di sintesi, le Regioni che risultano maggiormente esposte sono il Trentino-Alto Adige (allucinogeni: 2,8%; stimolanti: 6,6%), l’Umbria (allucinogeni: 2,7%; stimolanti: 4,1%) e la Toscana (allucinogeni: 2,3%; stimolanti: 3,7%). La Calabria risulta la Regione italiana con minor offerta in entrambi i casi e la diffusione percepita degli stimolanti di sintesi riguarda prevalentemente il nord-est e il centro Italia.

Riferendosi in termini generali alle sostanze psicoattive illegali sopra indicate, la Regione dove complessivamente l’offerta sembra essere maggiore è la Toscana, seguita dall’Umbria; quelle dove si constatano dati globalmente inferiori sono Sardegna e Molise (con l’aggiunta di Regioni popolose come Lombardia e Lazio se ci si limita al dato delle droghe “maggiori”, eroina, cocaina e cannabis).

 

Per quanto riguarda gli studenti, le Regioni dove viene percepita maggiore semplicità d’accesso all’ eroina sono il Trentino-Alto Adige (42%), la Lombardia (40%) e l’Emilia-Romagna (39%); a seguire Lazio ed Umbria (37%). Nelle regioni del sud la sostanza sembra essere meno reperibile; la Basilicata (30%) il Molise (31,7%) e la Sicilia (32%) le Regioni dove la prevalenza è più bassa.

Anche per la cocaina sono le Regioni del centro-nord ad evidenziare prevalenze maggiori: il 34% degli studenti umbri, il 33% di quelli lombardi, il 32% dei trentino-alto atesini. Nel sud, come in Valle d’Aosta e in Friuli-Venezia Giulia gli studenti riferiscono una minore disponibilità.

Se si esclude la Sardegna (67%) le prevalenze di studenti che percepiscono facilità d’accesso alla cannabis sono maggiori nelle regioni del nord (Trentino-Alto Adige 67%; Lombardia 64%; Liguria ed Emilia-Romagna 63%). Gli studenti di Calabria (48%), Basilicata (49%) e Campania (50%) registrano prevalenze minori nella percezione come nei consumi della stessa.

Particolarmente alta la disponibilità percepita di alcol in Valle d’Aosta (96,3%), nel Nord-Est (Veneto e Friuli-Venezia Giulia 95%, Lombardia e Trentino-Alto Adige 94%) e in Sardegna (96%). In tutto il sud si osservano le prevalenze più basse (Sicilia 88%; Calabria 89%; Puglia 90%). Anche per quanto riguarda il tabacco le Regioni dove si riscontra maggiore facilità d’accesso percepita sono (a parte la Sardegna in testa con il 96%) al nord (Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria 95%; Veneto e Trentino-Alto Adige 94%). Nel sud le due prevalenze più basse  (Sicilia, Calabria 90%).

 

Roma, 11 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche

Che cosa: Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia nel 2006’

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/105_LUG_2007.HTM

 

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Genova capitale della scienza della complessità

Presso i Magazzini del Cotone, fino al 13 luglio, è in corso Statphys 23, il più grande evento mondiale di fisica statistica coorganizzato da Isc-Cnr e Infm-Cnr. Accanto al programma scientifico, eventi aperti al pubblico in collaborazione con il Festival della Scienza

 

A partire da oggi e fino al 13 luglio, Genova diventerà la vetrina mondiale della fisica statistica e della scienza della complessità. Il Centro Congressi dei Magazzini del Cotone ospiterà infatti la ventitreesima edizione di Statphys, evento internazionale co-organizzato dall’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISC-CNR) e dall’Istituto Nazionale per la Fisica della Materia (INFM-CNR) sotto gli auspici della IUPAP (Unione Internazionale di Fisica Pura e Applicata). Statphys riunisce ogni tre anni  i massimi esperti del settore e si tiene in Italia per la seconda volta nella sua storia: la prima fu a Firenze nel 1948.

“La scelta della sede italiana – dichiara il chairman della conferenza, Luciano Pietronero, direttore dell’ISC-CNR - è un'importantissima occasione di promozione della ricerca scientifica nel nostro Paese, in un settore di grande rilevanza e attualità. La sede di Genova, in particolare, costituisce un riconoscimento della vocazione scientifica e dell’attenzione verso la  divulgazione della città”””.

Statphys 23 richiamerà a Genova oltre 1.200 studiosi, gran parte dei quali da paesi stranieri, per discutere e confrontare le ricerche italiane e internazionali di maggiore interesse nel campo della fisica statistica e delle sue applicazioni: materia condensata, fenomeni critici, dinamica turbolenta dei fluidi, nanotecnologie, nonché sviluppi interdisciplinari in campo biologico, finanziario, tecnologico, negli studi sociali e nella teoria dell’informazione. “Lo studio dei sistemi complessi comporta un cambio di forma mentis da parte degli scienziati” spiega il prof. Pietronero. “La scienza tradizionale si basa infatti su un ragionamento ‘riduzionistico’, per cui se sono noti tutti i fattori che concorrono a creare una situazione, è possibile prevederne il risultato e viceversa. Per una cellula o per le dinamiche socio-economiche si è però di fronte ad una nuova situazione in cui la conoscenza delle proprietà degli elementi individuali non è sufficiente per descrivere la struttura nel suo insieme. Questo approccio è applicabile a partire dai sistemi fisici più tradizionali fino all’ecologia e ai sistemi immunitari nell’economia e nell’imprenditoria.

Accanto a un programma riservato in prevalenza agli addetti ai lavori, Statphys si aprirà alla città di Genova attraverso una serie di eventi divulgativi organizzati in collaborazione con il Festival della Scienza. Martedì 10 alle 21,30 conferenza su “Fisica della città: complessità e traffico” con Sandro Rambaldi, Bruno Giorgini, Walter Tocci e Arcangelo Morella. Mercoledi 11 alle 18, tavola rotonda su “Complessità, Organizzazione e Innovazione” (Sala Maestrale) con il Ministro dell’Innovazione Luigi Nicolais, Franco Rebuffo (Presidente Aletheia, Milano), Manuela Arata (CNR–PSC e Presidente del Festival della Scienza di Genova), Doyne Farmer (Santa Fe Institute of Complex Systems), Giorgio Parisi (Università La Sapienza e Centro SMC–INFM, Roma), Vittorio Loreto (Università La Sapienza e Centro SMC–INFM, Roma) e il chairman di Statphys Luciano Pietronero. Giovedi 12, ore 21,30, al Banano Tsunami (Porto Antico): “Caffè corretto con frattali. I sistemi complessi da Internet alle galassie”. Mercoledì alle 11.20 si terrà l’assegnazione della Medaglia Boltzmann 2007, uno dei massimi riconoscimenti scientifici mondiali, conferita ogni tre anni dalla IUPAP per risultati di eccellenza nell’ambito della fisica statistica. I vincitori dell’edizione 2007 sono il fisico tedesco Kurt Binder (Johannes Gutemberg University di Meinz) e l’italiano Giovanni Gallavotti (Università “La Sapienza” di Roma). Nella stessa mattina verrà assegnato il Premio per Giovani Ricercatori–Young Scientists Awards, all’italiano Giulio Biroli del CEA – Commissariat à l’Energie Atomique di Saclay (Francia) e Tomohiro Sasamoto (Chiba University, Giappone).

Per tutta la durata dell’evento sarà allestito nei Magazzini del Cotone un ampio spazio-exhibit in collaborazione con il Festival della Scienza nel quale saranno ospitati giochi ed esperimenti tratti dalla mostra INFM “Le Meraviglie della Scienza” e da “Matefitness – la palestra della matematica”.

 

Roma, 9 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto dei Sistemi Complessi (ISC-CNR), Istituto Nazionale per la Fisica della Materia INFM-CNR, IUPAP (Unione Internazionale di Fisica Pura e Applicata)

Che cosa: ventitreesima edizione di Statphys

Per informazioni: Francesca Gorini, Ufficio Stampa STATPHYS, francesca.gorini@infm.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/104_GIU_2007.HTM

 

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In Sardegna, sulle tracce dei Fenici

Torna alla luce un sistema difensivo edificato nei secoli  VI e IV-III a. C. Gli scavi sono condotti dal Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione  con la Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano e  con  il Comune di Santadi.

Sono ripresi in Sardegna i lavori di scavo nel sito di Pani Loriga (Santadi, CA), diretti da Massimo Botto e Ida Oggiano, ricercatori dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche, in accordo con la Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano e con la collaborazione del Comune di Santadi e del curatore del locale Museo archeologico. Le nuove indagini hanno dato risultati di estremo interesse mettendo in luce sotto il crollo delle strutture murarie, realizzate con uno zoccolo in pietra ed un alzato in mattoni crudi, uno strato di distruzione con la presenza di un considerevole numero di anfore puniche datate al V sec. a.C. destinate alla conservazione degli alimenti. L’omogeneità del complesso dei materiali sigillati dal crollo permette inoltre di datare il settore dell’abitato dove risulta ubicato l’edificio nei momenti iniziali della presenza cartaginese in Sardegna.

“Le ricerche”, spiegano gli archeologi del Cnr “hanno interessato due differenti aree del sito. Da una parte sono stati ripresi gli scavi dell’abitato punico, dall’altra si è proceduto al rilievo del complesso sistema difensivo.  Le ricerche in abitato sono state indirizzate allo scavo di un settore di un edificio non interessato dalle precedenti indagini svoltesi a Pani Loriga fra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta del secolo scorso”.

Gli scavi presso le fortificazioni che interessano l’intera collina, dove è ubicato l’insediamento, hanno portato all’individuazione di un sistema difensivo articolato del quale sono state individuate due fasi edilizie databili in via preliminare al VI e al IV/III sec. a.C. Tali fortificazioni si collegano quindi alla più tarda presenza fenicia sull’isola (VI secolo) e al momento di massima espansione cartaginese nel territorio sulcitano (IV/III secolo a. C.).

 

Roma, 5 luglio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche, Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano, Comune di Santadi.

Che cosa: ritrovamenti archeologici a Santadi (Cagliari)

Per informazioni: Ida Oggiano, Istituto per lo studio delle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, Montelibretti (Rm), tel. 06/90672457, e-mail: ida.oggiano@mlib.cnr.it, ioggiano@hotmail.com; Massimo Botto, Iscima-Cnr, , e mail: massimo.botto@mlib.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/103_GIU_2007.HTM

 

 

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Arriva il camper domotico: basso impatto, nessuna barriera

 

Verrà presentato domani a Pisa Lucy, un mezzo a misura di anziani e disabili e a bassissimo impatto ambientale realizzato dall’Isti-Cnr di Pisa. Aprire i rubinetti e le finestre, cambiare canale del televisore o spegnere le luci non saranno più un problema per nessuno

Fa tutto da solo: chiude le finestre se piove o se si alza il vento; abbassa le tende quando c’è il sole; stacca il gas se ci siamo dimenticati il fornello acceso. E risponde senza esitazione a tutti i nostri comandi: siano essi vocali, oculari o innescati da movimenti muscolari volontari. Lucy, camper domotico di ultima generazione, sarà tenuto a battesimo domani, venerdì 6 luglio, nell’Area della ricerca Cnr di Pisa, in occasione del convegno “L’innovazione tecnologica come volano dello sviluppo locale”.

La casa viaggiante, sintesi delle migliori tecnologie dell’automazione domestica presenti sul mercato, è stata realizzata nell’ambito del progetto ‘Equal Sodo’ (Struttura operativa per la domotica) – coordinato dall’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione ‘Alessandro Faedo’ del Cnr di Pisa (Isti-Cnr) – e si propone di portare direttamente a domicilio degli utenti i vantaggi della scienza applicata alla vita quotidiana: vantaggi misurabili in termini di sicurezza, comfort, benessere e risparmio.

Lucy, infatti, non è solo una suggestiva dimostrazione dei benefici delle installazioni domotiche applicate a tutta l’impiantistica domestica (illuminazione, riscaldamento, sicurezza, intrattenimento)” sottolinea Giuseppe Fusco, dell’Isti-Cnr. “Il camper si caratterizza anche per il bassissimo impatto ambientale (che ne garantisce l’autosufficienza energetica) e per l’essere totalmente a misura di anziani e disabili”.

La casa su quattro ruote eredita poi prerogative fino a ieri riservate alle imbarcazioni di superlusso (dove la domotica è uno ‘status symbol’) e consente di adattare le sue interfacce di controllo alle condizioni di ciascun individuo: gesti quotidiani come aprire i rubinetti, cambiare canale del televisore o spegnere le luci non saranno più un ostacolo per nessuno.

Il progetto ‘Sodo’, finanziato con un milione e 200mila euro da Fondo Sociale Europeo, Ministero del Lavoro e Regione Toscana, nasce dalla constatazione dello squilibrio esistente fra le aspettative degli utenti per le tecnologie domotiche e le competenze di progettisti e installatori. “Il nostro progetto”, osserva l’ing. Guglielmo Cresci dell’Isti-Cnr, “si articola su tre principali linee di attività. La prima riguarda la formazione e l’aggiornamento professionale: 80 installatori di impianti hanno già seguito i nostri corsi, prendendo confidenza con le principali tecnologie domotiche presenti sul mercato; presto sarà la volta dei progettisti. La seconda linea di attività è la creazione di un laboratorio di supporto permanente (circa 200 metri quadrati di spazio attrezzati con supporti per la didattica e dimostratori di applicazioni e tecnologie) che sarà completato entro fine estate nell’Area della ricerca Cnr di Pisa. La terza, infine, riguarda le installazioni dimostrative delle potenzialità delle tecnologie domotiche: a questo scopo sono stati identificati tre edifici pubblici a Firenze, Viareggio e Pisa che, naturalmente, saranno integrati dal camper domotico Lucy”.

Nel corso del convegno qualificati rappresentanti del mondo scientifico, delle realtà produttive e delle istituzioni si confronteranno proprio sul tema dell’innovazione tecnologica come leva per lo sviluppo economico, con esempi concreti (vedi Milano Santa Giulia: uno dei più importanti interventi di riqualificazione urbana mai effettuati in Italia) dei benefici innescati da questa preziosa sinergia.

 

Roma, 5 luglio 2007

 

Chi: Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘Alessandro Faedo’ del Cnr di Pisa (Isti-Cnr)

Che cosa: progetto Equal Sodo’-convegno ‘L’innovazione tecnologica come volano dello sviluppo locale’

Dove: Area della ricerca del Cnr di Pisa, Via Giuseppe Moruzzi, 1

Quando: 6 luglio  2007, ore 9.00

Per informazioni: ing. Guglielmo Cresci, tel. 050/3152937 -, guglielmo.cresci@isti.cnr.it; Giuseppe Fusco tel.  050/3152036, giuseppe.fusco@isti.cnr.it; Luca Trombella,   tel. 050/3152713 - e mail luca.trombella@isti.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Luglio/102_GIU_2007.HTM

 

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Tecnologia e tutela dei boschi: un’intesa sostenibile

 

Sviluppo sostenibile, certificazione forestale e innovazione tecnologica. Se ne parlerà presso la sede del Cnr di Roma nel corso di una giornata di studio organizzata dall’Ivalsa-Cnr

 

Fare chiarezza sulla relazione tra innovazione nella meccanizzazione forestale e la corretta gestione delle aree boschive, nel rispetto dei criteri di sostenibilità e tutela ambientale. E’ questo lo scopo del workshop ‘Meccanizzazione e certificazione forestale’ previsto il 5 luglio 2007 a Roma presso il Consiglio nazionale delle ricerche. La giornata di studio è stata organizzata dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr di Firenze e dall’associazione Pefc Italia, ente normatore del Programme for endorsement of forest certification schemes, riconosciuto a livello mondiale.

“Dalla nascita del concetto di sviluppo sostenibile, ratificato a Rio nel 1992, alle linee guida del protocollo di Helsinki del 1995, molta strada è stata fatta nella direzione della tutela delle foreste”, afferma Carla Nati, ricercatrice Ivalsa-Cnr. “In particolare la certificazione forestale è stato uno degli strumenti che ha permesso di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta-legno, fornendo di fatto la possibilità di commercializzare legno e prodotti del bosco provenienti da foreste gestite in modo sostenibile”. La certificazione forestale, infatti, attesta che le forme di gestione boschiva rispondono a determinati requisiti, riconosciuti a livello mondiale, per quanto attiene sostenibilità ambientale, economica e sociale. “Sono oltre 90 gli indicatori di buona gestione verificati per il rilascio della certificazione”, spiega Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia. “Dal taglio dell’albero all’esbosco, tutto deve essere fatto in modo da impattare il meno possibile l’ecosistema assicurando, inoltre, la valorizzazione della flora autoctona e la protezione della fauna oltre che il rispetto delle realtà locali”.

“Sono diverse le possibilità di soluzioni tecnologicamente avanzate ma rispettose dell’habitat forestale”, afferma Nati. “Nel caso del suolo, è da evitare il rimescolamento del terreno provocato dal passaggio dei mezzi di abbattimento ed esbosco, anche attraverso la definizione preventiva dei tracciati, spesso già stabiliti prima dell’inizio dei lavori. Da evitare accuratamente, poi, le perdite di combustibile e olio minerale sul terreno. Tra gli accorgimenti per minimizzare gli impatti al bosco si segnalano, ad esempio, l’uso di oli di origine vegetale a biodegradabilità elevata, l’utilizzo di pneumatici a sezione larga e con bassa pressione di esercizio per limitare il compattamento del suolo, la segnalazione, con nastri o segni colorati sulle piante, delle vie di abbattimento ed esbosco allo scopo di limitare i danni alle piante residue e alla rinnovazione”.

Nel corso della giornata di studio i ricercatori dell’Ivalsa presenteranno i risultati di alcune loro ricerche sull’utilizzo sia degli oli di origine vegetali, con biodegradabilità superiore al 90%, sia dei carburanti alchilati, combustibili meno nocivi per la salute degli operatori perché privi di componenti volatili quali il benzene, notoriamente cancerogeno.

“Negli ultimi anni”, conclude Nati, “l’interesse delle aziende boschive italiane verso la produzione di legname eco-sostenibile è aumentato considerevolmente: ad oggi sono oltre 666.000 gli ettari certificati secondo i due principali schemi di certificazione Pefc e Fsc. Tra il 2005 e il 2006 le superfici certificate (boschi e piantagioni) sono aumentate del 5-6% mentre il numero delle ditte che commercializzano anche prodotti derivanti da aree certificate è aumentato di oltre il 30%”.

Roma, 4 luglio 2007

 

La scheda

 

Che cosa: Giornata di studio su “Meccanizzazione e Certificazione forestale”

Chi: Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr di Sesto fiorentino (Fi)

Quando: 5 luglio, ore 9.30

Dove: Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, P.le Aldo Moro, 7 – Aula G.Marconi.

Per saperne di più: Carla Nati, Ivalsa-Cnr, Firenze, tel. 055/5225642, e mail: nati@ivalsa.cnr.it, Antonio Brunori, Pefc Perugia, tel. 075/5997295, e-mail: info@pefc.it

 

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 L’Ev-K2-Cnr sbarca nel Golfo Persico

 

Il Comitato, in collaborazione con alcuni istituti del Cnr e con  un gruppo di aziende italiane, ha lanciato Gemm, un progetto di monitoraggio e ricerca ambientale che mira a favorire in quest’area del Medio Oriente uno sviluppo sostenibile, grazie alla cooperazione tra ricercatori italiani e kwaitiani

 

Un polo di ricerca ambientale e tecnologica in Medio Oriente per studiare il territorio del Golfo, il mare, l’aria, il clima. Per risolvere problemi di desertificazione, contaminazione delle acque, smaltimento dei rifiuti, trasporti inquinanti. E per promuovere lo sviluppo sostenibile creando preziose opportunità per l’industria italiana. Ecco che cos’è Gemm, il nuovo progetto lanciato dal Comitato Ev-K2-Cnr insieme a una cordata di aziende italiane.

‘Gemm’ sta per Gulf Environmental Monitoring and Management. E’ un progetto di monitoraggio e ricerca ambientale che coinvolge scienziati internazionali e strutture locali in attività legate ai problemi ambientali rilevati sul territorio. Ma è anche un’opportunità industriale e commerciale per le aziende italiane che operano nel settore ambientale e che vogliono entrare nell’area del Golfo Persico.

Un territorio fortemente provato dalla Prima Guerra del Golfo, ma nello stesso tempo ricchissimo di petrolio. Un’area che ha intrapreso un rapido sviluppo e che sbircia con interesse alla sostenibilità sia ambientale che economica. Per seguire questa strada ha scelto di affidarsi a un partner italiano con competenze uniche nei campi del monitoraggio climatico, della ricerca scientifica e della cooperazione internazionale: il Comitato Ev-K2-Cnr.

“Il Comitato ha una fortissima esperienza nel campo del monitoraggio integrato”, spiega Luca Listo, responsabile del progetto Gemm. “Da vent’anni, infatti, svolge ricerche scientifiche a 360 gradi su aria, acqua e territorio dell’Himalaya-Karakorum. E’ una competenza preziosa, che insieme alla capacità di organizzare la ricerca, coordinando studiosi di diversi istituti, vale la pena di esportare in nuovi territori come il Golfo Persico”.

Il Golfo è un mercato ricco di opportunità per il “Sistema Italia”. Ecco perché il Ministro degli Affari Esteri Massimo D’Alema ha istituito, meno di un anno fa, il “Tavolo del Golfo”, al quale il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Comitato Ev-K2-Cnr hanno aderito, aprendo un gruppo di lavoro specifico sull’ambiente da cui è nato Gemm.

“Uno degli obiettivi fondamentali del Cnr”, spiega Giuseppe Cavarretta, direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, “è creare valore attraverso la ricerca scientifica, e l’ambiente è una delle nostre priorità. Il progetto Gemm, oltre a rispondere perfettamente a queste due prerogative, rappresenta un’iniziativa di importanza fondamentale per il ruolo italiano nello scenario scientifico internazionale”.

Sotto l’egida del Cnr, il Comitato sta coordinando una serie di progetti scientifici di ricerca ambientale in collaborazione con istituti di ricerca e aziende italiane e del Golfo. Ricerche che avranno ricadute in termini di trasferimento di tecnologie e di competenze a beneficio delle aziende, degli enti scientifici e delle popolazioni locali.

“Abbiamo già condiviso una dozzina di progetti di ricerca con i colleghi del Kuwait Institute for Scientific Research”, spiega Riccardo De Bernardi, coordinatore scientifico del progetto Gemm, “e stiamo ora predisponendo in dettaglio i programmi di lavoro, che saranno condotti congiuntamente tra ricercatori italiani e kuwaitiani. Stiamo anche cercando di coinvolgere gli altri paesi del Golfo, per ampliare gli aspetti progettuali sia in termini di nuove tematiche sia in termini di partecipazione alle necessità di ricerca già condivise tra Italia e Kuwait”.

I direttori degli istituti di ricerca del Cnr hanno risposto numerosi e con grande puntualità alla proposta di Gemm, a cominciare da Roberto Passino dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa), Ivo Allegrini dell’Istituto sull'inquinamento atmosferico (Iia), Franco Prodi dell’Istituto di scienze dell'atmosfera e del Clima (Isac).  Ma sono coinvolti anche l’Istituto di scienze marine (Ismar), l’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise), l’Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc), l’Istituto per la dinamica dei processi ambientali (Idpa), l’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale (Ibaf), l’Istituto di metodologie chimiche (Imc), l’Istituto di chimica inorganica e delle superfici (Icis), l’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione (Issia).

“Le criticità ambientali rilevate nel Golfo sono enormi in tutti i settori”, prosegue De Bernardi, “e vanno dalla tossicità delle acque marine allo smaltimento dei rifiuti, dalla bonifica di terreni inquinati, soprattutto da prodotti petroliferi, all’inquinamento dell’aria causato dai trasporti e dalle raffinerie. Oltre alla ricerca, sarà preziosissimo il supporto del mondo industriale per le operazioni di soluzione a questi problemi e per l’avvio di opere di bonifica e di interventi di risanamento da condurre congiuntamente da aziende italiane e kuwaitiane”.

L’iniziativa italiana non tratta solo di scienza, ma si allarga alla formazione, alla tecnologia e all’impresa a tuttotondo. Ecco perché Gemm ha dato vita a “Gemm Trust”, un’associazione di aziende italiane che si occupano di energia, rifiuti, monitoraggio, bonifiche ambientali, prodotti e servizi agroalimentari e che sono interessate a sbarcare nel Golfo. Tra i capofila, troviamo Actelios e Falck Renewables Italia, entrambe società del Gruppo Falck. E poi il consorzio Environment Park di Torino, la Gallo Costruzioni, la C. Engeneering del gruppo d’Appollonia, l’Ireos, la Scarpellini. Ma l’elenco è lungo.

“Bisogna creare un gruppo di aziende che operano nei settori legati all’ambiente”, spiega Listo, “e  coordinare la loro entrata su un mercato estero, complesso e ricco, come quello del Golfo Persico. Per evitare perdite legate a piccole concorrenze individuali, massimizzando l’efficacia, il guadagno e l’immagine del Sistema Italia”. 

Per creare un 'trait d’union' tra le due anime del progetto Gemm - la scienza e l’impresa - il Comitato Ev-K2-Cnr sta lavorando per la promozione di un Parco tecnologico ambientale. “E’ un’iniziativa che consentirà un dialogo snello e veloce”, prosegue Listo, “tra la ricerca scientifica e la sua applicazione nel mondo imprenditoriale, con un notevole risparmio di tempi e di costi per le imprese. Darà anche un importante slancio all’innovazione tecnologica e sostenibile a livello internazionale”.

Il Parco, però, è un’iniziativa ancora in fase di progettazione. “I prossimi passi”, conclude Listo, “saranno una missione negli altri paesi del Golfo appartenenti al Gulf Cooperation Council (Qatar, Bharain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman) e nello Yemen per condividere il programma scientifico del progetto Gemm, e una campagna di reclutamento per le aziende italiane che vogliono entrare a far parte della cordata di Gemm Trust”.

Tra le iniziative programmate per i prossimi mesi, c’è anche una Conferenza internazionale sulla sostenibilità ambientale, da tenersi nel 2008, alla quale saranno invitati a partecipare tutti i grandi dell’ambiente a livello globale, partendo dall’Unep (United nations environmental programme).

 

Roma, 3 luglio 2007

 

La scheda

Che cosa: nasce Gemm, un progetto di collaborazione tra il Comitato Ev-K2-Cnr e le aziende italiane per il monitoraggio e la ricerca ambientale nel Golfo Persico

Chi: Comitato Ev-K2-Cnr e alcuni Istituti del Cnr

Per informazioni: Francesca Steffanoni, Comitato Ev-K2-Cnr, tel. 035/3230519, e-mail: francesca.steffanoni@evk2cnr.org

Ufficio Stampa Cnr: Marco Ferrazzoli, tel. 06.4993.3383, cell. 320.4328820

 

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A Perugia si insegna a comunicare i cambiamenti del pianeta

Nell’ambito della XXIV Assemblea di IUGG, che si inaugura oggi a Perugia alla presenza del ministro Pecoraro Scanio e che riunisce circa 7000 scienziati della Terra, un corso sulla corretta comunicazione dei cambiamenti globali. Tra gli esperti che partecipano alcuni giungono dai paesi in via di sviluppo, grazie all’iniziativa 'Adotta un ricercatore'

Come fare comunicazione sulle tematiche climatiche e ambientali in un momento in cui l’attenzione su di esse è così ampia e alta, “dando le informazioni accreditate che solo la voce della scienza può fornire e senza indurre allarmismi esagerati?” chiede  Lucio Ubertini , direttore dell’Istituto per la protezione idrogeologica (Irpi) del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia. Per rispondere a questa esigenza, il prof. Ubertini, ha organizzato un incontro scientifico di primaria importanza che è stato inaugurato oggi a Perugia  nell’ambito della XXIV Assemblea Generale dell'International union of geodesy and geophysics (Iugg), di cui il direttore dell’Irpi-Cnr è presidente.

Si tratta del  progetto ‘Comunicare l’evento’. “E’ un’opportunità”, spiega Ubertini, “offerta a giornalisti e operatori della comunicazione, ricercatori, tecnici, professionisti e semplici appassionati di seguire un vero e proprio corso riguardante le ricerche e le ricadute applicate nei più vari e diversi settori delle scienze della Terra, della Geofisica e della Geodesia, tenute da esperti qualificati a livello internazionale”. Tra i ‘professori’, Franco Prodi (direttore dell’Istituto di scienza dell’atmosfera e del clima(Isac) del Cnr di Bologna), Michele Colacino (Isac-Cnr di Roma), Attilio Boriani (Università di Milano), Ferdinando Sansò (Politecnico di Milano), Piergiorgio Manciola (Università di Perugia), Ettore Salusti (università  di Roma ‘La Sapienza’), Angelo Peccerillo e Roberto Scandone (Università Roma Tre), Gianluca Valensise e Alessandro Amato (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Gli incontri si terranno oggi e domani dalle ore 9,00 presso il complesso monumentale di S. Giuliana (Via Orsini, 3).

Le lezioni si terranno nell’ambito dell’Assemblea di Iugg, un 'brain storming' in corso fino al 13 luglio nel capoluogo umbro tra i più autorevoli esperti di clima e Terra esistenti al mondo “che consentirà l’essenziale scambio di conoscenze e di informazioni tra gli scienziati che studiano costantemente il nostro pianeta. Il senso di questo incontro è rispondere alle domande su come e perché esso stia cambiando, in che misura tale cambiamento sia dovuto a cause  naturali e antropiche e sulle misure da adottare per governare fenomeni tanto complessi”, prosegue il direttore dell’Irpi-Cnr. Da segnalare, in particolare, l’incontro che si tiene il 5 luglio dalle ore 19.00 alle 22.00, presso l’Aula Magna del Rettorato, dove si confronteranno esperti dell’Intergovernmental panel on climate change -  l’organismo delle Nazioni Unite deputato allo studio dei cambiamenti climatici -  e altri esperti che su tali problematiche hanno posizioni diverse.

Partecipano all’Assemblea Iugg circa 7000 scienziati provenienti da 80  nazioni, non solo quelle più industrializzate del mondo: “Molti giungono infatti dai paesi in via di sviluppo, grazie alle borse di  studio legate a 'Adotta un ricercatore' promossa dall'Umbria scientific meeting association-Usma. Una  iniziativa, grazie alla quale  comuni, enti pubblici, associazioni e privati, versando un contributo di mille euro, hanno consentito a uno studioso di partecipare ai lavori dell'assemblea”.

 

Roma, 2 luglio 2007

 

Scheda

Chi: Istituto di ricerca per la  protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr

Che cosa: Inaugurazione della XXIV Assemblea Generale dell'International union of geodesy and geophysics (Iugg) e progetto ‘Comunicare l’evento’ (3-4 luglio)

Dove: Perugia, 2  luglio, piazza IV novembre

Per informazioni: prof. Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, tel. 075/5014.411-402, cell. 348/0826200

 

 

Ufficio Stampa Cnr: Maria Teresa Dimitri
tel. 06/49933443 - 3383
e- mail
mariateresa.dimitri@cnr.it
 

 

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Italia e Usa insieme nella ricerca umanistica

E’ il principale obiettivo dell’accordo tra il Consiglio nazionale delle ricerche e il National endowment for the humanities (Neh), agenzia con poteri esecutivi del Governo degli Stati Uniti, firmato a Washington presso l’Ambasciata italiana.

Il 29 giugno scorso, presso l’Ambasciata italiana a Washington DC, è stato firmato dal prof. Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, un accordo tra il National endowment for the humanities (Neh), agenzia con poteri esecutivi del Governo degli Stati Uniti, e il Cnr, per promuovere lo scambio di informazioni e la ricerca accademica nel campo delle scienze umane. Entrambi gli istituti intendono impegnarsi per la realizzazione di condizioni favorevoli all’implementazione della cooperazione, attraverso alcune iniziative, come ad esempio la co-sponsorizzazione di un convegno che riunisca studiosi americani e italiani, che avrà luogo a Washington DC e a Roma.

L’intesa contempla, inoltre, l’esame di altre possibili attività per promuovere la collaborazione,  nell’ambito della ricerca accademica di stampo umanistico e di alta qualità, tra gli studiosi dei due Paesi.

L’accordo, di durata triennale, prevede anche il coinvolgimento di altre agenzie dei due Paesi, che potranno essere invitate a partecipare a questo programma, con approvazione delle Parti, attraverso i previsti canali diplomatici.

Roma, 2 luglio 2007

La scheda

Che cosa: Firma dell’accordo tra Consiglio nazionale delle ricerche e il National endowment for the humanities (Neh)

Dove: Washington, DC, Ambasciata italiana

Quando: 29 giugno

 Per informazioni: dr.ssa Virginia Coda Nunziante, Direzione Generale, Ufficio Relazioni Internazionali Cnr, tel.06/49932057, e mail: virginia.codanunziante@cnr.it

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/98_GIU_2007.HTM

 

 

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L'Antartide on line è tutto un programma

Presentato all’Antarctic Meteorological Observation, Modeling and Forecasting Workshop un nuovo pacchetto interattivo per promuovere l’interesse per le regioni polari. Durante i lavori, conclusi oggi presso la sede del CNR, annunciato anche uno studio della stratosfera con l’invio di palloni aerostatici. Gli studiosi sottolineano la tendenza al riscaldamento: nella penisola antartica ma non nella parte continentale

 

Un nuovo ed originale pacchetto interattivo per la conoscenza dell’Antartide e palloni aerostatici per investigare il comportamento della stratosfera: questi due dei nuovi programmi di ricerca che sono stati presentati nel corso del “2nd Antarctic Meteorological Observation, Modeling, and Forecasting Workshop", che si è concluso oggi presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche con la partecipazione di numerosi scienziati internazionali attivi nel campo della meteorologia antartica.

Jordan Powers del National Center for Atmospheric Research (NCAR) di Boulder, Colorado (USA), nel corso del suo intervento ha presentato un nuovo pacchetto interattivo, realizzato nell'ambito dell'Anno Polare Internazionale e finanziato dal U.S. National Science Fundation, che sarà distribuito gratuitamente online a partire dall’agosto 2007 dal COMET (Cooperative Program for Operational Meteorology, Education and Training), http://www.comet.ucar.edu. L’obiettivo del programma è quello di favorire l’educazione, la conoscenza e la formazione nel campo della meteorologia antartica e promuovere l’interesse per le regioni polari. Il webcast si rivolge a metereologi, scienziati, studenti, insegnanti, ma anche a un pubblico generalista di appassionati ed è composto da un audio narrante con le spiegazioni degli esperti, interviste, animazioni, immagini e figure sul clima, il tempo e le previsioni in Antartide.

Durante il workshop - organizzato da NCAR, Antarctic Meteorological Research Center (AMRC) dell'University of Wisconsin, Byrd Polar Research Center dell'Ohio State University, Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare Italiana, Consorzio per l'attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide e Commissione Scientifica Nazionale per l'Antartide – è stato poi presentato un altro programma di ricerca che prevede l’impiego di “palloni a quota costante” per lo studio del comportamento della stratosfera. “Questi palloni vengono lanciati in quota, rimangono ad un livello costante in stratosfera e possono a comando lasciar cadere una sonda per misurare il profilo verticale di alcune variabili atmosferiche come pressione e temperatura”, spiega David Bromwich, direttore del Polar Meteorology Group al Byrd Polar Research Center e Professore dell’Atmospheric Science Program of the Ohio State University in Columbus, Ohio (USA). “L’esperimento, che dovrebbe iniziare tra settembre e ottobre 2008, vede la partecipazione dell’Italia”. Il nostro Paese, infatti, contribuisce al progetto tramite una diretta partecipazione all’attività sperimentale e rendendo disponibili le infrastrutture della stazione Concordia, gestita dal Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA), cui partecipano ENEA, CNR, OGS E INGV.

A margine dei lavori, Bromwich sottolinea la presenza nell’area della penisola antartica di “un marcato e deciso aumento di temperatura, che il British Antarctic Survey quantifica nell’ordine di 4-5 °C nel corso degli ultimi 50 anni, mentre sembra che la temperatura si mantenga costante nel resto del continente antartico. Sono incrementi di temperature medie apparentemente minimi, ma che interessano aree molto grandi, quindi l’impatto complessivo in termini climatici è notevole. Bisogna poi sottolineare che si tratta di un aumento molto veloce se comparato con quello che si sta verificando nel resto del mondo. Le proiezioni del IPCC (Intergovernamental Panel of Climatic Change) prevedono poi un aumento di altri 2-3 °C entro la fine del 2100. Non è ancora possibile stabilire quale sarà l’effetto di questo aumento di temperatura sull’innalzamento del livello dei mari, essendo le proiezioni ancora piuttosto incerte, ma è certo che questo fenomeno costituisce un problema rilevante”.

Ma come mai il surriscaldamento interessa solo la parte peninsulare dell’Antartide e non quella continentale? “Che questo aumento di temperatura riguardi solo una parte del territorio - continua Bromwich – è spiegato in parte dal fatto che la penisola antartica si estende verso nord, cioè verso il Sud America, e raggiunge quindi latitudini molto più settentrionali rispetto al resto del continente, pertanto è soggetta a correnti atmosferiche più fredde. Il resto del continente invece è molto isolato dal punto di vista atmosferico dal resto del globo terrestre e per questo si comporta diversamente. La domanda fondamentale è cosa accadrà in futuro: il riscaldamento si estenderà a tutto l’Antartide?”.

 

Roma, 28 giugno 2007

 

Per informazioni: Dr. Andrea PELLEGRINI, PNRA S.C.r.l. - Unità Meteorologia e Telerilevamento.  Tel: 06/3048.4165

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/97_GIU_2007.HTM

 

 

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Risparmiare energia? Lo insegna DOCET

Uno strumento per calcolare il fabbisogno energetico di edifici o appartamenti esistenti, elaborato da un gruppo di ricercatori del Cnr e dell’Enea, semplificherà le certificazioni energetiche di tali immobili, obbligatorie dal 2009. E permetterà di calcolare come inquinare e consumare meno

Bastano poche e semplici informazioni - dall’anno di costruzione, al numero dei piani fino al tipo di esposizione - per sapere a quale “classe energetica” appartiene la nostra abitazione e cosa fare per migliorarne le prestazioni dal punto di vista energetico e ambientale, ottenendo così un notevole risparmio. Grazie al modello di calcolo “Docet”, sviluppato dall’Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr di San Giuliano Milanese e dall’Enea, sarà possibile produrre anche per gli edifici residenziali esistenti l’attestato di certificazione energetica. “Un documento, questo, previsto dalla direttiva comunitaria 2002/91/CE”, spiega Italo Meroni, ricercatore dell’Itc-Cnr, “che vuole promuovere la definizione di metodi semplificati per la certificazione in modo da minimizzare gli oneri per gli utenti e diffondere la cultura dell’efficienza energetica ed ambientale attraverso il coinvolgimento di costruttori, progettisti, ricercatori e utenti”.

Attualmente, in Italia, l’attestato – da cui devono risultare la classe energetica dell’edificio e il fabbisogno annuo di energia primaria - è richiesto solo per le nuove costruzioni, che costituiscono circa l’1%-2% del parco edilizio. “Ma dal 2009 diverrà obbligatorio per tutti gli immobili, pena l’annullamento degli atti di compravendita”, prosegue Meroni. “Il calcolo dettagliato della prestazione termica richiede, quindi, la conoscenza di numerosi parametri (trasmittanza termica dell’involucro, ricambi orari, ecc.), di difficile reperibilità nel caso di edifici esistenti”.

Il software Docet, che sarà presentato il 27 giugno 2007 a Roma presso l’Enea, si differenzia dagli strumenti attualmente disponibili. “Abbiamo innanzitutto raggruppato il parco edilizio in sei classi di età da prima degli anni ‘30 fino al 2006, individuate per omogeneità costruttiva e soluzioni impiantistiche”, spiega Ludovico Danza dell’Itc-Cnr. “Ogni classe di età è caratterizzata da un numero di pacchetti tecnologici a partire da un ampio database di soluzioni”. Nella struttura, suddivisa in moduli di calcolo, sono stati poi definiti altri parametri: l’orientamento, la gradazione cromatica ed il contesto in cui l’edificio è inserito al fine di calcolare gli apporti solari e le infiltrazioni, edifici contigui, numero di ambienti non riscaldati, numero e tipologia di serramenti e loro stato di conservazione, tipo e quantità di combustibile impiegato. “L’utente che utilizzerà Docet avrà comunque la possibilità di ridurre al minimo l’inserimento dati, specificando solo dimensione in pianta dell’edificio e altezza interpiano”, spiega Meroni, “il resto verrà definito in modo automatico consentendo di calcolare i fabbisogni di energia netta sia per l’intero edificio che per un solo appartamento”.

Docet definisce inoltre la quantità di CO2 prodotta e il risparmio economico ottenibile migliorando le prestazioni dell’involucro e dell’impianto, “permettendo” conclude Meroni “di verificare le potenzialità dell’edificio, il risparmio conseguibile in ‘bolletta’ e la nuova classe di merito raggiungibile adottando sistemi e tecnologie più avanzate”.

In allegato il programma di presentazione modello calcolo Docet ( per il programma collegarsi a: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/96_GIU_2007.HTM

Roma, 26 giugno 2007

La scheda

Chi: Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr di San Giuliano Milanese (Mi)

Che cosa: presentazione modello calcolo “Docet” per la certificazione energetica degli edifici residenziali esistenti.

Dove: Enea, Via Giulio Romano 41 - Roma

Quando: 27 giugno 2007 ore 9,00

Informazioni: Italo Meroni, Itc-Cnr, San Giuliano Milanese (Mi), tel. 02/9806211, e-mail: italo.meroni@itc.cnr.it; Ludovico Danza, Itc-Cnr, tel 02/9806212, e-mail: ludovico.danza@itc.cnr.it.

Per saperne di più: www.docet.itc.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/96_GIU_2007.HTM  

 

 

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Celiachia: il glutine non è più un problema

Una  procedura messa a punto dall’Isa-Cnr arresta, attraverso una lavorazione enzimatica delle farine, la reazione immunologica scatenata nell’intestino dei celiaci  da questa proteina. Così pane, pasta e pizza possono essere consumati anche da chi soffre di questa forma di intolleranza alimentare, senza rischi per la salute

Presto le persone affette da celiachia potranno di nuovo apprezzare il gusto della pasta, della pizza e dei biscotti tradizionali senza più andare incontro ai disturbi tipici provocati da questa malattia. A renderlo possibile un’innovativa procedura enzimatica, da applicare all’industria alimentare, in grado di bloccare la risposta tossica del glutine nei celiaci. L’innovativa metodologia è stata messa a punto e brevettata da un gruppo di chimici e immunologi dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino, coordinato da Mauro Rossi.

“Se si osserva al microscopio la struttura dell’intestino dei celiaci si scopre che la mucosa è atrofica, ossia priva dei villi, le estroflessioni mucosali fondamentali per la digestione e l’assorbimento dei nutrienti”, spiega Mauro Rossi dell’Isa-Cnr. “Numerose evidenze sperimentali indicano che il danno intestinale è prodotto da un’alterata risposta immunitaria nei confronti del glutine. In particolare, la presenza nella mucosa intestinale di linfociti T, una popolazione di cellule del sistema immune, che risponde alla presenza del glutine secernendo molecole pro-infiammatorie, avvalora l’ipotesi di un meccanismo immunologico alla base della patologia. Solo determinate regioni della molecola di glutine acquistano però, nell’intestino del celiaco, la capacità di essere riconosciute dai linfociti T e di scatenare la loro risposta. Partendo da questa considerazione”, prosegue Rossi, “abbiamo ipotizzato la possibilità di bloccare preventivamente questo riconoscimento attraverso un processo enzimatico - da effettuare direttamente sulla farina - che andasse a modificare proprio quelle regioni, mascherandole attraverso la formazione di nuovi legami con amminoacidi (elementi costitutivi della proteina) modificati. La nostra ipotesi è stata poi confermata sperimentalmente attraverso accurati studi biochimici e immunologici realizzati nel nostro Istituto”.

Dal punto di vista tecnologico il nuovo procedimento non presenta difficoltà di realizzazione in quanto fa uso di sostanze già utilizzate nell’industria alimentare. Nessuna conseguenza neppure sui celiaci. “I nuovi legami introdotti nella molecola di glutine”, precisa il ricercatore dell’Isa-Cnr, “rimangono intatti nell’intestino, ma poi sono scissi a livello renale per cui non si accumulano nell’organismo”.

Un risultato di indubbio interesse, se si considera che la celiachia è una delle forme più diffuse di intolleranze alimentari: si stima che una persona su duecento ne sia affetta. La malattia si manifesta negli individui che hanno una predisposizione genetica  in seguito all’ingestione di alimenti contenenti il glutine del grano e proteine analoghe presenti in altri cereali di uso comune, quali orzo e segale. L’intolleranza viene diagnosticata in genere nei primi tre anni di vita, ma sono in aumento i casi in cui si manifesta tardivamente o quelli in cui è del tutto asintomatica: i celiaci che non sanno di esserlo e continuano a mangiare gli alimenti proibiti possono soffrire di gravi sindromi da malassorbimento, caratterizzate principalmente da diarrea, perdita di peso e ritardo della crescita.

Attualmente l’unica terapia valida è la dieta completamente priva di glutine, da seguire per tutta la vita: solo così, infatti, vengono ripristinate le normali funzioni  intestinali. Ma mantenere questo regime alimentare, che presenta comunque forti restrizioni,  non è sempre facile, poiché piccole quantità di glutine possono trovarsi in cibi non sospetti.

La ricerca è stata pubblicata sulla versione on line della rivista internazionale Gastroenterology (http://www.gastrojournal.org/inpress)

Roma, 25 giugno 2007

La scheda

Che cosa: brevettata una nuova procedura enzimatica che blocca la risposta tossica del glutine nei celiaci

Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino

Per informazioni: Mauro Rossi, tel. 0825/299391, e-mail: mrossi@isa.cnr.it

Ufficio Stampa Cnr: Rita Bugliosi, tel. 06/49932021, - 3383, e-mail: rita.bugliosi@cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/95_GIU_2007.HTM

 

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Secondo impianto in Italia del ‘cuore artificiale’ italiano

 

L’intervento eseguito a Massa Carrara, nell’Ospedale del Cuore del CNR. BestBeat, questo il nome del dispositivo, è stato impiantato su un paziente a rischio di vita, ora in ripresa: ha già chiesto una birra…

 

Dopo i primi due impianti eseguiti in Germania e in Francia, è potuta iniziare anche in Italia, a seguito dell’approvazione del Ministero della Salute, la sperimentazione del ‘cuore artificiale ausiliario’ BestBeat. Dopo l’impianto di Pavia del 1 giugno, il 18 giugno scorso all’Ospedale del Cuore del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Massa Carrara, dall’équipe del dr. Mattia Glauber è stato eseguito in un paziente di 63 anni il secondo impianto italiano del nuovo dispositivo, progettato, sviluppato e prodotto dalla italiana NewCorTec su brevetto della società di ricerca Tecnobiomedica, partecipata dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

BestBeat, un cuore artificiale fortemente innovativo rispetto a quelli sinora disponibili, è frutto di una ricerca di oltre 25 anni che ha coinvolto in modo preminente nella sperimentazione l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR diretto dal prof. Luigi Donato, in particolare tramite l’équipe di Cardiochirurgia dell’adulto dell’Ospedale di Massa, diretta prima dal dr. Paolo Ferrazzi e quindi dal dr. Glauber.

Il paziente su cui è stato eseguito l’ultimo impianto, residente a Camaiore, era arrivato d'urgenza all’Ospedale Pasquinucci del CNR (oggi Ospedale del Cuore della Fondazione G. Monasterio) dal Pronto Soccorso di Viareggio, con un quadro di grave shock cardiogeno postinfartuale. Il suo cuore aveva già subito, otto anni fa, un infarto esteso che ne condizionava severamente la funzione cardiaca. Il nuovo infarto era stato talmente compromettente da richiedere, all'arrivo a  Massa, una rianimazione cardio-polmonare intensiva con intubazione e contropulsazione aortica.

In sala di emodinamica è stata eseguita una diagnosi di malattia coronarica trivasale con grave compromissione del circolo coronario e, per la gravità della situazione clinica, il paziente non è stato sottoposto né ad angioplastica né a bypass aorto-coronarico. Dopo un’iniziale ma apparente discreta ripresa, si assisteva ad un nuovo peggioramento e farmaci e contropulsazione non erano sufficienti a garantire una adeguata perfusione degli organi, che per lo scarso apporto di ossigeno mostravano una progressiva disfunzione.

Lunedì 18 le condizioni cardiache e generali lasciavano presagire che senza un supporto circolatorio meccanico il paziente non sarebbe potuto sopravvivere e si è pertanto deciso di impiantare il ventricolo artificiale LVAD BestBeat. L'intervento, iniziato alle 14 - nonostante il cuore nuovo iniziasse a battere alle 18 - è terminato solo alle 4 del mattino del giorno dopo. Dopo due giorni gli organi hanno mostrato una lenta ma buona ripresa, al punto che nel pomeriggio del 21 il paziente è stato estubato. Al risveglio, ha chiesto una birra ghiacciata e che gli venissero tolti un po' di tubi perché desiderava alzarsi.

“Gli impianti del ventricolo artificiale (VAD) ‘BestBeat’ prodotto dalla NewCorTec, il primo ‘cuore artificiale’ italiano” sottolinea il prof. Donato, presidente di NewCorTec srl e direttore dell’IFC-CNR di Pisa, “costituiscono il punto di arrivo di un’avventura iniziata quasi trent’anni fa al CNR insieme con FIAT e Società di Ricerca Tecnobiomedica, poi sviluppata con le risorse del MIUR, fino alla realizzazione e alla sperimentazione dei dispositivi presso i laboratori del CNR di Pisa e alla brevettazione e produzione pilota, culminata nella nascita della NewCorTec, start-up partecipata da Tecnobiomedica e Umbra Cuscinetti di Foligno”.

“L’aspetto più importante è che BestBeat, rispetto ai VAD già presenti sul mercato, rappresenta l’espressione di una concezione e di una progettazione assolutamente innovativa”, conclude il prof. Donato. Per molti pazienti non candidabili al trapianto, infatti, l’impiego di BestBeat può fornire una risposta efficace a un bisogno finora largamente insoddisfatto come ‘terapia di assistenza permanente’. Il dispositivo italiano contiene inoltre elementi innovativi tali da renderlo prezioso come ‘ponte al recupero’ del cuore malato per iniziare terapie di recupero della funzionalità cardiaca, laddove le condizioni del paziente lo permettano. Il dispositivo di assistenza cardiaca resta oggi l’opzione più concreta come “ponte al trapianto”, considerando che a fronte di 100 mila malati l’anno con scompensi così gravi da risultare in breve tempo fatali, i donatori disponibili sono appena 3-4.000.

 

Roma, 24 giugno 2007

 

La scheda

Che cosa: impianto del ‘cuore artificiale ausiliario’ BestBeat

Chi: équipe del dr. Mattia Glauber, Ospedale del Cuore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Massa Carrara

Per informazioni: prof. Luigi Donato, Direttore Istituto di Fisiologia Clinica – IFC-CNR, tel. 050/3152000-1, 050/502075

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/93_GIU_2007.HTM

 

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La Terra, dal Rinascimento a oggi

Viaggio intorno al nostro pianeta attraverso mappe antiche e satellitari esposte nella mostra “Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”, organizzata a Perugia dal Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Istituto geografico militare, la Scuola di lingue estere dell’Esercito, con il patrocinio del Touring Club italiano.

 

L’evoluzione delle carte geografiche, dalle mappe rinascimentali a quelle satellitari, nella mostra “Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”, allestita presso il Complesso cistercense di Santa Giuliana a Perugia e organizzata dal Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Istituto geografico militare e la Scuola di lingue estere dell’Esercito, con il patrocinio del Touring Club italiano.

Inaugurata ad aprile e visitabile fino al 23 luglio, la rassegna si inquadra nell’ambito della XXIV Assemblea Generale di IUGG (International Union of Geodesy and Geophysics), che si svolgerà a Perugia dal 2 al 13 luglio sul tema “La Terra: il nostro pianeta che cambia” e che vedrà protagonisti oltre 5 mila scienziati provenienti da tutto il mondo, impegnati in circa 220 convegni e incontri, su temi quali i cambiamenti globali in corso, i sistemi di osservazione del pianeta, la valutazione dei rischi attraverso la tecnologia spaziale. Domani 23 giugno è prevista una visita guidata dell’esposizione e del Complesso monumentale a cura del Comandante Generale B. Augusto Staccioli della Scuola di lingue estere dell’Esercito.

La prima sezione della mostra illustra, attraverso una selezione di riproduzioni, la nascita di un nuovo approccio nella realizzazione delle carte, passando per la prima cartografia geodetica fino alle trasformazioni scientifiche e tecniche del nostro tempo e all’introduzione delle tecnologie satellitari. Di grande interesse i disegni di Leonardo provenienti dalla Royal Library di Windsor e appartenenti alla collezione privata di S.M. Elisabetta II, così come altri capolavori del Quattrocento e Cinquecento, unitamente agli apparati tecnologici e alle opere scientifiche.

Non manca una panoramica sull’evoluzione del territorio umbro a partire dal XVI secolo, restituita grazie agli antichi documenti messi a disposizione da istituzioni, quali l’Archivio di Stato di Perugia, la Biblioteca Storica Augusta del Comune, il Consorzio Bonificazione Umbra, fino alle produzioni cartografiche e aerofotografiche più recenti. Parallelamente, l’opera “Italia. Atlante dei tipi geografici” testimonia il ruolo che l’Istituto Geografico Militare svolge per la diffusione della cultura geografica e dell’impiego della cartografia, mediante il confronto tra una selezione di tavole del nuovo e più ampio atlante del 2004 con alcune delle tavole originarie dell’opera di Olinto Marinelli risalente al 1922, per consentire la comprensione delle trasformazioni subite dal territorio nazionale negli ultimi ottant’anni.

La rassegna si chiude con la sezione “Geofilatelia”: le innumerevoli emissioni internazionali dedicate alle scienze della Terra evidenziano il progresso delle ricerche per la conoscenza, la misurazione e la rappresentazione del pianeta. Gli esemplari riprodotti sono tratti dalla rivista L’Universo, edita dall’Istituto Geografico Militare dal 1920.

Roma, 22 giugno 2006

 

La scheda

Chi: Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto geografico militare, Scuola di lingue estere dell’Esercito, Touring Club italiano

Che cosa: Visita guidata alla mostra “Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”

Dove: Perugia, Complesso Monumentale di Santa Giuliana, via Orsini, 3

Quando: 23 giugno, ore 16.00, davanti al Complesso Monumentale

Per informazioni sulla mostra: Consoli accompagnatori Touring Club: Rita Rossetti, Maria Elisa Ferrante, Per informazioni sull’International Union of Geodesy and Geophysics (IUGG): prof. Lucio Ubertini, Direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, Perugia, tel. 075/5014411-5014402, e mail: lucio.ubertini@irpi.cnr.it

Mostra

“Dalla cartografia storica ai sistemi digitali”

Complesso Monumentale di Santa Giuliana,

via Orsini, 3 - Perugia

aperta fino al 23 luglio,t utti i giorni dalle 10.00 alle 12:00 con prenotazione

Sabato e domenica entrata libera, dalle 10.00 alle 12; dalle 16.00 alle 18.00.

sito web: http://www.mapiugg2007.com

notizia tratta da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/92_GIU_2007.HTM

 

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Nasce lo skipper eco-sostenibile

 

Un corso rivolto ai giovani per approfondire le tecniche nautiche, ma anche per studiare astronomia e biologia marina. E’ solo una delle attività  proposte dal programma europeo Interreg III B Archimed, coordinato dall’Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr

Uno ‘skipper-animatore’ che avrà il ruolo di insegnare ai giovani turisti/navigatori, oltre alle tecniche della vela, il rispetto del mare e la salvaguardia della biodiversità. A questa nuova figura professionale ha pensato il progetto MedMySea, finanziato dall’Unione Europea con il programma Interreg III B Archimed, coordinato dall’Irat del Cnr di Napoli, che promuove una selezione rivolta a 40 giovani cittadini europei, dai 18 ai 30 anni, in possesso di diploma di maturità e con discreta conoscenza della lingua inglese, da formare come esperti di astronomia, storia antica, biologia marina. Il bando del corso di formazione, che scade il 30 giugno 2007, è stato indetto dal dipartimento di studi giuridici, politici e sociali “Persona Mercato e Istituzioni PE.ME.IS.” dell’università del Sannio, in collaborazione con Assonautica Sicilia e la stazione zoologica Anton Dohrn, tutti partner del progetto MedMySea.

Attraverso una crociera-studio nel sud del Mediterraneo, con una flotta di quattro barche a vela, i quaranta giovani skipper trascorreranno quindici giorni di formazione intensiva. A loro sarà insegnata la storia del Mediterraneo e delle sue civiltà, la biologia marina, la meteorologia e l’astronomia. Una preparazione culturale che si unirà a quella specifica sulla sicurezza e le tecniche della navigazione a vela, dalla preparazione delle rotte, alla navigazione notturna, all’immersione subacquea.

“Grazie alle capacità acquisite durante il corso”, dice Alfonso Morvillo, direttore dell’Irat-Cnr, “lo skipper-animatore sarà capace non solo di governare una barca a vela e mantenere il controllo a bordo, ma anche di coinvolgere e sensibilizzare l’equipaggio alla valorizzazione dell’identità culturale e delle risorse del Mediterraneo”.

Il corso di formazione, gratuito, si svolgerà a Palermo presso la sede di Assonautica, dal 7 al 20 luglio 2007. Il bando è disponibile sul sito www.irat.cnr.it

Roma, 21 giugno 2007

La scheda

Che cosa: bando di selezione corso di formazione per skipper animatore nell’ambito del progetto europeo MedMySea

Per informazioni: Alfonso Morvillo, Irat-Cnr, tel 081/2470911, e-mail a.morvillo@irat.cnr.it;

Antonio Coviello, referente stampa Irat-Cnr, tel 081/2470964, e-mail a.coviello@irat.cnr

Per saperne di più: www.irat.cnr.it, www.medmysea.eu

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/91_GIU_2007.HTM

 

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Una sonda per vincere la resistenza batterica

 

Ricercatori del Cnr e delle Università di Padova e Ferrara  hanno modificato un antibiotico naturale per studiarne il meccanismo di azione. Lo studio apre la strada allo sviluppo di nuovi antimicrobici dotati di maggiore efficacia e selettività.

 

   La resistenza ai farmaci antimicrobici rappresenta una delle maggiori minacce alla salute pubblica, dovuta al diffondersi di  diversi ceppi batterici che hanno imparato a difendersi dalla quasi totalità degli antibiotici di uso corrente. Se non si scoprono nuovi prodotti che agiscano attraverso meccanismi completamente diversi c’è il rischio, nel giro di pochi anni, di trovarsi disarmati di fronte a batteri particolarmente pericolosi. Non a caso, nell’ambito del 7° Programma Quadro dell’Unione Europea, la resistenza ai farmaci antimicrobici è stata individuata come una delle maggiori minacce alla salute pubblica.

   In questa direzione va lo studio pubblicato sulla rivista Angewandte Chemie International Edition, frutto del lavoro di un team di ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova (Icb-Cnr), del Dipartimento di scienze chimiche dell’Università di Padova e del Dipartimento di biologia dell’Università di Ferrara.

“Abbiamo modificato un antibiotico naturale”, spiega Marco Crisma, dell’ Icb-Cnr e coordinatore della ricerca, “introducendo all’interno della molecola, mediante sintesi chimica, una sonda utile per studiare in dettaglio il meccanismo con cui il peptide perfora le membrane cellulari dei batteri”. La sonda introdotta nella molecola è un amminoacido non naturale, chiamato Toac. Mediante tecniche biofisiche è stato possibile verificare che questa molecola modificata mantiene la capacità, propria dell’antibiotico naturale, di formare canali nelle membrane di cellule intere, attraverso i quali possono passare acqua e ioni. La struttura tridimensionale della molecola e la precisione di posizione e orientamento della sonda al suo interno, determinate in questo studio, sono un requisito necessario per sfruttare la sonda in indagini mirate a stabilire come si dispone la molecola nelle membrane cellulari, se forma aggregati, ed eventualmente di quante molecole sono costituiti tali aggregati.

Questo studio potrebbe  aprire la strada allo sviluppo di nuovi antibiotici dotati di maggiore efficacia. “Infatti”,  sottolinea il ricercatore “se si riesce a perforare la membrana di una cellula  quest’ultima muore. L’esperienza ci ha insegnato che i batteri sono piuttosto bravi a modificare, attraverso mutazioni genetiche, gli enzimi che sono i bersagli degli antibiotici di uso corrente. Se il bersaglio si è modificato l’arma può diventare inefficace e insorge la farmacoresistenza. D’altra parte, è estremamente più difficile per i batteri elaborare strategie utili a modificare le loro membrane cellulari”. Quindi, eventuali antibiotici che agissero direttamente a livello delle membrane delle cellule batteriche sarebbero meno esposti al rischio di indurre farmacoresistenza.

 “Come al solito”, commenta  Marco Crisma, “la natura è arrivata prima di noi a queste conclusioni. In effetti sono state isolate da molteplici fonti naturali (insetti, funghi, organismi marini, pelle di anfibi, etc.) svariate molecole che funzionano da antibiotici attaccando le membrane delle cellule batteriche. Purtroppo queste molecole in genere non guardano tanto per il sottile, e attaccano anche le membrane delle nostre cellule. Sarebbero un buon punto di partenza per sviluppare nuovi antibiotici, a condizione che si riesca ad abbassarne la tossicità. Per progredire in questa direzione è necessario capire meglio, possibilmente a livello molecolare, come questi antibiotici interagiscono con le membrane delle cellule batteriche e con quelle dei mammiferi”.

Roma, 19 giugno 2007

La scheda

Chi: Istituto di chimica biomolecolare del Cnr, Unità di Padova; Dipartimento di Scienze Chimiche, Università di Padova; Dipartimento di Biologia, Università di Ferrara

Che cosa: struttura di un antibiotico modificato attivo sulle membrane delle cellule

Informazioni: Marco Crisma, Istituto di chimica biomolecolare del Cnr, tel. 049-8275294, cell.340.2468767,   e-mail: marco.crisma@unipd.it

Referenze: M. Crisma, C. Peggion, C. Baldini, E.J. MacLean, N. Vedovato, G. Rispoli, and C. Toniolo: Crystal structure of a spin-labeled, channel-forming, alamethicin analogue. Angew. Chem. Int. Ed., 46, 2047-2050 (2007).

UfficioStampa Cnr: Maria Teresa Dimitri, tel. 06.4993.3443, e-mail: mariateresa.dimitri@cnr.it; Marco Ferrazzoli, tel. 4993.3383, cell. 320.4328820, e-mail: marco.ferrazzoli@cnr.it  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/90_GIU_2007.HTM

 

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Topi mutanti insensibili alla cocaina

Da uno studio sul recettore GPR37 dell’Ibc-Cnr un modello animale meno sensibile agli effetti stimolanti prodotti dalle droghe d’abuso. Una strada per la possibile produzione di loro antagonisti farmacologici

Un recettore presente nel cervello dei mammiferi, chiamato GPR37, può provocare una maggiore sensibilità, sia a sostanze tossiche legate al morbo di Parkinson, sia agli effetti stimolanti della cocaina e di altre droghe. Lo sostiene un gruppo di ricercatori dell’Istituto di biologia cellulare (Ibc) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Monterotondo, guidato dal direttore, prof. Glauco Tocchini-Valentini, in uno studio pubblicato sull’ultimo numero di PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA.

La ricerca ha dimostrato come il recettore di membrana GPR37, presente nei neuroni dei mammiferi, riesca a modulare l’attività del trasportatore della dopamina (DAT), che è il principale regolatore del livello di dopamina nelle sinapsi neuronali. La dopamina è un  neurotrasmettitore della famiglia delle catecolamine, che viene rilasciato nel cervello dei mammiferi a livello della substatia nigra, ed agisce come regolatore fondamentale di tutte le principali risposte motorie ed emotive dell’organismo ai più svariati stimoli ambientali.

Il gruppo di Monterotondo ha inoltre prodotto topi geneticamente modificati in cui è stato rimosso il gene che produce il recettore GPR37. “In questi topi, l’assenza di GPR37 provoca un aumento dell’attività della proteina DAT e quindi una diminuzione generale delle risposte motorie dell’animale”, spiegano i ricercatori. “In particolare, i topi mancanti di GPR37 sono nettamente meno sensibili agli effetti stimolanti della cocaina e costituiscono perciò un nuovo modello per lo studio in vivo degli effetti della somministrazione e dipendenza da droghe d’abuso di grandissimo impatto sociale e per la possibile produzione di loro antagonisti farmacologici”.

Questa ricerca è stata svolta presso il Campus “A. Buzzati-Traverso” di Monterotondo, creato nel 1996 dal Cnr, con l’obiettivo essenziale di sviluppare ed internazionalizzare la ricerca biologica e biomedica italiana. A Monterotondo è stata infatti costituita l’infrastruttura in rete dell'Archivio Europeo dei Mutanti (EMMA), unica in Europa, realizzata dal Cnr con il sostegno finanziario dei Programmi Quadro dell'Unione Europea. “Presso EMMA sono già disponibili oltre 1000 ceppi mutanti, modelli ad hoc di malattie umane, in particolare per quanto riguarda malattie complesse multifattoriali, e si prevede l’archiviazione e la distribuzione di 300-500 nuovi ceppi all’anno”, dice Tocchini-Valentini. EMMA, in collaborazione con le altre Istituzioni presenti a Monterotondo, si pone come paradigma per le nuove infrastrutture di ricerca Europee, la cui importanza essenziale è stata recentemente ribadita anche in una lettera alla rivista Nature (pubblicata il 24 maggio u.s.) da parte di Iain Mattaj (Direttore Generale di EMBL) e Tocchini-Valentini.

Il Campus di Monterotondo – che ospita oltre 150 ricercatori e tecnici specializzati, di cui circa 70 di provenienza internazionale - è federato con il “Jackson Laboratory”, la principale Istituzione a livello mondiale operante nel campo della biologia e della genetica dei mammiferi, e con l'Università di California a Davis, con la Harvard Medical School di Boston e con l’Università del Manitoba a Winnipeg, tramite accordi con l’Istituto di biologia cellulare che permettono un fattivo coordinamento e sviluppi complementari delle attività di ricerca e formazione.

 

Roma, 15 giugno 2007

 

La scheda

Che cosa: produzione di topi geneticamente modificati in cui è stato rimosso il gene che produce il recettore GPR37

Chi: Istituto di biologia cellulare del Cnr di Monterotondo

Per informazioni: prof. Glauco Tocchini-Valentini, tel. 06.906.0317, e-mail: gtocchini@ibc.cnr.it 

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/89_GIU_2007.HTM

 

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Poet: la scienza scende in mare nel Golfo della Spezia

Centri di ricerca nazionali ed internazionali insieme nel mar Ligure per la messa a punto di sistemi di previsione marina

Nelle acque del Golfo della Spezia, nel mese di giugno 2007, si svolgerà una fitta attività di ricerca e sperimentazione finalizzata a studiare la circolazione marina nelle aree costiere della zona per mettere a punto sistemi di previsione della circolazione. Una corretta gestione dell’ambiente marino e la capacità di far fronte a possibili emergenze ambientali passa, infatti, per la messa a punto di sistemi previsionali. Le attività si concentreranno tra il 18 giugno ed il 4 luglio e verranno condotte congiuntamente misure sperimentali innovative e analisi da modelli numerici previsionali di vario tipo, a cui parteciperanno complessivamente 13 istituti di ricerca oceanografici nazionali ed internazionali: CNR-ISMAR Istituto di Scienze Marine, ENEA-CRAM Centro Ricerche Ambiente Marino, Istituto Idrografico della Marina Militare, INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, NATO-NURC Nato Underwater Research Center, OGS Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. La circolazione marina nell’area costiera fra il Golfo ed il Mar Ligure, con il progetto POET (Pilot Oceanographic Experimental Trial), sarà studiato in collaborazione con un esperimento concomitante sulle interazioni mare-atmosfera, coordinato dal NURC (esperimento LASIE Ligurian Air Sea Interaction Experiment).

Il Golfo della Spezia è stato scelto per questo tipo di ricerca e sperimentazione perché è una zona di grande interesse sia dal punto di vista fisico che biologico: è caratterizzato da una dinamica complessa influenzata da diversi fattori (come il vento, la corrente a grande scala, i fiumi) ed è sede di numerose comunità biologiche di pregio, quali il coralligeno presente sui fondali rocciosi delle isole che delimitano il lato occidentale del Golfo. Inoltre, la zona del Golfo può essere presa come esempio di molte aree costiere europee adiacenti ad un porto commerciale e caratterizzate da un uso spesso conflittuale del territorio e del mare, dove attività di turismo, pesca e acquacoltura vengono condotte nelle vicinanze di parchi marini protetti (quello regionale di Porto Venere e quello nazionale delle 5 Terre). Comprendere il funzionamento dell’ecosistema marino e la sua risposta ai cambiamenti naturali e indotti dalle attività umane è di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio.

Il programma di sperimentazione coinvolgerà complessivamente istituti di ricerca, mezzi navali oceanografici e sofisticati strumenti hi-tech. La nave Urania del CNR e le navi idrografiche Aretusa e Galatea della Marina Militare copriranno un largo tratto del mar Ligure con misure sia atmosferiche che marine, la nave Leonardo della Nato il tratto più costiero mentre l’imbarcazione Santa Teresa dell’ENEA sarà utilizzata nell’area del Golfo della Spezia sia per misure fisico-chimiche sia per osservazioni biologiche. Vari tipi di rilevamenti ad alta tecnologia saranno effettuati al fine di capire i meccanismi delle correnti marine, che trasportano sostanze inquinanti e specie biologiche, e le caratteristiche delle masse d’acqua (come temperatura e salinità) che influenzano l’ecosistema marino. In particolare l’Università di Tolone installerà un sistema radar per la rilevazione delle correnti costiere superficiali, boe superficiali alla deriva saranno rilasciate dall’OGS, che userà anche un aliante telecomandato sottomarino (chiamato glider) in grado di monitorare autonomamente un percorso prefissato. Misure di corrente lungo la colonna d’acqua saranno invece a cura del NURC e dell’ENEA. Al tempo stesso, rilevamenti dedicati e non invasivi saranno effettuati dall’ENEA sulle comunità biologiche del coralligeno che popolano i fondali rocciosi.  L’INGV condurrà anche un monitoraggio geofisico del Golfo, utile per individuare l’ubicazione ottimale per sistemi acustitico-magnetici per la protezione portuale. Radiosondaggi atmosferici saranno eseguiti in contemporanea dalle navi Urania del CNR e Planet del FBWG tedesco.

La grande massa di dati raccolti sarà utilizzata da una parte per identificare le tecnologie più idonee per un monitoraggio sostenibile a lungo termine e dall’altra per la messa a punto di modelli di previsione a differente risoluzione spaziale: da quello a scala del Mar mediterraneo curato dall’INGV a quello molto dettagliato della rada della Spezia (risoluzione 50m) messo a punto da oceanografi del MIT di Boston, a quello dedicato alla dispersione sviluppato da CNR e Università di Miami. I risultati dell’esperimento saranno anche fondamentali per la messa a punto di sistemi di sicurezza del Golfo e del porto nel caso di incidenti/emergenze ambientali.

Santa Teresa, 13 giugno 2007

La scheda

Chi: CNR-ISMAR, ENEA-CRAM, Istituto Idrografico della Marina Militare, INGV, NATO-NURC, OGS

Dove: aree costiere del Golfo della Spezia

Quando: dal 18 giugno al 4 luglio prossimi

Che cosa: attività di ricerca e sperimentazione finalizzata allo studio della circolazione marina per mettere a punto sistemi previsionali  

Per informazioni: Gian Pietro Gasparini, Istituto di scienze marine del CNR, sez. La Spezia – Forte Santa Teresa, tel. 0187.978309, e-mail: gasparini@sp.ismar.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/88_GIU_2007.HTM

 

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Tumori: accertato il ruolo delle cancer stem cell

Uno studio dell’Itb-Cnr e del prof. Dulbecco, pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Science), getta nuova luce sulla cancerogenesi. I ricercatori sono riusciti a isolare e differenziare, in un modello animale, cellule staminali tumorali responsabili delle riprese della malattia

Nonostante i miglioramenti nella diagnosi e nella terapia che hanno reso possibile l’individuazione dei tumori negli stadi pre-invasivi, la mortalità causata da questa patologia rimane elevata, molto probabilmente a causa dell’esistenza di cellule resistenti ai trattamenti. La biologia dei tumori suggerisce, infatti, che la massa tumorale sia originata e mantenuta da una frazione di cellule che hanno caratteristiche di staminalità, cioè capacità di generare tutte le cellule differenziate presenti nell’organo di origine.

Su questa promettente strada si è indirizzato il gruppo di Ileana Zucchi dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano, in collaborazione con il prof. Renato Dulbecco. “Le origini di questa ricerca risalgono al 1979” spiega la ricercatrice dell’Itb-Cnr, “quando il prof. Dulbecco isolò le cellule mammarie LA7 da un tumore indotto nel ratto mediante sostanze chimiche”.

Ora, però, il gruppo della Zucchi ha “definitivamente accertato, attraverso esperimenti in vitro e in vivo, le proprietà staminali delle cellule LA7, dimostrando che esse possiedono capacità differenziative e morfogenetiche. Questo vuol dire che tali cellule si comportano come staminali adulte, in grado quindi: di mantenere l’architettura della ghiandola mammaria, generando strutture tubulo-alveolari funzionali tipiche della ghiandola, di differenziarsi nei tre stipiti cellulari presenti nell’organo adulto e di sintetizzare proteine del latte. Sono però cellule staminali ‘cattive’”.

Queste cancer stem cell (cellule staminali cancerogene), per la loro esiguità (rappresentano l’1-5/10.000 di tutte le cellule cancerose), la bassa capacità proliferativa, la capacità di escludere agenti tossici esterni e di essere protette dai processi di morte programmata, tendono a eludere l’azione dei trattamenti. Le terapie attuali, infatti, hanno come bersaglio cellule altamente proliferanti, le quali, sebbene tumorali, nel tempo presumibilmente si esauriscono e non sono in grado di rigenerare il tumore. Un processo che potrebbe spiegare la ripresa della malattia a distanza di tempo, anche quando la lesione primitiva sembra essere stata eradicata e non risulta rilevabile a livello diagnostico.

Le proprietà di queste staminali tumorali sono state provate dal gruppo dell’Itb-Cnr con esperimenti in topi immunocompromessi, dimostrando per la prima volta che anche una sola cellula può generare tumori eterogenei nell’animale. “Nella biologia dei tumori, per la comprensione del potenziale tumorigenico di presunte cancer stem cells”, sottolinea la ricercatrice, “sono essenziali analisi quantitative estensive per l’isolamento e identificazione di cellule singole, ad oggi tecnicamente ancora molto difficili dal momento che le cellule che hanno capacità di rigenerare tumore rappresentano una popolazione estremamente esigua nella massa tumorale. Dopo aver messo a punto un sistema modello per studiare le proprietà di cancer stem cells a livello di singola cellula”, conclude la Zucchi, “il prossimo passo sarà quello di identificare in queste cellule, proteine di membrane, cioè i recettori presenti sulla cellula, per disegnare degli anticorpi in grado di catturare le cancer stem umane”.

Il lavoro, sostenuto dalla Fondazione Cariplo con il finanziamento Nobel-Network operativo per la biomedicina di eccellenza in Lombardia, è stato condotto all’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, direttore Alberto Albertini, in collaborazione con l’Istituto sui tumori  di Genova ed il Max Planck institute di Muenster.

Roma, 12 giugno 2007

La scheda

Chi: Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano

Che cosa: Isolamento e differenziamento in un modello animale di cellule staminali cancerogene

Informazioni: Ileana Zucchi, Itb-Milano, tel 02/26422644; e-mail: ileana.zucchi@itb.cnr.it

Referenze: I. Zucchi, S. Sanzone, S. Astigiano, P. Pelucchi, M. Scotti, V. Valsecchi, O. Barbieri, G. Bertoli, A, Albertini, R. A. Reinbold, and R. Dulbecco: The properties of a mammary gland cancer stem cell. Proceedings of the National Academy of Science

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/87_GIU_2007.HTM

 

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Coralli negli abissi del Mediterraneo

Missioni oceanografiche dell’Ismar-Cnr scoprono corallo bianco e rosso  e una specie

 ignota di ostrica gigante nelle profondità del Canale di Sicilia

Rigogliosi coralli e ostriche giganti nelle buie acque del Mediterraneo. A 500-650 metri di profondità, in varie parti del Canale di Sicilia (Linosa, Malta e banchi sommersi), è stato visto il corallo bianco (Lophelia pertusa, Madrepora oculata, Desmophyllum dianthus ecc.), nero (antipatari), giallo (Dendrophyllia) e rosso (Corallium rubrum). La sensazionale scoperta è stata possibile grazie al ‘Rov (Remote Operating Vehicle) QUEST’, un veicolo sottomarino, teleguidato dal gruppo di ricerca ‘Marum’ dell’Università di Brema, equipaggiato di videocamere ad altissima risoluzione,  di cui è dotata la nave oceanografica tedesca ‘Meteor’, in una spedizione diretta da Andrè Freiwald dell’Università di Erlangen. A questa missione hanno partecipato anche ricercatori italiani dell’Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Bologna, dell’Università di Milano e dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste.

“Finora si ignorava che il prezioso corallo rosso, sorvegliato speciale a causa del suo sfruttamento commerciale e sospettato di essere in recessione nel ‘mare nostrum’, raggiungesse profondità così elevate”, spiega Marco Taviani, ricercatore dell’Ismar-Cnr. “Questa scoperta indica che la specie è molto più diffusa di quanto si sospettasse e getta nuova luce sulla gestione sostenibile della risorsa”. Grande interesse suscita inoltre la presenza, a queste profondità, di banchi di una specie ignota di ostrica gigante che si cementa alle pareti dei rilievi sottomarini.

La scoperta di questi ecosistemi corallini di profondità nel Canale di Sicilia non è avvenuta per caso. L’individuazione dei siti esplorati dal Quest si è infatti avvalsa dei risultati di campagne svolte prevalentemente dall’Ismar-Cnr di Bologna, condotte dal team di Marco Taviani a bordo della nave oceanografica ‘Urania’ e che hanno permesso l’esplorazione sistematica delle profondità del Mediterraneo, grazie all’ispezione e campionatura di luoghi praticamente inaccessibili, come canyon, banchi e montagne sottomarini.

Queste ricerche, finanziate dal Cnr, Miur, Unione Europea attraverso vari progetti, hanno garantito negli anni la necessaria continuità e metodicità dell’esplorazione e aperto la strada alle sorprendenti scoperte fatte dal Rov.

Gli studi stanno andando avanti, grazie alla campagna oceanografica “Marcos” (Malta StRait of Sicily CORalS) dell’Ismar-Cnr di Bologna, diretta da Marco Taviani. Nell’ambito di questa missione europea, sotto l’egida dei progetti ESF Euromargins Moundforce ed UE Hermes, sono stati campionati per la prima volta vari tipi di coralli di profondità e altri rari organismi associati, che stanno permettendo lo studio di aspetti del tutto ignoti in precedenza sulla loro distribuzione, biologia, fisiologia, genetica e significato climatico”. 

“L’investigazione degli alti fondali, con il Quest”, riferisce Taviani, “è stata coronata da altri grandi scoperte quali l’allargamento dell’areale già conosciuto dei fondali a corallo bianco dello Ionio Apulo, oltre al sito già noto di Santa Maria di Leuca, ma soprattutto la sbalorditiva documentazione di coralli bianchi vivi, compresa la più rara Lophelia, nell’Adriatico meridionale”. Si sospettava questa presenza sulla base di piccoli indizi raccolti una decina di anni fa proprio dal Cnr di Bologna.

Il recente progresso fatto nello studio dell’Adriatico meridonale, da parte del gruppo di ricerca di Fabio Trincardi dell’Ismar-Cnr di Bologna, ha permesso di evidenziare i siti potenzialmente più propizi per l’insediamento di corallo profondo, in particolare lungo le pareti del canyon sottomarino di Bari e in blocchi derivati da frane sottomarine. “L’indagine con il Quest ha documentato, al di là di ogni più rosea aspettattiva, la eccezionale diversità nelle profondità del Mediterraneo, ed è quindi necessario e strategico continuare ed espandere questo tipo di studi”, conclude Taviani.

Per i giornalisti, sono disponibili foto e filmati

Roma, 8 giugno 2007

La scheda

Chi: Istituto si scienze marine (Ismar) del Cnr – sezione di Bologna

Che cosa: scoperti coralli e ostriche nelle profondità del Canale di Sicilia

Per informazioni: Marco Taviani, Istituto di Scienze Marine (Ismar) del Cnr - Sez. di Bologna. Tel. 051/6398.874, e-mail: marco.taviani@bo.ismar.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/86_GIU_2007.HTM

 

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La Romania, romana ed europea

Firmata a Bucarest una convenzione tra Cnr e Accademia Romena, a margine del convegno su ‘L’eredità di Traiano’ in cui è stata rimarcata l'eredità giuridica e istituzionale che lega il Paese est-europeo a Roma da 2000 anni

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche prosegue nella sua attività di cooperazione culturale in ambito umanistico con i Paesi dell’Est europeo. Dopo gli accordi già siglati con Cipro, Georgia, Slovacchia, Macedonia e Lettonia, oggi a Bucarest, presso l’Accademia di Romania, è stata firmata ufficialmente una convenzione tra Cnr e Accademia Romena, dai vicepresidenti delle due istituzioni, Roberto de Mattei e Dan Berindei, alla presenza di S.E. Daniele Mancini, Ambasciatore d’Italia a Bucarest. La sigla è avvenuta durante la seconda giornata del convegno ‘L’eredità di Traiano. La tradizione istituzionale romano-imperiale nella storia dello spazio romeno’, svoltosi presso le sedi dell’Istituto Italiano di Cultura ‘Vito Grasso’ di Bucarest e dell’Accademia Romena e da essi organizzato con il patrocinio del Cnr e dell’Istituto Nazionale di Studi Romani.

“L’eredità di Traiano e perciò romana-imperiale si colloca in un preciso filone di analisi e riflessione”, spiega Alberto Castaldini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, “legato all'eredità giuridica e istituzionale che proviene da Roma e che è resistita lungo i quasi 2000 anni di storia nello spazio romeno-carpato-danubiano, dalla proclamazione della Dacia a Provincia (107 d.C.) fino al 2007. Questa eredità garantisce oggi una più facilitata integrazione della Romania e delle sue regioni storiche nell'Unione Europea”.

“Il tema proposto dal convegno è che, nello spazio romeno, gli ambiti di civiltà irradiatisi da Roma hanno segnato le singole realtà antropologiche e culturali che qui hanno convissuto” aggiunge il prof. Roberto de Mattei. “Nello spazio romeno si ha una popolazione linguisticamente ‘latina’ ma religiosamente ‘greca’, con la tradizione di Costantinopoli vissuta nella sua interpretazione slava. Si aggiunga poi in Transilvania e nel Banato la presenza dell'Impero. Cogliendo gli aspetti di continuità giuridico-istituzionale e culturale,  i popoli dello spazio romeno, attraverso l’idea-eredità imperiale, sono rimasti loro stessi, vivendo in una dimensione costitutiva che nasce da Roma. Questa eredità è parte intrinseca dell'Europa”.

Ai dibattiti hanno partecipato tra gli altri Ioan Piso, Ioan Aurel Pop e Serban Turcus (Università ‘Babes-Bolyai’ di Cluj-Napoca), Cesare Alzati (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Elio Lo Cascio (Università ‘La Sapienza’ di Roma), Lorenzo Franchini (Università Europea di Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana), Umberto Roberto (Uer), Stefan Andreescu (Istituto Nazionale di Storia ‘Nicolae Iorga’), Cristian Luca (Università ‘Dunarea de Jos’, Galati). Sono inoltre intervenuti Constantinos G. Pitsakis (Università della Tracia, Komotini) dalla Grecia e Dan Ioan Muresan dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.

Roma, 7 giugno 2007

La scheda

Che cosa: convenzione tra Cnr e Accademia Romena- convegno: ‘L’eredità di Traiano’

Dove: Bucarest, presso l’Accademia di Romania

Quando: 7 giugno

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/85_GIU_2007.HTM

 

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2007, la primavera più calda degli ultimi due secoli

La banca dati dell’Isac-Cnr assegna il record alla primavera (marzo-maggio) appena trascorsa, con +2.3 gradi rispetto alla media di confronto 1961-90. Il primato segue quello dell’inverno 2006-2007 e dell’aprile scorso, anch’essi i più caldi dal 1800

Quella appena trascorsa è stata la primavera più calda dal 1800 ad oggi. Un nuovo record, dunque, dopo quello stabilito dal mese di aprile e dall’inverno 2006-07. Questa la notizia che giunge dalla banca dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr) dopo la conclusione del rilevamento stagionale (effettuato dal primo marzo al 30 maggio). “Non sono bastate, infatti, le temperature più fresche degli ultimi giorni di maggio”, spiega Teresa Nanni dell’Isac-Cnr, “per abbassare la media primaverile che, con un’anomalia positiva di 2,3 °C al di sopra della media del periodo di riferimento (1961-1990), si classifica al primo posto nel periodo coperto dalla banca dati del nostro istituto, che va dal 1800 ad oggi”. Questo primato segue quello dell’inverno 2006-2007 (il trimestre da dicembre a febbraio), anch’esso il più caldo degli ultimi due secoli, ed è legato essenzialmente al mese di aprile (il più caldo mai registrato da quando sono disponibili i dati, con un +3,1 °C rispetto alla media 1961-90), mentre marzo e maggio si collocano rispettivamente al tredicesimo e al decimo posto, con un +1,6 e un +2,1 rispetto alla media. Per confrontare adeguatamente tali anomalie, si consideri che il marzo più caldo dall’800 risulta essere quello del 2001, con 3,5 gradi in più rispetto al 1961-90, e il maggio più caldo quello del 1868 con +3,1.

“Una situazione simile a quella in corso si era già presentata nel 2001 che, fino al 2007, era stato l’anno con l’inverno e la primavera più caldi dei due secoli passati”, aggiunge Michele Brunetti dell’Isac-Cnr. Anche qui, può essere utile una graduatoria più articolata: per quanto riguarda le primavere, a quella appena trascorsa fanno seguito quelle del 2001 con +2,4 °C rispetto alla media di confronto, quella del 2000 con +1,8, quella del 1822 con 1,6 e quella del 1920 con +1,5; per quanto riguarda gli inverni, abbiamo in testa il 2006-07 con +2,4 °C rispetto alla media, seguito dal 2000-2001 con +1,9.

“Il contributo maggiore alle alte temperature primaverili di quest’anno proviene dalle temperature massime: le più elevate degli ultimi due secoli, con un’anomalia positiva di 1,8 gradi, seguite da quelle del 1945, del 2003 e del 2001”, specifica la dr.ssa Nanni. “La media stagionale delle temperature minime si colloca, invece, al 2° posto dopo quella del 2001,”.

 “Queste temperature da record, sia per l’inverno sia per la primavera, non sono da interpretare come ‘messaggi premonitori’ di una prossima estate bollente”, precisa però Brunetti. “Basti pensare che l’estate del 2003, che detiene a tutt’oggi il primato della più calda dal 1800 con un’anomalia positiva di ben 4,2 gradi centigradi, fu preceduta da un inverno con temperature piuttosto basse (il 52esimo della serie) e da una primavera calda ma non da record, che attualmente si classifica al settimo posto. Per sapere come potrà presentarsi la prossima estate lasciamo quindi la parola alle previsioni stagionali”.

Per quanto riguarda le precipitazioni, nulla di particolarmente rilevante da segnalare: le piogge registrate negli ultimi giorni di maggio hanno portato il totale stagionale a valori di poco al di sopra della media primaverile del periodo 1961-1990.

Per ulteriori dettagli si rimanda al sito http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate_news.html

Roma, 6 giugno 2007

La scheda

Chi: Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr (Isac-Cnr) di Bologna

Che cosa: dati primavera 2007

Per informazioni: Teresa Nanni, Isac-Cnr, Bologna - tel. 051.6399624 ; e-mail: t.nanni@isac.cnr.it; Michele Brunetti, Isac-Cnr, Bologna – tel. 051.6399623 e-mail: m.brunetti@isac.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/84_GIU_2007.HTM

 

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Ambiente e salute nelle aree ad alto rischio

Presentata alla Camera, in occasione della giornata mondiale per l’ambiente, la Relazione del Cnr. L’Ente svolge attività di ricerca in metà dei siti di interesse nazionale, nei quali vivono dai 6,4 agli 8,6 milioni di persone

Oggi, presso la sala stampa di Montecitorio, il Consiglio nazionale delle ricerche ha presentato la sua ‘Relazione sullo stato delle conoscenze in tema di ambiente e salute nelle aree ad alto rischio in Italia’, come contributo ai lavori della VIII Commissione permanente Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, nell’ambito della ‘Indagine conoscitiva sulla valutazione delle conseguenze ambientali provocate dall'inquinamento urbano, dallo smaltimento dei rifiuti e dalle aree ad alto rischio’.

In Italia sono presenti migliaia di siti inquinati: 54 Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN); circa 6.000 Siti di interesse regionale per le bonifiche (SIR); 58 siti con elevata contaminazione da amianto; 1.550 siti minerari quasi tutti dismessi; 1.120 stabilimenti a rischio di incidente rilevante. I 54 SIN, che vengono gestiti dal ministero dell’Ambiente con Conferenze di servizi e godono di finanziamenti statali dedicati alla bonifica, interessano l’area di 311 Comuni, per una popolazione che va dai 6,4 agli 8,6 milioni, a seconda se si escludono o includono Milano e Torino.

La dimensione del problema è dunque consistente, considerando oltretutto che dagli studi epidemiologici effettuati in molte aree appare chiara la relazione tra inquinamento e aumento della mortalità e di alcune malattie tumorali, croniche o acute. Secondo un recente studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane interessa circa 9 milioni di italiani, circa il 16% della popolazione residente nelle 13 città di maggiori dimensioni, dove una media di 8.220 morti l’anno, tra il 2002 e il 2004, è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 μg/m3.

In 27 dei 54 siti di interesse nazionale per le bonifiche, il CNR svolge - tramite 16 Istituti - attività di ricerca sulle tecniche di monitoraggio ambientale, sui metodi e strumenti innovativi per le bonifiche dei siti inquinati, sulla valutazione dello stato di salute delle popolazioni. Oltre a Porto Marghera, i siti più studiati sono quelli sardi del Sulcis-Iglesiente, quelli siciliani di Augusta-Priolo e Gela e quelli pugliesi di Taranto e Brindisi. Per la zona di rilascio incontrollato di rifiuti in Campania, il CNR ha contribuito al lavoro realizzato dall’OMS per la Protezione Civile, individuando in un gruppo di 32 Comuni a maggior rischio una correlazione con i dati di mortalità e di prevalenza di malformazioni congenite nei nati.

“I risultati presentati oggi dal CNR”, commenta Ermete Realacci, presidente della VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati,“saranno uno strumento di estrema importanza nell’indagine che la Commissione che presiedo sta realizzando sulle conseguenze sanitarie nelle aree ad alto rischio ambientale. Non è un caso che questi dati siano stati presentati nella giornata mondiale per l’ambiente. Per affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti a cominciare da quella dei mutamenti climatici, senza tralasciare le pesanti eredità ambientali lasciate dal passato”.

 “Il CNR ha focalizzato i propri programmi e definito un assetto organizzativo che ha arricchito la tradizionale struttura degli Istituti con i Dipartimenti e i relativi progetti”, aggiunge il presidente del Cnr, prof. Fabio Pistella. “Ciò consente di passare da un pur meritorio impegno sporadico su singole situazioni alle capacità di affrontare in modo sistematico i diversi risvolti, valorizzando al massimo le competenze di cui l’Ente dispone. Da questo punto di vista è favorevole la circostanza che questa ‘Relazione sullo stato delle conoscenze in tema di ambiente e salute nelle aree ad alto rischio in Italia’ venga alla luce subito dopo il piano 2007/2009 del CNR, che descrive queste competenze e formalizza, in particolare, il Progetto Interdipartimentale Ambiente e Salute. E’ piena la disponibilità del CNR per mobilitarsi, anche in collaborazione con altri organismi, nella direzione che sarà indicata da Governo e Parlamento, ma anche dalle Regioni con le quali è stato costruito un rapporto particolarmente proficuo”.

Alla presentazione sono intervenuti, oltre all’on. Realacci e al prof. Pistella, i direttori dei Dipartimenti Terra e Ambiente e Medicina del CNR, Giuseppe Cavarretta e Gianluigi Condorelli, il responsabile del Progetto interdipartimentale ambiente-Salute del CNR, Fabrizio Bianchi, il direttore del Centro ambiente e salute dell’OMS Europa, Roberto Bertollini, Pietro Comba, responsabile Reparto epidemiologia ambientale dell’Istituto superiore di sanità, Roberto Caracciolo, direttore del Dipartimento stato dell’ambiente e metrologia ambientale dell’APAT, Salvatore Squarcione, responsabile del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute .

Roma, 5 giugno 2007

La scheda

Che cosa: presentazione della Relazione sullo stato delle conoscenze in tema di ambiente e salute nelle aree ad alto rischio in Italia

Quando: 5 giugno 2007

Dove: Roma, sala stampa della Camera dei Deputati,

Per informazioni: Fabrizio Bianchi, responsabile del Progetto interdipartimentale ambiente-salute del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, e-mail: fabriepi@ifc.cnr.it

pagina tratta da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/83_GIU_2007.HTM

 

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Musei: molti visitatori ma distratti

 

Boom di utenti, che però nel 90% dei casi si riversano solo nelle sedi più note. Lo rivela uno studio dell’Istc-Cnr, evidenziando anche come solo il 10% ricordi ciò che ha visto. Serve un diverso sistema di comunicazione, che sfrutti le potenzialità oggi inespresse del virtuale. Il volume sarà  presentato domani 5  giugno, a Roma

 

Il numero dei visitatori dei musei statali italiani è cresciuto, dal 1996 al 2005, da 25 a 33 milioni di visitatori, con un ritmo annuo superiore al 3,5%: ma a goderne, su un totale di 402 sedi, sono pochissimi: i primi nove con il ‘marchio’ più forte coprono la metà dei visitatori, mentre i tre quarti meno noti si spartiscono un misero 10%. E’ quanto emerge da uno studio condotto da Francesco Antinucci dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche: ‘Musei Virtuali’ edito da Laterza. Il volume sarà presentato a Roma, martedì 5 giugno alle ore 17.30, presso la Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini.

Se si considerano i primi trenta musei in classifica, si nota che Colosseo, scavi di Pompei, Uffizi e Galleria dell’Accademia di Firenze nel 2005 hanno superato il milione di visitatori, mentre Castel Sant’Angelo, Circuito Museale di Firenze, Reggia di Caserta, Villa d’Este, Palazzo Pitti, Galleria Borghese, Accademia di Venezia e Cappelle Medicee hanno registrato tra 300 mila e un milione di persone un’affluenza oscillante. Sotto i 300 mila visitatori si collocano 18 musei e siti tra i quali Villa Adriana a Tivoli, Ostia Antica, Ercolano, Museo di Capodimonte, Paestum, Terme di Caracalla, S. Apollinare in Classe a Ravenna, Palazzo Ducale a Mantova, Museo Nazionale Romano e Bargello di Firenze.

“Se cumuliamo i visitatori l’effetto è eclatante” spiega Antinucci. “I primi 9 musei statali, cioè il 2% del totale, assorbono la metà  dei visitatori, cioè quasi 17 milioni di persone, lasciando i rimanenti 393 musei a dividersi il restante 50%. I primi 33 musei, l’8% del totale, assorbono i tre quarti dei visitatori (e cioè circa 25 milioni), lasciando agli altri 369 il restante  quarto (circa 8 milioni)”.  A confermare la sproporzione, i dati 2005 relativi alle quattro più importanti pinacoteche romane:  Palazzo Barberini con 87.000 visitatori, Galleria Spada con  27.000, Palazzo Venezia con 22.000 sommano un totale di  136.000 persone, mentre la sola Galleria Borghese ne ha totalizzate 440.000. Un analogo confronto vale tra Pompei e Ercolano, che hanno registrato  rispettivamente 2.344.000 e 264.000 visitatori.

Viene da chiedersi: a chi serve e quanto costa, allo Stato, mantenere aperti 402 musei? “La situazione è tale”, aggiunge Antinucci, “che per coprire il 90% dei visitatori basterebbe mantenere aperti meno di 90 musei, mentre i tre quarti, cioè 310, potrebbero essere chiusi. Il maggior successo si basa sul fatto che anche i musei sono dei ‘brand name’, in grado di attrarre indipendentemente da ciò che essi mostrano o contengono” prosegue il ricercatore dell’Istc-Cnr.

A confermare quanto poco rimanga al visitatore dopo una visita, un’indagine svolta presso i Musei Vaticani. “Abbiamo chiesto a coloro che avevano appena terminato la visita se avevano visto e ricordavano due tra le più importanti sale, quelle di Raffaello e Caravaggio: hanno risposto sì 131 visitatori su 190, il 69%, contro i 59 no, quasi un terzo delle persone. A coloro che hanno risposto affermativamente è stata sottoposta una lista degli otto autori esposti nelle due sale - Raffaello, Caravaggio, Guercino, Guido Reni, Domenichino, Nicolas Poussin, Andrea Sacchi, Jean Valentin - chiedendo quali ricordassero. Solo 14 persone, poco più del 10%, ne ricordavano almeno quattro, il 15% solo tre, mentre il 46%, quasi la metà del campione, ricordava soltanto Raffaello. E’ stato chiesto poi di ricordare i soggetti dei quadri visti, fornendo dei suggerimenti tra cui due errati: Crocifissione, Martirio, Battesimo, Adorazione, Annunciazione. Metà del campione non ha ricordato nulla, il 18% almeno un’opera corretta, mentre il 32% ha ricordato cose che non aveva visto”.

La disomogeneità dell’afflusso e la mancanza di persistenza mnemonica dei visitatori, secondo Antinucci, sono entrambe attribuibili alla scarsa capacità dei musei di comunicare i contenuti. “Per superare tale difficoltà di veicolazione”, continua  il ricercatore, “occorrerebbe affidare la spiegazione di un’opera a strumenti visivi, in ausilio allo strumento verbale-linguistico generalmente utilizzato, per garantire l’omogeneità del codice di comunicazione. Questo implica che le istituzioni si dotino di strumenti adeguati, investendo in ricerca e tecnologia”. Negli anni ‘90 l’entusiasmo per le novità delle applicazioni multimediali “aveva fatto sperare in un approccio più appropriato al settore dei beni culturali, ma a distanza di dieci anni dalle prime realizzazioni si può dire che così non è stato e che gran parte della tecnologia adottata viene intesa non come fine ma come mezzo. Computer palmari e telefonini utilizzati come ‘guide’, ad esempio, tendono sostanzialmente all’identificazione di un’immagine e non alla trasmissione di contenuti. Per i curatori di un museo il problema della fruizione non è centrale quanto l’interesse a garantire la scientificità dell’allestimento: si pensa a soddisfare più le esigenze degli studiosi che quelle dei visitatori”.

Neanche i siti web se la passano bene. Ai Musei Vaticani, l’82% dei visitatori non ha mai navigato nel portale, che interessa solo il 16% degli utenti al fine di preparare la visita. Solo 7 persone su 190  ne stima la capacità didattica. Quasi la metà di coloro che si recano nel museo reale pensa che il sito non serva a nulla, spesso giudicandolo una ‘brutta copia’ del museo reale. Un altro 27%, inoltre, non è proprio interessato al sito in sé. “Da questi risultati è evidente che il museo virtuale non va inteso come una replica di quello reale, come un catalogo o un’enciclopedia on line, ma come una proiezione comunicativa a tutto campo, senza le limitazioni del museo materiale, intervenendo sulla disposizione delle opere per creare dei ‘racconti visivi’ più adatti a tradurre i messaggi dell’opera”.

Roma, 4 giugno 2007

 

La scheda

Che cosa: presentazione del volume “Musei Virtuali”, Laterza editore

Quando: 5 giugno, ore 17.30

Dove: Roma, Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini

Per informazioni: Francesco Antinucci, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione Istc-Cnr Roma, tel. 06/3221252, francesco.antinucci@istc.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/82_GIU_2007.HTM

 

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Eden-day: si discute on line di telefonini

Di grande attualità l’ argomento della giornata conclusiva - il 5 giugno alle 11.00 - del progetto promosso dalla Commissione Europea per favorire un uso responsabile della rete da parte dei giovani. Grande successo dell’iniziativa: 300 mila gli accessi al sito

 

I telefoni cellulari e il loro uso. E’ questo l’argomento dell’ultimo - per quest’anno scolastico – ‘Eden day’, l’evento promosso dalla Commissione Europea e dedicato alla sicurezza in rete dei ragazzi e all’educazione didattica per la e-navigation. L’appuntamento è fissato per il prossimo 5 giugno dalle 11.00, quando  studenti e insegnanti potranno assistere on line al filmato realizzato sul tema dai ragazzi dell’Istituto tecnico industriale statale ‘Pascal’ di Roma. Terminata  la proiezione, avrà inizio il dibattito nelle classi e la discussione nelle aule virtuali.

“Nel corso dell’anno scolastico 2006-’07”, commenta Luca Pitolli dell’Istituto dei sistemi complessi (Isc) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma, coordinatore dell’iniziativa,  “sono stati realizzati nove eventi, con risultati molto significativi: la rete iniziale formata da tre scuole è giunta a comprendere 30 istituti distribuiti sul territorio nazionale, alcuni con il ruolo di scuole capofila. Tanti i collegamenti in diretta durante le più di 150 sessioni, come pure gli accessi agli eventi, circa tremila tra ottobre 2006 e maggio 2007”. Molte anche le visite al sito web del progetto Eden (oltre 310.000 accessi) e al portale www.saferinternet.it  (260.000 accessi). Per quanto riguarda l’attività nelle tre classi virtuali, sempre nello stesso periodo, risultano complessivamente circa  200.000 connessioni.

Tra i contenuti proposti negli eventi pubblici, ‘Il mondo delle chat’, ‘Internet come risorsa per studio e ricerca’ e ‘La protezione della privacy in rete’. Sono stati inoltre costituiti team di insegnanti per l'elaborazione della documentazione pubblicata sul sito del progetto (http://eden.saferinternet.it)”.

L’iniziativa ha dato vita a numerose collaborazioni, tra le quali quelle con i ministeri delle Comunicazioni e della Pubblica istruzione, Telefono Azzurro e l’Adiconsum. Con l'Istituto degli Innocenti di Firenze è stato siglato un accordo  per la promozione di percorsi didattici. Di recente, è stata avviata un’intesa  con la Cassa di Risparmio di Firenze per adottare le piattaforme on-line sviluppate da Eden nell'ambito del progetto "Le chiavi della città".

Gli appuntamenti con i ragazzi riprenderanno dal mese di settembre.

Roma, 1 giugno 2007

 

La scheda

Che cosa: ultimo “Eden-day” dell’anno scolastico 2006-‘07

Chi: Istituto dei sistemi complessi del Cnr, Roma

Quando: 5 giugno, ore 11.00

Dove: (http://eden.saferinternet.it)”.

Per informazioni: Luca Pitolli, tel. 06/49934025, e-mail: luca.pitolli@isc.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Giugno/81_GIU_2007.HTM

 

 

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La cocaina è anche nell’aria

 

Tracce di varie droghe rilevate dai ricercatori dell’Istituto sull'Inquinamento Atmosferico

del CNR nel particolato a Roma: è la prima volta che accade al mondo. A Taranto riscontrate presenze minori

 

Tracce di droghe nell’aria di Roma. Un gruppo di ricerca dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, guidato dal dr. Angelo Cecinato, ha messo in evidenza, per la prima volta nel mondo, la presenza di cocaina nel particolato sospeso dell'atmosfera delle città.

La ricerca si inquadra nel contesto più ampio della valutazione di composti tossici presenti nel materiale particolato ed è stata essenzialmente condotta in due aree urbane italiane (Roma e Taranto) e ad Algeri. I risultati hanno evidenziato, oltre alla presenza di cocaina e di sostanze tossiche conosciute (come il benzopirene C20H12, un idrocarburo cancerogeno presente nel fumo di sigaretta, negli scarichi degli autoveicoli e nelle emissioni da combustione), quella di cannabinolo (il principale componente attivo di marijuana e hashish) e altre droghe, anche se meno dannose, come nicotina e caffeina.

“Le concentrazioni più elevate di cocaina sono state riscontrate al centro di Roma e specialmente nell'area dell'Università La Sapienza, anche se”, precisa il dr. Cecinato dell’Iia-Cnr, “a causa del limitato numero di misure eseguite non si può dire con certezza che il quartiere universitario sia quello più inquinato da cocaina. Né possiamo affermare tout court che vi siano più diffusi il consumo e/o lo smercio di droghe: le cause di questa concentrazione sono tutte da indagare”.

Comunque, tracce di varie sostanze stupefacenti – cocaina e cannabinolo – sono state osservate anche in aree extraurbane e nei parchi cittadini, dove sembrano più alte che nelle strade di traffico. La cocaina appare in concentrazioni molto più basse nella città di Taranto, mentre risulta assente ad Algeri. Al contrario, nicotina e caffeina risultano presenti in tutte le aree studiate, “dimostrando l’estrema diffusione del consumo di queste sostanze e la loro permanenza nell’aria ambiente”, spiega Cecinato. L'analisi dell’evoluzione stagionale della cocaina in aria indica che le concentrazioni massime (a Roma, circa 0,1 nanogrammi per metro cubo) si raggiungono nei mesi invernali, “probabilmente per la più frequente e intensa stabilità atmosferica, ossia a causa dell’inversione termica al suolo che ‘blocca’ le emissioni d’inquinanti nei più bassi strati dell’atmosfera, impedendone la dispersione”.

Tali concentrazioni potrebbero apparire relativamente contenute, ma sono appena cinque volte inferiori ai limiti stabiliti per legge per una sostanza ampiamente riconosciuta come tossica quale è appunto il benzopirene.

“Il particolato sospeso, meglio conosciuto con il termine PM10 o ‘polveri sottili’ (composto da particelle di dimensioni inferiori a 10 micron)”, spiega il direttore dell’Iia-Cnr, Ivo Allegrini, “è già di per sé motivo di grande preoccupazione per l'opinione pubblica, i media e i responsabili della gestione dell'ambiente, in quanto è ben documentato che anche piccole concentrazioni in aria di questo inquinante causano gravi danni alla salute. Quando il particolato è accompagnato da composti tossici per l’uomo, l’entità della sua presenza e le sue proprietà chimiche diventano importanti dal punto di vista epidemiologico e sociale, sì da travalicare il mero aspetto del controllo generico delle fonti di emissione”. Normalmente, tali fonti sono identificate nel traffico veicolare, nel riscaldamento domestico, oppure in particolari insediamenti industriali: “Accanto a inquinanti sopravvalutati, convivono in aria composti complessivamente più pericolosi, completamente trascurati”, prosegue Allegrini. “La ricerca testimonia dal punto di vista scientifico l’elevato livello di sensibilità strumentale raggiunto dai ricercatori del Cnr, e dal punto di vista più generale della qualità dell’aria dimostra solo che tali presenze nell’atmosfera dei centri urbani meritano ulteriori studi e indagini, non solo a livello nazionale ma anche su scala internazionale visto che è presumibile che risultati simili a quelli riscontrati a Roma si trovino anche in qualunque altra metropoli. Quanto all’atmosfera di Roma si conferma che la città negli ultimi anni ha visto un sostanziale miglioramento della qualità dell’aria, come dimostrato anche dagli studi e dai rilevamenti del CNR. Si precisa che le quantità rilevate non costituiscono motivo  di ‘allarme’ o comunque ragione di apprensione, ma solo motivo di riflessione sulla necessità di accrescere ulteriormente le nostre conoscenze sulla natura dei materiali e del  particolato sospeso nell’atmosfera e sui meccanismi di trasporto e diffusione nell’atmosfera stessa”. “In particolare”, conclude Cecinato, “nuove e più estese ricerche sulla presenza, natura e origine delle droghe e delle sostanze stupefacenti contribuiranno alla lotta contro la diffusione del loro consumo”.

Roma, 31 maggio 2007

La scheda

Chi: Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr, Montelibretti (Roma)

Che cosa: nuovi dati su inquinamento – scoperta di composti tossici mai rilevati prima

Per informazioni: prof. Ivo Allegrini, Direttore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr, tel. 06/906.253.49

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/80_MAG_2007.HTM

 

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Un’Arca di Noè per i Beni culturali

Noah’s Ark è il titolo del progetto europeo coordinato dall’Isac-Cnr di Bologna, che si occupa dell’impatto che i cambiamenti climatici avranno sul patrimonio culturale nei prossimi 100 anni. I risultati finali saranno presentati a Roma il 30 maggio

 

Qual è l’effetto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale? Per valutare un rischio finora ignorato e che è invece fondamentale, la Commissione Europea ha finanziato il progetto Noah’s Ark, coordinato dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima-Isac del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna per le sue specifiche competenze sul degrado fisico, chimico e biologico dei materiali da costruzione, con la collaborazione di numerosi enti di ricerca specializzati.

Il progetto che viene presentato, il 30 maggio, a  Roma, presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (ex Chiesa di Santa Marta), piazza del Collegio Romano, 5, alle ore 9.00,  ha affrontato questa problematica elaborando i dati e i parametri ambientali che possono influenzare lo scenario futuro del patrimonio monumentale europeo e stimare il danno che  questo subirà nei prossimi 100 anni.

Il risultato degli studi è un ‘Atlante di Vulnerabilità’ con le mappe delle variazioni climatiche che potranno causare danni a materiali lapidei, metalli, legno, nelle aree di probabile rischio evidenziate. Sono state realizzate mappe dell’area europea relative al presente (1961-1990), al vicino futuro (2010-2039) e al lontano futuro (2070-2099) e mappe delle differenze tra le medie per quantificare l’entità delle variazioni.

Fra i risultati si evidenziano numerose previsioni di rischio. L’erosione dovuta all’azione della pioggia sui marmi aumenta nel Nord Europa (Inghilterra settentrionale e penisola scandinava), arrivando a produrre una perdita di materiale all’anno dello spessore di 35 micron. In tutta Europa si assisterà ad un incremento generale del fenomeno di cristallizzazione di sali, particolarmente dannoso per i materiali porosi, quali ad esempio arenarie e mattoni, che saranno soggetti a maggiori stress meccanici interni con formazione di fratture fino a completa disgregazione. Cresce nel nord Europa la corrosione di ferro e bronzo correlata agli inquinanti e alla temperatura media annuale, con massimi in corrispondenza di temperature medie annuali di 10°C. La corrosione dello zinco, utilizzato per le coperture dei tetti nei monumenti soprattutto nell’Europa centrale e settentrionale, è prevista in prevalenza nelle aree costiere con elevata deposizione di cloruri. L’effetto della radiazione solare sui materiali lapidei continuerà ad avere conseguenze rilevanti nel bacino del Mediteraneo, in particolare Sicilia e sud della Spagna e inizierà a produrre effetti anche nell’Europa centrale, coinvolgendo interamente Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e area balcanica. Monumenti marmorei classici, quali i Templi di Agrigento, e le facciate di chiese rinascimentali e barocche subiranno decoesione e alveolizzazione.

I parametri presi in esame da Noah’s Ark sono: temperatura (variazioni stagionali e annuali, cicli di gelo e disgelo, shock termici); precipitazioni (valore stagionale e annuale, umidità relativa, giorni consecutivi ed eventi estremi di pioggia); vento (valore annuale e stagionale, trasporto e deposizione di spray marino e rosa delle precipitazioni); inquinamento atmosferico (acidità delle precipitazioni e concentrazione di agenti inquinanti SO2 e HNO3).

“Il lavoro ha sottolineato il ruolo predominante dell’acqua come fattore di danno”, osserva Cristina Sabbioni dell’Isac-Cnr, coordinatrice del progetto. “Nonostante la temperatura sia spesso imputata come la variabile principale dei cambiamenti climatici, se si considerano i beni culturali sembra prevalere il ruolo non solo di eventi estremi come precipitazioni intense, alluvioni e tempeste, ma anche di quelli meno evidenti e più diffusi che provocano danni strutturali nei tetti e negli elementi ornamentali degli edifici (guglie, pinnacoli), penetrando nei materiali fino ad una loro completa decoesione. L’acqua, inoltre, è coinvolta nelle variazioni di umidità responsabili della crescita di microrganismi, in particolare su materiali lapidei e legno, e della formazione di sali che degradano le superfici ed accelerano i fenomeni di corrosione. Infine, precipitazioni più intense possono sia aumentare il rischio di alluvioni sia favorire la penetrazione dell’acqua nei materiali e nelle strutture”.

Estati sempre più secche potrebbero invece, prosegue la ricercatrice, “portare ad un maggiore essiccamento dei suoli che svolgono un ruolo protettivo nei confronti dei reperti archeologici ancora non oggetto di scavo. Inoltre, un aumento dei fenomeni di cristallizzazione dei sali si può verificare nelle strutture murarie producendo decoesione dei materiali e danno estetico superficiale”.

Oltre all’‘Atlante di Vulnerabilità’ il progetto Noah’s Ark ha prodotto delle ‘Linee guida’, con lo scopo di informare chi gestisce il patrimonio culturale sugli effetti prodotti dai cambiamenti climatici e indirizzare le autorità competenti verso opportuni interventi di adattamento, quali sistemi di monitoraggio dei parametri climatici critici.

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha rivolto una attenzione sempre maggiore alle questioni climatiche e meteorologiche, ma non sono stati ancora eseguiti studi approfonditi riguardo l’effetto delle future variazioni del clima sul patrimonio culturale. “L’Intergovernmental Panel on Climate Change-IPCC (Comitato intergovernativo sul mutamento climatico) costituito dalle Nazioni Unite”, spiega Sabbioni, “dopo aver richiesto due interventi che sintetizzassero i risultati del nostro progetto non li ha inseriti nei propri report, i quali considerano l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute dell’uomo, sull’agricoltura e sul suolo, ma non sul patrimonio culturale”.

Sono disponibili immagini

Roma, 28 maggio 2007

La scheda

Che cosa: International meeting: “Noah’s Ark EC Project. Global climate change impact on built, heritage and cultural landscapes”

Chi: Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr, Bologna

Quando: 30 maggio, ore 9.00

Dove: Roma, ex Chiesa di Santa Marta, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, piazza del Collegio Romano, 5

Per informazioni: Cristina Sabbioni, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr, Bologna, 051/6399572, e mail: c.sabbioni@isac.cnr.it,  sito web del Progetto Europeo Noah’s Ark: noahsark.isac.cnr.it/

 tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/79_MAG_2007.HTM

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Latino: un appello contro il rischio ‘estinzione’

Al convegno su “la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, organizzato da Cnr e Pontificio Comitato di Scienze Storiche, presentazione del manifesto per il “Futuro latino” e la salvezza di una “continuità culturale” che dura da tre millenni. Domani l’intervento del commissario Ue Jàn Figel’

Quale sarà il futuro del latino nella società globalizzata, dominata dalla cultura tecnico-scientifica? Per tentare di rispondere a questa domanda, Consiglio nazionale delle ricerche e Pontificio Comitato di Scienze Storiche hanno promosso un convegno internazionale intitolato “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”, in corso oggi presso il Cnr e domani nella Città del Vaticano (Domus Sanctae Marthae, ore 10). Tra gli interventi, quelli di Ján Figel’, Commissario Europeo responsabile per l’Educazione, Roberto de Mattei, vice presidente del Cnr, mons. Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Wang Huansheng, dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, è intervenuto sull’attualità della lingua latina in Cina; il prof. Wilfried Stroh con una relazione sulla importanza del latino per lo sviluppo scientifico resa in lingua ciceroniana. Il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ha inviato un messaggio di saluti.

Durante l’evento verrà presentato un Manifesto in favore della “necessità di attingere alla fonte dalla quale scaturì il grandioso patrimonio spirituale e culturale per il quale l’Europa ancora si distingue, cioè la tradizione antica classica e cristiana”, di fronte al “progressivo declino della conoscenza delle lingue greca e latina” che, “venuta meno l'attuale generazione di ricercatori ed insegnanti, si farà irreversibile” interrompendo “una continuità culturale durata poco meno di tre millenni” e “la base intellettuale e morale indispensabile per abilitare le generazioni future a gestire in modo responsabile i risultati delle scienze moderne”. I promotori chiedono “accoratamente alle autorità educative e politiche europee” di impegnarsi per “garantire la sopravvivenza della nostra identità culturale così come finora la abbiamo concepita”.

“Potremmo ripetere anche oggi la domanda di Renzo a Don Abbondio: ‘Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?’”, osserva Roberto de Mattei, vice presidente del Cnr, “nella società globalizzata, con la sua cultura tecnico-scientifica, dominata dal ‘globish’, c’è posto ancora per il latino? Il Convegno ‘Futuro Latino’ non esprime, sin dal titolo, una preoccupazione meramente conservativa, una nostalgia da laudatores temporis acti, ma la convinzione che la lingua latina abbia oggi più che mai, una sua rilevanza nella cultura contemporanea e in particolare nell’Europa comunitaria”. Servono però, conclude de Mattei, “politiche da sviluppare al fine di favorire lo studio e la diffusione della lingua latina”.

Numerosi segnali confermano l’ importanza di queste tematiche: dalla versione latina di Wikipedia, all’uso delle formule e dei nomi latini nei romanzi e nei film di Harry Potter, fino all’annunciato e ormai imminente motu proprio di Papa Benedetto XVI per la reintroduzione della Messa in latino. Non meno significativo che in Cina, “negli ultimi anni, con lo sviluppo delle ricerche scientifiche, molti si rendono sempre più conto dell’importanza della conoscenza del latino e desiderano studiarlo”, come ha affermato Wang Huansheng, dell’Istituto di ricerche sulle letterature straniere dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. “Per soddisfare questo tipo di richiesta, alcune Università hanno aperto alcuni corsi di latino”. Il prof. Wang Huansheng è autore di una Storia della lingua latina che lo scorso anno è stata dichiarata uno dei dieci libri più importanti pubblicati in Cina.

Al convegno intervengono anche: don Cosimo Semeraro, don Enrico Dal Covolo, postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, sen. Giuseppe Valditara, on. Gerardo Bianco, Marcello Veneziani, scrittore e saggista, Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, i professori Sandro Schipani, Claudio Leopardi, Giovanni Benedetto, Licia Landi, mons. Valentin Miserachs-Grau, Pia Luisa Bianco, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Bruxelles.

Roma, 25 maggio 2007

La scheda

Che cosa: Convegno internazionale: “Futuro latino: la lingua latina per la costruzione e l’identità dell’Europa”

Chi: Consiglio Nazionale delle Ricerche e Pontificio Comitato di Scienze Storiche

Dove: Roma, 25 maggio, ore 9.30, aula Marconi del Cnr, piazzale Aldo Moro, 7

            Citta del Vaticano, 26 maggio, ore 10.00, Domus Sanctae Marthae

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/78_MAG_2007.HTM

 

 

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Convegno Scientifico “Carta di identità e Passaporto, la biometri entra nei nuovi documenti elettronici”

Consiglio Nazionale delle Ricerche  - Piazzale Aldo Moro 7   (aula Marconi)

Roma, 24 maggio 2007  (dalle ore 9.00)

Carta di Identità Elettronica e Passaporto Elettronico sono frutto dell’impegno di una vasta comunità scientifica già entrati nella regolamentazione e in parte anche nell’uso comune, sia nel nostro paese sia a livello internazionale, ma che saranno sempre più presenti nella nostra vita di tutti i giorni, anche in ambiti diversi da quelli dell’attuale utilizzo. Molti aspetti tecnologici, giuridici e sociali legati a questi nuovi strumenti rimangono ancora poco noti.

Il convegno su “Carta di identità e Passaporto, la biometria entra nei nuovi documenti elettronici”, che si terrà domani 24 maggio, dalle ore 9.00, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma, piazzale Aldo Moro 7 – aula Marconi), organizzato dal Dipartimento Tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni del Cnr, intende approfondire alcuni aspetti tecnologici e normativi legati all’introduzione dei due documenti elettronici.

L'evento si svolge nel contesto del progetto ‘3DFace’ varato dalla Commissione Europea nel 2006 con l'obiettivo di studiare aspetti innovativi dei documenti di prossima generazione basati su immagini del volto tridimensionali. Il progetto europeo 3DFace, di cui il Cnr è uno dei partner scientifici, sarà oggetto della Tavola rotonda pomeridiana, nel corso della quale saranno illustrate le nuove frontiere dei documenti elettronici che potranno essere dotati di sofisticate innovazioni tecnologiche come immagini del volto in modalità tridimensionale. Spunto di discussione saranno poi i problemi etici e sociali, come il rapporto tra tecnologie biometriche e minori o le implicazioni per la  privacy, i delicati rapporti tra medicina, privacy e tecnologie biomediche, e gli aspetti strettamente tecnici come le misure di sicurezza adottate nei nuovi documenti elettronici.

 

Per informazioni: Mario Savastano, Istituto di biostrutture e bioimmagini del Cnr, Napoli – tel. 081.7683207 – cell. 335.6670188; Sandro Massa, Dipartimento Tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni del Cnr, tel. 06.4993.2014

Ufficio Stampa Cnr: Rosanna Dassisti, tel. 06.4993.3588 - 3383, e-mail: rosanna.dassisti@cnr.it 

 

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Discariche in Campania: in pericolo la catena alimentare

 

La diossina, provocata dalla bruciatura dei rifiuti, contamina acqua, terreno e piante, passando nel grasso degli ovini e da lì in latte e carne. E’ il risultato di una ricerca condotta dall’Ispaam-Cnr negli allevamenti di Napoli e Caserta

 

Carenza di discariche. Strade invase da montagne di rifiuti maleodoranti. Cittadini esasperati che si improvvisano netturbini e ‘fanno pulizia’ dando fuoco alla spazzatura. L’immondizia è diventata una vera emergenza in Campania e un problema serio per la salute dei suoi abitanti. Ma non solo. La bruciatura dei rifiuti provoca danni anche agli animali, come ha dimostrato uno studio condotto sulle pecore della zona dal Laboratorio di citogenetica animale e mappaggio genetico dell’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo (Ispaam) del Cnr di Napoli.

“Le discariche abusive presenti in Campania, soprattutto nelle province di Napoli e Caserta, e la sistematica bruciatura dei vari residui per ridurre al minimo il volume occupato ha comportato un notevole accumulo di inquinanti ambientali, tra i quali le diossine, sostanze altamente tossiche e cancerogene”, spiega Leopoldo Iannuzzi dell’Ispaam-Cnr. “La situazione è peggiorata in questi mesi con l’incendio sistematico dei cassonetti da parte della popolazione locale, che ha inconsapevolmente favorito l’entrata nel ciclo vitale di questo veleno, che inizialmente si deposita su erba, terreno e acque, fissandosi successivamente nei tessuti adiposi degli animali (incluso il grasso del latte) che hanno ingerito cibo contaminato”.

Per controllare le condizioni degli allevamenti dell’area l’Ispaam-Cnr, finanziato dal Comune di Acerra, ha condotto due studi su pecore esposte a bassi (5,3 pg/g di grasso) e alti (39 e 51 pg/g di grasso) livelli di diossine, utilizzando due test citogenetici su linfociti di sangue periferico per  valutare la stabilità del genoma degli animali esposti a queste sostanze mutagene. Queste ultime lasciano infatti traccia a livello cromosomico (gap, rotture cromosomiche, scambi intercromatidici) come dimostrano i dati ottenuti e confrontati con quelli riscontrati in cellule di animali della stessa specie e razza, ma allevati in ambienti non contaminati.

“Le due ricerche”, precisa Iannuzzi, “hanno evidenziato una notevole fragilità nei cromosomi delle pecore esposte alle diossine. In particolare, è risultata pari a 4 volte maggiore, rispetto agli animali di controllo, nelle pecore esposte a bassi livelli di diossine, e da 8 a 14 volte superiore in quelle esposte, rispettivamente, a 39 e 51 pg/g di diossine. Inoltre, nell’allevamento sottoposto ad alti livelli di diossine (51 pg/g) sono stati registrati numerosi casi di nascita di feti anormali e di aborti (l’Asl Na 4 ha registrato la morte, in questo allevamento, di più di mille animali in pochi anni)”.

Risultati indubbiamente significativi perché le pecore, per la loro alimentazione basata esclusivamente su pascoli naturali (o su residui di vegetazione prodotta localmente), rappresentano ottimi indicatori biologici (sentinelle) dell’inquinamento ambientale in territori a rischio.

Roma, 22 maggio 2007

La scheda

Che cosa: scoperta fragilità cromosomica nelle pecore esposte alla diossina in Campania

Chi: Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Cnr, Napoli

Per informazioni: Leopoldo Iannuzzi, tel. 081/5964977, e-mail: leopoldo.iannuzzi@ispaam.cnr.it

Ufficio Stampa Cnr: Rita Bugliosi, tel. 06/49932021, 3383, e-mail: rita.bugliosi@cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/77_MAG_2007.HTM

 

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Costruzioni: nasce il Gruppo di opinione

Istituito al Cnr un gruppo di esperti per indicare le

priorità di ricerca e investimento in un settore strategico per il Paese,

con uno sguardo all’Europa

 

L'investimento annuo nel settore delle costruzioni vale oggi il 9% del Pil nazionale e, direttamente e attraverso l'indotto, dà lavoro a un addetto su quattro impiegati nell'industria. Per questo è importante prestare attenzione all'aggiornamento e miglioramento delle capacità innovative, e indicare priorità condivise di ricerca e innovazione. E' questo l'obiettivo delGruppo di opinione per la ricerca nel settore delle costruzioni, appena nato per iniziativa del Dipartimento "Sistemi di produzione" del Consiglio Nazionale delle Ricerche e formato da personalità di spicco provenienti dal mondo della ricerca, dell'università, dell'impresa.

Lo stimolo per questa azione arriva dall'Europa che ha costituito una Piattaforma tecnologica delle costruzioni dove gli stakeholder europei delineano strategie e innovazione importanti per il futuro delle costruzioni. Uno dei primi impegni del Gruppo di Opinione italiano sarà appunto quello di supportare l'attività della neonata Piattaforma tecnologica italiana delle costruzioni, corrispondente a quella europea.

"E' la prima volta in Italia, che si costituisce un’équipe di alto livello per dibattere esigenze e priorità di ricerca di un settore importante come le costruzioni, con un'ampia apertura verso l'Europa", commenta Valter Esposti, direttore del Dipartimento Cnr. "Non a caso è stato possibile farlo proprio al Cnr, un operatore super partes, che ha molto contribuito alla ricerca attraverso l'operato dei propri Istituti".

“Il Gruppo si propone di svolgere una azione bottom up verso gli attori istituzionali della programmazione nazionale della ricerca”, prosegue Esposti, “mirata alla presentazione di un quadro strategico delle esigenze prioritarie di ricerca nel settore di breve, medio e lungo termine. L’obiettivo è quello di avviare una  azione di sistema pluriennale, che ottimizzi il rapporto tra le numerose competenze e idee di ricerca che il mondo scientifico esprime e le risorse finanziarie disponibili, attraverso il criterio dell’utilità. L’intendimento del Gruppo è inoltre quello di generare proposte di progetti che possano essere realizzati nell’ambito di una dinamica armonica tra stato e regioni”.

Nella prima riunione, su proposta del Direttore del Dipartimento del Cnr, il Gruppo ha nominato due presidenti, uno proveniente dal mondo scientifico, prof. Marco Pacetti, ordinario di Fisica tecnica e attuale Rettore dell'Università Politecnica delle Marche, l'altro dal mondo industriale, dott. Giorgio Squinzi, Amministratore unico della Mapei e attuale Presidente di Federchimica.

Tra gli altri, fanno parte del Gruppo Catervo Cangiotti (ANDIL),  Alfonso Panzani (Assopiastrelle), Andrea Negri (Federlegno),  Piero Torretta (ANCE), Giuseppe Turchini (Politecnico di Milano), G. Michele Calvi (Univ. Di Pavia), Roberto Vinci (ITC-CNR).

 

Roma, 21 maggio 2007

 

La scheda

Chi: Gruppo di opinione per la ricerca nel settore delle costruzioni

Che cosa: iniziativa del Dipartimento Cnr “Sistemi di produzione”

Per informazioni: Ing. Valter Esposti, direttore del Dipartimento Cnr “Sistemi di produzione”. Tel. 06.49933663 – 02.23699546

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/76_MAG_2007.HTM

 

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IUGG-5000 SCIENZIATI PER STUDIARE LA TERRA

 

Circa 7.000 scienziati provenienti da 80 Paesi discuteranno de “La Terra: il nostro pianeta che cambia” alla XXIV assemblea di Iugg (International Union of Geodesy and Geophysics), a Perugia dal 2 al 13 luglio 2007. L’assemblea è stata presentata oggi a Roma al Consiglio nazionale delle ricerche da Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell'Irpi-Cnr

 

Terremoti, siccità, tempeste e vulcani, ma anche le risorse ambientali per migliorare la vita nei Paesi in via di sviluppo. Circa 7.000 scienziati provenienti da 80 Paesi ne parleranno durante la XXIV assemblea di Iugg (International Union of Geodesy and Geophysics) dedicata al tema “La Terra: il nostro pianeta che cambia”, a Perugia dal 2 al 13 luglio 2007. L’assemblea è stata presentata oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche da Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, da Giuseppe Cavarretta, direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, e da Franco Prodi, direttore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac-Cnr).

Iugg è un’organizzazione non governativa e no profit che riunisce sette associazioni internazionali e interdisciplinari di scienze della Terra, e che promuove e sostiene la ricerca scientifica. A Perugia sono attese per due settimane circa 10.000 presenze e si terranno oltre 220 convegni e incontri. “Avere ottenuto che si tenga in Italia, dopo più di cinquanta anni dall’edizione inaugurata a Roma da Papa Pio XII, è un successo per l'intera comunità scientifica nazionale”, spiega il prof. Ubertini. “La partecipazione è imponente, si sono iscritti studiosi persino da Yemen, Botswana, Isole Fiji e Comore. Inoltre, dai titoli si intuisce la forza di studi quali quelli su prevedibilità degli eventi calamitosi, variazioni climatiche globali, influenza della radiazione solare sull’ecosistema, mutazioni ed inversioni del campo magnetico terrestre. Ma non mancano lavori come “ghiaccio extraterrestre” o “magnetismo extraterrestre”. Verrà inoltre sancita una nuova associazione in seno alla IUGG, l’UCCS (Union Commission Cryospheric Sciences)”.

L’Assemblea Iugg si inserisce in un momento di ampia e alta attenzione per le tematiche ambientali, quali il deficit di risorse idriche. Spiega Ubertini: “Se il rischio di desertificazione per l’Italia è, in realtà, difficilmente realizzabile, è invece  possibile un aggravamento del deficit idrico di alcune zone. In Europa tale deficit nel 2003 ha causato oltre 10 miliardi di euro di danni e il depauperamento idrico è stato anche causa di un peggioramento qualitativo dell’acqua dovuto al  minor tempo di ritenzione e depurazione naturale. E’ necessario, pertanto, individuare modalità di prevenzione e mitigazione dei consumi: negli ultimi 100 anni, il fabbisogno giornaliero in Italia si è innalzato da 50 fino a 500 litri per persona e in media nei Paesi mediterranei la domanda è raddoppiata negli ultimi 50 anni e ha raggiunto i 290 miliardi di m3 annui. Gli incrementi più elevati sono in Turchia, Siria e Francia, e le previsioni al 2025 stimano una crescita del 25% dei consumi in Turchia, Siria ed Egitto. L’uso irriguo rappresenta circa il 65% del consumo idrico per i Paesi mediterranei, anche conseguentemente all’aumento delle aree irrigate passate negli ultimi 40 anni da 11 a 20 milioni di ettari (in particolare in Turchia e in Spagna). L’approvvigionamento idrico deve diventare, quindi, una priorità assoluta, soprattutto attraverso la manutenzione delle reti che in Italia presentano perdite con punte del 40%”.

L’assemblea di Perugia sarà anche l’occasione per focalizzare meglio aspetti già dibattuti in altre sedi internazionali. Ad esempio, il quarto Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) prevede che l’innalzamento medio del livello marino alla fine del 21° secolo varierà da 0.18 a 0.59 metri. “Studiare il passato può però fornire una prospettiva”, spiega nel suo abstract per l’assemblea Yury Barkin dello Sternberg Astronomical Institute di Mosca. “Globalmente, durante l’ultimo periodo interglaciale (LIG) che durò da 130 a 116 mila anni fa, il livello marino era superiore dai 4 ai 6 metri a quello di adesso e i dati indicano che l’Artico fosse più caldo di oggi, con una enorme riduzione dei livelli marini nelle acque costali intorno all’Alaska e lo scioglimento di quasi tutti i ghiacciai nell’Emisfero del Nord. La foresta boreale si estendeva in aree ora occupate da tundra nell’interno dell’Alaska e della Siberia. Le calde estati artiche durante la prima metà del LIG furono causate dai cambiamenti nell’orbita e nell’inclinazione terrestre, che intensificarono le radiazioni solari. I calcoli eseguiti su modelli mostrano estati artiche dai 3 ai 5 gradi più calde di oggi, specialmente sopra e vicino la Groenlandia, e temperature di superficie massime quotidiane durante le estati sopra il congelamento su tutta la lastra glaciale della Groenlandia, che aveva una dimensione più ridotta”.

Le misure del cambiamento del livello marino globale saranno anche al centro del lavoro di Simon Holgate, oceanografo del Laboratory Joseph Proudman di Liverpool. Negli ultimi dieci anni è stato rilevato, attraverso l’altimetria, che il livello marino ha avuto un tasso di aumento di 3,2 mm l’anno, significativamente maggiore del tasso medio del ventesimo secolo calcolato da un insieme di livelli di marea in circa 1.8 mm/anno. “Questo porterebbe a ritenere che l’aumento del livello marino sia accelerato”, osserva Volgate, aggiungendo però che “i tassi decennali del cambiamento del livello marino durante il XX secolo provenienti da due ricostruzioni basate su differenti metodologie - Holgate (2007) e Church and White (2006) - comparati con quelli altimetrici danno riscontro che il tasso di cambiamento del livello marino dell’ultima decade non è il più alto rispetto al XX secolo e dunque non vi sono prove di tale aumento”.

Roma, 17 maggio 2007

Scheda

Chi: Istituto di ricerca per la  protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr

Che cosa: Presentazione Convegno “La Terra: il nostro pianeta che cambia” (Perugia dal 2 al 13 luglio 2007)

Per informazioni: prof. Lucio Ubertini, presidente del Comitato organizzatore di Iugg e direttore dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, tel. 075/5014.411-402.

Tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/75_MAG_2007.HTM

 

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DNA polimerasi lambda, una difesa contro il cancro

 

Scoperto dall'Istituto di genetica molecolare del Cnr un meccanismo essenziale della difesa che le nostre cellule attivano contro l’ossidazione. La pubblicazione della ricerca su Nature.

 

I radicali liberi possono contribuire a provocare le malattie degenerative, nonché il cancro, modificando le informazioni trasmesse dal DNA. E’ pertanto essenziale comprendere come le cellule limitino questi errori. I ricercatori dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia (Igm-Cnr) guidati da Giovanni Maga, in collaborazione con colleghi svizzeri e francesi, potrebbero ora dare una risposta a questo interrogativo: la DNA polimerasi lambda, in coordinamento con altre due proteine (PCNA e RP-A), ‘difendono’ la correttezza dell'informazione genetica contro il danno ossidativo.

“La forma più comune di danno ossidativo causato dai radicali liberi, unprodotto di scarto’ che si forma nelle cellule durante il metabolismo respirativo”, spiega il dr. Maga, “è la trasformazione della guanina, una delle due basi azotate naturali del DNA, nel derivato 8-ossiguanina. Questa base modificata è molto insidiosa, in quanto induce degli errori di ‘lettura’ nelle DNA polimerasi, cioè gli enzimi deputati a ricopiare l'informazione genetica per trasmetterla alla cellula figlia. L'accumulo di queste mutazioni rappresenta un primo passaggio per l'insorgere dei tumori, e inoltre il continuo stress ossidativo delle cellule è un fattore cruciale nel processo di invecchiamento”.

La cellula, fortunatamente, possiede numerosi sistemi per difendersi da questi mutageni ‘naturali’, che tuttavia non era ancora chiaro come agissero per limitare gli errori commessi dalle DNA polimerasi durante la ‘ricopiatura’ del DNA contenente 8-ossiguanina. Il laboratorio di enzimologia del DNA dell'Igm-Cnr, ha svolto un lavoro che potrebbe dare una risposta. “Una tra le oltre 15 DNA polimerasi umane, la DNA polimerasi lambda”, prosegue Maga, “è particolarmente ‘fedele’ nel copiare il DNA contenente la 8-ossiguanina, grazie anche all'azione coordinata di altre due proteine (PCNA e RP-A), già note come essenziali per la duplicazione del DNA cellulare”. Questa scoperta, da un lato contribuisce ad assegnare un ruolo alla finora poco conosciuta DNA polimerasi lambda, dall'altro rivela per la prima volta come proteine altamente coinvolte nella duplicazione dell'informazione genetica di tutti i mammiferi giochino un ruolo fondamentale anche nella protezione contro il danno ossidativo.

Tali risultati, recentemente pubblicati sulla rivista Nature, aprono anche nuove prospettive per lo studio dei meccanismi di trasformazione neoplastica. “Ad esempio”, conclude il ricercatore dell'Igm-Cnr, “si potranno cercare eventuali alterazioni della funzione della DNA polimerasi lambda che correlino con l'accumulo di mutazioni e l'insorgenza di tumori”.

Roma, 16 maggio 2007

La scheda

Chi: Istituto di genetica molecolare-Cnr Pavia

Che cosa: individuato il meccanismo attivato dalle cellule  contro l’ossidazione

Per informazioni:Giovanni Maga, laboratorio di enzimologia del DNA dell'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, tel. 0382/546354, e-mail: maga@igm.cnr.it

Referenze: Giovanni Maga, Giuseppe Villani, Emmanuele Crespan, Ursula Wimmer, Elena Ferrari, Barbara Bertocci and Ulrich Hübscher. 8-oxo-guanine bypass by human DNA polymerases in the presence of auxiliary proteins. Nature Advanced Online Publication May 16th/ 2007 doi: 10.1038/nature05843  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/74_MAG_2007.HTM

 

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Le neuroscienze si tingono di rosa

 

Una ricercatrice dell’Istituto di neuroscienze  del Cnr di Cagliari ha vinto una borsa di studio di 15.000 euro, della durata di un anno, promossa da  L’Oréal  Italia e dall’Unesco con l’intento di dare un sostegno concreto alla ricerca scientifica al femminile

 

Un’assegnista di ricerca presso l’Istituto di neuroscienze (In) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ventotto anni, Paola Maccioni è stata premiata con una borsa di studio di 15.000 euro per la durata di un anno, dalla giuria - presieduta da Umberto Veronesi -  del programma “L’Oréal Italia per le donne e la scienza 2007”, promosso in collaborazione con la Commissione italiana dell’Unesco, grazie a uno studio nel settore delle neuroscienze. Il premio, giunto alla quinta edizione, è andato anche ad altre quattro giovani ricercatrici.

Laureata a pieni voti in scienze biologiche all’Università di Cagliari, Paola Maccioni attualmente frequenta il terzo anno del dottorato di ricerca in neuroscienze all’Università di Cagliari ed è assegnista di ricerca presso l’In-Cnr di Cagliari dove conduce studi sulla neurobiologia dell’alcolismo. In particolare, il progetto per il quale è stata premiata è dedicato allo “Studio delle proprietà anti-alcol dei modulatori allosterici positivi del recettore GABAB”.

“Il nostro progetto di ricerca si propone di studiare in opportuni modelli sperimentali l’effetto di diversi farmaci che attivano il recettore GABAB sul consumo di alcol e le proprietà gratificanti dell’alcol”, spiega la ricercatrice. “Oltre agli agonisti diretti, verrà prestata particolare attenzione ad una nuova classe di farmaci che svolgono un’azione di modulazione allosterica positiva sul recettore GABAB”. “L’alcolismo costituisce un grave problema di ordine medico e sociale”, aggiunge Giancarlo Colombo, ricercatore dell’In-Cnr, con il quale lavora la dr.ssa Maccioni, “e le terapie farmacologiche attualmente disponibili sono di modesta efficacia. La comprensione del meccanismo d’azione dell’alcol nel cervello è condizione necessaria per sviluppare nuovi farmaci per il trattamento di questa forma di dipendenza”.

Per questi studi vengono utilizzati ratti della linea Sardinian Alcohol preferring (sP), selezionati geneticamente per l’elevato consumo ‘volontario’ di alcol.

Roma, 15 maggio 2007

La scheda:

Chi: Paola Maccioni, assegnista di ricerca presso l’Istituto di neuroscienze del Cnr di Cagliari, vincitrice di una delle cinque borse di studio di L’Oréal Italia e Unesco

Che cosa: borsa di studio di 15.000 euro per la durata di un anno, assegnata da “L’Oréal Italia per le donne e la Scienza” e Commissione italiana per l’Unesco

 

Per informazioni: Giancarlo Colombo, Istituto di neuroscienze del Cnr di Cagliari, tel.: 070 302227, cell.: 3498172324

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/73_MAG_2007.HTM

 

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Risorgono gli agrumi del ‘500

La crioconservazione per la salvaguardia e la tutela delle specie vegetali in Europa. Se ne parlerà nel corso di un meeting internazionale organizzato dall’Ivalsa - Cnr di Firenze che presenterà i risultati di questa tecnologia applicata ad antiche varietà di Citrus del XVI secolo, presenti in una collezione iniziata da Cosimo I° de’ Medici

Oltre un terzo delle specie vegetali presenti nel mondo è sottoposto a erosione genetica o rischia addirittura l’estinzione. Anche numerose specie europee rientrano tra quelle minacciate. Per bloccare questa “emorragia” di risorse naturali e fare il punto della situazione, ricercatori e studiosi europei si incontreranno a Firenze, dal 10 al 12 maggio 2007, in un meeting sulla crioconsevazione dal titolo “Technology, application and validation of plant cryopreservation”, organizzato dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr.

“La salvaguardia della biodiversità vegetale è di prioritaria importanza per la tutela del nostro patrimonio ambientale”, sostiene Maurizio Lambardi, ricercatore Ivalsa e responsabile del laboratorio Cnr di conservazione in vitro e crioconservazione. “E’ fondamentale, quindi, intervenire per tempo per arrestare o contenere la perdita di risorse genetiche dovuta a fattori naturali o indotti dall’uomo”. Già a partire dagli anni ’70 si è intrapresa, a livello mondiale, una importante opera di raccolta e conservazione del germoplasma vegetale in banche del seme e collezioni in campo. “Grazie al recente contributo delle biotecnologie”, dice Lambardi, “questo settore può ora avvalersi di metodi innovativi quali la crioconservazione, che permette lo stoccaggio di organi vegetali (gemme, meristemi, semi interi o embrioni) alla temperatura ultra-bassa (-196°C) propria dell’azoto in fase liquida”. Tale tecnica comporta molti vantaggi: elevata potenzialità conservativa (in un contenitore da 35 litri di azoto liquido si possono stoccare oltre 6000 espianti), bassi costi di conservazione, mantenimento del materiale vegetale in assoluta sicurezza genetico-sanitaria e la possibilità di conservazione praticamente illimitata nel tempo.

“Presupposto di questa tecnologia”, spiega Carla Benelli, ricercatrice Ivalsa-Cnr “è la ‘vitrificazione’ del materiale vegetale sottoposto a drastico abbassamento termico, termine che indica quel fenomeno fisico per il quale le molecole di acqua non cristallizzano e la soluzione assume una consistenza amorfa (vetrosa). La vitrificazione del citoplasma cellulare previene la formazione dei letali cristalli di ghiaccio intra-cellulari; pertanto, gli organi e i tessuti vegetali sottoposti a questa tecnica si mantengono integri e vitali alla temperatura dell’azoto liquido e sono in grado di ricostuire una coltura di gemogli o una linea cellulare quando reintrodotti in coltura in vitro”.

Al meeting di Firenze saranno presentati i risultati di uno studio dell’Ivalsa che ha permesso di individuare efficienti procedure di conservazione in azoto liquido di semi provenienti da alcune antiche varietà e specie poliembrioniche di Citrus, facenti parte di una collezione, unica nel suo genere, iniziata da Cosimo I° de’ Medici nel XVI secolo e localizzata presso la ‘Villa Reale di Castello’ in Firenze. “La prima notizia di coltivazione d’agrumi alla Villa di Castello risale al 1544, quando il duca ordina che vengano innestati ‘occhi di limoni dolci’ ”, riferisce Lambardi. “Da allora la collezione si è accresciuta sempre di più e attualmente conta circa 500 esemplari in grandi conche di terracotta che rappresentano il ‘fiore all’occhiello’ della Villa”. Il numero, ma soprattutto le varietà rare, le ‘mostruosità’ e le ‘bizzarrie’ dei suoi frutti, spesso rappresentate da solo uno o pochi esemplari, ne fanno una collezione in vaso di grande interesse internazionale. “Questo prezioso germoplasma può rappresentare”, conclude Lambardi, “una straordinaria fonte di ‘antichi’ caratteri genetici, potenzialmente utili nel miglioramento di specie del genere Citrus”. La ricerca dell’Ivalsa, quindi, è il primo promettente passo verso la possibilità di preservare in una ‘criobanca del seme’ questa preziosa biodiversità, proteggendola dai ‘rischi del tempo’.

Per i giornalisti sono disponibili foto ad alta risoluzione

Roma, 8 maggio 2007

La scheda

Chi: Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa), sede di Sesto Fiorentino (Fi), Laboratorio di “Conservazione in vitro e Crioconservazione”

Che cosa: Meeting “Technology, application and validation of plant cryopreservation”, nell’ambito della COST Action 871 “CryoPlanet - Cryopreservation of crop species in Europe

Dove: Area di ricerca Cnr di Firenze, Via Madonna del Piano, Sesto fiorentino (Fi)

Quando: dal 10 al 12 maggio 2007

Informazioni: Maurizio Lambardi, Ivalsa, Cnr, Firenze tel. 055/5225685, e-mail: lambardi@ivalsa.cnr.it; Carla Benelli, Ivalsa, tel. 055/5225698, e-mail: benelli@ivalsa.cnr.it   

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/72_mag_2007.htm

 

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Giuristi cinesi a Roma per studiare il diritto romano

 

Si riuniranno al Cnr e  seguiranno, dal 7 al 10 maggio,  un corso di alta formazione sull’argomento per acquisire la  preparazione necessaria alla redazione del Codice civile,  prevista per il 2010

 

Si svolgeranno da lunedì 7 a giovedì 10 maggio, a Roma,  presso il Consiglio nazionale delle ricerche, P.le A. Moro 7 (aule Marconi e Bisogno), alcune delle lezioni del Corso breve di alta  formazione in Diritto romano per docenti cinesi, diretto dal professor Sandro Schipani, responsabile del progetto “Unificazione del diritto, integrazioni continentali, cooperazione internazionale” presso il Dipartimento identità culturale del Cnr e ordinario di Diritto romano all’università di Roma Tor Vergata.

Il corso, che è stato inaugurato il 2 maggio presso i Musei Capitolini, prevede gli interventi di insigni romanisti e civilisti italiani e l’approfondimento di rilevanti aspetti di istituti del Diritto romano e del Diritto civile di particolare interesse per il processo di codificazione civile in atto nella Repubblica Popolare Cinese (Rpc).

A determinare l’iniziativa la sempre crescente domanda, da parte cinese, di rafforzare la formazione sul Diritto romano dei propri docenti ed esperti in Diritto civile, in vista della redazione del Codice civile, prevista per il 2010.

La Cina si è aperta alla ricezione del nostro sistema giuridico già dagli inizi del secolo scorso, tuttavia dalla fondazione della Rpc, solo a partire dagli anni ’80 il Governo ha formalmente assunto l’impegno di promuovere gradualmente la costruzione di un moderno sistema fondato sullo  Stato di diritto e di aprirsi all’economia di mercato, offrendo specifica tutela alla proprietà e all’iniziativa private. In tale quadro è nata l’esigenza di formare docenti, magistrati e operatori del settore in grado di affrontare le mutate situazioni socio-economiche e di sostituire gradualmente i colleghi della generazione precedente, formatisi in ambienti militari o di partito.

La ‘quattro giorni’ capitolina è promossa dall’Osservatorio sul sistema giuridico romanistico in Italia e in Cina dell’università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con la commessa Cnr relativa all’Uso del diritto romano in Cina. Formazione del diritto cinese nell’ambito del sistema giuridico romanistico, ed è patrocinata dal Comitato nazionale per le celebrazioni del 750° anniversario della nascita di Marco Polo.

Roma, 4 maggio 2007  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/71_mag_2007.htm

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Siena: la sua forza nel Medioevo

Dal progetto di rialzare quaranta torri, giudicato favorevolmente da Mussolini nel 1935, al conio della formula ‘misticismo senese’ ad opera di Misciattelli nel 1911.L’uso della cultura medievale come strumento per rafforzare lo spirito di identità ha attraversato nei secoli la storia della città. Se ne parla in un convegno.

Cosa rimane oggi del giudizio espresso dalla critica inaugurata dal Vasari nel ‘500 relativo al primato di Firenze su Siena? Fu la cultura senese del XV secolo progressiva o regressiva rispetto a quella fiorentina fertile di speculazioni filosofiche e sperimentazioni prospettiche? Si può parlare di ‘misticismo senese’ o si tratta di un luogo comune?

Sono alcuni interrogativi intorno ai quali si incentra il Convegno internazionale di studi “Presenza del passato. Political ideas e modelli culturali nella storia e nell’arte senese”, organizzato nella città dal Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Università di Siena, il Courtauld Insitute of Art e il Warburg Insitute di Londra, l’Institut Européen de Recherches Etudes et Formation, con il contributo della Banca e della Fondazione Monte dei Paschi.

Dalle relazioni emerge che la visione medievalistica, ‘arcaica’ e spirituale della città, affermatasi fino ai tempi moderni, non fu solo pregiudizio ma, in molti casi, scelta politica programmatica per ribadire l’identità, l’individualismo e l’egemonia culturale senese rispetto a quella fiorentina.

In tal senso appare significativa la testimonianza portata da Gianni Mazzoni dell’Università di Siena relativa al riuso della cultura medievale in diverse epoche storiche, dal XV al XIX secolo e oltre. “Nel 1935 il Podestà Fabio Bargagli Petrucci propose a Benito Mussolini, incontrato a Palazzo Venezia, il rialzamento delle torri medievali della città”, spiega lo studioso. “Il Comune avrebbe provveduto alla ricostruzione di una ventina di torri, un’altra ventina o più sarebbero state finanziate dallo Stato. Le oltre quaranta torri ritrovate avrebbero conferito al profilo di Siena una suggestiva fisionomia, tale da rendere la città ancor più ricercata e visitata da italiani e stranieri per il suo aspetto senza riscontro nel mondo intero. Il progetto di ricostruzione, già approntato dal poliedrico artista Arturo Viligiardi, fu giudicato favorevolmente dal Duce, ma non ebbe seguito, sia a causa delle difficoltà economiche create, in quegli stessi mesi, dall’impresa colonial-imperiale italiana in Etiopia, sia per la precoce scomparsa di Viligiardi (1936), sia per la repentina uscita dalla scena politica, di lì a pochi mesi, del medesimo podestà”.

Sulla stessa scia si colloca la formulazione del cosiddetto ‘misticismo senese’ servito, secondo Mauro Mussolin della New York University, anche in epoca recente a rafforzare l’identità e il senso della tradizione locale. Infatti, “la definizione di ‘misticismo senese’ si deve al titolo di una fortunata strenna della banca Monte dei Paschi di Siena del 1965 curata da Aldo Lusini, a sua volta riedizione di un precedente volume di Piero Misciattelli intitolato ‘Mistici senesi’ pubblicato per la prima volta nel 1911”, afferma lo studioso. “La rievocazione letteraria permetteva di accomunare figure religiose di senesi del passato assai diverse, riuscendo, nello stesso tempo, a proiettare sul tessuto sociale, artistico, culturale un concetto di sacro ben in linea con il revival di quei temi medievali utili all’elaborazione di una rinnovata identità civica, che andava sempre più riconoscendosi nella tradizione del Palio. Questo elemento di ricostruzione nostalgica del vissuto religioso dei senesi d’inizio secolo ebbe una delle voci più autorevoli, ancorché provinciali, in Piero Misciattelli e nella produzione editoriale di due importanti riviste culturali locali La Diana e Rassegna d'arte senese”.

Del Medioevo ‘rivissuto’ si sono occupati anche Maria Monica Donato della Scuola Normale Superiore di Pisa, con un’analisi della ‘fortuna’ e ‘sfortuna’ della storia figurata della vittoria dei senesi nella battaglia contro i fiorentini avvenuta a Montaperti, e Machtelt Israëls, storico dell’arte di Amsterdam.

Il legame tra passione civica e sentimento religioso è stato indagato da Andrea Giorgi e Stefano Moscadelli, attraverso uno studio delle processioni nei secoli XII-XIV, e da Paolo Nardi dell’Università di Siena.

Ma è soprattutto l’arte a rappresentare il forte spirito individualistico e identitario della città, soprattutto la pittura della prima metà del Quattrocento che non aderì mai completamente alle innovazioni del Rinascimento fiorentino, accogliendone solo quegli aspetti che risultavano più affini alle poetiche degli illustri modelli della tradizione locale, da Duccio di Buoninsegna a Simone Martini. La non completa adesione dei quattrocentisti senesi alle innovazioni fiorentine è stata a lungo spiegata con la tendenza al conservatorismo, alla chiusura intellettuale della classe politica locale. Tale scelta secondo Luke Syson della National Gallery di Londra, va invece spiegata con la volontà deliberata di mantenere un’alternativa al linguaggio artistico fiorentino. “Su questa base si può ravvisare una sorta di protezionismo stilistico, che non deve essere confuso con l’isolazionismo”, spiega Syson. Lo stile senese diventa parte integrante di un’ideologia civica che si esprime anche nell’arte della copiatura. “Nei contratti di committenza di un’opera veniva espressamente richiesta agli artisti la copiatura della produzione esistente”, continua Syson. “Tale prassi, comune in Italia, a Siena non riguardava solo la struttura generale o la composizione, ma talvolta anche lo stile dei pittori medievali”.

“Per comprendere quest’arte”, secondo Roberto de Mattei, vice Presidente del Cnr, “bisogna chiedersi se esiste un paradigma senese così come esiste quello fiorentino. Il punto più interessante in questo confronto non è la divergenza tra Duccio e Giotto che operarono all’interno della medesima visione del mondo, ma quello che accadde nel Quattrocento, secolo nel quale si consumò una frattura tra la cultura umanistica fiorentina e la tendenza senese al recupero della tradizione. In conclusione, nella misura in cui si può parlare di paradigma senese, che in quanto tale conserva la sua validità nel tempo, è lecito parlare di Siena non come città prigioniera del passato, ma piena di rinnovamento. Essa trae la sua forza proprio nel fatto che pur essendo fedele al proprio passato, non rimane legata ad esso”.

Del rapporto tra la città e la religione si sono inoltre occupati la storica Petra Pertici, Monika Butezek del Kunsthistorisches Institut di Firenze, Joanna Cannon del Courtauld Institute di Londra, Costanza Barbieri, della Università Europea di Roma e Massimo Viglione del Cnr.

Un filone originale degli studi - rappresentato da Gerhard Wolf del Kunsthistorisches Institut, Florence Vuilleumier Laurens dell’Università di Brest, Jean Campbel, della Emory University - USA, e dalla storica Marcella Marongiu - mira invece a ricostruire la fortuna dell’allegoria del ‘Buono e Cattivo Governo’, dipinti nel Palazzo Pubblico.

Il mito della fondazione di Siena e i legami della città con la classicità sono stati indagati da Roberto Guerrini, Marilena Caciorgna e Fabrizio Nevola dell’Università locale. “Il mito fondativo di Senio ed Aschio, innescato sulla vicenda di Romolo e Remo”, sottolinea Nevola, “serviva proprio a rendere visibile un legame ideale fra Siena e Roma anche attraverso la diffusione nel tessuto urbano di colonne decorate con la lupa capitolina”.

Roma, 4 maggio 2007

La scheda

Che cosa: Convegno internazionale di studi: Presenza del passato. Political ideas e modelli culturali nella storia e nell’arte senese”

Chi: Consiglio nazionale delle ricerche, Università di Siena, Courtauld Insitute of Art e Warburg Insitute di Londra, Institut Européen de Recherches Etudes et Formation, con il contributo della Banca e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

            Dove: Siena, 4 maggio, ore 9.30, presso Rettorato, Aula Magna Storica, via Banchi di Sotto, 55;

ore 15.00, presso Palazzo Patrizi, sala degli Intronati, Accademia Senese degli Intronati, via di Città, 75; 5 maggio, mattina (9.30) e pomeriggio (15.00), Complesso Museale del Santa Maria della Scala, Sala del Camino, Piazza Duomo, 2

Per informazioni: Miriam Einaudi, Direzione Generale, Paesi industrializzati - Organismi internazionali del Cnr, tel. 06/49933152, e mail: miriam.einaudi@cnr.it  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/70_mag_2007.htm

 

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Ritorna il leopardo delle nevi: successo di Ev-K2-Cnr

Nel Parco Nazionale dell’Everest accertata – anche mediante un’eccezionale prova fotografica – la presenza stabile di alcuni esemplari. Un’importante inversione di tendenza dopo l’estinzione nell’area, avvenuta negli anni ‘60

Il leopardo delle nevi, classificato come specie gravemente minacciata dall’International Union for the Conservation of Nature, ha fatto ritorno, in maniera stabile, nell’area del Parco Nazionale del Sagarmatha (il nome nepalese dell’Everest). A dare la notizia è l’équipe di ricerca in ‘Scienze ambientali’ di Ev-K²-Cnr, guidata dal prof. Sandro Lovari dell’Università degli Studi di Siena, che ha avviato un progetto su ‘Conservazione della biodiversità: la comunità di grandi mammiferi e la comunità ornitica’ e che da tempo si occupa della conservazione di questo grande carnivoro attraverso un progetto specifico del Comitato Ev-K²-Cnr ‘Vanishing tracks on the roof of the world’.

“Negli anni ’60 la specie era sostanzialmente estinta nel parco, a causa dell’attività illegale di ‘protezione’ a difesa degli allevamenti e di quella dei bracconieri”, dice Sandro Lovari. “I primi segni indiretti del ritorno del leopardo datano al 2002, con il rilevamento della forte diminuzione dei piccoli di tahr, particolare specie di capra selvatica che vive sulla catena dell’Himalaya e una delle prede preferite del leopardo delle nevi ‘Uncia uncia’. Nel 2003 invece è stato rinvenuto il primo escremento e c’è stato il primo incontro con un esemplare, del quale sono state scattate alcune fotografie”. La presenza occasionale adesso si è però consolidata, con almeno tre individui di cui due residenti, mentre nel bosco intorno a Namche (3400 metri d’altezza) è presente anche il leopardo comune ‘Panthera pardus’, del quale vivono nel Parco almeno altri due esemplari. “Queste cifre”, spiega Lovari, “ci danno l’idea della lentezza con cui si ricostruisce il patrimonio faunistico, che in pochi decenni l’uomo è riuscito quasi a distruggere”.

Il progetto di ricerca è stato attuato nell’ambito della collaborazione siglata tra il Comitato Ev-K²-Cnr, il Wwf Nepal – con l’avallo del Wwf International - e il Parco Nazionale del Sagarmatha, istituito a tutela di questo fragile ecosistema himalayano messo a rischio dalla crescente pressione turistica.

Lo studio ha tenuto conto, prevalentemente, delle analisi dei segni di presenza (impronte ed escrementi) e di quelle genetiche prevedendo anche una serie di conteggi mensili ed annuali delle prede oltre che lo studio dell’alimentazione. “Subito dopo il periodo delle nascite dei tahr, il leopardo delle nevi si ciba per il 70% dei piccoli di questo ungulato”, prosegue Lovari. “Nei mesi autunnali questa percentuale tende a scendere fino al 30-35% e la sua dieta si sposta verso il mosco, un cervide primitivo, e verso il bestiame domestico”.

L’ultima documentazione relativa al ritorno del leopardo è costituita dalle fotografie realizzate proprio nei giorni scorsi dal prof. Luca Rossi, collega di Lovari. “Si tratta di un ulteriore segno di ‘acclimatamento’ di questa specie”, conclude Lovari, “che in passato ha avuto molte ragioni di temere l’uomo (gli allevatori locali lo uccidevano avvelenandolo o lapidandolo), mentre non sono mai state registrate aggressioni del leopardo delle nevi verso l’uomo”.

Le foto realizzate dal prof. Rossi sono disponibili in allegato al comunicato.

Namche (Nepal)-Roma, 3 maggio 2007

La scheda

Che cosa: progetto Ev-K²-Cnr per la salvaguardia del leopardo nepalese delle nevi

Chi: Comitato Ev-K2-Cnr

Per informazioni: Sandro Lovari, Università degli Studi di Siena, tel. 0577/298955, e-mail: lovari@unisi.it

Agostino Da Polenza, Comitato Ev-K2-CNR, tel. 035/3230561-2, e-mail: pyramidstaff@gmail.com    

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/69_apr_2007.htm  

 

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Sindrome di Omenn: un aiuto dall’ingegneria genetica

 

Grazie al modello animale di questa malattia, messo a punto dal Reparto Genoma Umano del Cnr, sarà possibile comprenderne la genesi e testare  nuove terapie

Ora per i bambini affetti dalla Sindrome di Omenn c’è una speranza di guarigione in più, grazie al modello animale della malattia realizzato, mediante tecniche di ingegneria genetica, nei laboratori del Reparto Genoma Umano dell’Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano.

Il risultato è l’ultimo prodotto del Progetto Genoma Umano che, dopo aver stabilito la sequenza di tutto il Dna dell’uomo, si dedica ora alla comprensione del suo funzionamento.

Finanziata dal Progetto Nobel della Fondazione Cariplo e dal Comitato Telethon e condotta in collaborazione con altri enti di ricerca, tra cui l’università di Brescia, il Telethon Institute of Gene Therapy del San Raffaele di Milano e l’Istituto di Ricerca Biomedica di Bellinzona (Svizzera), la ricerca apre nuove prospettive nella comprensione di questa patologia.

“La sindrome di Omenn (SO)”, spiega Anna Villa, la ricercatrice dell’Itb-Cnr che ha diretto lo studio, “è una immunodeficienza grave e appartiene al gruppo delle SCID (Severe combined immunodeficiencies), un insieme di patologie che hanno in comune un difettoso funzionamento dei linfociti B e T. Si tratta di due classi di cellule fondamentali perché sovrintendono alla risposta immunitaria che permette all’organismo di riconoscere i patogeni che hanno precedentemente infettato l’organismo, eliminandoli rapidamente e consentendo così all’individuo di far fronte a tutti gli attacchi provenienti dall’ambiente esterno. La maturazione di queste cellule è legata al buon funzionamento di numerosi geni, tra cui i geni RAG1 e RAG2, che sono alterati nella Sindrome di Omenn. Per ricreare nel topo lo stesso difetto genetico presente nei pazienti affetti da questa patologia ci siamo avvalsi di tecnologie di ricombinazione genetica. Avere a disposizione un modello animale ci consentirà di capire come nasce il difetto immunologico alla base della SO e di testare nuove terapie”.

Descritta per la prima volta nel 1965 da G.S. Omenn, la SO si manifesta  nei primi mesi di vita come un’immunodeficienza classica: il neonato è colpito da numerose infezioni, presenta disidratazione, malnutrizione e diarrea che ne ritardano la crescita, come avviene in tutte le SCID. A questi sintomi si accompagnano però anche fenomeni di autoimmunità: ingrossamento di fegato e milza (epatosplenomegalia), ingrossamento dei linfonodi (linfoadenopatia) ed eczema cutaneo. La malattia non trattata porta a morte certa nei primi anni di vita e l’unico intervento possibile è il trapianto di midollo con cellule di donatori istocompatibili, trapianto che deve essere effettuato precocemente, possibilmente prima della comparsa delle complicanze di tipo autoimmune. E’ facile comprendere quindi l’importanza del modello animale realizzato dall’Itb-Cnr, in grado senz’altro di  chiarire la patogenesi dei sintomi autoimmuni e di comprendere come si stabiliscano.

L’articolo relativo al modello animale della Sindrome di Omenn è pubblicato sul numero di maggio della prestigiosa rivista Journal of Clinical Investigation

Roma, 2 maggio 2007

Per i giornalisti sono disponibili foto

La scheda

Che cosa: realizzato geneticamente un modello animale della Sindrome di Omenn

Chi: Reparto Genoma Umano dell’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, Milano

Per informazioni: Anna Villa,  tel. 02/ 26422636, e-mail:  anna.villa@itb.cnr.it

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Maggio/68_apr_2007.htm

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Aerosol e ozono: presenze anomale sull'Himalaya

Il laboratorio ABC-Pyramid di Ev-K²-CNR e Isac-Cnr rileva che il particolato e l'ozono vengono trasportati dalle aree inquinate dell'Asia fino ai ghiacciai di alta quota, contribuendo alla loro riduzione e confermando come certi fenomeni non conoscano confini

 

Per promuovere gli studi sulla composizione dell'atmosfera ed i mutamenti climatici nella regione asiatica, è stato avviato da alcuni anni un prestigioso progetto denominato Atmospheric Brown Clouds (ABC), promosso dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per la Protezione dell'Ambiente (UNEP) in collaborazione con il Center for Clouds, Chemistry and Climate della Scripps Institution of Oceanography (C4/SIO). L'Italia partecipa a questo progetto attraverso il Comitato Ev-K²-CNR, con la stazione remota ABC-Pyramid realizzata a quota 5079 m, nei pressi del Laboratorio - Osservatorio Piramide e non troppo distante dal Campo Base dell'Everest nella Valle del Khumbu.

Dal febbraio 2006 la stazione di monitoraggio climatico più alta al mondo - progettata e realizzata dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna in collaborazione con il Cnrs di Clérmont-Ferrand - fornisce dati, misure e informazioni visibili in tempo reale sul sito http://evk2.isac.cnr.it/, grazie ad un particolare sistema di trasmissione satellitare voluto dal gruppo di lavoro guidato da Paolo Bonasoni dell'Isac-Cnr che permette anche il controllo remoto della strumentazione dall'Italia. Il laboratorio ABC-Pyramid è alimentato no stop da un sistema fotovoltaico, costituito da 96 pannelli solari e 120 batterie.

I primi risultati raccolti sono di grande interesse specie per quanto riguarda aerosol e ozono. "Per quanto concerne la concentrazione del particolato atmosferico (aerosol), le condizioni di fondo dell´atmosfera himalayana possono essere considerate `normali´ per parte dell´anno" spiega Paolo Bonasoni. "Purtroppo però, nella stagione pre-monsonica che dà luogo alla cosiddetta Asian Brown Cloud, i valori risultano estremamente elevati: le concentrazioni di PM1, rilevate sul minuto, hanno raggiunto un valore massimo di 80 µ microgrammi/metrocubo rispetto a un valore medio già elevato di 5.4 µg/m3, mentre il Black Carbon ha registrato un massimo di 5 µg/m3 durante episodi acuti d´inquinamento, rispetto a un valore medio di circa 0.4 µg/m3. Durante il periodo monsonico per il PM1 il massimo è stato di circa 10 µg/m3 (la media di 0.3 µg/m3), mentre il BC ha mostrato valori inferiori a 0.05 µg/m3".

"Sebbene le concentrazioni di PM10 abbiano mostrato una certa variabilità giornaliera dovuta all´influenza della circolazione locale, si sono registrati episodi di trasporto di inquinanti e sabbia di origine desertica che hanno fatto rilevare rispettivamente concentrazioni di circa 15.7 µg/m3 e 14 µg/m3", aggiunge Sandro Fuzzi, rappresentante EV-K2-CNR in seno ad ABC. "Le analisi chimiche sui campioni himalayani, eseguite presso l´Isac di Bologna hanno mostrato un contributo di materiale carbonioso (dovuto a processi di `biomass burning´, cioè legato all'uso di bruciare sterco di bovino e prodotti del sottobosco), e la presenza, più limitata, di sali inorganici "water-soluble" (solfati, nitrati) oltre, ovviamente, alla polvere minerale."

"Questo avviene sia quando è il vento a trasportare da lontano aria inquinata o particolato dai deserti asiatici o del Sahara, sia quando una massa d'aria percorre la valle del Khumbu 'raccogliendo' le emissioni dei piccoli villaggi e inquinanti dal basso Nepal, dall'India e dal Pakistan: elevate concentrazioni di "black carbon', particelle fini ed ultrafini e di ozono caratterizzano infatti queste masse d'aria, facendo ipotizzare che la Valle agisca da 'camino', trasportandole fino ai ghiacciai dell'Everest", ... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/66_APR_2007.HTM

La scheda

Chi: Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna

Che cosa: studio dell’atmosfera e dei cambiamenti climatici presso la stazione ABC-Pyramid di Ev-K2-Cnr

Per informazioni: Paolo Bonasoni, Isac-Cnr, Bologna, tel. 051/6399590, e-mail: P.Bonasoni@isac.cnr.it; Sandro Fuzzi, Isac-Cnr, Bologna, tel. 051/6399559, e-mail: S.Fuzzi@isac.cnr.it, Agostino Da Polenza, Comitato Ev-K2-CNR, tel. 035/3230561-2, e-mail: pyramidstaff@gmail.com

 

 

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Un ambiente ricco di stimoli fa bene al cervello, e all’ambliopia

Uno studio, condotto da ricercatori della Scuola Normale Superiore di Pisa e  dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e pubblicato su Nature Neuroscience, dimostra che è possibile influire sul cervello adulto in modo da ripristinare il suo stato di plasticità giovanile, con una strategia di arricchimento ambientale

L’ambiente influisce sul nostro cervello. Può regolare e cambiare il comportamento, riuscendo a curare anche una patologia della visione molto diffusa, l’ambliopia. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori della Scuola Normale Superiore di Pisa e dell’Istituto di Neuroscienze (In) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, guidato dal Professor Lamberto Maffei, in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale di neuroscienze, ‘Nature Neuroscience.’

Si sa che una vita ricca di stimoli fisici, intellettuali, sociali e affettivi ha numerosi effetti benefici sull’organismo, migliorando le capacità cognitive nei compiti di apprendimento e memoria e giungendo persino a rallentare, in modo anche notevole, i processi di invecchiamento, compresi i sintomi del morbo di Alzheimer.

“Questi stessi effetti esercitati dall’ambiente possono essere studiati in modelli animali, per esempio nei roditori da laboratorio (topi e ratti) che, rispetto all’uomo, consentono di investigare anche i meccanismi cellulari e molecolari che guidano i fenomeni di plasticità neurale in risposta agli stimoli ambientali”, spiega il professor Maffei, direttore del Laboratorio di Neurobiologia della Scuola Normale e dell’In-Cnr. “Un paradigma sperimentale in questo campo di studi è l’arricchimento ambientale, che viene usato per mimare negli animali in cattività una vita ricca di stimoli vari”. Tale condizione prevede infatti di tenere gli animali in gruppi sociali numerosi, all’interno di grandi ambienti ricchi di tane, tunnel, scale, ruote di movimento che permettono, rispetto all’immagine classica del topo in gabbia, una forte stimolazione dell’attività motoria spontanea, della curiosità e del gioco.

Usando questa strategia i ricercatori hanno dimostrato che è possibile influire sul cervello adulto in modo da ripristinare il suo stato di plasticità giovanile. L’esperimento si è svolto a livello del sistema  visivo con l’obiettivo di restituire una visione normale a ratti adulti ambliopi. L’ambliopia è una malattia molto diffusa nell’uomo, causata da uno sbilanciamento in età giovanile dell’attività dei due occhi, indotto per esempio da opacizzazioni della cornea, strabismo, cataratta congenita. La patologia determina una forte riduzione delle capacità visive ed è incurabile in età adulta, sia nell’animale sia nell’uomo.        

Gli esperimenti condotti dagli studiosi (oltre a Maffei, Alessandro Sale, Fernando Maya Vetencourt, Paolo Medini, Maria Cristina Cenni, Laura Baroncelli e Roberto De Pasquale) hanno dimostrato che curare l’ambliopia è invece possibile.... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/65_APR_2007.HTM

Roma, 30 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di Neuroscienze (In)del Cnr  e Scuola Normale Superiore di Pisa

Che cosa: ricerca pubblicata sulla rivista internazionale Nature Neuroscience sulla possibilità di influire sul cervello adulto in modo da ripristinare il suo stato di plasticità giovanile usando una strategia di arricchimento ambientale

Per informazioni: prof. Lamberto Maffei, direttore dell’In-Cnr, Pisa, tel. 050/3153179-3153207; dott. Alessandro Sale, Laboratorio di Neurobiologia, Scuola Normale Superiore di Pisa, tel. 050/3153190.

 

 

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Dal Tetto del Mondo un doppio allarme per il riscaldamento globale

Nepal, Parco dell’Everest: i dati provenienti dalle stazioni di rilevamento del Comitato

Ev-K2-Cnr ed elaborati dall’Irsa-Cnr, di prossima pubblicazione, attestano che la superficie dei ghiacci si è ridotta, determinando un aumento dei laghi, e che la temperatura in alta quota è aumentata tre volte di più che in bassa

 

“Il Parco Nazionale dell’Everest (Sagarmatha National Park, Snp), circondato dalla catena himalayana, costituisce un esclusivo punto di osservazione per lo studio dei cambiamenti climatici e per conoscerne gli effetti sul nostro pianeta”, spiega il presidente del Comitato Ev-K2-Cnr, Agostino Da Polenza. E proprio mentre la spedizione scientifica italiana, guidata da Da Polenza, è appena arrivata alla Piramide sull’Everest (realizzata e gestita dal Comitato a 5.050 metri di quota), giungono dal Tetto del Mondo alcuni dati di grande interesse e preoccupazione, che evidenziano l’arretramento dei ghiacciai e l’innalzamento delle temperature in alta quota.

“I risultati sui cambiamenti intervenuti sui laghi e sulle masse glaciali del Parco evidenziano che la diminuzione della copertura glaciale del Snp tra la metà del ‘900 ed il 1992 è pari al 4,6%, accompagnata da una diminuzione della loro pendenza, da 27% a 23%”, spiega Franco Salerno, ricercatore dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Brugherio (Mi). “Confrontando la variazione della superficie e le dimensioni dei ghiacciai, risulta che le maggiori perdite sono avvenute per quelli di piccole dimensioni, a quote più basse e a latitudini inferiori”. Lo studio sui laghi e sulle masse glaciali del Parco si basa sul confronto cartografico tra la mappa ufficiale nepalese del 1992, la cartografia degli anni ‘30 e il Catasto dei laghi realizzato dall’Irsa-Cnr e da Ev-K2-Cnr nel 1994, che ha permesso di realizzare un nuovo archivio (Lis: Limnological Information System) in formato di Geo-database, con i principali dati morfometrici dei corpi idrici del Parco in due periodi storici diversi: il decennio a cavallo del 1950 ed il secondo all’inizio degli anni ’90.

Ma dati preoccupanti giungono anche dalla elaborazione dell’Irsa-Cnr sulla base dei rilevamenti effettuati dalle stazioni che Ev-K2-Cnr ha posizionato lungo la nepalese Valle del Khumbu, presso le località di Lukla (2850 m. slm), Namche Bazar (3400), Pherice (4200) e presso la Piramide Ev-K2-Cnr. “Non vi è dubbio che il regresso dei ghiacciai sia connesso con l’aumento della temperatura globale del Pianeta”, sostiene Gianni Tartari dell’Irsa-Cnr e presidente del Consiglio scientifico di Ev-K2-Cnr. La serie di misure effettuate dal Comitato a partire dal 1994, in particolare nei pressi del Laboratorio-Osservatorio Piramide, confermano un incremento medio di temperatura intorno a un grado per decade. Un valore che diminuisce scendendo di quota, probabilmente a causa della presenza di aerosol in atmosfera che fungono da schermo alla radiazione solare. Si conferma perciò la tendenza rilevata già alla fine degli anni ’90 con le registrazioni condotte in 49 stazioni climatiche distribuite in tutto il Nepal da differenti gruppi di ricerca, e che mostravano un incremento medio di 0.06 ºC/anno tra il 1977 e il 1994”.

L’incremento osservato ha trovato riscontri anche nelle anomalie di temperatura registrate dai ricercatori cinesi sull’altopiano tibetano, cioè sul versante Nord della catena himalayana, dove si misurano variazioni fino a due gradi per decade, mentre attualmente a bassa quota si evidenzia un aumento medio di 0,6 gradi per decade. “Il più rapido incremento di temperatura alle quote elevate può avere un molteplice effetto sulla dinamica dei ghiacciai”, afferma Tartari, “con la rapida fusione del ghiaccio e l’apporto delle precipitazioni in forma liquida anziché solida”. Il confronto tra le cartografie evidenzia infine un aumento di oltre il 70% del numero dei laghi (da 50 a 86) che corrisponde ad una crescita della superficie totale del 49,7%. I laghi di nuova comparsa sono più abbondanti nella fascia tra i 5100 e 5400 m.

“Questi dati confermano come il nostro impegno nel monitoraggio climatico e ambientale di quest’area sia nodale”, conclude Da Polenza. “L’Asia è, date anche le sue condizioni e le sue tendenze dal punto di vista demografico, socio-economico e industriale, un continente cruciale per le sorti del pianeta”.

Piramide Everest K2- Roma, 28 aprile 2007

 

Sono disponibili foto ad alta risoluzione ai seguenti link

http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/DSC07048.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/DSC07034.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/PyramidwithAWS.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/PyramidAWS.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/LuklaAWS.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/PhericheAWS1.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/NamcheAWS.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/LimnologyA.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/LimnologyB.JPG
http://www.montagna.org/montagnaftp/videopyr/tartari/PyramidAWSsnow.JPG

 

La scheda

Chi: Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Brugherio (Mi), Ev-K2-CNR

Che cosa: studi ambientali nel parco nazionale dell'Everest, Sagarmatha national park

Per informazioni: Gianni Tartari, Irsa-Cnr, Brugherio, tel 039/21694215, cell. 338/8670725, e-mail tartari@irsa.cnr.it, Franco Salerno, Irsa-Cnr, Brugherio, tel. 039/21694221, e-mail: salerno@irsa.cnr.it, Agostino Da Polenza, Comitato Ev-K2-CNR, tel. 035/3230561-2, e-mail: pyramidstaff@gmail.com

 

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Eureka, Pistella: la ricerca ponte di collaborazione e di pace

Apertura ai Paesi del Mediterraneo. Ma soprattutto alla Palestina. E un bilancio positivo in termini di progetti:  sono  164 quelli  lanciati fino ad oggi sotto la presidenza italiana

“La ricerca europea si impegna in progetti di collaborazione scientifica e tecnologica di grande rilievo e l’Italia fa bene la sua parte”. Così il presidente del CNR, Fabio Pistella, che dal giugno 2006 e fino a giugno 2007 assicura la presidenza di Eureka - la più grande iniziativa paneuropea  di cooperazione su tematiche ad alta tecnologia rilevanti per lo sviluppo sostenibile.

Nel corso del terzo meeting annuale degli “alti rappresentanti” dei Governi dei circa 40 paesi membri, svoltosi a Venezia (i primi due si erano tenuti a Cernobbio e Catania con cadenza trimestrale), sono stati lanciati 35 nuovi progetti, di cui 6 con la partecipazione dell’Italia. Salgono così a 164 i nuovi progetti  promossi sotto la presidenza italiana, e a 35 quelli che vedono il coinvolgimento del nostro Paese.

Al bilancio positivo in termini di attività progettuali si affianca un risultato di valenza più generale raggiunto sotto la presidenza italiana: concreta apertura ai paesi dell’area mediterranea e loro crescente coinvolgimento. Va in questa direzione  l’annuncio da parte del Presidente Pistella,  non solo di importanti nuovi progetti che registreranno la presenza dei paesi del Medio Oriente, ma anche dell’accettazione della candidatura di Israele, che dell’iniziativa è membro, alla guida di Eureka nel 2010. Da sottolineare il rilievo dato da parte israeliana a questa scelta, che è stata illustrata a Venezia dal Chief Scientist israeliano e consigliere del primo ministro israeliano per la ricerca, Eli Hopper... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/63_apr_2007.htm 

Roma, 27 aprile 2007

 

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Uno snack contro le malattie

Somiglieranno alle classiche merendine, al gusto di fragola, limone o al cacao, ma senza essere ipercalorici o nocivi alla salute. Al contrario, i nutra-snacks conterranno quantità controllate di nutraceutici, utili per il nostro benessere.

E’ quanto prevede un progetto europeo coordinato dall’Istituto di Cristallografia del Cnr

Con un budget di 5 milioni di euro ed il coordinamento scientifico dell’Istituto di Cristallografia (Ic) del Cnr di Montelibretti (Rm), ha preso il via il nuovo progetto dell’Unione Europea “Nutra-Snacks”, con l’intento di studiare ed immettere sul mercato nuovi prodotti alimentari che siano salutari, piacevoli al gusto e caloricamente bilanciati. “La merendina Nutra-Snack”, spiega Maria Teresa Giardi, dell’Ic-Cnr e coordinatrice del progetto, “conterrà livelli controllati e bilanciati di lipidi, carboidrati e proteine e composti nutraceutici di origine vegetale, noti per i loro benefici effetti sulla salute umana, quali carotenoidi, chinoni, flavonoidi, polifenoli e allicine, composti cioè con riconosciuta attività antiossidante, antibatterica, antinfiammatoria, anticancerogena e antilipidemica”.

Il progetto, che coinvolge otto istituzioni europee di cui ben quattro italiane (oltre al Cnr, le università di Milano, Pisa e Rimini), prevede una parte di ricerca di base: dalla selezione degli organismi fotosintetici (piante ed alghe), all’individuazione delle condizioni colturali in vitro per la produzione dei metaboliti di interesse fino alla messa a punto di tecniche di estrazione compatibili con l’alimentazione umana. Nella parte di ricerca applicata, verranno sviluppati biosensori e bioreattori necessari per l’analisi e la produzione su larga scala del materiale vegetale da utilizzare come materia prima per realizzare i nutraceutici.

Il nuovo snack, pur apportando macro- e micronutrienti utili per il benessere, non somiglierà a nessuno dei cibi funzionali o integratori alimentari attualmente disponibili in commercio. “Nell’aspetto e nell’uso per cui verranno creati, ed anche per il tipo di confezione”, spiega Giuseppina Rea, ricercatrice Ic-Cnr “i Nutra-Snacks saranno molto simili alle merendine ora in commercio, senza presentarne, tuttavia, i difetti oggi riconosciuti da tutti gli studiosi del settore, ossia eccesso di carboidrati e grassi idrogenati e quindi sbilanciamento nutrizionale e ipercaloricità.

La nuova barretta alimentare ci aiuterà anche a prevenire alcune patologie e a mantenerci in salute. “Benché non sia semplice correlare nutrizione e salute”, prosegue Rea, “alcune malattie ischemiche del cuore, malattie cerebrovascolari, diabete ed arteriosclerosi sono state proprio associate ad una alimentazione non corretta. .. continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/62_apr_2007.htm

Roma,  27 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di Cristallografia (Ic) del Cnr di Montelibretti (Rm)

Che cosa: avvio del progetto europeo “Nutra-Snacks” per la produzione di barrette alimentari contenenti nutraceutici

Per informazioni: Maria Teresa Giardi, Ic-Cnr, Montelibretti, tel. 06/90672704, e-mail:giardi@mlib.cnr.it; Giuseppina Rea, Ic-Cnr, Montelibretti, tel. 06/90672631, e-mail: giuseppina.rea@ic.cnr.it

 

 

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Parte il sequenziamento del genoma del tartufo nero

Giovedì 26 verrà lanciato un progetto del Cnr e dell’Università di Torino per valorizzare, conservare e favorire le condizioni di produzione del Tuber melanosporum, al centro del crescente interesse di ambientalisti, biologi e del mercato

Giovedì 26 aprile, alle ore 11.00, presso l’Aula Magna del Dipartimento di biologia vegetale dell’Università di Torino (Viale Mattioli 25) verrà lanciato un innovativo progetto di sequenziamento del genoma del tartufo nero dal titolo “Genome sequencing of the black truffle Tuber melanosporumche vede coinvolti ricercatori dell’Istituto per la protezione delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche di Torino (Ipp-Cnr) e dell'Ateneo torinese, con il supporto di Compagnia di San Paolo Regione Piemonte.

Come si forma questo fungo pregiato? Come valorizzare e proteggere i siti naturali in cui viene prodotto? Studiare i geni dei funghi avrà ricadute positive sullo studio del genoma umano?

Il progetto offre un eccellente esempio di indagine innovativa che - partendo dalla ricerca di base di qualità - va incontro a richieste del territorio e al crescente interesse per i genomi dei funghi micorrizici da parte di ecologi, ambientalisti, biologi e genetisti (per l’utilizzo come biofertilizzatori) e del mercato, dove il tartufo rappresenta un vero cult-food. Il progetto di sequenziamento consentirà sicuramente di ottenere strumenti operativi al fine di valorizzare il capitale tartufo, salvaguardarlo, conservarlo e favorirne le condizioni di produzione.

“Negli ultimi 15 anni la biologia molecolare ha dato nuovo impulso agli studi sui Tuber, che da un punto di visto biologico sono funghi ipogei, appartengono al gruppo degli ascomiceti e formano una simbiosi micorrizica in cui la pianta ospite fornisce al fungo gli zuccheri sintetizzati ed il fungo rilascia preziosi elementi minerali, tra cui fosforo ed azoto”, spiega la prof.ssa Paola Bonfante dell’(Ipp-Cnr)... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/61_apr_2007.htm

Roma, 24 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto per la protezione delle piante, sezione di Torino e Università di Torino, Che cosa: Convegno per presentare il progetto di sequenziamento del tartufo nero

Dove: Aula Magna del Dipartimento di biologia vegetale dell’Università di Torino (Viale Mattioli 25)

Quando: 26 aprile, ore 11.00

Per informazioni: Paola Bonfante, Istituto per la Protezione delle Piante – Cnr, tel. 011/670 5965  e-mail: paola.bonfante@unito.it; p.bonfante@ipp.cnr.it

Eva Ferra, Capo Ufficio stampa Univ. di Torino 011/ 6702590 E-mail-cell. 3355609115@tim.it

 

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Italia terra di pirati…musicali

Sull’ultimo numero del giornale “Focus.it”, l’Istituto di informatica e telematica del Cnr ha raccolto i dati su contraffazioni e download abusivo, che ci vede al primo posto in Europa. Un quarto del mercato in mano alla criminalità per un giro di affari di 60 milioni di euro

Sessanta milioni di euro, un quarto abbondante di tutto il mercato discografico italiano. Tanto vale l’industria della pirateria musicale nel nostro paese: un settore saldamente nelle mani della criminalità organizzata che - nonostante la raffica di denunce, sequestri e arresti - regala al Belpaese un poco invidiabile posto nella “top-ten” mondiale delle nazioni più vessate dal business delle copie contraffatte o “scaricate” da Internet. I dati sono stati raccolti ed elaborati dall’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) per l’ultimo numero di “Focus .it - newsletter del Registro del ccTLD .it”. Il periodico, edito dalla struttura che assegna e gestisce i domini Internet a targa .it, è distribuito a tutti gli operatori italiani e stranieri che registrano nomi a dominio con il suffisso del nostro paese. 

Secondo i dati diffusi dall’Fpm (la Federazione contro la pirateria musicale), nel corso del 2006 le forze dell’ordine hanno sequestrato oltre due milioni fra cd e dvd, arrestando 389 persone e denunciandone 1.104; 25 le centrali di masterizzazione (vere e proprie “fabbriche” di musica pirata) sgominate. “Le stime appaiono in leggera flessione rispetto al 2005 (1.189 denunce e 519 arresti), segno dell’efficacia delle nuove tecniche di investigazione e repressione”, spiega Paolo Gentili, dell’Iit-Cnr. Cresce invece il numero di masterizzatori (da 1.509 a 1.702) e dvd (da 930.973 a 1 milione e 4.948) posti sotto sequestro. “Ma nel bilancio complessivo pesa una rete sempre più capillare di venditori abusivi che – sotto il controllo del crimine organizzato – arriva nel Mezzogiorno a gestire fino al 40 per cento del mercato”. Secondo Fpm, la pirateria in Italia si consuma soprattutto nelle rivendite ambulanti (59%), seguite dai privati (16%), centrali di masterizzazione (14%) e negozi musicali (7%).

Nel complesso, la pirateria in Italia rappresenta da sola un quarto dell’intero mercato musicale al quale sottrae risorse per 60 milioni di euro. L’Ifpi (l’organizzazione che rappresenta a livello mondiale l’industria discografica) colloca il nostro paese nella lista delle dieci nazioni più vessate dal fenomeno (al primo posto in Europa occidentale), per quanto lontano dalle punte di Indonesia (dove l’88% del mercato è nelle mani del crimine), Cina (85%), Russia (67%) o Grecia (50%)... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/60_apr_2007.htm

Roma, 23 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di informatica e telematica (Iit) del Cnr di Pisa

Che cosa: dati contraffazioni e download abusivo da Internet

Per informazioni: Luca Trombella, Istituto di Informatica e Telematica (Iit) del Cnr di Pisa, tel. 050/3153437

 

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Cnr, grido d’allarme sui tagli

Il Presidente Pistella no ad atteggiamenti non costruttivi. Le risorse si possono trovare

Il CNR, il più grande Ente di ricerca in Italia, si unisce al grido di allarme lanciato dai Rettori sull’emergenza finanziaria negli atenei. Ma al tempo stesso auspica  un modo per attenuare le difficoltà per gli enti di ricerca, attraverso il recupero dei fondi accantonati in base alla legge Finanziaria 2007: un’operazione che garantirebbe una disponibilità aggiuntiva per tutti pari a 220 milioni di euro.

“La riduzione progressiva degli ultimi anni della quota di finanziamento proveniente dallo Stato”,  ha dichiarato il Presidente del CNR Fabio Pistella, “ha raggiunto un livello non ulteriormente sostenibile. Soltanto grazie alla capacità dell’Ente di reperire consistenti risorse dall’esterno con accordi di partnership sottoscritti con soggetti esterni (Istituzioni, Regioni, operatori industriali, Consorzi Interuniversitari) è stato possibile continuare a sviluppare importanti filoni della ricerca scientifica”.

“Fra l’altro, l’andamento di queste disponibilità esterne è in costante crescita. Ma questa integrazione di risorse, che è di per sé virtuosa e dimostra le capacità dell’Ente di relazionarsi con i partner e di competere con successo nell’accesso a meccanismi di finanziamento selettivi – quali i bandi contenuti nel VII Programma Quadro o quelli lanciati dal MUR o da altri Ministeri - diventa inefficace e distorcente quando il contributo ordinario dello Stato scende al di sotto del “livello  di sopravvivenza”.

“In particolare”, ha continuato Pistella, “vorrei sottolineare come, riguardo ai fondo di Funzionamento del MUR , il CNR provenga da ‘una storia di sofferenza’, caratterizzata dalla continua diminuzione del Contributo ordinario dello Stato: dal 1998 tale contributo è, in termini nominali, sostanzialmente fermo – si passa dai 528 milioni di euro del 1998 ai circa 548 nel 2005, che divengono 537 nel 2006. Inoltre, confrontando le dotazioni del 1998 con quelle del 2006, in termini reali, l’Ente ha subito un taglio pari a circa 86 milioni di euro. E in termini complessivi, sommando le decurtazioni subite, nel periodo considerato, la diminuzione cumulata del trasferimento è stata pari a 302 milioni di euro”.

continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/59_APR_2007.HTM

 

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DimagrisCO2: consumare meglio per non consumare il futuro

“Metti a dieta i tuoi consumi, riduci le emissioni di anidride carbonica”. E’ un concorso per le scuole e una mostra itinerante sui cambiamenti climatici: un’iniziativa dell’Ibimet-Cnr di Firenze e della Regione Toscana, per comprendere il cambiamento climatico. Cosa è, come funziona e come sta trasformando il territorio e le nostre abitudini di consumo?

Se ti dicessi che pesi 8.000 chili? Se calcolassimo il nostro peso in termini di quanta anidride carbonica emettiamo ogni anno, la bilancia segnerebbe ben 8 tonnellate di CO2, quanto due elefanti di media grandezza. E’ arrivato il momento di mettersi a dieta!

Questo l’invito del concorso “DimagrisCO2” pensato per le scuole superiori toscane all’interno della Mostra “Cambiamenti Climatici e sostenibilità: il problema e le soluzioni in Toscana”, organizzata dall’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dalla Regione Toscana, con la partecipazione di Europe Direct Firenze e il patrocinio della Rappresentanza italiana della Commissione Europea.

A partire dal 17 aprile e fino alla fine dell’anno la Mostra divulgativa sui cambiamenti climatici, che si sposterà nelle dieci province toscane per incontrare i ragazzi delle scuole superiori,  è un’occasione per gli studenti di incontrare i ricercatori dell’Ibimet-Cnr i quali potranno illustrare ai ragazzi i diversi aspetti del cambiamento del clima sia nei fenomeni globali sia negli aspetti locali connessi al territorio toscano: gli impatti sul mare, sui boschi, sul suolo, sulla salute, la crescita delle emissioni e il rispetto degli obiettivi del protocollo di Kyoto.

Per un’azione di sensibilizzazione più efficace, i ragazzi saranno coinvolti nel concorso dimagrisCO2: una dieta per ripensare le scelte di consumo e tagliare le emissioni di anidride carbonica. Ognuno di noi, dice l’opuscolo del concorso, pesa ben 8 tonnellate in termini di emissioni annue di anidride carbonica. A farci ingrassare così sono stati i consumi energetici delle piccole azioni quotidiane. Ogni volta che andiamo in macchina, in motorino, in autobus emettiamo anidride carbonica; ma anche in casa facendo la doccia, ascoltando lo stereo, giocando al computer produciamo CO2 e altri gas ad effetto serra. La proposta è mettersi in gioco con una dieta taglia emissioni lunga un mese, cominciando con quattro buone prassi: sostituire le lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo; spegnere gli stand by degli apparecchi elettronici in casa; cambiare il modo con cui ci spostiamo per andare a scuola o a lavoro; differenziare i rifiuti a favore del riciclo.

continua su :  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/58_APR_2007.HTM

 

 

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Il popolo nella storia e nel diritto: da Roma a Costantinopoli a Mosca

Si terrà a Roma, in Campidoglio, dal 19 al 21 aprile, il XXVII Seminario Internazionale di Studi Storici: “da Roma alla Terza Roma”

Nei giorni 19-21 aprile in Campidoglio, in occasione del 2760° anniversario della fondazione di Roma, si terrà il XXVII Seminario Internazionale di Studi Storici “Da Roma alla Terza Roma”, sul tema “Il popolo nella storia e nel diritto. Da Roma a Costantinopoli a Mosca”.

I Seminari si svolgono nel quadro delle ricerche dell’Università di Roma “La Sapienza” e con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La Seduta inaugurale si svolgerà nella mattina del 19 aprile, a partire dalle ore 9 nell’Aula  Giulio Cesare. Dopo il saluto introduttivo dell’on. Jean Léonard TOUADI, Assessore alle Politiche giovanili, ai rapporti con le università e alla sicurezza del Comune di Roma, pronuncerà un discorso Andrej N. SACHAROV, Direttore dell’Istituto di Storia Russa dell’Accademia delle Scienze di Russia; seguiranno gli interventi di Andrea DI PORTO, Direttore del Dipartimento ‘Identità culturale’ del Cnr e di Romano CIPOLLINI, Presidente della Commissione per la ricerca scientifica di ateneo dell’Università di Roma ‘La Sapienza’; Robert TURCAN, dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi svolgerà una relazione su: L’Empire et le Genius populi Romani.

In chiusura, in celebrazione solenne del MMD anniversario del Giuramento della Plebe al Monte Sacro, terrà una relazione Feliciano SERRAO, Direttore onorario del Corso di Alta Formazione in Diritto romano dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, alla quale seguirà l’intervento di Mario Mazza, Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Romani.

Nel 1983 il Consiglio Comunale di Roma deliberò, all’unanimità, di istituzionalizzare i Seminari. Dal 1986 vi collabora ufficialmente l’Accademia delle Scienze dell’URSS (oggi Accademia delle Scienze di Russia); in alcuni anni successivi i Seminari si sono tenuti ripetutamente anche a Mosca, con la partecipazione delle autorità comunali moscovite, e nel 1998 e 1999 a Costantinopoli-Istanbul con il patrocinio della Municipalità di Istanbul. Dal 2000 a Mosca e a Roma sono ufficialmente intervenuti rappresentanti del Patriarcato di Mosca.

Hanno partecipato ai Seminari studiosi appartenenti a istituti scientifici di Austria, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Libano, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera, Tunisia, Turchia, Ungheria, Vaticano, oltre che d’Italia.

Fine essenziale dei Seminari è lo studio dei principali momenti della storia nei quali è stato superato, attraverso l’idea di Roma, il particolarismo etnico e statale dei popoli europei. Sono poste in evidenza le radici degli strumenti politici, giuridici e religiosi per la lotta contro razzismi e nazionalismi, sottolineando quanto chiaramente affermato, già nel secolo scorso, anche da giuristi tedeschi: “La missione di Roma sta nel superamento del principio di nazionalità attraverso l’idea dell’universalità” (R. von Jhering)... continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/57_APR_2007.HTM

Roma, 18 aprile 2007

Per informazioni: prof. Pierangelo Catalano, Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira’ del CNR presso Università di Roma ‘La Sapienza’ - Tel. 06 49910685 / 49910379 - fax 06 49910070 - posta elettronica: csdromano@uniroma1.it

 

 

 

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Meno grassi più Sanit

Durante la  mostra-convegno sulla salute, il 18 aprile a Roma, il Cnr presenterà a operatori, pubblico e media il suo idrogelo anti-obesità e una nuova diagnostica per gli scompensi lipidici

 

Il ‘gel antifame’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche sarà presentato al Sanit: l’appuntamento è dalle 12.15 alle 13.30 del 18 aprile, nello stand n. 18 del Cnr (Padiglione 8, Nuova Fiera di Roma – Fiumicino, ingresso libero). I ricercatori dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Cnr di Napoli (che hanno fondato una società di spin-off, la Academica Life Science) mostreranno in diretta come l’idrogelo assorba liquidi fino a mille volte il suo peso iniziale. Tra un anno, una volta conclusa la sperimentazione in corso, ci sarà il lancio sul mercato in forma di capsule da ingerire prima dei pasti con due bicchieri d’acqua per generare un senso di sazietà.

Altro spin-off del Cnr, ‘Lipinutragen’, partecipante al Convegno e presente alla Mostra (pad 8, stand 33), ha messo a punto il ‘fat profile: una metodica basata sull’approccio della lipidomica, la nuova disciplina che ha l’obiettivo di effettuare una mappatura completa dei grassi presenti nell’organismo. “E’ un sistema diagnostico che permette di avere molte più informazioni sui grassi, considerando in particolare quelli che formano le membrane eritrocitarie  (ovvero i globuli rossi). Con un semplice prelievo di sangue si ottengono informazioni personalizzate su come la dieta, le abitudini di vita e lo stato di salute del soggetto influenzino la membrana cellulare, con la possibilità di evidenziare eventuali scompensi lipidici prima ancora che questi si trasformino in patologie”, spiega Chryssostomos Chatgilialoglu, ricercatore dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof) del Cnr. “Questa nuova tecnica, oltre a consentire un’efficace prevenzione dei disturbi legati a dislipidemie (alterazioni del metabolismo dei grassi), malattie infiammatorie, cerebrali degenerative, cardiovascolari e dermatologiche, permette anche di individuare ‘lipidi insoliti’, detti lipidi trans, tossici per la cellula e che derivano dallo stress dei radicali liberi”, aggiunge Carla Ferreri  del gruppo BioFreeRadicals dell’Isof-Cnr. “Il medico potrà così mirare alle reali necessità del suo paziente, con terapie per il ripristino del bilancio lipidico ed il controllo dello stress radicalico. Il ‘fat profile’ può senz’altro diventare l’elemento indispensabile per la personalizzazione di una terapia ‘nutraceutica’, ovvero basata su elementi nutrizionali che possono divenire curativi come farmaci. A tutt’oggi gli integratori vitaminici ed alimentari vengono consumati senza conoscerne il bisogno individuale”.

Sarà presente al Sanit anche Li-tech, storico spin-off del Cnr guidato da Alessandro Soluri dell’Istituto di ingegneria biomedica (Isib) del Cnr, che presenterà una novità nel settore della ricerca radofarmaceutica: “Si tratta di ‘Satis’, Small animal tomographic imaging system, un innovativo sistema scintigrafico prodotto insieme a Sintesi Spca di Bari, altra società a partecipazione Cnr. Una mini gamma camera in grado di compiere una tomografia scintigrafica, mettendo in evidenza dettagli di patologie su piccoli animali e capace di studiare la biodistribuzione di farmaci innovativi, sia in diagnosi sia in terapia, da estendere in seguito all’uomo”, spiega Soluri, già autore della prima gamma camera completamente portatile e funzionante con batterie ricaricabili. La presentazione avverrà durante il Convegno, organizzato dal Cnr, su “Il ruolo del Cnr nell’innovazione tecnologica”, sempre il 18 aprile alle ore 9,00.

Nell’ambito del Sanit, importante vetrina delle manifestazioni sulla salute che permette il confronto sugli ultimi ritrovati tra ricerca, industrie e strutture ospedaliere, gli scienziati del Cnr illustreranno il trasferimento al settore produttivo del lavoro svolto nei laboratori mediante la realizzazione di strumenti e farmaci innovativi, al fine di migliorare il modo di fare prevenzione e assicurare un maggior benessere dei cittadini. Saranno affrontate tematiche relative a trapianti d’organo, patologie del sistema nervoso, cartelle cliniche multimediali, malattie cardiologiche e oncologiche, alimentazione.

 

Roma, 16 aprile 2007

 

La scheda

Che cosa: Convegno “Il ruolo del Cnr nell’innovazione tecnologica”, ore 9.00-14.30; presentazione dei risultati della ricerca Cnr in medicina: ‘gel antifame’, Satis; ‘fat profile’ nell’ambito del Sanit, IV Mostra-convegno  internazionale di tecnologie, mezzi e servizi per la salute

Chi: spin off del Cnr: Academica Life Science, Lipinutragen, Li-tech e Sintesi

Dove: Nuova Fiera di Roma, Fiumicino (ingresso libero) – Padiglione 8 –convegno: aula 6; le strumentazioni saranno esposte negli stand del Cnr n. 18 e 33;

Quando: 18-21 aprile 2007; convegno 18 aprile ore 9.00 – 14.30; dimostrazioni 18 aprile ore 14.30

Per informazioni: Alessandro Soluri, ricercatore Isib-Cnr e presidente Li-tech, tel. 06/90672923;– Chryssostomos Chatgilialoglu, ricercatore Isof-Cnr e presidente Lipinutragen, tel 051/6398309; e-mail: chrys@isof.cnr.it

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/56_APR_2007.HTM

 

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Il Cnr per l’ambiente in Calabria

 

Le ultime novità e i risultati delle ricerche in un convegno a Cosenza, nell’ambito della Fiera Verde Sud il 14 aprile alle ore 10.00

 

La ricerca ambientale in Calabria nel contesto europeo e mediterraneo è il titolo del convegno che  si tiene domani, 14 Aprile, a Cosenza,  (Cupole Geodetiche – ore 10,00) nell’ambito della Fiera Verde Sud.  Ad organizzarlo la Sezione di Rende dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr in collaborazione con gli altri due istituti dell’Ente, Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom)  e  Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi).

Lo scopo è quello di divulgare i risultati dell'attività di ricerca degli istituti del Cnr presenti in Calabria  e rafforzare il rapporto con gli Enti pubblici e privati della Regione. “La consapevolezza di salvaguardare l'ambiente per le generazioni future e la necessità di affrontare i problemi ambientali, insieme all'esigenza di pianificare un più equo sviluppo sociale ed economico sono state le caratteristiche dei tre istituti del Cnr che in Calabria  operano su tematiche ambientali e osservazione della terra”, afferma Nicola Pirrone, responsabile della sezione di Rende dell’Iia-Cnr. Il convegno rappresenta anche l’occasione per avviare una collaborazione futura con gli Enti pubblici e privati cha a vario titolo sono impegnati nell’implementazione della normativa ambientale nazionale ed europea. Il Cnr è anche presente con un proprio spazio espositivo. Lo stand ospita  alcune apparecchiature messe a punto dalla sezione di Rende dell’Iia. Si tratta di un laboratorio mobile per lo studio della qualità dell’aria dotato di strumentazione molto avanzata per la caratterizzazione della composizione chimica dell’atmosfera. Una strumentazione simile è impiegata presso le due stazioni remote dell’istituto Iia-Cnr, una situata ad alta quota, nel Parco nazionale della Calabria, e l’altra a livello del mare sulla costa del mar Tirreno, entrambe le stazioni fanno parte di importanti progetti e programmi europei e internazionali. Presso lo stand sono disponibili per il pubblico altre apparecchiature sviluppate dall’Iia-Cnr impiegate correntemente a livello europeo per il campionamento e la speciazione chimica del mercurio in atmosfera e apparecchiature per il monitoraggio delle concentrazioni dei maggiori inquinanti organici e inorganici.  Una serie di poster, brochure e pubblicazioni completano la panoramica sulle attività di ricerca dell’Iia-Cnr.

Il Centro di cinematografia dell’Irpi-Cnr è presente con una serie di video realizzati negli ultimi anni su varie tematiche ambientali e con  materiale bibliografico sulle tematiche inerenti alla protezione idrogeologica e la difesa del suolo. L’Isafom mette  a disposizione una biblioteca di consultazione on-line delle maggiori riviste scientifiche del settore e poster illustrativi della propria attività.

Roma, 13 aprile 2007

comunicato tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/55_APR_2007.HTM

 

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Discariche illegali, minaccia per la salute

Uno studio fatto in Campania, presentato oggi a Napoli, conferma che lo smaltimento abusivo dei rifiuti rappresenta un fattore di rischio rilevante per la salute: +9-12% di mortalità, +84% di malformazioni

Lo smaltimento illegale dei rifiuti rappresenta un fattore di rischio rilevante per la salute dei cittadini. È quanto conferma lo studio sanitario effettuato in Campania commissionato dal Dipartimento della Protezione Civile all’Organizzazione Mondiale della Sanità, a cui hanno partecipato Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto Superiore di Sanità, Arpa Campania, Osservatorio Epidemiologico Regionale e Registro campano delle Malformazioni Congenite.

Già nel 2005, dalla prima fase di questo studio, erano emerse per le province di Napoli e Caserta, maggiormente interessate dal fenomeno dello smaltimento abusivo dei rifiuti, criticità sanitarie significative. L’approfondimento presentato oggi a Napoli, alla Fiera di Oltremare, ha confermato la correlazione statistica tra la presenza di siti di abbandono incontrollato e effetti negativi sulla salute nei 196 comuni delle due province, per molte patologie. Un trend di rischio che cresce progressivamente nei comuni in cui il fenomeno della “gestione” illegale è particolarmente grave, sia per numero di siti sia per la pericolosità dei materiali abbandonati.

In particolare, negli otto comuni a maggiore esposizione allo smaltimento abusivo (Acerra, Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Castelvolturno, Marcianise e Villa Literno – categoria V) si rileva un’impennata  dei tassi di mortalità generale del 12 per cento tra le donne e del 9 per cento tra gli uomini rispetto a centri delle medesime province in cui l’incidenza del fenomeno è minore. Lo stesso gruppo di otto comuni presenta inoltre un aumento del rischio di malformazioni congenite dell’apparato uro-genitale e del sistema nervoso che supera l’80 per cento.

“Per stimare l’esposizione umana a inquinamento da rifiuti è stato costruito un indice di pressione ambientale, specifico per ogni sito di smaltimento, utilizzando la cartografia computerizzata (sistema GIS) del Dipartimento della Protezione Civile, che ha permesso di integrare tutte le informazioni sull’inquinamento ambientale disponibili, di fonte nazionale (APAT) e regionale (ARPA-Campania)”, spiega Fabrizio Bianchi, ricercatore della sezione di epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr. “I 196 comuni delle province di Napoli e Caserta sono stati ripartiti secondo 5 categorie di rischio e per ogni sito, legale ed illegale, è stato considerato un cerchio di 1 km di raggio come area di maggiore impatto, stimando la popolazione residente all’interno”.

“Per la mortalità generale è stato osservato un eccesso del 9% negli uomini e del 12% nelle donne nei comuni a maggior rischio ambientale da rifiuti rispetto a quelli a rischio più basso (categoria !)”, aggiunge Bianchi, “e la mortalità per tumori è anch’essa risultata crescere in funzione del rischio ambientale. Tra le varie cause analizzate è emersa con particolare rilievo la mortalità per tumore del fegato e dei dotti biliari (+ 19% negli uomini e + 29% nelle donne).

Anche le malformazioni congenite, di cui il gruppo di epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr ha curato lo studio, sono risultate in eccesso nelle aree a maggior rischio.

“Per quelle del sistema nervoso il rischio cresce mediamente dell’8% da una categoria a minor pressione ambientale alla successiva a pressione più elevata, l’eccesso nei comuni della categoria a più elevato rischio è risultato dell’84%. Per le malformazioni congenite dell’apparato urogenitale si registra un trend significativo del 14% al crescere dell’indicatore ambientale, osservando rischio elevato nei comuni del quinto dell’83%, rispetto al gruppo di riferimento (categoria I). Va notato però”, conclude Bianchi, “che , anche se la situazione è preoccupante e vanno adottate urgenti misure di riduzione del rischio, per molte cause sia di mortalità sia di malformazioni, non sono stati rilevati eccessi”

Roma, 12 aprile 2007

Per informazioni: Fabrizio Bianchi, Sezione Epidemiologia - Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, e-mail: fabriepi@ifc.cnr.it

comunicato tratto da:  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/54_APR_2007.HTM

 

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Italia e Giappone a confronto sulla conservazione dei Beni Culturali

Dal Teatro Romano di Aosta alle antiche Torri costiere della Sardegna: sono numerosi i casi di conservazione e valorizzazione di monumenti illustrati nel seminario “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione culturale”, organizzato dal Dipartimento patrimonio culturale del Cnr a Tokyo, il 16 e il 17 aprile

Il Teatro Romano di Aosta non ha più segreti per gli studiosi e i conservatori. Ogni piccolo fregio, blocco di pietra ed elemento della sua struttura architettonica è stato mappato da Siinda, sistema integrato per il supporto alla diagnosi dello ‘stato di salute’ di un manufatto, nato da un consorzio ad hoc composto, tra gli altri, da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche afferenti all’Istituto per le applicazioni del calcolo (Iac), Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc), Istituto di elettronica e di ingegneria dell'informazione e delle telecomunicazioni (Ieiit), in collaborazione con la Regione Valle d’Aosta, Politecnico di Milano e le aziende Menci sw, Foart e CM sistemi.

Siinda, che acquisisce e integra tutte le informazioni possibili sul manufatto, è un valido alleato della Soprintendenza locale per la manutenzione del monumento, risalente all’inizio del I secolo d.C.

Il sistema è uno dei risultati che saranno presentati nel seminario: “Tecnologie  dell’informazione e della comunicazione culturale”, previsto a Tokyo, il 16 e il 17 aprile, nell’ambito della grande rassegna ‘Primavera italiana in Giappone’, sostenuta dal Ministero degli affari esteri (Mae).

Il seminario  - promosso dal Ministero affari esteri (Mae)  e organizzato dal Dipartimento patrimonio culturale del Cnr, in collaborazione con il Media integration and communication center (Micc) dell’Università di Firenze, la Fondazione Italia Giappone, l’Enea, la Rai, l’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e la Regione Toscana - vedrà la partecipazione di rappresentanti di istituzioni pubbliche e private italiane e giapponesi per un confronto e uno scambio di conoscenze sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale.

L’applicazione delle tecnologie e metodologie made in Italy riguarderà non solo monumenti italiani noti in tutto il mondo, ma anche manufatti custoditi in centri esclusi dai grandi circuiti di massa che rappresentano elementi distintivi di identità e autenticità della cultura del nostro Paese.

Ad Aosta, gli ‘architetti informatici’, hanno riprodotto il Teatro in 3D e hanno reso interrogabile ogni piccolo tassello della struttura virtuale. “Al modello 3D”, spiega Laura Moltedo dell’Iac-Cnr, “vengono associate le diverse tipologie di informazioni riferite sia al manufatto stesso, come immagini, dati colorimetrici e chimici ottenuti da campionamenti del materiale, sia alle condizioni dell’ambiente circostante, quali temperatura, umidità, direzione e velocità del vento. Attraverso dati colorimetrici, ad esempio, è possibile elaborare immagini che perimetrano le manifestazioni di degrado la cui tipologia viene definita grazie a una sorta di vocabolario fornito dall’esperto al sistema stesso”. “In questo modo”, continua Paolo Salonia dell’Itabc-Cnr, “si ottengono mappature complete di tutte le patologie presenti sul Teatro e la diretta loro associazione ai diversi fenomeni. Il sistema semplice e affidabile, è attualmente sperimentato anche sull’Arco di Augusto, sempre ad Aosta”.

In Sardegna, invece, una ‘iniezione’ di information technologyrivitalizzerà’ le antiche torri costiere, grazie al progetto “Torri multimediali”, messo a punto dall’Istituto di storia dell’Europa mediterranea (Isem) del Cnr, in collaborazione con il regista Francesco Casu e l’architetto Olindo Merone di Antalya onlus.

La rete di avvistamento costiero sardo, nata in funzione delle politiche di difesa degli Stati mediterranei dal XV al XIX secolo, si trasformerà in un moderno sistema di presidi di informazione telematica, una sorta di network per la conoscenza del territorio.

“Allestite in chiave multimediale e collegate alla rete Internet”, spiega Giovanni Serreli dell’Isem- Cnr, “le torri saranno ‘videosurround interattivi’, ossia punti d’osservazione digitale che permetteranno di compiere un viaggio immersivo alla scoperta dei luoghi  e della storia dell’isola. Il visitatore potrà conoscere non solo il monumento, ma tutto il sistema  difensivo composto da torri e città fortificate dell’antico regno di Sardegna e  di tutti gli stati che appartennero alla Corona di Spagna, dall’area tirrenica alla Turchia e al Maghreb”.

 Il progetto ha già raccolto l’adesione degli Enti Locali costieri, in particolare della Provincia di Cagliari.

“Il seminario”, spiega Maria Mautone, Direttore del Dipartimento patrimonio culturale del Cnr, “vuole proporre una molteplicità di approcci attraverso i quali, in forma integrata, devono essere affrontati lo studio e la salvaguardia dei Beni Culturali. I contributi sono, quindi, presentati secondo la filiera che raccorda conoscenza, diagnosi, conservazione, valorizzazione, gestione, fruizione e formazione. L’auspicio è che da questo incontro possano scaturire numerose occasioni di confronto e di scambio tra le culture dei due Paesi in una prospettiva progettuale e operativa”.

Sono disponibili immagini

Roma, 12 aprile 2007

La scheda

Chi: Dipartimento patrimonio culturale del Cnr, in collaborazione con Ministero degli affari esteri, Media integration and communication center (Micc) dell’Università di Firenze, Fondazione Italia Giappone, Enea, Rai, Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e Regione Toscana

Che cosa: seminario “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione culturale”

Dove: Istituto Italiano di Cultura, Tokyo

Quando: 16-17 aprile, ore 9.00

Per informazioni: Laura Moltedo, Istituto per le Applicazioni del Calcolo (Iac) del Cnr, Roma, tel. 06/88470210, 339/4072375, l.moltedo@iac.cnr.it

; Paolo Salonia, Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr, Montelibretti (Rm), tel. 06/90672384, cell. 338/7202393, e mail: paolo.salonia@itabc.cnr.it; Giovanni Serreli, Istituto di storia dell’Europa mediterranea,(Isem) del Cnr, Cagliari, tel.070/403635/403670, cell. 349/4286467 e mail: serreli@isem.cnr.it

comunicato tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/53_APR_2007.HTM

 

 

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La Biga da Monteleone di Spoleto messa a nuovo

 

Dal 20 aprile  presso il Metropolitan Museum di New York sarà possibile ammirare la Biga da Monteleone di Spoleto completamente restaurata.

E’ il risultato del lavoro  di  un team di restauratori del museo con la partecipazione di Adriana Emiliozzi  dell’IscimaCnr.

Il principesco carro da parata proveniente da Monteleone di Spoleto, risalente al VI secolo a C. e conservato nella sezione etrusca delle nuove Greek and Roman Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, torna a ‘risplendere’ nella sua originaria struttura, grazie al lavoro dei restauratori del museo e di Adriana Emiliozzi ricercatrice dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche.

La biga di Monteleone (vedi foto allegata) è rivestita da lamine sapientemente sbalzate e finemente incise, già incrostate di avorio, che narrano episodi della vita dell’eroe omerico Achille. Il suo ritrovamento, come spesso accade, si deve alla casualità: “La tomba infatti fu scoperta l’8 febbraio 1902 da un contadino, in località Colle del Capitano, dove si estende un sepolcreto che va dalla fine dell’Età del Bronzo al VI sec. a.C.” spiega la Emiliozzi. “Oltre al carro, nella grande fossa già ricoperta da un tumulo monumentale era deposto un ricco corredo di vasellame bronzeo che lascia identificare il defunto come ‘capo’ della comunità di uno dei vari siti di transito attraverso l’Appennino, nell’alta Sabina”.

La ‘fuga’ del carro all’estero, in seguito al suo ritrovamento, fu favorita dal crollo del campanile di San Marco a  Venezia (14 luglio 1902) che distolse l’attenzione dei funzionari ministeriali sulla compravendita  del manufatto e  per questa inestimabile ‘perdita’ lo stesso capo del governo, Giovanni Giolitti, per l’inadeguatezza delle strutture dello Stato nell’impedire il saccheggio delle opere d’arte italiane.

Quando le parti bronzee del carro giunsero a New York furono sottoposte a restauro e a rapida ricomposizione su una compatta struttura lignea che somigliava più a un trono su ruote che a un cocchio, poiché nel 1903 non vi erano punti di riferimento certi per la tipologia del veicolo. Gli errori di riassemblaggio determinarono però una serie di equivoci nello studio del manufatto che si protrassero per circa novant’anni, in particolare, l’errata collocazione di alcuni elementi decorativi aveva indotto gli studiosi a credere che l’artista, autore del manufatto, avesse una cultura ‘provinciale’ avendo rappresentato in maniera incongruente rispetto a modelli greci una scena animalistica proprio sul parapetto del carro.  

La dott.ssa Emiliozzi, studiando per la prima volta il carro nel 1989 pubblicò le correzioni da apportare, auspicando un nuovo restauro.  “Ci sono voluti cinque anni di lavoro perrimettere a nuovo’ il carro attraverso numerosi passaggi: dallo smontaggio del vecchio restauro nel 2002, ad accurate campagne di radiografie, analisi di laboratorio, esami al microscopio, trattamenti conservativi, rifacimento corretto della struttura lignea di supporto, montaggio delle lamine bronzee e completa campagna fotografica di tutte le fasi di lavoro, oltre che del prodotto finale ottenuto nel 2006” spiega l’archeologa.

“La diversa ricomposizione di alcune parti della Biga, che appare così fedele all’originale”, continua la Emiliozzi, “ci induce ad affermare che l’artista, contrariamente a quanto si pensava, aveva un notevole bagaglio culturale, conosceva la saga omerica e le opere greche sulla vita di Achille. Egli ha organizzato la decorazione del parapetto e dei pannelli del carro in modo sapiente e con effetto cromatico per l’aggiunta di avorio. Si ipotizza che il grande artista possa essere originario della Grecia dell’Est, venuto a lavorare nella nostra penisola”.

Le indagini hanno fatto emergere la certezza che il carro è stato usato a lungo, forse per più di una generazione, prima di essere deposto nella tomba. Lo studio dei materiali rivela restauri contemporanei al suo utilizzo.

L’occasione per riesaminare il pregevole oggetto è nata in questi ultimi anni nell’ambito dell’immenso e costosissimo progetto di ristrutturazione delle nuove Gallerie Greche e Romane, che ora costituiscono, a detta degli stessi dirigenti del Metropolitan, un “museo nel museo.

“Lo splendido Cocchio da parata”, conclude la Emiliozzi in procinto di partire per New York dove sarà presente alla riapertura delle gallerie del Metropolitan, “costituisce ora il centro di attrazione della sezione etrusca, nella Leon Levy and Shelby Withe Gallery for Etruscan Art (IX-II secolo a.C.)”.

In Italia si contano finora i resti di circa 300 veicoli tra cocchi e calessi a due ruote, provenienti da tombe dell’Etruria, del Lazio Antico, dell’Agro Falisco-Capenate, dell’Umbria, della Sabina e di altre popolazioni non greche della Penisola, scaglionati tra la metà dell’VIII ed il V secolo a.C.

Mai usato in Italia per il combattimento, il possesso del carro assimilava il suo aristocratico proprietario ai monarchi orientali e agli eroi omerici.

Roma, 6 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, Roma

Che cosa: il restauro della Biga da Monteleone di Spoleto esposta al pubblico dal 20 aprile

Dove: Metropolitan Museum of Art di New York

Per informazioni: Adriana Emiliozzi, Iscima-Cnr, Roma, tel. 06.4927261/-2-/48, e-mail: adriana.emiliozzi@iscima.cnr.it

letto su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/52_APR_2007.HTM

 

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Identificata la causa della sindrome di Crisponi

Ricercatori del Cnr di Cagliari, in collaborazione con colleghi tedeschi, hanno identificato quattro diverse mutazioni nel gene CRLF1, responsabile di questa rara e grave malattia. Il primo passo per giungere a un rimedio efficace

a sindrome di Crisponi è una rara e grave malattia; ce ne sono pochissimi casi in tutto il mondo, la maggior parte in Sardegna. E proprio in Sardegna i ricercatori dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari, guidati da Laura Crisponi, sono riusciti in pochi mesi ad identificare il gene CRLF1 implicato nella patogenesi della malattia grazie a uno studio condotto sull’intero genoma di 5 famiglie sarde e 3 turche affette dalla patologia. La proteina codificata dal gene CRLF1 è un recettore solubile per le citochine, coinvolto in processi importanti sia per lo sviluppo sia per il mantenimento del sistema nervoso. In particolare, lo studio ha identificato quattro diverse mutazioni, di cui due specifiche sarde.

L’importante scoperta, finanziata dall’Associazione Sindrome di Crisponi e Malattie Rare e dalla Regione Autonoma della Sardegna, e condotta in collaborazione con i colleghi tedeschi del Cologne Center for Genomics e dell’Università di Muenster, è stata pubblicata su una delle più prestigiose riviste internazionali di genetica umana, l’American Journal of Human Genetics.

“La malattia è evidente fin dalla nascita”, spiega Laura Crisponi, dell’Inn-Cnr. Il decorso clinico è caratterizzato da grave difficoltà nell’alimentazione, da contrattura della muscolatura facciale e dell’orofaringe e dalla comparsa di febbre continua remittente sui 38°C, con puntate oltre i 42°C, in epoca variabile dalla nascita ad alcune settimane. La maggioranza dei bambini decede dopo un periodo di alcune settimane o mesi in coincidenza con la febbre oltre i 41°C. I pazienti che sopravvivono, attualmente cinque su venti in tutta la Sardegna, sviluppano una severa scoliosi che richiede chirurgia correttiva o l’impiego del busto, ed una sudorazione paradossa, evidente in particolare nella stagione fredda, preceduta da brividi di freddo, e con variabile frequenza settimanale. “Riteniamo che la scoperta sia il primo passo di una lunga strada che potrà portare allo sviluppo di un rimedio efficace contro questa malattia”, sottolinea la ricercatrice dell’Inn-Cnr. “A breve termine si potranno approfondire i meccanismi fisio-patologici alla base della malattia e sviluppare i reagenti necessari per effettuare la diagnosi prenatale e una diagnosi differenziale con altre sindromi simili. In futuro la definizione della via fisio-patologica del gene coinvolto fornirà importanti informazioni per lo sviluppo di terapie specifiche per la sindrome ed eventualmente anche per patologie ben più frequenti. Infatti, molto spesso”, conclude Laura Crisponi, “lo studio di una malattia rara suggerisce nuove strade alla comprensione e alla cura di malattie più comuni”.

La realizzazione di questo progetto è stata resa possibile grazie alla partecipazione continua e generosa di tutti i componenti delle cinque famiglie sarde colpite dalla sindrome. In particolare, nel 2005, i genitori di una bambina colpita da questa malattia hanno fondato un’attivissima associazione, che porta il nome della sindrome - riconosciuta per la prima volta nel 1996 dal medico cagliaritano Giangiorgio Crisponi, padre di Laura - e che si propone di sostenere la ricerca con raccolte di fondi e attività di sensibilizzazione e informazione (www.sindromedicrisponi.it).

Roma, 5 aprile 2007

La scheda

Chi: Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari

Che cosa: individuato un nuovo gene, denominato CRLF1, responsabile della sindrome di Crisponi

Per informazioni: Laura Crisponi, Inn-Cnr; tel. 070/6754591/4595e-mail: laura.crisponi@inn.cnr.it

 

Referenze:   Laura Crisponi,* Giangiorgio Crisponi,* Alessandra Meloni, Mohammad Reza Toliat,

Gudrun Nu¨rnberg, Gianluca Usala, Manuela Uda, Marco Masala, Wolfgang Ho¨hne, Christian Becker, Mara Marongiu, Francesca Chiappe, Robert Kleta, Anita Rauch, Bernd Wollnik, Friedrich Strasser, Thomas Reese, Cornelis Jakobs, Gerd Kurlemann, Antonio Cao, Peter Nurnberg, and Frank Rutsch. :. Crisponi Syndrome Is Caused by Mutations in the CRLF1 Gene and Is Allelic to Cold-Induced Sweating Syndrome Type 1. American Journal of Human Genetics, (http://www.ajhg.org/)

l'articolo originale è alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/51_APR_2007.HTM

 

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Anemia mediterranea: al via ‘Miot’, il progetto per la diagnosi precoce e cura

Coordinato dall’Ifc-Cnr di Pisa, il progetto “MIOT” consentirà di diagnosticare precocemente eventuali coinvolgimenti cardiaci nei soggetti talassemici sottoposti in maniera sistematica a terapia trasfusionale. Coinvolti 8 centri di cardioradiologia della Penisola e 35 centri di talassemia

Nuove speranze di migliorare le prospettive di vita per gli italiani affetti da anemia mediterranea, la malattia genetica ereditaria (chiamata anche thalassemia major o malattia di Cooley). Sono 7.000 i malati conclamati più un numero di portatori (thalassemia minor) stimato intorno ai 2 milioni: da due genitori portatori del tratto talassemico esiste una possibilità su 4 che nasca un figlio malato. Lo screening dei portatori e la diagnosi prenatale costituiscono il cardine per la prevenzione della malattia, che registra le maggiori concentrazioni, tra malati e portatori, in Sardegna, in Sicilia e nel delta del Po.

Grazie a Miot - Myocardial iron overload in thalassemia, un progetto scientifico inedito e tutto italiano, organizzato dal Laboratorio di Risonanza Magnetica Cardiovascolare dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa, sarà possibile, nell’arco dei prossimi tre anni, valutare nei dettagli l'accumulo di ferro nel cuore e la fibrosi miocardica di 2.000 talassemici, mediante un’originale tecnica di risonanza magnetica, definita T2* (Ti-Due-Star). Questa tecnica è l’unica che consente oggi di misurare in modo affidabile, rapido e non invasivo l'accumulo di ferro nel cuore. Con la T2* si può precocemente diagnosticare ciò che con un elettrocardiogramma o con un’ecografia cardiaca non si può vedere. Infatti con tali metodiche il coinvolgimento cardiaco si apprezza ma solo quando la disfunzione è già in atto ed avanzata.

La talassemia impedisce al midollo osseo di produrre una quantità adeguata di emoglobina, il pigmento che dà il colore rosso al sangue ma che, soprattutto, ha il compito di trasportare l'ossigeno legato a molecole di ferro. Per sopperire a questa mancanza congenita, il talassemico ha bisogno di continue trasfusioni. La continua distruzione dei globuli rossi libera ferro, che va a depositarsi in vari organi, soprattutto nel fegato e nel cuore. È proprio la disfunzione cardiaca, legata ai depositi di questo metallo, a determinare la precoce mortalità dei pazienti.

Per eliminare il ferro esiste un’apposita terapia, definita “ferrochelante”, spiega Massimo Lombardi, coordinatore dello studio e responsabile del Laboratorio di risonanza magnetica presso l’Ifc-Cnr di Pisa, “che viene tradizionalmente somministrata mediante infusione sottocutanea, molto lenta (dodici ore), di desferoxamina. La nuova disponibilità di terapie ferrochelanti per via orale (deferiprone) libera invece queste persone dalla schiavitù dell'infusione continua”.

“Conoscere l'accumulo cardiaco di ferro è quindi determinante per seguire nei dettagli un problema cruciale per la sopravvivenza dei soggetti talassemici e decidere la migliore terapia su base individuale”, precisa Massimo Lombardi. “Abbiamo utilizzato una metodica tuttora sperimentale, cui abbiamo aggiunto una modalità tecnologica creata appositamente dai nostri ingegneri e destinata alla corretta interpretazione dei dati, mettendola poi a disposizione dei pazienti che vivono in regioni distanti dalla Toscana, attraverso il network di 8 centri di cardioradiologia”.

In passato, non era possibile monitorare adeguatamente l'accumulo cardiaco di ferro: la formazione di fibrosi e la disfunzione del cuore comparivano, fatalmente, a compromettere la sopravvivenza del paziente. Il sistema di diagnosi e lettura dei risultati, messo a punto in esclusiva dal Cnr di Pisa, sarà utilizzato anche da altri sette centri italiani (Catania, Palermo, Cagliari, Reggio Calabria, Campobasso, Roma, Ancona), consentendo la valutazione dei talassemici distribuiti in diverse sedi della Penisola e in modo standardizzato per tutta Italia. I dati verranno centralizzati a Pisa, costituendo il più ampio database al mondo di pazienti con talassemia.

Il progetto Miot rappresenta un’esemplare collaborazione fra pubblico e privato, resa possibile dalla “task force” che si è instaurata tra il Cnr di Pisa, la Soste (Società per lo studio delle talassemie ed emoglobinopatie), la Fondazione italiana Leonardo Giambrone e alcuni partner industriali, tra cui Chiesi e Schering e General electric healthcare. Partecipano all’iniziativa, oltre agli 8 centri di cardioradiologia, 35 centri ematologici di tutta Italia, già impegnati nella diagnosi e cura dei talassemici e che ora disporranno di un riferimento diagnostico importante per monitorare i loro pazienti.

Tale nuovo sistema analitico ha già fruttato un brevetto nazionale ed internazionale e pone le basi per un significativo miglioramento diagnostico in questo settore dell’imaging cardiaco.

Roma, 2 aprile 2007

La scheda

Che cosa: progetto Miot (Myocardial iron overload in thalassemia) per la diagnosi e cura dei talassemici e il monitoraggio delle complicanze cardiache

Per informazioni: Massimo Lombardi, coordinatore dello studio e responsabile del Laboratorio di risonanza magnetica presso l’Ifc-Cnr di Pisa, tel. 050 315 2820, e-mail: lomass@ifc.cnr.it

L'articolo è tratto dalla pagina:   http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Aprile/50_APR_2007.HTM

 

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L’asma arriva dall’“Irak-M”

 

Questo il nome del gene scoperto dagli studiosi dell’Inn-Cnr di Cagliari, responsabile di una delle forme asmatiche più gravi, quella persistente a esordio precoce, che colpisce i bambini e dura tutta la vita. La ricerca pubblicata sull’American Journal of Human Genetics

 

Si chiama Irak-M il nuovo gene, identificato dall’équipe di Antonio Cao, direttore dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari (Inn-Cnr), direttamente implicato nella regolazione della risposta immunitaria innata e quindi nella patofisiologia dell’asma persistente ad esordio precoce, una delle forme più gravi, giacché insorge in età infantile e dura tutta la vita.

“Il cattivo funzionamento di Irak-M potrebbe portare ad un’eccessiva infiammazione nel polmone con una conseguente risposta asmatica e/o allergica”, precisa il prof. Cao, “e riteniamo che questa scoperta sia di estrema importanza per le dirette implicazioni mediche, sia nel campo della diagnosi sia nella terapia dell’asma, una malattia la cui incidenza ed associata mortalità è oggi in forte aumento in tutti i paesi industrializzati”.

L’indagine – pubblicata sulla rivista internazionale American Journal of Human Genetics - che ha portato alla scoperta di questo gene è durata oltre undici anni su un campione di famiglie affette da asma allergico, provenienti da tutta la Sardegna. “Sono state utilizzate analisi sia di tipo familiare sia di tipo caso-controllo,” spiega Silvia Naitza, ricercatrice dell’Inn-Cnr e coautrice della ricerca, “partendo dall’osservazione che la limitata eterogeneità riscontrata nelle varianti patogenetiche delle malattie monogeniche e complesse in questa popolazione, caratterizzata da un particolare patrimonio genetico grazie al suo isolamento, dovrebbe, insieme alla relativa omogeneità delle condizioni ambientali, semplificare lo studio dei tratti multifattoriali”.

“L’intuizione del prof. Giuseppe Pilia di stratificare il campione sulla base dell’età d’esordio della malattia (maggiore o minore di 13 anni). prosegue la ricercatrice. “ha permesso di trovare un collegamento significativo in una parte della regione esaminata e di identificare il gene Irak-M come quello che contribuisce al linkage, dimostrando l’associazione di questo gene con l’asma persistente ad esordio precoce. Abbiamo replicato questi risultati in una popolazione dell’Italia peninsulare geneticamente distante da quella sarda e lo studio ha confermato che il gene Irak-M è coinvolto nella patogenesi dell’asma anche nella popolazione generale italiana. Questi risultati suggeriscono un legame diretto tra l’iperattivazione del sistema immunitario innato e l’infiammazione cronica delle vie respiratorie ed indicano Irak-M come un nuovo potenziale bersaglio per lo sviluppo di misure di prevenzione ed interventi terapeutici contro l’asma”.

Questo lavoro convalida inoltre l’uso della popolazione sarda come campione per lo studio di malattie e tratti complessi. “La ricerca è stata ideata e diretta dal prof. Giuseppe Pilia dal 1996 fino alla sua prematura scomparsa, nell’aprile 2005”, tiene a sottolineare il prof. Cao, “e comunque il lavoro è il frutto di un grosso sforzo collettivo, che ha richiesto il contributo e l’interazione di diverse figure professionali e competenze, come testimonia la lunga lista di collaboratori che hanno firmato l’articolo”.

Roma, 30 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari

Che cosa: individuato un nuovo gene coinvolto nell’asma precoce e persistente

Per informazioni: Antonio Cao, Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia, tel. 070/6754591; e-mail: acao@mcweb.unica.it

Referenze:. L. Balaci, M.C. Spada, N. Olla, G. Sole, L. Loddo, F. Anedda, S. Naitza, M.A. Zuncheddu, A. Maschio, D. Altea, M. Uda, S. Pilia, S. Sanna, M. Masala, L. Crisponi, M. Fattori, M. Devoto, S. Doratiotto, S. Rassu, S. Mereu, E. Giua, N.G. Cadeddu, R. Atzeni, U. Pelosi, A. Corrias, R. Perra, P.L. Torrazza, P. Pirina, F. Ginesu, S. Marcias, M.G. Schintu, G.S. Del Giacco, P.E. Manconi, G. Malerba, A. Bisognin, E. Trabetti, A. Boner, L. Pescollderungg, P.F. Pignatti, D. Schlessinger, A.Cao, G. Pilia (2007). IRAK-M is involved in the pathogenesis of early-onset persistent asthma. Am. J. Hum. Genet., in press for publication July issue.

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/49_MAR_2007.HTM

 

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Cuore infartuato rigenerato con le staminali

Sintetizzata una nuova molecola, capace di differenziare in elementi cardiovascolari cellule staminali umane isolate da placenta a termine. Un successo della medicina rigenerativa ottenuto da Cnr, Inbb e Ospedale S. Orsola di Bologna

Nei laboratori dell’Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi (Consorzio Interuniversitario Inbb), per la prima volta cuori di ratti sottoposti ad infarto sperimentale sono stati rigenerati col trapianto di cellule staminali umane di tipo mesenchimale, isolate da placenta a termine.

Le ricerche sono state coordinate dal professor Carlo Ventura, direttore del Laboratorio di Biologia molecolare e bioingegneria delle cellule staminali dell’Inbb, presso l’Istituto di Cardiologia dell’Ospedale S. Orsola–Malpighi di Bologna, in collaborazione con il prof. Fabio Recchia dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), il prof. Gian Paolo Bagnara del Dipartimento di Istologia, embriologia e biologia applicata dell’Università di Bologna, il prof. Gianandrea Pasquinelli del Dipartimento di Patologia sperimentale dell’Università di Bologna. La collaborazione tra il Cnr (che ha svolto la parte in vivo degli esperimenti) e l’Inbb si inserisce nell’ambito di un accordo-quadro in essere su alcune linee di ricerca. Lo studio è stato appena pubblicato sul prestigioso “Journal of Biological Chemistry”, organo ufficiale della “American Society of Biochemistry and Molecular Biology”.

Prima del trapianto nel tessuto cardiaco, le cellule sono state orientate ex vivo verso il differenziamento miocardico e vascolare con una nuova molecola: un composto contenente acido ialuronico, acido butirrico e acido retinoico (HBR). Grazie a questa molecola, le cellule staminali hanno mostrato un’ elevata resa di differenziamento cardiovascolare in vitro e, una volta trapiantate nel miocardio infartuato, si sono differenziate in nuovi vasi coronarici, costituiti da cellule endoteliali umane, e in cellule cardiache, anch’esse di derivazione staminale umana. Un aspetto di particolare rilievo è rappresentato dal fatto che l’HBR ha anche fatto in modo che le stesse cellule staminali secernessero fattori di crescita, in grado di indurre la formazione di nuovi vasi coronarici (angiogenesi) da parte del tessuto cardiaco ricevente. Alcuni di questi fattori di crescita sono inoltre risultati essere dotati di proprietà antiapoptotiche (capaci di prevenire la morte cellulare).

Non è stato necessario fare uso di immunosoppressori, pur trattandosi di uno xenotrapianto (donatore e ricevente sono di due specie diverse): il particolare tipo di cellule staminali umane è stato ottimamente tollerato dal sistema immunitario del ricevente senza alcun segno di rigetto.

Questo studio ha quindi realizzato un nuova molecola, definita dai ricercatori “a logica differenziativa”, in grado non solo di orientare selettivamente le cellule staminali umane, ma anche di utilizzare tali cellule come una sorta di laboratorio per la produzione di fattori trofici in grado di promuovere una rivascolarizzazione endogena e di salvare il tessuto cardiaco dall'estensione dell'infarto.

Inoltre, le cellule staminali sono state isolate da un organo (placenta a termine) che viene eliminato dopo il parto, superando quindi le problematiche etiche legate all'uso di cellule staminali embrionali umane. La tolleranza immunitaria osservata apre la strada al trapianto eterologo di cellule staminali, ampliando gli scenari della cosiddetta medicina rigenerativa per ora sostanzialmente confinata alla prospettiva di un trapianto autologo di queste cellule.

Il professor Ventura e i suoi collaboratori stanno attualmente iniziando uno studio preclinico sul maiale in vista di una applicazione clinica nell'uomo delle strategie sopra esposte.

Roma-Bologna, 29 marzo 2007

La scheda

Che cosa: Pubblicazione articolo sul “Journal of Biological Chemistry”

Per informazioni: Carlo Ventura, direttore Laboratorio di biologia molecolare e bioingegneria delle cellule staminali, Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi (Inbb), Bologna, tel. 051/6363605, tel. 335-6406111, e-mail cvent@libero.it; Fabio Recchia, Scuola superiore Sant’Anna, associato presso l’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), tel. 050/3152603, tel. 340/3287025, e-mail f.recchia@sssup.it

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/47_MAR_2007.HTM

 

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Dimagrire con un gel

 

 

Dall’Imcb-Cnr un nuovo materiale super assorbente, in grado di assorbire liquidi fino a 1000 volte il suo peso iniziale, che verrà prodotto in capsule da ingerire prima dei pasti insieme ad acqua per generare senso di sazietà. Un originale contributo per la lotta contro l’obesità

 

Per combattere l’obesità ora basta una pillola. Una capsula contenente un idrogelo superassorbente da ingerire prima dei pasti con due bicchieri d’acqua e il senso di fame sparisce. Lo promettono i ricercatori dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli che hanno messo a punto e sperimentato con successo un idrogelo in grado di assorbire fino ad un litro di acqua per grammo di materiale secco.

“Il prodotto, agendo come bulking agent, genera un senso di sazietà nello stomaco, riempiendone una porzione senza assorbimento da parte dell’organismo”, spiega Luigi Ambrosio dell’Imcb-Cnr che ha condotto la ricerca in collaborazione con il prof. Luigi Nicolais, docente dell’Università Federico II di Napoli e attualmente ministro della Funzione pubblica e innovazione, e con Alessandro Sannino, giovane ricercatore dell’Università di Lecce. “L’idrogelo, poi, segue il normale percorso alimentare fino all’espulsione naturale”.

Il risultato della scoperta è il frutto di oltre 10 anni di studi nel campo delle tecnologie dei materiali, nella quale l’Italia ha competenze di primo piano. Investimenti importanti con partner industriali hanno condotto a precedenti brevetti relativi a idrogeli superassorbenti e licenze per varie applicazioni. Grazie al finanziamento del Miur ed all’investimento di Quantica e di State Street, l’idrogelo superassorbente verrà prodotto in forma di polvere da alloggiare all’interno di capsule da ingerire prima dei pasti, seguite da due bicchieri d’acqua. La totale biocompatibilità e la non interazione con l’organismo umano non fanno rientrare l’idrogelo nella categoria dei farmaci.

“Lo sviluppo del prodotto è in fase avanzata”, sottolinea Luigi Ambrosio. “La sperimentazione avrà una durata di 12 mesi ed è già in corso presso il Policlinico Gemelli di Roma. Se i risultati verranno confermati, inizierà il lancio commerciale che sarà sempre sostenuto dagli investitori, Quantica e State Street, i quali valuteranno anche l’ingresso di partner industriali”. L’investimento di Quantica e State Street è mirato a realizzare test su vasta scala e ottenere le certificazioni europea (marchio CE) e americana (marchio Fda) per la commercializzazione.

Lo studio costituisce un originale contributo al problema del sovrappeso e dell’obesità, che sono diventati una grave minaccia alla salute anche perché associati a un rischio molto elevato di sviluppare diabete, ipertensione, infarto del miocardio, ictus cerebrale, osteoartrosi ed alcune forme di cancro. In Italia il problema del sovrappeso coinvolge 16 milioni di persone, di cui 4 milioni sono classificati come obesi. In America ci sono 60 milioni di obesi e il 20% di tutti i bambini americani, mentre il 25% della popolazione è costantemente a dieta e il 40% saltuariamente.

Per questo brevetto, depositato nel 2004, Academica Life Science ha già vinto la Start-Cup competition del 2004 quale migliore proposta spin-off dell’Università Federico II di Napoli. Academica Life Science è partecipata da Alessandro Sannino, promotore, imprenditore e Amministratore Delegato della società; gli altri due detentori della proprietà intellettuale, che avranno un ruolo non operativo, sono il dr. Ambrosio e il prof. Nicolais. Quantica SGR, tramite il fondo Principia, ha acquisito il 40% mentre State Street, tramite il fondo Fondamenta, il 9%. La società ha sede a Napoli.

Roma, 30 marzo 2007

Sono disponibili foto per i giornalisti

La scheda

Chi Istituto per i materiali compositi e biomedici, Cnr di Napoli

Che cosa: idrogelo in grado di assorbire i liquidi e dare senso di sazietà

Informazioni: Luigi Ambrosio, Imcb-Cnr,  tel  081/7682513

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/48_MAR_2007.HTM

 

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Immigrati in Italia: irregolari al Sud, regolari al Nord

La spaccatura evidenziata al convegno su ‘Cittadinanza, identità ed immigrazione’ tenutosi al Cnr.

I clandestini sono il 16% degli stranieri, ma ci sono segnali positivi: le aziende non li assumono solo per risparmiare, il 14% ha una laurea. Quasi l’11% è proprietario di casa.

Gli immigrati in Italia sono 3.357.000, circa il 7% della popolazione, di cui 539mila gli irregolari (16%). Provengono soprattutto da Albania (13,7% del totale), Romania (13%), Marocco (12,2%). La maggior parte, più del 50%, lavora nel settore dei servizi, il 14% ha una laurea. Quasi l’11% è proprietario di casa. Sono alcuni dati emersi da una ricerca, condotta dalla Fondazione Ismu -Iniziative e studi sulla multietnicità - su commissione del Ministero del Lavoro, presentata dal prof. Gian Carlo Blangiardo dell’Università di Milano-Bicocca, nel corso del convegno “Cittadinanza, identità ed immigrazione nell’Unione Europea”, che si è svolto nelle giornate di ieri e oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), a cura dell’Apre-Agenzia per la ricerca europea.

“Cittadinanza, identità ed immigrazione”, ha commentato Pierre Vallette, capo unità Ricerca nelle scienze socio-economiche e umane dell’Unione Europea, “sono ai primi punti nell’agenda della Ue, e la loro importanza oggi è ancora maggiore rispetto al passato. Rafforzare le conoscenze è essenziale anche per lo sviluppo politico, che deve tenere conto dei risultati della ricerca”. “Attenzione però a non postulare una superiorità della comunità scientifica rispetto ai policy makers, o ad assegnare ai ricercatori una funzione di problem solving” ha osservato Enrico Pugliese, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr e presidente del Comitato scientifico dell’Apre: “Come il convegno ha mostrato sono invece importanti il confronto reciproco e l’interlocuzione, capaci di produrre stimoli sia per l’azione di intervento sia per quella di ricerca”.

Dagli altri dati esposti durante l’incontro, emerge che nel Sud Italia si registra il più alto tasso di irregolarità: sui 495mila stranieri presenti sul territorio, 133mila sono irregolari, il 27%. Il maggior numero di immigrati che hanno regolarizzato la propria posizione si registra invece nel Centro Nord dove il reddito medio è anche più alto: 1.041 euro mensili per gli uomini e 763 per le donne, mentre nel Mezzogiorno è rispettivamente di 657 e 566 euro e la media nazionale è di 1.002 e 743 euro. Inoltre, al Nord si concentra circa il 65% degli immigrati assunti regolarmente, un quarto dei quali risiede al Centro e solo il 10% nel Mezzogiorno.

Ai datori di lavoro che hanno regolarizzato nel 2002 uno o più stranieri è stato chiesto quali fossero i motivi che li hanno portati a dare lavoro a un immigrato. Ha riposto: “Per far fronte a un fabbisogno immediato dell’azienda” il 46,7%; “era un lavoratore con molta voglia di lavorare” il 40,6; “non erano disponibili altri lavoratori adatti a quel tipo di impiego” il 36,9%; solo il 10,5% “perché costava meno” e perché può “essere licenziato in qualsiasi momento” lo 0,5%. Mentre Raffaella Milano, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, ha sottolineato la presenza “solo a Roma” di “7.000 imprenditori stranieri, oltre che di 157 diverse nazionalità nelle scuole, tra i bambini”.

Quasi il 40% degli stranieri occupati ha un titolo di studio, abbastanza alto ma poco riconosciuto per l’attività lavorativa. Aumentano gli immigrati proprietari di case: il 10,9% degli extracomunitari ne ha acquistata una, anche perché banche e agenzie immobiliari hanno acquisito una certa fiducia e hanno creato, spesso, dei pacchetti-mutuo ‘ad hoc’ per le diverse nazionalità.

Il tasso di irregolarità è fortemente condizionato anche dalla macroarea di provenienza: in testa con il 19% gli est-europei, seguiti da Africa subsahariana (16%), mentre sono sotto la media nazionale America Latina, Nord Africa, Asia-Oceania. Le percentuali si alzano ulteriormente tra i presenti nel Sud Italia, dove si arriva al 29% dei provenienti dall’Europa orientale, seguiti da subsahariani (28%) e latino-americani (27%). Intervenuto al convegno organizzato, presso il Cnr, dall’Apre, il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha sottolineato come il disegno di legge sulla cittadinanza attualmente oggetto “di discussione nella maggioranza” punti proprio al “riemergere dall’irregolarità” e come “la propensione a delinquere degli immigrati regolari” sia “inferiore alla media degli italiani”.

Roma, 28 marzo 2007

La scheda

Che cosa: Convegno “Cittadinanza, identità ed immigrazione nell’Unione Europea”, che si è svolto nelle giornate di ieri e oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) a cura dell’Apre - Agenzia per la ricerca europea

Per informazioni: Enrico Pugliese, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr di Roma, tel. 06.4993.2873

Il comunicato originale è alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/46_MAR_2007.HTM

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Un gene contro tumore cerebrale dei bambini

  

Ricerche condotte dall’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr  hanno permesso di individuare il ruolo antitumorale del gene PC3/Tis21 nella cura e prevenzione del medulloblastoma, uno dei tumori più frequenti nell’infanzia

Una nuova scoperta fa sperare di riuscire a combattere il medulloblastoma, uno dei tumori più frequenti nell’infanzia e più refrattario al trattamento chirurgico e farmacologico. Grazie alle ricerche, portate avanti in un laboratorio dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio nazionale delle ricerche, presso il Centro di Ricerche Europeo del Cervello a Roma, in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza e l’ENEA, è stato accertato il ruolo antitumorale del gene PC3/Tis21.

“La specie di neuroni più abbondante del cervelletto, i granuli”, spiega Felice Tirone, ricercatore dell’Inmm, “deriva da precursori neuronali, che sono le cellule da cui provengono i neuroni adulti, localizzati nel romboencefalo, la parte posteriore del cervello dove è situato il cervelletto. La proliferazione dei precursori dei granuli è massima nel periodo immediatamente successivo alla nascita e determina lo sviluppo del cervelletto nella sua morfologia adulta. Il controllo della proliferazione dei precursori dei granuli è quindi critico – dato il loro massiccio sviluppo – e può andare incontro a malfunzioni che si ritiene siano all’origine del medulloblastoma, un tumore solido a maggior frequenza tra i bambini (15%), molto refrattario al trattamento chirurgico e farmacologico, che riesce a curare solo il 60% dei pazienti a prezzo di gravi effetti collaterali permanenti dovuti ai trattamenti aggressivi.”.

Ricerche svolte nello stesso laboratorio del Cnr avevano già evidenziato la capacità del gene PC3/Tis21 di accelerare nei precursori dei granuli il passaggio da una condizione proliferativa ed immatura ad una condizione differenziata e matura.

Il proseguimento di queste ricerche - finanziate da Compagnia San Paolo di Torino e Ministero della Università e Ricerca e pubblicate su ‘FASEB Journal’ - ha ora permesso di accertare che l’azione antiproliferativa e differenziativa di PC3/Tis21 sui precursori dei granuli previene l’insorgenza del medulloblastoma. “Queste ricerche sono state condotte in un modello animale di medulloblastoma – un topo privo del gene Patched1 – nel quale il livello di espressione del gene PC3/Tis21 nei precursori dei granuli è stato aumentato, grazie ad un incrocio con un topo transgenico PC3/Tis21”, riferisce Tirone, “e si è così osservato che l’insorgenza di medulloblastomi viene dimezzata. Si è anche accertato che l’espressione di PC3/Tis21 è frequentemente ridotta nei medulloblastomi umani, il che suggerirebbe un coinvolgimento del gene nella patologia umana”.

L’ipotesi che si è formulata per spiegare questi risultati è che PC3/Tis21, favorendo una ridotta proliferazione e un aumentato differenziamento dei precursori neuronali dei granuli – attraverso il controllo di geni sia del ciclo cellulare che neuronale - ne impedisca la trasformazione neoplastica nelle situazioni di eccessiva proliferazione durante lo sviluppo, dovute ad esempio ad eccesso di stimolazione da parte di fattori che inducono la crescita dei precursori dei granuli, come Sonic Hedgehog - molecola che nei vertebrati gioca un ruolo chiave nella proliferazione e nella determinazione dell’identità cellulare durante lo sviluppo dell’embrione.

La terapia genica locale del medulloblastoma è ad uno stadio ancora sperimentale, ma questi risultati lasciano sperare che le peculiari caratteristiche di PC3/Tis21 quale tumor-suppressor del medulloblastoma possano essere sfruttate in quella direzione.

Roma, 27 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr, Roma

Che cosa: ricerche che hanno permesso di individuare il ruolo antitumorale del gene PC3/tis21 nella cura e prevenzione del medulloblastoma

Dove: i risultati delle ricerche sono stati pubblicati su “FASEB Journal” (autore Felice Tirone, Inmm-Cnr, coautori: Simona Pazzaglia, Enea CR-Casaccia – Roma; e-mail: pazzaglia@casaccia.enea.it; Alberto Gulino. Dipartimento di Medicina Sperimentale e Patologia, Università La Sapienza, Roma; e-mail: alberto.gulino@uniroma1.it

Per informazioni: prof. Felice Tirone, Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr di Roma, tel. 06-50170.3184, e-mail: tirone@inmm.cnr.it

 

Il comunicato originale è alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/45_MAR_2007.HTM

 

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Batte in un paziente tedesco il primo cuore artificiale italiano

 

68 anni, affetto da grave scompenso cardiaco, operato con successo. Grazie a BestBeat, il nuovo e innovativo dispositivo made in Italy, nato nei laboratori CNR di Pisa e prodotto da NewCorTec, una speranza per oltre 100.000 pazienti l’anno

 

E’ iniziata con successo nel Centro Cardiochirurgico dell’Università di Bochum a Bad Oeynhausen (uno dei maggiori al mondo) la sperimentazione clinica del dispositivo di assistenza cardiaca BestBeat, il primo cuore artificiale italiano nato nei laboratori CNR di Pisa e prodotto da NewCorTec, impiantato su un paziente tedesco di 68 anni.

Il dispositivo di assistenza cardiaca resta l’opzione più concreta come “ponte al trapianto”, considerando che a fronte di 100 mila malati l’anno con scompensi così gravi da risultare in breve tempo fatali, i donatori disponibili sono appena 3-4.000. Per molti pazienti non candidabili al trapianto, inoltre, l’impiego del dispositivo BestBeat come “terapia di assistenza permanente” può fornire una risposta efficace a un bisogno finora largamente insoddisfatto. Il dispositivo italiano contiene però elementi innovativi tali da renderlo anche prezioso come strumento che consenta di iniziare terapie di recupero della funzionalità cardiaca, laddove le condizioni del paziente lo permettano: in questo senso può essere considerato anche un “ponte al recupero” del cuore malato.

 “Il primo impianto del ventricolo artificiale (VAD) ‘BestBeat’ prodotto dalla NewCorTec costituisce finalmente il punto di partenza della sperimentazione clinica del ‘cuore artificiale’ italiano, che continuerà nei prossimi mesi con gli ulteriori impianti in Francia e nei centri italiani, in attesa dell’autorizzazione del Ministero della Salute” afferma con soddisfazione Luigi Donato, presidente di NewCorTec srl e direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. “Ma l’impianto costituisce anche il punto di arrivo di un’avventura, iniziata quasi trent’anni fa al CNR insieme con FIAT e Società di Ricerca Tecnobiomedica, poi sviluppata con le risorse del MIUR, fino alla realizzazione e alla sperimentazione dei dispositivi presso i laboratori del CNR di Pisa e alla brevettazione e produzione pilota, culminata nella nascita della NewCorTec, start-up partecipata da Tecnobiomedica e Umbra Cuscinetti di Foligno”. Il dispositivo, insomma, raccoglie l’eredità di una ricerca e di una tecnologia tutta italiana, che ha raggiunto posizioni di leadership internazionale nelle tecnologie in cardiologia. “Tuttavia l’aspetto più importante è che BestBeat, rispetto ai VAD già presenti sul mercato, rappresenta l’espressione di una concezione e di una progettazione assolutamente innovativa”, conclude il prof. Donato.

L’unione delle competenze professionali del mondo dei ricercatori del CNR e delle università italiane, con le professionalità gestionali e finanziarie del privato ha raggiunto un obiettivo molto importante per il Paese”, precisa Roberto Aguiari, presidente di Quantica SGR Spa, mentre l’a.d. Pierluigi Paracchi aggiunge: “Questo primo impianto sull’uomo di un cuore artificiale tutto made in Italy rappresenta il successo di un modello di finanziamento che sembrava inapplicabile in Italia. Dopo il cuore abbiamo finanziato cellule e proteine per curare malattie neurodegenerative e dolore neuropatico, materiali contro l’obesità, algoritmi per motori di ricerca di nuova generazione e processi green per smaltire rifiuti”.

La sperimentazione clinica del dispositivo, che si protrarrà per circa un anno, coinvolge oltre al centro cardiochirurgico tedesco Herz - und Diabeteszentrum di Bad Oeynhausen, dell’università di Bochum, nella regione della Ruhr, due centri francesi e quattro centri italiani (Ospedali Riuniti di Bergamo, Centro Cardiochirurgico del CNR di Massa, Ospedale Niguarda di Milano e Policlinico San Matteo di Pavia). Dopo questa prima serie di impianti, la società conta di ottenere la certificazione europea del dispositivo (marchio CE) entro la primavera del 2008.

Esprime il proprio apprezzamento Fabio Pistella, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche: “Quest’importante risultato dimostra che il CNR ha la competenza scientifica e la capacità progettuale, radicate nel passato, ma anche una positiva dinamica verso il futuro per realizzare la sua missione di creare valore per le imprese e i cittadini attraverso le conoscenze generate dalla ricerca”.

Roma, 22 marzo 2007

     La scheda

Chi Istituto di fisiologia clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa; NewCorTec

Che cosa: BestBeat il ‘cuore artificiale’ italiano,

Informazioni: prof. Luigi Donato, presidente di NewCorTec srl e direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, tel. 050/3152000-1, 050/502075

La notizia originale si trova alla pagina: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/44_mar_2007.htm

 

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Vecchia Italia del XXI secolo

L’Italia è tra i paesi al mondo dove si fanno meno figli, dove si vive più a lungo coi genitori, dove sono maggiori la longevità e l’invecchiamento.

L’immigrazione è in fase di grande effervescenza. Questa la fotografia del “Rapporto sulla popolazione” presentato all’Irpps-Cnr dal Gruppo di coordinamento per la demografia della Società italiana di statistica.L’Italia cresce, ma solo grazie al contributo straniero

 

Tra il 2002 ed il 2005 la popolazione è cresciuta in media di circa 440 mila unità l’anno, ma le previsioni dei demografi non sono state contraddette: il saldo negativo tra nascite e morti è stato di circa 15 mila l’anno. La crescita è dovuta soprattutto all’iscrizione in anagrafe di mediamente di 305 mila stranieri l’anno, dovuta alle regolarizzazioni collegate alla Legge “Bossi-Fini” e a nuove entrate immigratorie.

Il dato sull’immigrazione è uno dei più eclatanti messi in luce dal “Rapporto sulla popolazione italiana – L’Italia all’inizio del XXI secolo”, realizzato dal Gruppo di coordinamento per la demografia della Società italiana di statistica con il contributo scientifico di diversi suoi aderenti, e curato da Giuseppe Gesano, dirigente di ricerca dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, da Fausta Ongaro, ordinario di Demografia all’Università di Padova, e da Alessandro Rosina, associato di Demografia all’Università Cattolica di Milano. Il Rapporto, edito da Il Mulino, viene presentato domani, giovedì 22 marzo, alle 16.00, presso la sede dell’Irpps-Cnr, Roma – Via Nizza 128.

Tra il 2002 ed il 2005 sono nati in Italia circa 170 mila bambini figli di madre straniera, che costituiscono poco meno dell’8% del totale delle nascite, percentuale che è in rapida crescita, così come lo è la popolazione straniera: inferiore allo 0,6 per cento nel 1991, quadruplicata al 2,3 per cento nel 2001, è oggi quantificata tra i 2,7 (4,5% dei residenti) ed i 3,5 milioni (6%), se si comprende una stima degli irregolari, con la quota più significativa nel Nord-est: 6,6 per cento.

Gli stranieri contribuiscono anche a ridurre l’invecchiamento nazionale: senza di loro, gli ultra65enni avrebbe già superato il quinto della popolazione. La loro età media è di 31 anni, contro i 43 dei cittadini italiani, e la loro fecondità è doppia di quella italiana: nel 2004, per le donne straniere il numero medio finale di figli è stimato in 2,61, mentre per le italiane è pari a 1,26. La minore incidenza di persone anziane determina che il tasso di mortalità tra gli stranieri sia circa dieci volte inferiore a quello italiano (1,2 per mille contro 10,1).

“Dal punto di vista demografico, la vitalità di una popolazione si misura dalla capacità di rinnovare se stessa, cioè dal fatto che ciascuna generazione riesca a produrre, nel corso della sua vita feconda, un numero di figli pari almeno al suo ammontare”, spiega Giuseppe Gesano dell’Irpps-Cnr. “Ciò non avviene, in Italia, da circa trent’anni, e se nel frattempo la popolazione ha continuato a crescere (debolmente) lo si deve alla struttura ereditata dal passato (ancora molte le persone in età riproduttiva) e all’allungamento della vita media (+8,2 anni per gli uomini e +7,5 per le donne)” e all’immigrazione dall’estero.

L’Italia è il paese con la maggiore quota di popolazione anziana: le stime dell’Onu al 2005 danno gli ultra65enni al 20% dell’intera popolazione, gli ultimi calcoli Istat 2006 al 19,8%. Agli inizi degli anni ‘90 la quota nell’Unione europea si aggirava ovunque intorno al 15%, con Italia e Spagna un po’ più ‘giovani’. Nel 2005 l’Italia ha superato la Germania ed è diventata prima per ‘grandi vecchi’ (over 80, 5,1%). Nel futuro, il divario si accentuerà. La vita media delle donne è di oltre 83 anni, quella maschile oltre i 77.

Gran parte della riproduzione da noi passa ancora attraverso l’uscita dei giovani dalla famiglia solo in coincidenza o prossimità del matrimonio. Questo processo si è rallentato di molto. Il diffondersi di studio e lavoro tra le giovani donne, a differenza di altri paesi avanzati, viene vissuto come un ostacolo alla formazione delle unioni ed alla messa al mondo di figli.

Nei soli dieci anni che vanno dal 1993 al 2003”, afferma Alessandro Rosina, dell’Università Cattolica di Milano, “nella cruciale fascia d’età tra i 25 ed i 34 anni, gli uomini che avevano una famiglia con figli sono scesi da uno su tre a uno su cinque, e le donne da oltre la metà a poco più di una su tre”. Negli ultimi trent’anni l’età media al primo matrimonio è infatti aumentata di 5,5 anni per le donne e di 4,2 per gli uomini, raggiungendo rispettivamente i 29,4 ed i 32,2 anni. Nel frattempo, la maggior parte dei giovani non sposati continua a vivere coi genitori: il 38% del totale dei maschi 30-34-enni ed il 21% delle loro coetanee.

In conseguenza dei ritardi accumulati in tutto il processo di formazione di una propria famiglia questi pochi figli si fanno tardi: l’età media della donna alla nascita dei figli è di 30,8 anni (31,1 per le italiane e 27,4 per le straniere). “Si è accentuata la tendenza ad avere figli in età relativamente elevata.”, scrive Fausta Ongaro dell’Università di Padova, “Nel 1995 i nati si dividevano pressoché equamente tra nati da donne con meno di trent’anni e nati da donne che avevano superato questa soglia; dieci anni dopo questo secondo gruppo diventa nettamente predominante (62 per cento).”

Meno diversi fra noi, più vicini al resto d’Europa

Tra Mezzogiorno e Centro-nord è in atto un processo di convergenza. In primo luogo di fecondità: rispetto alle tradizionali differenze, 1,06 figli per donna al Nord contro 1,43 nel Mezzogiorno ancora nel 1995, nel 2005 entrambi sono a 1,32, grazie soprattutto all’apporto degli immigrati nelle regioni settentrionali. Nella mortalità, invece, il Nord ha colmato il precedente svantaggio a favore delle regioni meridionali, grazie a un guadagno nella sopravvivenza maschile (+2,6 anni nella speranza di vita a 65 anni tra il 1991 ed il 2005) maggiore di quello del Sud (+2,1 anni) e attribuibile soprattutto alla maggior contrazione della mortalità per malattie del sistema circolatorio e per tumori riscontrata nel Centro-nord. Il ritardo del Sud si manifesta anche nella speranza di vita in buona salute, più lunga al Centro-nord, sia per gli uomini (circa 4 anni a 65 anni al Centro-nord contro 2,8 nel Mezzogiorno) sia per le donne (3,6 contro 2,5 anni). La speranza di vita libera da disabilità per gli uomini già arrivati al 65° anno è di 14 anni circa nel Nord-est ed al Centro, 13,7 nel Nord-ovest e 13,1 nel Mezzogiorno, ma è molto più breve per le donne 65enni del Sud (13,5 anni) rispetto a quelle che vivono nel Nord-est (16,4 anni).

La debolezza economica del Mezzogiorno emerge ancora con un saldo negativo nelle migrazioni, se pur debole (tra i -40 ed i -50 mila l’anno), e con una minore attrazione nei confronti degli immigrati dall’estero che vi si insediano regolarmente (6,2% del totale della popolazione al Centro-nord contro l’1,5% nel Mezzogiorno). Gli immigrati arrivano ora soprattutto dall’Europa orientale (un terzo delle presenze sulle prime 15 nazionalità), e le loro durate di presenza sono ancora brevi rispetto a quelle dei flussi ‘storici’ di filippini, tunisini, senegalesi e marocchini, ma una parte di loro manda segnali di insediamento definitivo richiamando o formando famiglia e facendo figli (le ‘seconde generazioni’, cioè i nati in Italia da almeno un genitore straniero, sono valutate in tutto tra le 550 e le 650 mila unità all’inizio del 2007).

All’avanguardia per durata della vita e longevità, la popolazione italiana è in ritardo rispetto agli altri paesi europei nell’evoluzione delle forme famigliari e di convivenza e nei modelli riproduttivi. Scarsa diffusione di giovani che vivono da soli (6,4% delle donne 25-34-enni; ma Milano quasi un quarto degli uomini 35-44-enni) o con altri coetanei, meno del 30% (anche se in rapida crescita), le coppie che convivono a fronte del 60-95% rilevato nell’Europa settentrionale già a metà degli anni ’90. Anche matrimoni civili (più di uno su tre nel 2005), le separazioni ed i divorzi sono in aumento, ma si scioglie solo un matrimonio su sette, quando in altri paesi europei ciò avviene per un terzo/metà delle unioni. Ne consegue che sono poche le famiglie di un solo genitore con figli piccoli (662 mila), gli sposi in ‘seconde nozze’  (8%) e le famiglie ‘ricostituite’ (721 mila). I nati da genitori non coniugati, raddoppiati negli ultimi dieci anni, sono ancora meno del 15% (20% in Emilia Romagna), quando in diversi paesi europei hanno superato i figli di coppie legalmente coniugate.

“Il problema dell’invecchiamento della popolazione va affrontato con idee innovative, capaci anche di sacrificare preconcetti e privilegi, e considerando gli immigrati stranieri, come in altri paesi, una componente stabile della popolazione mediante specifici interventi di integrazione e riconoscimento , specie per le ‘seconde generazioni’”, conclude Giuseppe Gesano dell’Irpps-Cnr. “Va inoltre facilitato ed accelerato il percorso di autonomia dei giovani sul piano della formazione e della crescita della famiglia, dando spazio anche alle sue nuove forme. Devono, infine, essere ridotti i divari tra Nord e Sud, specie nella cura della salute e nella opportunità di lavoro per una popolazione che nel Mezzogiorno è più giovane”.

Roma, 21 marzo 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Irpps-Cnr)

Che cosa: Presentazione del Volume “Rapporto sulla popolazione italiana - L’Italia all’inizio del XXI secolo”, a cura di Giuseppe Gesano, dirigente di ricerca dell’Irpps-Cnr, Fausta Ongaro, ordinario di Demografia – Università di Padova, Alessandro Rosina, associato di Demografia – Università Cattolica di Milano, edizioni Il Mulino

Quando: 22 marzo 2007, ore 16.00

Dove: Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Irpps-Cnr), Roma –Via Nizza 128

Per informazioni: Giuseppe Gesano, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr (Irpps-Cnr), tel. 06.4993.2825, g.gesano@irpps.cnr.it  

tratto da: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/43_mar_2007.htm

 

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Nasce la prima aula di udienza virtuale

 

Le tecnologie informatiche per la giustizia italiana oggetto di un convegno promosso dall’Irsig-Cnr, che illustrerà alcuni applicativi sviluppati nel progetto “Astrea”: il Court Technology Laboratory e un’analisi giurimetrica on-line su 32.000 sentenze.

 

Da diversi anni le tecnologie informatiche promettono di rendere la giustizia più efficace, efficiente e trasparente. Il convegno “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la giustizia”, promosso dall’Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari (Irsig) del Consiglio nazionale delle ricerche e che si svolgerà il 23 marzo prossimo a Roma, presso la sede del Cnr in p.le Aldo Moro 7 (inizio ore 10,30), vuole fare il punto della situazione e presentare i risultati del Progetto Miur “Astrea”, coordinato dall’Irsig-Cnr di Bologna. “Il nostro scopo”, spiega il prof. Giuseppe Di Federico, direttore dell'Irsig-Cnr, “è stato quello di sviluppare per la giustizia italiana strumenti tecnico-informatici all’avanguardia che garantissero ai cittadini una maggiore sicurezza e tutela dei propri diritti, come previsto dal Programma nazionale di ricerca”.

Tra i risultati di eccellenza di Astrea c’è il "Court Technology Laboratory" (CTLab), il primo esempio di laboratorio per le tecnologie applicate alla giustizia in Europa, una vera e propria aula di udienza virtuale, realizzata presso l’Ufficio del giudice di pace di Bologna. “Il CTLab”, spiega Davide Carnevali, ricercatore dell’Irsig, “è un ambiente di 10 metri per 5, provvisto di una struttura tecnologica multimediale con configurazione modulare: impianti per la trasmissione dati e per la gestione di collegamenti video-audio, sistema microfonico conference, telecamere multiple con punti di ripresa verso ogni postazione, predisposizione per videoconferenze e streaming video... continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/42_mar_2007.htm

 

Roma, 21 marzo 2007

 

La scheda

Chi: Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari del Cnr di Bologna

Che cosa: Convegno Astrea: Tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la giustizia

Dove: Consiglio Nazionale delle Ricerche, P.le Aldo Moro, 7 – Roma (Aula Marconi)

Quando: 23 marzo 2007, ore 10,30

Per informazioni: Giuseppe Di Federico, direttore Irsig-Cnr Bologna, 051/2756211, e-mail dif@irsig.cnr.it, Davide Carnevali, Irsig, Cnr, tel. 051/2756229, e-mail davide.carnevali@irsig.cnr.it, Marco Fabri, Irsig, Cnr, tel.051/2756217, e-mail marco.fabri@irsig.cnr.it

 

 

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Hi - tech Cnr per i Beni Culturali

Salone dell’Arte del Restauro

Padiglione 3  (posizione D8-E7, lungo la

Ferrara dal 22 al 25 marzo 2007

 

Raggi laser, risonanza magnetica, nuovi materiali,  tecnologie per il monitoraggio e l’analisi non distruttiva, strumentazioni per restauri e  ricostruzioni virtuali.

E’ il ricco bagaglio hi-tech con cui il Dipartimento Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche approda al Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, che si terrà a Ferrara dal 22 al 25 marzo 2007.

Nate nei laboratori dall’incontro di numerosi ambiti disciplinari, le strumentazioni e metodologie del Cnr sono tutte votate alla scarsa invasività e all’indagine in situ per ‘curare’ e riportare  alla bellezza originaria i monumenti.

Il Dipartimento del Cnr, che ha iniziato ad essere operativo dal 2006” spiega il direttore Maria Mautone “si pone come l’unico in Italia che, al di là del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, possa vantare al suo interno un ventaglio tanto ampio di saperi e tecnologie in tema di patrimonio storico artistico. Il Dipartimento vuol essere un’interfaccia tra le componenti della ricerca umanistico-scientifica-tecnologica e i soggetti pubblici e privati che operano nel settore, per attuare una sinergia e una integrazione di competenze finalizzata alla salvaguardia e alla valorizzazione dei beni culturali. Con questo evento intendiamo aprire uno spazio interattivo che veda i visitatori del Salone come protagonisti di un confronto con i ricercatori del Cnr attraverso lavori scientifici relativi a tre aree tematiche: diagnostica e nuove metodiche di indagine; sperimentazioni conservative e interventi di restauro; tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.

 

Nel campo della diagnostica, una delle ultime novità è Susi, un sensore di  umidità e salinità  nato presso l’Istituto di fisica applicata ‘Nello Carrara’ (Ifac) di Firenze, che sfruttando una tecnica basata sulle microonde, permette di misurare il livello di umidità negli intonaci fino a due centimetri. Dagli stessi laboratori fiorentini arriva anche uno strumento che, utilizzando la radiazione elettromagnetica, effettua la scansione ad alta risoluzione su opere pittoriche per identificare la costituzione dei materiali compositivi e per scoprire disegni preparatori e pentimenti d’autore.

Con lo spettrometro XRF portatile, progettato e assemblato presso l’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc), grazie alla fluorescenza X, si può conoscere direttamente la composizione elementare dei metalli, come nel caso del Pugile del Museo Nazionale Romano, dei Bronzi di Porticello del Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria e delle monete del Tesoro di Misurata in Libia. Prove non-distruttive sono state effettuate anche sul Teatro romano di Aosta con il metodo GPR (Ground Penetrating Radar) e sulla Torre dei Capocci di Roma, mentre rilievi scanner laser eseguiti dall’Istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam) hanno permesso di ricostruire le modalità di assemblaggio del rosone della romanica cattedrale di Troia per avviarne il restauro.

Se ci si sposta a Pisa, le tecnologie  laser scanner 3D hanno riprodotto virtualmente la Cattedrale, ricostruita per superfici,  grazie a circa 390 milioni di triangoli.

Gli studi diagnostici del Cnr non tralasciano i meccanismi che interessano l’interazione tra l’ambiente, in particolare il clima, e il patrimonio culturale, per il controllo dei quali è stato realizzato dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) il Dew Point Sensor’ contro i fenomeni di condensa che interessano, ad esempio, i monumenti megalitici di Malta e le vetrate delle cattedrali gotiche.

 

L’ambito delle sperimentazioni conservative e degli interventi di restauro vede tra i protagonisti la Pala del Romanino, presso i Musei civici di Padova, la vetrata di Duccio nell’ Abside del Duomo di Siena, con indagini chimico analitiche, rispettivamente sui colori e il vetro, ad opera dell’Istituto di chimica inorganica delle superfici (Icis), e il Bedestan, antica chiesa gotica, il cui recupero affidato all’Itabc si lega alla valorizzazione e riqualificazione  di un’area storicamente stratificata nel centro di Nicosia a Cipro.

Lo studio di nuove malte ‘reversibili’ per il restauro dei mosaici e  della coesione dei materiali lapidei è indirizzato a una conservazione preventiva  che si ottiene anche attraverso una buona manutenzione. Non esclusa l’analisi del rischio di vulnerabilità  dei centri storici, grazie ad una metodologia presentata dall’Istituto per le tecnologie della costruzione che si basa sullo sviluppo di un sistema integrato in ambiente GIS in grado di costruire gli scenari di danno in ambiente urbano.

 

Infine, l'incontro tra beni culturali e intelligenza artificiale per la documentazione e la fruizione si realizza, ad esempio, nella ricostruzione del Ninfeo dei Tritoni a Hierapolis, nel paesaggio archeologico dell’antica via Flaminia, per arrivare ai sistemi SIINDA (Istituto per le applicazioni del calcolo) e Arkis (Itabc) capaci di supportare l’esperto nell’analisi del degrado di un monumento e di monitorare lo stato di conservazione del bene.

Continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/41_mar_2007.htm

 

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La casa di legno supera la prova del fuoco

Nuovi e incoraggianti risultati per il progetto Sofie coordinato dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr e finanziato dalla Provincia di Trento. Un edificio ligneo di tre piani supera la prova d’incendio effettuata presso i laboratori giapponesi di Tsukuba

 

 

Dopo il test antisismico del 2006, una nuova prova di resistenza è stata eseguita sulla “casa Sofie”, un edificio a tre piani realizzato interamente con legno trentino proveniente da foreste certificate e costruito con il sistema X-Lam (‘cross laminated timber’, pannelli di tavole di legno incollate a strati incrociati), studiato dai ricercatori dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Consiglio nazionale delle ricerche di San Michele all’Adige (Tn).

“La casa Sofie è stata sottoposta a una prova di incendio reale presso il Building Research Institute di Tsukuba in Giappone”, spiega Giovanna Bochicchio, responsabile del laboratorio di comportamento al fuoco dell’Ivalsa-Cnr. “Il test ha dimostrato che un edificio realizzato con il sistema X-Lam, completo dei materiali costruttivi di rivestimento tradizionali, può resistere a un incendio della durata di un’ora conservando le sue proprietà meccaniche e lasciando inalterata la struttura portante, senza causare serio pericolo agli occupanti. L’edificio è stato sottoposto a un carico di incendio doppio rispetto a quello normalmente presente in una camera d’albergo. In una stanza posta al primo piano, dotata di due finestre semiaperte e una porta tagliafuoco chiusa, è stato inserito un letto e altre riproduzioni di arredo. Una volta che l’incendio si è pienamente sviluppato, le fiamme sono fuoriuscite dalle finestre, lambendo le pareti esterne, ma le strutture dell’edificio sono state interessate solo marginalmente dall’evento, mentre fumo e fuoco non si sono propagati alle camere vicine e agli altri piani. La prova ha quindi confermato gli esiti eccellenti dei test preliminari già effettuate presso il nostro laboratorio”.

L’aspetto della resistenza al fuoco degli edifici di legno viene studiato con estrema attenzione dagli addetti al settore, visto che rappresenta uno dei problemi principali che ne limitano fortemente l’apertura al mercato edilizio.

Continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/40_mar_2007.htm

 

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I PROFUMI DI AFRODITE E IL SEGRETO DELL’OLIO

Le ultime scoperte archeologiche realizzate  a Cipro dal Cnr in mostra ai Musei Capitolini, dal 14 marzo al 2 settembre 2007. Più di 100 reperti archeologici e 4 essenze preistoriche esposti per raccontare la storia della più antica fabbrica di profumi del Mediterraneo

È tutta da vedere e da annusare la nuova mostra I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte archeologiche a Cipro” che le sale di Palazzo Caffarelli, ai Musei Capitolini di Roma, ospiteranno da domani 14 marzo fino al 2 settembre 2007. Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con il contributo del Centro di Archeologia Sperimentale “Antiquitates” di Blera, l’esposizione è curata dall’archeologa del CNR Maria Rosaria Belgiorno in collaborazione con Pavlos Flourentzos, Direttore del Dipartimento delle Antichità di Cipro.

Quasi 60 reperti provengono dal sito archeologico di Pyrgos nell’isola di Cipro, dove la Missione Archeologica dell’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (Itabc) del CNR ha portato alla luce la più antica fabbrica di profumi - ad oggi nota - del Mediterraneo. Ben 4 profumi preistorici sono stati ricreati appositamente per la mostra, sulla base di prove di archeologia sperimentale e potranno essere annusati dal pubblico lungo il percorso.

Tutti gli elementi che costituiscono la mostra guidano il visitatore attraverso l’affascinante scoperta, emersa a Pyrgos (sito sul versante meridionale della collina di Mavroraki nell’isola di Cipro), dei resti di un impianto industriale costituito da un vasto edificio di almeno 4.000 metri quadri che risale all’inizio del II millennio a.C.

È stato così dimostrato per la prima volta che nell’estremo bacino orientale del Mediterraneo l’olio d’oliva non veniva prodotto a soli scopi alimentari ma anche come base per la produzione di antichi profumi.

Le otto campagne di scavo - iniziate nel 1998 dalla Missione Archeologica Italiana del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dirette dalla ricercatrice Maria Rosaria Belgiorno - hanno messo in luce fino ad oggi il 30% circa del complesso architettonico.

I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte archeologiche a Cipro” racconta una storia, quella di Pyrgos, che nei suoi sviluppi ricorda le vicende di Pompei. Intorno al 1850 a.C. un violento terremoto sorprese gli abitanti del villaggio. Le mura del “polo industriale” crollarono e ricoprirono officine e laboratori. Non è escluso che la totale distruzione dell’edificio e la decisione di abbandonare il sito da parte degli abitanti sia stata causata non solo dall’evento sismico, ma anche da un violento incendio divampato dopo il terremoto, alimentato dall’enorme quantità di olio fuoriuscito dalle giare travolte dal crollo delle strutture murarie.

Come avvenne per Pompei, anche a Pyrgos è bastato scavare sotto un sottile strato di terra per trovare un vero e proprio mondo sigillato. Quando la fabbrica dei profumi fu scoperta, la disposizione dei vasi e delle suppellettili mostrava che al momento del terremoto si stavano producendo diverse essenze profumate. Nel cortile adiacente sono stati trovati preziosi askoi e decine di vasi, bacili, tazze, porta profumi e attingitoi accanto ad una giara e ad altri tre grandi contenitori anforoidi che fanno ipotizzare la presenza di una sorta di luogo di scambio assimilabile ad una vera e propria profumeria.

Anfore, imbuti, brocche, pissidi, incensieri, bracieri, miscelatori e mortai – di cui 12 vetri, 5 alabastra e altri manufatti in ceramica e pietra – sono gli oggetti, provenienti dallo scavo archeologico di Pyrgos e dal Museo distrettuale di Limassol, che costituiranno il cuore di “I profumi di Afrodite e il segreto dell’olio. Scoperte archeologiche a Cipro”.

Alcuni oggetti del corredo vascolare della fabbrica dei profumi sono particolarmente interessanti e curiosi. Primo fra tutti l’apparato distillatorio, composto da 4 grandi vasi in terracotta, che costituisce il primo esempio di alambicco della storia, trovato in situ, di cui sia stata provata la funzionalità attraverso una replica. L’insieme, di enorme importanza storica, retrocede di oltre 2600 anni la conoscenza delle pratiche distillatorie ritenute un’invenzione araba del VII sec. A.C.

Tra gli oggetti di impiego tecnologico ci sono gli imbuti in terracotta, i più antichi finora mai rinvenuti, pressoché identici a quelli usati oggi.

Ma vi sono anche vasi di particolare bellezza come l’anfora con due idoli al posto delle anse, la brocca cosiddetta dei “serpenti”, un pregevole supporto per vaso a ferro di cavallo che era forse adoperato per sostenere sul fuoco vasi nei quali si produceva un profumo speciale, un rarissimo mortaio composto da più di 18 coppelle multiple, trovato vicino ad un bacile incrostato con resina mista ad oppio e una tavoletta di pietra per cosmetici, forse “Kohl, la cui superficie piana mostra un cerchio ellissoidale di abrasione, lasciato dallo scorrimento dell’assicella che mescolava l’Hennè.

La continuità storica attraverso i secoli della produzione dei profumi nel distretto di Limassol è documentata, inoltre, da una serie di bottigliette portaprofumi appartenenti ai periodi storici successivi al terremoto di Pyrgos, fino al periodo bizantino. Tra questi vi sono pregevoli incensieri rinvenuti nel tempio di Afrodite di Amathunte (Limassol) e due statuette di oranti che recano un fiore tra le mani.

Tra i 12 oggetti di vetro si distingue per la sua bellezza una bottiglietta a stampo, con un grappolo d’uva e rose in rilievo, dalle affascinanti iridescenze.

Concludono la mostra alcuni oggetti moderni, utilizzati ancora oggi a Cipro per la produzione di essenze destinate ad uso domestico o liturgico: alambicchi per l’estrazione dei profumi di limone, arancio amaro e rosa.

Lungo il percorso espositivo si potranno poi annusare le fragranze di 4 dei profumi preistorici rinvenuti nelle bottiglie portaprofumi di Pyrgos, ricreati dal Centro di Archeologia Sperimentale “Antiquitates” di Blera.

Attivo già da vent’anni, il Centro di Archeologia Sperimentale Antiquitates, fondato da Angelo Bartoli, è stato il primo ed unico centro di sperimentazione abbinata ai risultati dell’archeologia in tutta Italia. Si occupa non solo della divulgazione della conoscenza archeologica, mediante una serie numerosa di laboratori archeo-didattici, ma soprattutto ripropone la ricostruzione di forme di vita del passato utilizzando materiali e utensili il più vicino possibile a quelli antichi.

Nel caso dei “profumi di Afrodite” il Centro Antiquitates ha riprodotto i materiali ceramici e le macine in pietra nelle forme e nelle dimensioni di quelli ritrovati nella fabbrica di Pyrgos.

Un’attenta analisi per la realizzazione pratica dei profumi è stata rivolta alle piante utilizzate per ottenere le essenze necessarie per tale produzione. Oltre all’olio d’oliva, le analisi di laboratorio del contenuto delle fosse, delle brocche e dei portaprofumi hanno evidenziato la presenza di essenze come il coriandolo, il bergamotto, la trementina, le mandorle amare, l’alloro, il mirto e il prezzemolo. Per la sperimentazione presso il Centro Antiquitates sono stati usati oltre all’olio d’oliva, foglie, fiori e frutti di alloro, cannella, finocchio, terebinto, lavanda, rosa, prezzemolo, mirto, coriandolo, bergamotto, menta, menta bergamotto, origano, anice, mandorla amara e pino d’Aleppo.

Attraverso le due tecniche “a caldo” e “della distillazione” sono stati riprodotti i procedimenti di estrazione degli oli profumati, così come era in uso nella “fabbrica dei profumi” di Pyrgos. Considerato che il profumo si compone di una base, un cuore e le fragranze, grazie all’archeologia sperimentale si crede che la distillazione fosse funzionale alla produzione delle basi, mentre l’estrazione a caldo alla creazione delle fragranze utilizzabili nel tempo...continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/39_MAR_2007.HTM

 

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La Lis protagonista per tre giorni a Verona

 

La città veneta ospita  il III Convegno nazionale sulla Lingua dei segni in cui studiosi ed esperti illustrano le  più importanti ricerche in corso e i più significativi risultati raggiunti

 

E’ un evento atteso da tempo, perché permette, a distanza di 9 anni dall’ultima iniziativa analoga, di fare il punto su una realtà importante e ancora poco conosciuta: la Lingua dei Segni Italiana (Lis) dei sordi. Il terzo Convegno nazionale sull’argomento si intitola Dall’invisibile al visibile e si svolge dal 9 all’11 marzo presso la Fiera di Verona.

Organizzata dall’Ente nazionale sordi (Ens) in collaborazione con varie associazioni e strutture scientifiche, tra cui l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche, la manifestazione richiamerà nella città scaligera un folto numero di relatori, che, grazie ai loro interventi,  forniranno un quadro esaustivo e dettagliato delle ricerche in atto sulla materia.

“Nella tre giorni veronese”, spiega Virginia Volterra dell’Istc-Cnr, animatrice delle prime ricerche in questo campo, “le tematiche affrontate sono numerose: si discute su come raccogliere e archiviare le testimonianze storiche, si fa il punto sulla ricerca linguistica e psicolinguistica, si valutano i tempi e i modi di acquisizione, si parla della didattica, del rapporto con le nuove tecnologie e con il mondo artistico (cinema, poesia, teatro, narrativa), si esamina il ruolo della Lis in contesti riabilitativi e terapeutici e le più recenti scoperte  in campo neuropsicologico”.

Tutti interessanti gli interventi dei ricercatori dell’Istc-Cnr presenti. “Di un settore decisamente ancora poco esplorato”, prosegue Volterra, “parlerà Barbara Pennacchi, una collega sorda che presenta una serie di osservazioni e riflessioni sulla mancanza di una scrittura della Lis che aiuti a preservarne il patrimonio culturale e a documentarne i cambiamenti e che propone l’uso del sistema di ‘Sign Writing’ (SW) sperimentato nel ‘Laboratorio SW’ di Roma, illustrandone le principali regole visivo-mnemoniche”.

continua su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/37_MAR_2007.HTM

 

Roma, 8 marzo 2007

 

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Sottovalutato il rischio insufficienza renale

 

Uno studio del Cnr di Reggio Calabria per ottimizzare l’impiego delle terapie disponibili nella cura dei nefropatici: oltre 4.000.000 di italiani a rischio di tale patologia. Domani, 8 marzo è la giornata mondiale del rene

 

In Italia sono circa quattro milioni le  persone che presentano segni di laboratorio indicativi di  danno renale o di insufficienza renale più o meno grave. Un problema in crescita esponenziale che colpisce circa l’8 per cento della popolazione mondiale e che ha spinto alcuni ricercatori di Reggio Calabria a disegnare uno studio multicentrico, denominato MAURO (Multipli interventi e AUdit nelle malattie Renali per Ottimizzarne il controllo), con il coinvolgimento della maggior parte dei centri di nefrologia calabresi e di alcuni centri della Sicilia orientale e della Puglia. Circa 600 i pazienti ‘arruolati’, che resteranno per 3 anni sotto il controllo dei ricercatori impegnati in prima linea a livello internazionale nella prevenzione e nella cura di questa diffusa malattia. Ricercatori che hanno contribuito a portare il nostro Paese al primo posto in Europa nella ricerca sull’insufficienza renale. E l’eccellenza, una volta tanto, ha premiato il Sud: “Una recente ricognizione su scala europea, valutata attraverso la quantificazione degli impact factor”, spiega Carmine Zoccali dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Reggio Calabria (Ibim-Cnr), “ha collocato il gruppo di Reggio Calabria ai vertici fra i centri specialistici di eccellenza in nefrologia: secondo in Italia dopo l’istituto Mario Negri di Bergamo e terzo in Europa”.

L’interesse scientifico per il problema è in progressivo aumento ma le risorse investite rispetto alla sua rilevanza sono ancora scarse. “Nonostante le cifre allarmati circa l’epidemia di gradi lievi e moderati di insufficienza renale”, prosegue Zoccali, “questa malattia è ancora considerata come una patologia rara il cui unico rischio è la remota possibilità di evoluzione verso la fase terminale di malattia, quella che richiede la dialisi o il trapianto. Le gravi conseguenze dell’insufficienza renale sul sistema cardiovascolare e l’alto rischio della disfunzione renale nei pazienti con malattie coronariche e nell’insufficienza cardiaca, invece, sono poco considerate e ancora scarsamente studiate”.

Il Gruppo di ricerca Ibim-Cnr, che è associato all’unità operativa di nefrologia, dialisi e trapianto di rene degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria, negli ultimi dieci anni è stato tra i gruppi leader a livello internazionale nello studio di questi fattori. Uno dei maggiori contributi è stato quello di aver mostrato la rilevanza clinica per il danno cardiovascolare di una sostanza (dimetilargina asimmetrica o Adma) che si accumula nel sangue in proporzione alla perdita di funzione renale. I ricercatori di Reggio Calabria sono stati i primi a dimostrare che la mortalità dei pazienti con malattie renali di grado moderato o severo e dei pazienti in dialisi è proporzionale alla concentrazione di questa sostanza. “Questa scoperta”, sottolinea il ricercatore del Cnr “ha attratto l’attenzione di molti gruppi di ricerca Europei e Nord Americani e attualmente in Gran Bretagna e negli USA si stanno sviluppando farmaci che possano abbassare la quantità di questa sostanza nel sangue”.

 

continua su: http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Marzo/36_MAR_2007.HTM

 

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Epidemia spam in Italia

Due terzi di posta elettronica occupati da immondizia e messaggi indesiderati. Lo attesta una indagine statistica dell’Iit-Cnr. Molto ridotti i virus, mentre impazza il phishing, il tentativo di dirottare gli utenti su pagine web fasulle. Le email immondizia sono sempre più pesanti, causano danni costosi ma rendono molto alle spam-gang

 

Sessantuno miliardi di messaggi spam al giorno circolanti in Europa, quasi il 90 per cento del totale delle email scambiate, con costi annui che, secondo la Commissione Europea, sfiorano i 39 miliardi di euro. Ma anche in Italia la diffusione dello spam ha ormai raggiunto e superato il livello di guardia. Le statistiche raccolte dall’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Iit-Cnr) documentano una situazione che, sia pur decisamente migliore rispetto agli indici americani, peggiora progressivamente.

“Da un’analisi statistica sui server di posta elettronica dell’Iit emerge che, nel 2006, il tasso di spam medio è stato di circa il 66 per cento”, osserva Stefano Ruberti, responsabile della posta elettronica dell’Iit-Cnr e del Registro del ccTLD .it, l’organismo che assegna i domini internet ‘.it’”. A fronte di 2.846.282 messaggi di posta ricevuti, il sistema ne ha classificati come ‘clean’, puliti, poco meno di 970mila (34 per cento). Ben 1.876.511 email erano invece spam o virus: in particolare, 614.772 (32,7 per cento del totale dei messaggi-spazzatura) sono state etichettate come spam ma recapitate comunque all’utente per evitare ‘falsi positivi’ e 504.408 (26,8 per cento) bloccate e poste in quarantena perché spam acclarato. Altri 732mila messaggi sono stati bloccati dai sistemi di controllo Rbl, che identificano indirizzi noti come mittenti di spamming: un numero enorme, se si considera che tali controlli sono in funzione solo dall’8 novembre scorso. Infine, 25.477 email sono state classificate come portatrici di virus (appena l’1,3 per cento): a dimostrazione di come le infezioni abbiano ceduto il passo ad attività truffaldine ben più remunerative. Tra queste, nel 2006, spicca il ‘phishing’, il tentativo di dirottare gli utenti su pagine web fasulle che ricordano quelle di banche o portali per l’acquisto di prodotti online al fine di carpire password e codici di autenticazione”. Per dare un’idea di quanto lo spam ostacoli la normale attività di rete si pensi che, per analizzare tutti i messaggi infetti, il server Iit ha impiegato oltre 1.315 ore di lavoro.

“La tendenza”, conferma l’amministratore della posta Iit, “è in costante crescita: gli indici di gennaio 2007 parlano già di un tasso di spam superiore al 72 per cento. Le tecniche, del resto, sono sempre più raffinate. “L’ultimo nato è l’image spam: messaggi che non contengono più testo ma immagini digitali, più difficili da analizzare, che secondo la società americana Ironport hanno raggiunto il 25 per cento del totale, a fronte del 4,8 per cento dell’ottobre 2005 (una crescita del 421 per cento). Con l’avvento delle immagini è cresciuta la dimensione media dei messaggi indesiderati (da 8,9 a 13 K, più 46 per cento): lo spam mangia oltre 800 terabyte di banda Internet al giorno (erano circa 250 nell’ottobre 2005) con conseguenze gravi sia per gli utenti (che pagano con la lentezza della navigazione) e, soprattutto, per le aziende, costrette a fare i conti con cali di produttività (i dipendenti perdono nel selezionare la posta almeno 15 minuti al giorno) e la necessità di investire risorse in personale e sistemi antispam”.

A mettere in ginocchio la posta elettronica sono circa 200 “spam gang”, non più di 600 professionisti che producono l’80 per cento del traffico mondiale di spam. Il più noto spammer, Jeremy Jaynes, classe 1974, arrestato e condannato a 9 anni di carcere, ha accumulato un patrimonio personale di 24 milioni di dollari. Ma i tentativi di repressione si scontrano con l’uso di società e server e normative non sempre adeguate: la culla dello spamming è negli Stati Uniti, ma Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud avanzano a grandi passi. “E’ sufficiente che pochi destinatari abbocchino, poiché i costi sono prossimi allo zero”, conclude Ruberti. “Ma l’obiettivo è mettere in ginocchio i sistemi di posta e non è escluso che chi propone (a pagamento) sistemi anti spam abbia contribuito alla sua diffusione: un sistema già sospettato nella prima, massiccia ondata di virus per computer”.

 

Roma, 2 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa

Che cosa: studio statistico sullo spamming

Per informazioni: Luca Trombella, Stefano Ruberti, Istituto di informatica e telematica del Cnr, email luca.trombella@iit.cnr.it; tel. 348/4421488; Stefano Ruberti, responsabile del laboratorio di posta elettronica dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr, email stefano.ruberti@iit.cnr.it; tel. 050/3152076

 

 

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Mele, cipolle e vino rosso, nemici dei tumori

La quercetina, un antiossidante presente in alcuni alimenti, può migliorare l’efficacia dei farmaci antitumorali nella cura della leucemia. I risultati in uno studio del Cnr di Avellino pubblicato on line sulla rivista Leukemia

Mele, cipolle, tè e vino rosso: sono alimenti o farmaci? Alimenti con effetti salutistici potrebbe essere la risposta e, questo, grazie alla presenza di una piccola molecola ad attività antiossidante, la quercetina, che secondo uno studio dei ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino potrebbe essere utilizzata nella terapia delle leucemie.

Questa molecola, presente in quantità non trascurabili nella nostra dieta, il suo valore, infatti, è di 25-30 milligrammi al giorno, ha una  potenziale attività chemiopreventiva, cioè la capacità che hanno le molecole naturali o sintetiche di bloccare il processo di trasformazione di una cellula normale in tumorale, oppure di revertirlo se già in atto.

“Molte sostanze ad attività chemiopreventiva sono presenti in alimenti di origine vegetale, come frutta e verdure e in bevande come tè e vino rosso”, sottolinea Gian Luigi Russo, ricercatore presso l’Isa-Cnr e responsabile della ricerca. “Queste sostanze agiscono per lo più da antiossidanti, contrastando gli effetti deleteri dei radicali liberi sulle cellule dell’organismo e modulando l’attività di numerosi enzimi responsabili della detossificazione da sostanze cancerogene assunte dall’esterno (nell’ambiente, attraverso l’alimentazione, ecc.)”. Uno dei sistemi che gli organismi viventi hanno messo in atto nel corso dell’evoluzione per liberarsi di cellule danneggiate, quali quelle pre-cancerose, che si generano all’inizio del processo di trasformazione tumorale, è il ‘suicidio cellulare’ programmato, comunemente noto come apoptosi. In altre parole, l’organismo si attiva per liberarsi di cellule proprie irreversibilmente danneggiate, a vantaggio della sopravvivenza dell’intero organo o individuo.

Questo spiega come molti farmaci antitumorali di nuova generazione agiscano su meccanismi che attivino l’apoptosi cellulare. Tuttavia, alcuni tumori, e tra questi diverse leucemie, sono resistenti sia alla normale chemioterapia sia a farmaci pro-apoptotici in fase sperimentale (ad esempio TRAIL, un ligando per un recettore apoptotico presente sulla membrana cellulare).

 “Noi abbiamo dimostrato su un ampio spettro di linee cellulari derivate da leucemie umane”, spiega Gian Luigi Russo, “che la quercetina è in grado di “sensibilizzare” tali cellule all’azione di farmaci pro-apoptotici”. “Più in dettaglio”, aggiunge Maria Russo, partecipante alla ricerca, “la quercetina “predispone al suicidio” indotto da farmaci pro-apoptotici, che in assenza di questa molecola sono assolutamente inefficaci nei confronti delle stesse cellule”. “Sebbene lo studio abbia fornito dati incoraggianti”, fa notare il ricercatore dell’Isa-Cnr, “è stato eseguito su linee cellulari, mentre un lavoro parallelo, condotto in collaborazione con Silvestro Volpe del Reparto di Ematologia dell’Ospedale Moscati di Avellino, su cellule di pazienti affetti da leucemie mieloidi e linfoidi conferma l’attività sinergizzante della quercetina quando è associata a farmaci antitumorali”.

“Le concentrazioni di quercetina utilizzate nel nostro studio”, conclude Gian Luigi Russo, “sono compatibili con l’assunzione dietetica giornaliera della molecola nell’ambito di un regime alimentare ricco di frutta e verdura. Inoltre, la scarsa tossicità della quercetina anche quando somministrata a elevati dosaggi lascia ben sperare per la progettazione di test clinici sia per l’utilizzo della molecola come farmaco sia come agente chemiopreventivo”.

Roma, 1 marzo 2007

La scheda

Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr) di Avellino

Che cosa: studio sulla quercetina, molecola antiossidante da utilizzare nella terapia delle leucemie.

Per informazioni: Gian Luigi Russo, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr  - tel. 0825/299431;, e-mail glrusso@isa.cnr.it

Referenze: Russo Maria, Nigro Patrizia, Rosiello Romina, D'Arienzo Rossana, Gian Luigi Russo. Quercetin enhances CD95 and TRAIL induced apoptosis in leukemia cell lines, Leukemia, marzo, 2007

http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/34_FEB_2007.HTM

 

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Nasce la medicina per l’apnea… lunare

L’Ifc-Cnr estende le ricerche di medicina subacquea alla fisiologia clinica spaziale, per supportare il progetto di iniziativa italiana “Moon Base”, che si propone di realizzare sulla Luna una base stabile per le esplorazioni. Se ne parlerà venerdì 2 marzo all’Area della Ricerca di Pisa durante il simposio “Ai confini della fisiologia”

 Dagli abissi marini alla Luna. L’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) prosegue le ricerche biomediche proficuamente avviate sull’immersione in apnea profonda e con l’autorespiratore, estendendole ad un altro settore di frontiera: la fisiologia clinica spaziale. L’occasione è offerta dal progetto “Moon Base: a challenge for humanity”, nato su iniziativa dell’associazione Solidarietà e Sviluppo, che coinvolge l’industria aerospaziale italiana e che si propone, nel prossimo futuro, di realizzare una base stabilmente abitata sulla Luna come punto di partenza delle attività di esplorazione spaziale. I ricercatori dell’Ifc e i colleghi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e del Dipartimento di Fisiologia Umana dell’Università pisana, già protagonisti in Europa del primo Master in medicina subacquea e iperbarica, sono stati coinvolti in un’analisi mirata a creare una rete internazionale con l’obiettivo di mettere a punto tecniche di telemedicina per monitorare gli astronauti che dovranno rimanere a lungo nello spazio e, contestualmente, avviare lo sviluppo di una vera e propria “fisiologia clinica” di settore.

“L’avanzare delle indagini biomediche, specialmente in medicina subacquea ed iperbarica, costituisce un riferimento per la ricerca in medicina aerospaziale”, osserva Remo Bedini dell’Ifc. “Il Consorzio ha preso in considerazione strutture di chiara fama nel settore della medicina subacquea, disciplina che più si avvicina alle problematiche dell’ambiente spaziale. Nel novembre scorso, a Mosca, sono state gettate le basi di un rapporto organico di collaborazione fra l’Ifc-Cnr e l’Ibmp di Mosca (Institute of Biomedical Problems), uno dei più noti per la ricerca biomedica in ambiente subacqueo, che dai voli di Gagarin ad oggi segue tutti gli aspetti biomedici durante il volo spaziale”.

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  Roma, 28 febbraio 2007

La schedatp://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/33_FEB_2007.HTM

Chi: L’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr)

Che cosa: Progetto “Moon Base”, che si propone di realizzare sulla Luna una base stabile per le esplorazioni

Dove: presso Area della Ricerca di Pisa durante il simposio “Ai confini della fisiologia”

Quando: 2 marzo 2007, ore 9.00

Per informazioni: ing. Remo Bedini., Ifc-Cnr,  tel. 050/3152286, e-mail: bedini@ifc.cnr.it, dr. Alessandro Pingitore, Ifc-Cnr, tel. 050/3152606,  e-mail pingi@ifc.cnr.it

 

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Un laboratorio mobile per i beni culturali

Servirà come supporto nella ricerca, nello scavo e nella conservazione del patrimonio costruito e archeologico e consentirà l’esecuzione di molteplici operazioni direttamente “in loco”. Il laboratorio, nato dal Centro di competenza regionale per lo sviluppo e il trasferimento dell’innovazione applicata ai beni culturali e ambientali (Innova) di cui ente capofila è il Consiglio nazionale delle ricerche, sarà presentato domani a Napoli.

Il patrimonio culturale può contare su un laboratorio mobile in grado di garantire la sicurezza, la conservazione e la valorizzazione del costruito storico e archeologico. E’ il risultato innovativo offerto ai ricercatori e ai professionisti del settore dal Centro di competenza regionale ‘Innova’ e verrà presentato per la prima volta in pubblico, martedì 27 febbraio, alle ore 11.30 presso l’Istituto di Cibernetica "E. Caianiello"(Icib) del Cnr di Pozzuoli (Na), via Campi Flegrei 34 -Comprensorio "A.Olivetti".

Il laboratorio mobile permetterà ad archeologi, restauratori e ricercatori di trasportare e usare direttamente nei siti originari le strumentazioni necessarie per eseguire sofisticate operazioni di analisi, studio e conservazione di reperti o edifici.

“Si tratta di un’unità lavorativa e abitativa autosufficiente, anche dal punto di vista energetico”, dichiara il prof. Claudio Claudi del Dipartimento di Progettazione Urbana dell’Università Federico II e responsabile del progetto,  “pensata per garantire lunghe permanenze dei ricercatori nei siti di  loro interesse.”

Montato sul telaio di un Mecedes Sprinter 4x4, il laboratorio è costituito da una struttura mobile di dimensioni ridotte in fase di trasporto, per un facile accesso nei diversi contesti edificati, ed è dotato di un sistema di trazione tale da potersi muovere facilmente in una strada carrabile così come in un sito archeologico. E’ caratterizzato, inoltre, da una configurazione variabile che consente di ampliare notevolmente il volume e la superficie occupata (da 9 a 17 mq.), una volta raggiunto il sito di esercizio. Infine è attrezzato con sistemi elevatori per poter raggiungere, con foto-video camere o direttamente con un operatore, quote normalmente inaccessibili (fino a 12 mt).

La realizzazione delle molteplici e innovative funzionalità del laboratorio mobile è il frutto del lavoro di ricerca dell’equipe di ‘Innova’, che con l’apporto di risorse e competenze eterogenee (dalla archeologia all’ingegneria dei materiali fino alla capacità  di progettazione e design innovative) è approdata al progetto finale, realizzato dalla Abicar di Giugliano di Napoli.

“Questo progetto esemplifica bene”, dichiara il direttore di Innova Antonio Massarotti,  “l’obiettivo posto ai Centri di Competenza Regionali, che è quello di stimolare le aziende campane a confrontarsi con la realizzazione di produzioni innovative. Partendo da un’esigenza del settore dei Beni Culturali, infatti, abbiamo coordinato gli sforzi di Università, enti di ricerca e ditte della regione attorno a un progetto innovativo, oltre che esportabile in altri contesti”.

Una soluzione analoga a quella del laboratorio mobile potrebbe essere facilmente adattata alle esigenze della “Protezione Civile” o della “Croce Rossa”, dell’Esercito o in tutte quelle attività in cui sia indispensabile la mobilità e l’allestimento in tempi brevissimi di spazi completamente attrezzati e funzionali.

Alla Conferenza stampa prenderanno parte l’Assessore all’Università e la Ricerca Scientifica Teresa Armato, il Rettore dell’Università di Napoli “Federico II” prof. Guido Trombetti, il direttore di Innova, dr. Antonio Massarotti, e il responsabile del progetto prof. Claudio Claudi.

La Conferenza inoltre sarà preceduta, alle 10.30, da una visita dell’assessore e dei giornalisti presenti al Laboratorio Mobile e ai Laboratori di Diagnostica dei Materiali e di Grafica Distribuita e Calcolo Avanzato presso l’Istituto di Cibernetica "E. Caianiello" del CNR e afferenti a  Innova.                                                           

Roma, 26 febbraio 2007

La scheda

 

Chi: Centro di Competenza Regionale ‘Innova’

Che cosa: presentazione del laboratorio mobile per i beni culturali

Dove: Napoli, aula seminari dell’ Istituto di cibernetica “E. Caianiello”  (Icib) del Cnr di Pozzuoli (Na), via Campi Flegrei 34 -Comprensorio “A.Olivetti”

Quando: 27 febbraio, ore  11.30

Per informazioni: dr. Vincenzo Napolano, Istituto di cibernetica “E. Caianiello”  (Icib) del Cnr, tel. 081/8675080, e mail: v.napolano@cib.na.cnr.it; dr.ssa Marina Bufacchi, ‘Innova’, tel. 081/8675332, e mail: marina.bufacchi@innova.campania.it

 http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/32_FEB_2007.HTM

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Un Libro, tre religioni, le donne

Ciclo di incontri dedicato a Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Gli esperti affronteranno gli aspetti storici, le tematiche di attualità e il ruolo femminile nei monoteismi abramitici

 La conoscenza delle religioni, considerata fino ad alcuni anni fa una curiosità priva di utilità pratica, è divenuta con l’affermarsi della società multiculturale una necessità per orientarsi nelle differenze identitarie. L’Associazione Movimento Donna organizza, con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la collaborazione dell’Ufficio stampa del CNR, un ciclo di incontri sul tema ‘Le religioni del Libro’ che si svolgerà a Roma, presso l’Hotel ‘Parco dei Principi’, via G. Frescobaldi, 5, alle ore 17.00.

Gli incontri – a ingresso libero - avranno forma di contraddittorio-dibattito, e si svilupperanno in un appuntamento introduttivo, uno per ciascuna religione monoteistica e uno finale sul ruolo della donna nelle tre religioni. Questo il calendario:

 28 febbraio 2007: la Storia delle religioni.

7 marzo: l’Ebraismo. I

 14 marzo: il Cristianesimo. Dall’ebraismo alla religione ‘occidentale’; eresie, scismi e pluralità confessionale; fenomenologia della religiosità popolare; santità e canonizzazioni; la riforma conciliare del Vaticano II; ruolo del laicato nella Chiesa contemporanea; questioni etiche e morali nella società secolarizzata.

Intervengono: Rino Cammilleri, giornalista e saggista; Giorgia Cassandro, ricercatore di Diritto canonico ed ecclesiastico, Università di Roma ‘La Sapienza’.

         21 marzo: l’Islam.

  28 marzo: Donne e religioni.

Intervengono: Biancamaria Scarcia Amoretti, docente di Storia dei paesi islamici, Università ‘La Sapienza’; Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea all’Università ‘La Sapienza’, collaboratrice de “L’Avvenire” e del “Corriere della Sera”; Rachele Levi Tesciuba, docente al Liceo ebraico di Roma.

 Roma, 23 febbraio 2007

la notizia integrale può essere letta alla pagina:  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/31_FEB_2007.HTM

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Dna, cibo e culture dell’uomo preistorico

 

Un’innovativa pubblicazione promossa dalla Fondazione Santa Lucia ed edita da Laterza. Il 26 febbraio al CNR la presentazione nell’ambito degli appuntamenti del “Darwin Day”

 

Lunedì 26 febbraio 2007, alle ore 12.00, presso il Consiglio nazionale delle ricerche (Piazzale Aldo Moro, 7) sarà presentato il volume “In carne e ossa – DNA, cibo e culture dell’uomo preistorico”, promosso dalla Fondazione Santa Lucia e pubblicato dagli Editori Laterza. Autori del libro sono quattro professori di tre Università italiane: Gianfranco Biondi (docente di Antropologia all’Università de L’Aquila), Fabio Martini (docente di Paleontologia ed Ecologia Preistorica all’Università di Firenze), Olga Rickards (direttore del Centro dipartimentale di Antropologia Molecolare per lo studio del DNA antico dell’Università di Roma “Tor Vergata”), Giuseppe Rotilio (docente di Biochimica all’Università di Roma “Tor Vergata” e direttore del CeSAR, Centro Studi in Alimentazione e Riabilitazione della Fondazione Santa Lucia di Roma).

Il testo rappresenta una visione innovativa sull’evoluzione umana. Piuttosto che attraverso un percorso lineare, le varie specie si sono succedute le une alle altre convivendo fianco a fianco per periodi diversi. Alle nostre spalle insomma c’è un vero e proprio “cespuglio evolutivo”. Gli autori hanno utilizzato le rispettive competenze in biologia, archeologia, genetica e nutrizione per attuare un’indispensabile collaborazione e comporre la visione naturalistica dell’origine della specie umana e della sua storia. Ne è scaturita un’affascinante “rivoluzione teorica” che mette in luce come l’ambiente culturale e quello nutrizionale hanno interagito per fare dell’Uomo la specie più evoluta nel contesto naturale del pianeta Terra. Il volume viene presentato nell’ambito delle celebrazioni e degli appuntamenti del “Darwin Day” (12 febbraio) che in questo mese sono state organizzate anche in numerose città italiane.

Alla presentazione del libro interverranno tutti gli autori, preceduti da un’introduzione del Presidente del Cnr, Fabio Pistella, e del Direttore Generale della Fondazione Santa Lucia, Luigi Amadio.

 

Roma, 22 febbraio 2007

 

Per informazioni: Flavio Massimo Amadio – Ufficio Stampa Fondazione Santa Lucia tel. 06/50.32.073, e-mail fm.amadio@hsantalucia.it

il comunicato originale si trova sul sito del CNR alla pagina http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/30_FEB_2007.HTM

 

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 Lucania: dai satelliti la scoperta di Siti archeologici

Un metodo basato sulla elaborazione di dati multispettrali ad alta risoluzione è stato sviluppato da un team di ricercatori degli istituti Imaa e Ibam del Cnr di Potenza per individuare strutture sepolte di interesse archeologico

 

Un nuovo approccio, basato sull’impiego di tecniche di elaborazione di dati satellitari, ha consentito ad un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche di individuare, per la prima volta, tracce di strutture sepolte appartenenti a villaggi medievali abbandonati dell’Italia meridionale.

Con l’ausilio dei sensori di nuova generazione, come quelli utilizzati su QuickBird, il satellite di Google Earth, è stato infatti possibile identificare anomalie del terreno, che hanno consentito la scoperta di un insediamento medievale a Monte Irsi, ai confini tra Basilicata e Puglia.

“I dati resi disponibili dal satellite”, dice Rosa Lasaponara dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) del Cnr, “offrono possibilità di elaborazione maggiori rispetto alle tradizionali foto aeree. La presenza di strutture sepolte nel sottosuolo modifica le proprietà di superficie, ossia la crescita della vegetazione, i valori di umidità del suolo, l’altimetria del terreno producendo tracce non sempre visibili dall’occhio umano e neanche da foto aeree, ma rilevabili solo grazie alla disponibilità di dati multispettrali, ossia acquisiti in differenti bande dello spettro elettromagnetico. La visibilità di tali tracce è stata poi enfatizzata mediante analisi statistiche in grado di accentuare il contrasto tra le superfici sovrastanti le strutture sepolte e quelle circostanti“.

La scoperta di Monte Irsi non è l’unico successo ottenuto dagli scienziati del Cnr...

continua su  http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/29_FEB_2007.HTM

Per i giornalisti sono disponibili foto ad alta risoluzione

 

Roma, 20 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di metodologie per l’analisi ambientale e Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr di Potenza

Che cosa: realizzazione di una metodologia, basata sulla elaborazione di dati satellitari multispettrali, permette l’individuazione di strutture sepolte di interesse archeologico.

Per informazioni: Rosa Lasaponara, Imaa - Cnr Potenza, tel 0971/427214, e-mail lasaponara@imaa.cnr.it, Nicola Masini, Ibam-Cnr Potenza, tel. 0971/427321, e mail n.masini@ibam.cnr.it

 

 

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Per curare il cancro ci vuole metodo

Ricercatori italiani hanno messo a punto e applicato con  successo una  innovativa metodologia computazionale  con la quale hanno individuato i geni responsabili della cancerogenesi del colon.

La ricerca offre alla lotta contro i tumori la possibilità di diagnosi precoci e può indirizzare lo sviluppo di nuovi farmaci.

Una  importante novità 'made in Italy' nella lotta al cancro viene da un team di fisici, matematici, informatici, biologi molecolari e medici, che ha messo a punto un sofisticato modello computazionale per la individuazione e caratterizzazione dei geni coinvolti nei tumori maligni. Il metodo ha riconosciuto con successo alcuni dei principali geni coinvolti nel cancro del colon. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista BMC Bioinformatics. La sperimentazione è avvenuta valutando i valori di espressione dei geni ad oggi conosciuti in una sezione di tessuto tumorale e in una di tessuto non interessata dalla neoplasia in 25 pazienti affetti da cancro del colon sottoposti ad intervento chirurgico presso l’Ospedale IrccsCasa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (Fg).

 “In pratica”, “abbiamo mimato il comportamento del patologo nella fase di diagnosi”, spiega Nicola Ancona, ricercatore dell’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione (Issia) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari e autore dello studio. “Utilizzando il profilo di espressione genica dei tessuti analizzati, i nostri modelli computazionali hanno classificato i tessuti sani dai tessuti tumorali ‘imparando’ dall’esperienza, proprio come fa il patologo, determinando allo stesso tempo alcuni dei numerosi geni coinvolti in questa grave patologia”. In particolare, i ricercatori  hanno trovato circa 90 geni correlati alla malattia con i quali è possibile predire lo stato del soggetto analizzato con elevata accuratezza.

 “La cooperazione di fisici, informatici, matematici, biologi molecolari e medici”, afferma Arcangelo Distante, direttore dell’Issia-Cnr, “costituisce la giusta direzione per il raggiungimento di ambiziosi traguardi come ad esempio la comprensione dei principali meccanismi alla base del cancro”.

 “Con l'avvento della bioinformatica, e di sistemi complessi come i microarray”, aggiunge Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo “la genomica funzionale o postgenomica ha incominciato a chiarire i complessi meccanismi di funzionamento del genoma umano, sia in condizioni di normalità sia nelle cellule tumorali. Nei prossimi anni, la postgenomica fornirà nuovi approcci sia nella diagnosi precoce delle neoplasie sia nel loro trattamento. Il nostro Irccs, privilegiando ai classici studi genetici molecolari quelli funzionali, è in linea con le più avanzate tendenze culturali e tecnologiche dell’era postgenomica”.

 “La nostra metodologia”, conclude Ancona, “fornisce risposte statisticamente significative, che si spera possano tradursi in nuove terapie, evitando allo stesso tempo le potenziali trappole nascoste nell’analisi e nell’interpretazione dei dati che coinvolgono l’intero genoma umano quali sono i dati di microarray.  L’esperienza, infatti, ci ha dimostrato che molti risultati pubblicati su prestigiose riviste erano risultati parziali perché ottenuti con metodi affetti da errori sistematici.

A questa ricerca hanno collaborato R. Maglietta e A. D’Addabbo dell’Issia-Cnr di Bari, S. Liuni dell’Istituto di tecnologie biomediche (Itb) Cnr – Sede di Bari, G. Pesole del Dipartimento di biochimica e biologia molecolare dell’Università’ di Bari e A. Piepoli, R. Cotugno, M. Savino, M. Carella e F. Perri delle Unità operative di gastroenterologia e genetica medica dell’Ospedale Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG).

La ricerca è stata finanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca, dal Ministero  della Salute e dalla Regione Puglia.

Roma, 19 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione del Cnr di Bari

Unità Operative di Gastroenterologia e Genetica Medica, dell’Ospedale Irccs “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG)

Che cosa: Metodo computazionale per la caratterizzazione dei principali geni coinvolti nel cancro

Informazioni: Nicola Ancona, Issia-Cnr di Bari, tel: 080-5929428, e-mail ancona@ba.issia.cnr.it ; Francesco Perri, Irccs “C.S.S.” di San Giovanni Rotondo, tel: 0882-410568, e-mail: f.perri@operapadrepio.it

Referenza: N. Ancona, R. Maglietta, A. Piepoli, A. D’Addabbo, R. Cotugno, M. Savino, S. Liuni, M. Carella, G. Pesole and F. Perri, On the statistical assessment of classifiers using DNA microarray data

BMC Bioinformatics 2006, 7:387

(la notizia è tratta da http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/28_FEB_2007.HTM )

 

 

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VIGILI URBANI, PRONTI MA NON NEL TRAFFICO

Studio dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr sugli effetti del rumore su soggetti esposti come i vigili: sono più pronti in un ambiente silenzioso mentre il rumore li confonde più di chi lavora in ufficio

Si stima che il 20% della popolazione europea, circa 80 milioni di persone, sia esposta a livelli di rumore da traffico urbano ritenuti inaccettabili. Questo spiega il crescente interesse della comunità scientifica sulle eventuali conseguenze negative causate dall’esposizione a rumore ‘outdoor’, soprattutto nelle grandi metropoli. “Una problematica di grande attualità, specialmente in ambito occupazionale”. sottolinea Franca Tecchio, dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche e responsabile dell’unità MEG dell’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina a Roma.Infatti ad essere esposti cronicamente a rumore e ad altri stressor urbani sono, in particolare, alcune tipologie di lavoratori outdoor, come postini, autisti dei mezzi pubblici, edicolanti, dipendenti della Polizia Municipale”.

Su questo argomento, sono stati appena pubblicati i risultati di uno studio condotto da un team scientifico, coordinato dalla ricercatrice dell’Istc,... (segue su : http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/27_FEB_2007.HTM )

 

Roma, 16 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma

Che cosa: pubblicazione scientifica relativa agli effetti sull’attenzione per esposizione a rumore da traffico urbano a cura di Franca Tecchio e Filippo Zappasodi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma, Patrizio Pasqualetti, Matilde Ercolani, Filomena Moffa, Paola Chiovenda, Paolo Maria Rossini, AFaR – Dipartimento Neuroscienze, Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma, Francesco Tomei, Dipartimento di medicina del lavoro dell’università “Sapienza”, Roma.

Dove: Annali di igiene medicina preventiva e di comunità

Per informazioni: Franca Tecchio, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma, Unità Meg Ospedale Fatebenefratelli Roma, tel 06/6837382-5, e-mail franca.tecchio@istc.cnr.it  

 

 

 

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Dai boschi una possibilità di energia pulita

L’utilizzo della biomassa forestale può offrire importanti benefici ambientali, sociali ed occupazionali. Se ne parlerà nel corso di un convegno a San Michele all’Adige dal 16 al 17 febbraio 2007. E l’Ivalsa del Cnr di Firenze illustrerà un nuovo progetto per utilizzare al meglio gli scarti del patrimonio boschivo

Il patrimonio forestale italiano è stimato in circa 10 milioni di ettari, pari al 30% del territorio nazionale e nell’ultimo decennio la superficie totale risulta in aumento dello 0,3% l'anno, a fronte di una media europea dello 0,1%. Una risorsa preziosa che, oggi più che mai, offre la possibilità di produrre energia senza creare danni all’ambiente. Per comprendere quali sono le prospettive di sviluppo delle biomasse legnose in Italia, ricercatori di varie istituzioni scientifiche europee parteciperanno al convegno “Valorizzazione energetica delle biomasse forestali”, organizzato dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Consiglio nazionale delle ricerche con la Provincia autonoma di Trento e l’Istituto agrario di San Michele all’Adige.

“In un momento di accentuata dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e di crescita dei consumi energetici, oltre che di grande attenzione alle problematiche legate ai cambiamenti climatici”, dice Francesco Dellagiacoma del servizio Foreste e fauna della Provincia di Trento, “c’è un forte interesse per le biomasse forestali, che rappresentano una delle grandi risorse per l’energia pulita del futuro e certamente una delle più rilevanti in sede locale”.

“L’utilizzo della biomassa forestale può offrire importanti benefici ambientali, sociali ed occupazionali”, sostiene Raffaele Spinelli, ricercatore dell’Ivalsa-Cnr “ma è bloccato dalla mancanza di tecnologie operative capaci di attingerla a costi ridotti”...

Roma, 14 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze

Che cosa: Convegno “Valorizzazione energetica delle biomasse forestali”.

Dove: San Michele all’Adige (Tn), Aula magna Istituto agrario e Sala convegni Ivalsa-Cnr

Quando: 16 e 17 febbraio, ore 9.00

Per informazioni: Raffaele Spinelli, Ivalsa - Cnr Sesto fiorentino (Fi), tel, e-mail spinelli@ivalsa.cnr.it

Per saperne di più: www.biomassaforestale.

il comunicato originale può essere letto sul sito CNR su http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/26_FEB_2007.HTM

 

 

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COMUNICATO-INVITO

Le nuove frontiere di GRASS

Le ultime novità dei software GIS saranno presentate dal Cnr e dall’Università in un convegno a

Palermo, 14-16 febbraio, 2007 (inizio ore 9.00)

Si aprono nuove frontiere per l’utilizzo di Gis Grass (Geographic Resources Analysis Support System), il software, nato come strumento di supporto nel settore della Difesa Usa, che trova ora impiego anche in attività di studio, gestione e controllo del territorio e dell’ambiente.

Nelle sue ultime versioni, infatti, GRASS si è arricchito di nuove funzioni e di nuove interfacce, che lo rendono più ‘user friendly’, tanto da poter essere usato in istituzioni pubbliche e private, anche da utenti meno esperti. I nuovi sviluppi saranno presentati a Palermo, dal 14 al 16 febbraio 2007, nel corso dell'ottava edizione del Meeting degli utenti Italiani di GRASS &GFOSS e degli altri software GIS Freeware Open Source che si affiancano a GRASS, integrandone le funzionalità e contribuendo alla costituzione di una suite software completa che copre tutti gli aspetti del mondo del GIS, dall'elaborazione su workstation alla pubblicazione e consultazione in rete (WEBGIS) dei dati geografici.

Il convegno è organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dalla Facoltà di Ingegneria (Dipartimento di Rappresentazione) dell'Università di Palermo. Questa edizione succede a quella di Genova, ed è un segno della continuità dell'avvenimento sin dalla prima edizione di Como del 2000, ma anche dell'interesse rivolto, nell'intero territorio nazionale, ai GIS, ed in particolare quelli basati su software Open Source (*).

Il convegno sarà l’occasione per i partecipanti di scambiare esperienze sull'utilizzo di GRASS e di altri software ‘open source’, nei diversi settori della ricerca e delle altre utilizzazioni avanzate, e di conoscere in anteprima le nuove direzioni di sviluppo di tali software.
Il Meeting sarà preceduto da alcuni tutorial su Linux e su altri software GIS open source freeware e da alcuni interventi didattici, nell'ambito di una giornata SIFET (Società Italiana di Topografia e Cartografia) sui GIS.

All'interno dell'area del convegno avrà luogo un'esposizione di strumenti di rilevamento geo-topografico per appplicazione GPS-GIS a cura delle ditte sponsor dell'evento.

Roma, 13 febbraio 2007

La scheda

Che cosa: VIII Meeting degli utenti italiani di GRASS & GFOSS

Dove: Palermo, Università degli Studi, Dipartimento di Rappresentazione Gislab  - Facoltà di Ingegneria, viale delle Scienze

Quando: 14-16 febbraio 2007, ore 9.30

Per informazioni: ing. Andrea Scianna, Direzione Centrale supporto alla programmazione e alle infrastrutture (Dcspi) del Cnr - Università degli Studi di Palermo - Facoltà di Ingegneria,  Dipartimento di Rappresentazione, tel. 091-7028734,  e-mail: scianna@dirap.unipa.it, sito web http://gislab.dirap.unipa.it/
L'indirizzo del sito del convegno è:
http://gislab.dirap.unipa.it/grass_meeting/index.htm

il comunicato originale può essere letto sul sito CNR alla pagina
http://www.stampa.cnr.it/documenti/comunicati/italiano/2007/Febbraio/25_FEB_2007.HTM

 

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(*) GIS- sistema informatico geografico (Geographical Information System) in grado di produrre, gestire e analizzare dati spaziali associando a ciascun elemento geografico una o più descrizioni alfanumeriche.

Open source (sorgente aperta), in informatica, indica un software lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione.

 

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Un anticorpo alleato contro il dolore

 

Ricercatori del CNR, in collaborazione con i colleghi dell’EBRI e con la Lay Line Genomics, hanno sviluppato  un nuovo anticorpo, efficace contro il dolore infiammatorio e neuropatico e privo di effetti collaterali. Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science

 

Dolore infiammatorio e dolore neuropatico? Potrebbero essere combattuti in maniera più efficace grazie ai promettenti e incoraggianti risultati della sperimentazione di un anticorpo monoclonale in grado di esercitare un’azione analgesica, denominato MNAC13 e messo a punto da una équipe dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IN), coordinata da Flaminia Pavone, in collaborazione con Antonino Cattaneo dell’EBRI-European Brain Research Institute, presidente della società biotecnologica Lay Line Genomics. La ricerca è stata pubblicata con il titolo ‘The function neutralizing anti-TrkA antibody MNAC13 reduces inflammatory and neuropathic pain’ su Proceedings of the National Academy of Science (Usa),  con presentazione della prof.ssa Rita Levi Montalcini.

“Il trattamento delle diverse sindromi algiche rappresenta a tutt’oggi uno dei principali problemi sanitari, con un’importante ricaduta sul piano sociale”, sottolinea Flaminia Pavone dell’In-Cnr. La ricerca ha messo in evidenza come l’anticorpo monoclonale MNAC13, sia in grado di bloccare in modo selettivo l’azione della proteina NGF (Nerve Growth Factor), il fattore di crescita nervoso scoperto dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini, che riveste un ruolo fondamentale nella patofisiologia del dolore, dovuta al legame con il suo recettore TrkA (tirosin chinasi A).

In pratica, sottolinea la ricercatrice, l’azione dell’anticorpo consiste nel sostituirsi al fattore di crescita nervosa impedendo il legame con il suo recettore: un’azione che si traduce in una riduzione significativa della trasmissione e  percezione del dolore.

Gli esperimenti condotti dai ricercatori Gabriele Ugolini, Sara Marinelli e Sonia Covaceuszach hanno dimostrato che l’anticorpo è in grado di esercitare un’azione analgesica riducendo nettamente la risposta al dolore senza indurre effetti collaterali. I test effettuati hanno evidenziato come l’anticorpo sia in grado di indurre un innalzamento della soglia nocicettiva (la soglia di sensibilità al dolore) in un modello di dolore infiammatorio, simile al dolore postoperatorio, e un durevole effetto analgesico anche sul dolore neuropatico, caratteristico di numerose neuropatie cliniche come la neuropatia posterpetica e diabetica.

Inoltre, MNAC13 agisce  sinergicamente con altri farmaci analgesici, gli oppiacei, potenziandone gli effetti: “Il che permetterebbe di aumentarne l’efficacia”, precisa  la ricercatrice dell’IN-CNR, “riducendone contemporaneamente gli effetti collaterali”. E’ stato inoltre osservato che l’effetto sul dolore neuropatico, un dolore che comporta una lesione del sistema nervoso, si protrae nel tempo oltre il periodo del trattamento, suggerendo la possibilità che l’anticorpo agisca a livello molecolare, modificando l’espressione genica ed anticipando così il processo di guarigione. I dati sperimentali ottenuti in laboratorio incoraggiano per un’applicazione clinica in un settore a tutt’oggi carente da un punto di vista terapeutico. 

Lo sviluppo del potenziale terapeutico di MNAC13 sarà affidato a un’altra biotech italiana (BioXell S.p.A), che ha recentemente concluso con Lay Line Genomics, un accordo di licenza riguardante proprio MNAC13.

 

Roma, 13 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di Neuroscienze, CNR European Brain Research Institute - EBRI, Società biotecnologica Lay Line Genomics

Che cosa: Individuazione dell’ anticorpo monoclonale  MNAC13  contro il dolore infiammatorio e neuropatico

Informazioni:  Flaminia Pavone, In- Cnr - tel. 06/501703271, e-mail: f.pavone@ipsifar.rm.cnr.it

 

Referenze:Gabriele Ugolini, Sara Marinelli e Sonia Covaceuszach, Antonino Cattaneo, Flaminia Pavone, The function neutralizing anti-TrkA antibody MNAC13 reduces inflammatory and neuropathic pain.  Proceedings of the National Academy of Science, febbraio 2007


 

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COMUNICATO INVITO

I Centri diurni di salute mentale a Roma

 

L’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr e il V Dipartimento alle Politiche sociali del Comune di Roma presentano i risultati di una ricerca congiunta, nel Convegno “Il Centro della qualità”, che si terrà domani 13 febbraio, presso la sede del Cnr

 

Rilanciare i Centri diurni di salute mentale promovendo una cultura valutativa basata sulla partecipazione di tutti gli attori sociali. E’ uno degli obiettivi del Progetto di valutazione dei Centri diurni di Salute Mentale nel Comune di Roma, che intende avviare e stimolare un processo di ripresa dell’importanza dei centri, del loro ruolo e identità e ridare slancio a servizi e operatori.

I risultati dei primi due anni della ricerca valutativa saranno presentati al Convegno “Il Centro della qualità”, che si terrà domani 13 febbraio 2007 (ore 9.00), presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma - Piazzale Aldo Moro, 7 (Aula Convegni).

Il progetto si colloca nell’ambito di una convenzione tra il V Dipartimento alle politiche sociali e per la salute del Comune di Roma e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr. Ideato dai ricercatori del Cnr in stretta collaborazione con i tecnici del V Dipartimento, il progetto, ha coinvolto tutti i protagonisti implicati nei Centri diurni, in particolare utenti, operatori e familiari, responsabili dei Centri e delle Cooperative sociali, direttori dei DSM (Dipartimenti di Salute mentale) e il coordinamento cittadino dei Centri diurni.

Attraverso la valutazione partecipata, è stato possibile individuare le diverse idee di qualità, percezioni e rappresentazioni del Centro diurno di cui sono portatori i gruppi di soggetti coinvolti nella ricerca. Al Convegno sarà distribuito il libro “Allo specchio. Quaderno di valutazione per i Centri diurni di salute mentale”, realizzato con alcuni operatori della ASL RM E che sono stati coinvolti in un gruppo di lavoro per circa un anno, che aveva come obiettivo la valorizzazione del sapere degli operatori e la esplicitazione delle buone prassi.

Roma, 12 febbraio 2007

La scheda

Chi: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma e V Dipartimento alle politiche sociali e per la salute del Comune di Roma

Che cosa: Convegno “Il Centro di qualità” – Progetto di valutazione  dei centri diurni di salute mentale a Roma

Dove: Consiglio Nazionale delle Ricerche, Piazzale Aldo Moro, 7 – Roma (Aula Convegni), Quando: 13 febbraio 2007, ore 9.00

Per informazioni: Cristiano Castelfranchi, direttore Istc-Cnr, tel. 06.44595283; Antonella Rissotto, Raffaella Pocobello, Istc-Cnr, Tel- 06.4993.6310, 3381256681. 

 

 

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Presentazione

 

La Cattedrale digitale nella piazza dei Miracoli a Pisa

 

Invito stampa

 

Pisa, 12 febbraio, ore 10, 00

Auditorium “G. Toniolo” dell’Opera Primaziale Pisana

Piazza dell’Arcivescovado

 

Oltre al Duomo, straordinaria impresa di Buscheto e Rainaldo, un altro Duomo, identico, ma virtuale, frutto di maestranze ‘informatiche’. Nove secoli dopo la sua edificazione, la Cattedrale di Pisa del Campo dei Miracoli ‘rinasce’ grazie ad architetti hi-tech che, per ricostruire l’opera, hanno montato un’impalcatura digitale e lavorato a colpi di mouse.

La meraviglia si ripete al computer grazie al progetto “La cattedrale di Pisa: un rilievo 3D per l’integrazione con sistemi informativi di documentazione storica e restauro”, che sarà presentato nella città toscana, il 12 febbraio, alle ore 10,00 presso l’Auditorium “G. Toniol” dell’Opera Primaziale Pisana in piazza dell’Arcivescovado.

Il modello digitale ricostruito per scansione 3D è tra i più complessi mai ottenuti a livello internazionale ed è reso fruibile al pubblico, sia in locale sia su web (http://cattedraledigitale.isti.cnr.it), grazie alle tecnologie software di visualizzazione sviluppate dall’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione (Isti) del Cnr di Pisa.

Nel corso della conferenza verranno illustrati gli strumenti utilizzati per la ricostruzione, la metodologia di lavoro seguita e le sue applicazioni.

Il rilievo costituisce la base di una banca dati di tipo dinamico nella quale far confluire e interagire informazioni di carattere storico e conservativo, relative al manufatto, al fine di garantirne la salvaguardia.

Il risultato del progetto”, spiega Roberto Scopigno dell’Isti – Cnr, “è una rappresentazione tridimensionale che contiene sia l’informazione quantitativa (geometrica) sia quella qualitativa dell’opera, come il colore reale degli elementi decorativi, i dettagli architettonici e le geometrie. Il rilievo 3D costituisce un elemento essenziale per la localizzazione e la mappatura di un bene artistico e di ogni particolare di cui esso è costituito. La conoscenza geometrica dell’opera  inoltre è di grande utilità negli interventi finalizzati alla diagnosi, al monitoraggio e alla tutela, nonché all’eventuale costruzione di una banca dati specifica”.

La metodologia dell’Isti - Cnr è stata già sperimentata con successo nell’abside del Duomo per la creazione dei modelli digitali delle statue e dei reperti del complesso funebre dell’imperatore Arrigo VII, di cui è stato ipotizzato virtualmente l’assetto originario.

Il progetto “Cattedrale digitale” nasce da una collaborazione tra Opera Primaziale Pisana, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico per le Province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara, Centro Dipartimentale DIAPReM dell’Università di Ferrara, Visual Computing Lab dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Cnr di Pisa, Dipartimento di Progettazione dell’Architettura dell’Università di Firenze e Leica Geosystem SpA di Milano con il supporto della Kcyra Family Foundation di Orinda in California.

Roma, 9 febbraio 2007

La scheda

Che cosa: presentazione del progetto: “La cattedrale di Pisa: un rilievo 3D per l’integrazione con sistemi informativi di documentazione storica e restauro”

Dove: Pisa, Auditorium “G. Toniolo” dell’Opera Primaziale Pisana, Piazza dell’Arcivescovado

Quando: 12 febbraio, ore 10.00

Per informazioni: Roberto Scopigno, Visual computing laboratory - Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione (Isti) del Cnr, Pisa, tel. 050/3152929, e mail: roberto.scopigno@isti.cnr.it

 

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Tendenza ad ingrassare? Colpa del gene CB1

 

Individuato il recettore che indica la predisposizione ad accumulare peso.

Il risultato arriva da uno studio dei ricercatori dell'Università di Salerno e dell'IEOS-CNR, pubblicato sull'International Journal of Obesity

 

Buone notizie per chi ha la tendenza a mettere su chili di troppo. E' stato scoperto un gene responsabile della predisposizione ad ingrassare. Uno studio - svolto dal gruppo di ricerca del prof. Maurizio Bifulco della Facoltà di Farmacia dell'Università di Salerno e della dott.ssa Chiara Laezza dell'Istituto di Endocrinologia e Oncologia Sperimentale (IEOS) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli in collaborazione con la Dott.ssa M. Gabriella Caruso dell'IRCCS "Saverio de Bellis" di Castellana Grotte, Bari - dimostra che il gene del recettore degli endocannabinoidi CB1 può aiutare a prevedere la nostra predisposizione a raggiungere quello che viene chiamato un `elevato indice di massa corporea', il cosiddetto BMI.

“Gli endocannabinoidi controllano l'appetito mediante meccanismi sia centrali sia periferici”, spiegano gli autori, “ed è dimostrato che il recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1) regola la lipogenesi, sia in colture primarie di adipociti (le cellule adipose), sia in animali obesi”. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Obesity, che fa parte del prestigioso Nature Publishing Group, hanno tenuto sotto osservazione per quattordici anni soggetti sani, controllandone periodicamente le abitudini alimentari, l'attività fisica svolta, alcuni parametri clinici e l'aumento del peso.

“I risultati ottenuti hanno dimostrato che i soggetti normopeso, che sono rimasti tali durante gli anni di osservazione, hanno una forma variante del recettore CB1”, afferma Chiara Laezza dell'IEOS-CNR. “Si tratta di una forma cosiddetta `polimorfica' che non si ritrova quasi mai negli obesi o, comunque, nei soggetti che hanno un elevato BMI durante i 14 anni di osservazione”. Inoltre, “i soggetti sani che presentano questa variante polimorfica del recettore CB1 hanno anche livelli di glicemia e di trigliceridemia più bassi rispetto ai soggetti che sono più predisposti al sovrappeso e all'obesità”

La scoperta apre nuove possibilità terapeutiche per combattere l'obesità. Attualmente sono molti i nuovi farmaci anti-obesità in fase di sperimentazione clinica ed alcuni di essi, pur se efficaci nella riduzione del peso, hanno una serie di risposte indesiderate come depressione, ansia, insonnia, che limitano spesso un loro impiego sicuro. “L'interesse dei risultati ottenuti è rappresentato quindi anche dalla possibilità di poter valutare in un immediato futuro, negli studi di farmaco-genomica, la presenza di quelle varianti genetiche che caratterizzano ciascuno di noi”, conclude Maurizio Bifulco, “e che determinano la risposta del nostro organismo ai farmaci anti-obesità, risparmiandoci, ancor prima di utilizzarli, gli effetti collaterali che spesso sottovalutiamo”.

 

Roma, 6 febbraio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia sperimentale del Cnr e Università di Salerno

Che cosa: individuato un gene coinvolto nella predisposizione all'obesità

Dove: studio pubblicato sulla Rivista International Journal of Obesity, del Nature Publishing Group

Per informazioni: Dott.sa Chiara Laezza, Istituto per l'endocrinologia e l'oncologia sperimentale del Cnr di Napoli, cell. 329.0273060, e-mail: chilaez@hotmail.com; Prof. Maurizio Bifulco, Università degli Studi di Salerno, Tel. 089-969742

Ufficio Stampa Cnr: Rosanna Dassisti, tel. 06.4993.3588, e-mail: rosanna.dassisti@cnr.it

 

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comunicato congiunto del Corpo Forestale dello Stato, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e della Società Italiana di Ecologia

l’Italia entra nella rete mondiale di ricerche ecologiche a lungo termine

 Allo studio gli effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici sulla funzionalità e biodiversità di foreste, mari, laghi e lagune

Qual è lo stato di salute dei principali ecosistemi terrestri, acquatici e marini del nostro Paese? L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle peggiori minacce per la loro funzionalità, o nel tempo si sono aggiunti nuovi nemici? Quanto e come influiscono i cambiamenti climatici sulla vitalità dell’ambiente? E il ritmo a cui viaggia la perdita di biodiversità si è attenuato rispetto a qualche anno fa o continua ad essere molto preoccupante?

Risposte a fenomeni così complessi, che necessitano di una lettura su lunga scala sia temporale che spaziale, ora potranno giungere dalla Rete per le Ricerche Ecologiche di Lungo Termine (LTER-Italia), che in questi giorni è entrata ufficialmente a far parte della Rete internazionale LTER.

 

L’ingresso dell’Italia in questi network di cooperazione scientifica è un importante risultato che permetterà una maggiore interazione tra programmi di ricerca nazionali e internazionali e una comunicazione più fluida tra i ricercatori coinvolti nella ricerca ecologica a lungo termine.

 

La rete LTER-Italia è attualmente costituita da dieci siti che già da diversi anni sono tenuti sotto osservazione dagli scienziati e che sono stati giudicati idonei da un collegio internazionale di esperti. Tra questi troviamo: le aree permanenti delle Alpi, degli Appennini e della Sicilia del Programma CONECOFOR (CONtrollo degli ECOsistemi FORestali), coordinato dal Corpo forestale dello Stato, unico esperimento finora riuscito di Rete ecologica a lungo termine che sia stato possibile costituire, mantenere e sviluppare per lo studio dell’ecosistema forestale su scala nazionale per un periodo di tempo di almeno 10 anni. (segue )

 

Roma, 25 gennaio 2007

 

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A Catania la seconda tappa di Eureka

L’organizzazione europea per la competitività della tecnologia e della ricerca industriale ha tenuto una ‘tre giorni’ nella città siciliana, lanciando 58 nuovi progetti di cui 13 con partecipazione italiana

Si è svolta dal 23 al 25 gennaio a Catania, la seconda serie di riunioni dell’iniziativa EUREKA, la più importante organizzazione pan-europea per lo sviluppo e la crescita per la competitività del continente nei settori della tecnologia avanzata e della ricerca industriale.

Con 37 paesi membri, a cui si aggiunge l’Unione Europea, dopo oltre 20 anni di esperienza da quando fu concepita dal presidente François Mitterrand e dal cancelliere tedesco Helmut Kohl, con oltre tremila progetti realizzati di cui 619 in corso, EUREKA è lo specchio della capacità europea di farsi largo nell’arena globale dell’industria avanzata.

Quest’anno l’Italia ha assunto la presidenza dell’iniziativa, responsabilità non solo logistica e organizzativa ma che ci vede ricoprire un ruolo di indirizzo e di stimolo.

Le riunioni dei “rappresentanti di alto livello” e dei “coordinatori nazionali” dei vari Paesi si sono significativamente svolte a Catania, in un distretto industriale, dove sta crescendo un polo di alta tecnologia nell’elettronica, nella biotecnologia e farmaceutica e quant’altro.

Il 25 gennaio i Paesi membri hanno lanciato 58 nuovi progetti, di cui ben 13 con la partecipazione dell’Italia:

  • dalla realizzazione di aerei senza pilota per la sorveglianza del territorio e la protezione civile, alla creazione di nuovi materiali per l’industria aeronautica;
  • dallo sviluppo di protesi ottiche per la chirurgia oculistica avanzata  alla realizzazione di nuovi strumenti farmacologici per la prevenzione e cura dell’osteoporosi e delle malattie legate all’invecchiamento;
  • dalla messa a punto di nuovi strumenti elettronici e informatici per l’ottimizzazione del traffico, alla realizzazione di pneumatici speciali per veicoli da lavoro.

Durante le riunioni il dott. Salvatore Coffa, Direttore R&S dell’MPA group (Micro,Power,Analog) di STMicroelectronics, ha presentato le attività del gruppo nel distretto tecnologico di Catania, sottolineando il ruolo di attrazione e di crescita che la STMicroelectronics ha esercitato in ambito territoriale nei confronti delle piccole medie imprese, italiane e non, e dell’Università.

Inoltre, ha dichiarato, “da un’azienda che produceva perdite equivalenti al 120% dei ricavi con 2100 posti di lavoro di cui solo 300 produttivi e 10 per laureati si è giunti ad una realtà produttiva con 4800 posti lavoro di cui il 93% aventi il livello tecnico di diploma o laurea e impegnati per il 25% nella Ricerca e Sviluppo. Tale realtà contribuisce fortemente ai ricavi ed ai profitti del gruppo internazionale STMicroelectronics, che già dall’inizio degli anni ‘80 ha compreso come il sud dell’Italia ed in particolare la Sicilia rappresenti una occasione anche per le imprese operanti nei settori dell’alta tecnologia come la microelettronica”.

Il prof. Rodolfo Zich, presidente di Torinowireless/ADITE ed ex-rettore del Politecnico di Torino, ha presentato il quadro generale del distretto tecnologico di Torino ed ha analizzato le possibili convergenze e sinergie tra Torinowireless e l’iniziativa internazionale EUREKA. Il prof. Zich ha sottolineato che “ il distretto di alta tecnologia Torinowireless ha realizzato una forte interazione nelle attività di ricerca e sviluppo tra le imprese e il venture capital e ha migliorato la capacità delle imprese ad avere personale di elevata professionalità nell’innovazione tecnologica”.

Il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e di EUREKA, prof. Fabio Pistella, ha ratificato la sostituzione del Capo del Segretariato Eureka a Bruxelles.

Roma, 25 gennaio 2007

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Risposta sulla designazione dei rappresentanti dell’ESF

La European Science Foundation, con una modifica statutaria, ha stabilito che solo i “capi” delle organizzazioni membri facciano parte del Governing Council

Chi di accuse di inaffidabilità cerca di ferire, di inaffidabilità perisce. L’Osservatorio della Ricerca dedica la propria ‘distratta attenzione’, per dirla con un ossimoro, al comunicato stampa del 5 gennaio 2007, nel quale, in merito alla possibile nomina del Vice Presidente del CNR nel Governing Council dell’European Science Foundation, si ricordava “che è lo statuto di questa fondazione internazionale a prescrivere che la rappresentanza degli enti nazionali  affiliati sia affidata al Presidente o al Vice Presidente degli enti stessi”. Secondo l’Osservatorio, l’affermazione deriva da una citazione di “documenti in modo non corretto”, dovuta a “una clamorosa svista” o forse addirittura alla “sicurezza che nessuno sarebbe andato a leggersi lo statuto”.

Cosa che invece l’OdR ha fatto, pensando di scoprire così che “lo statuto al quale ci si riferisce recita testualmente: ‘The Governing Council shall consist of (i) the President of the Foundation, (ii) two Vice-Presidents, and (iii) such a number of members as allows each National Group of Member Organisations to occupy one seat. Such members will be normally appointed by National Groups of Member Organisations from the Heads, their senior representatives, or other senior scientists closely linked to Member Organisations, reflecting national science structures’”. Insomma: qualunque ricercatore potrebbe rappresentare il CNR nell’ESF, se il presidente lo delegasse.

Peccato che nella sua indagine l’Osservatorio abbia – lui sì – commesso una “clamorosa svista”: quella di consultare lo Statuto dell’ESF del 2001 e non quello approvato nel 2006, che ha modificato i criteri di nomina dei rappresentanti degli enti affiliati alla Fondazione. Il nuovo testo, facilmente reperibile in Internet e disponibile sul sito dell’ESF, recita ora: “The Governing Council shall consist of (i) the President of the Foundation, (ii) two Vice-Presidents, and (iii) such a number of members as allows each National Group of Member Organisations to occupy one seat. Such members will be appointed by National Groups of Member Organisations and will be the Heads of organisations within the ESF membership”.

Dunque soltanto “i capi” delle organizzazioni nazionali membri possono sedere nel Governing Council. Che per “heads” si intendano solo i presidenti e loro personali rappresentanti permanenti, non dunque altri dirigenti o esponenti delegati ad hoc, lo dicono le minute delle riunioni dedicate a tale modifica statutaria, dettata dall’esigenza che, abolito l’executive board, il Governing Council divenga il vero “organo di governo” dell’ESF.

Peraltro, anche il “Regolamento di organizzazione e funzionamento del CNR” stabilisce che il “Presidente ha la rappresentanza legale dell'Ente ed è responsabile delle relazioni istituzionali” e che “il Vice Presidente sostituisce il Presidente in caso di assenza o impedimento”.

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Roma, 27 gennaio 2007

Tecnologie “made in Italy”

Un prototipo di micro-spettrometro per studiare l’atmosfera venusiana nella prossima missione di “Venus Express”, una lingua elettronica per scoprire le contraffazioni alimentari, un progetto di casa  ‘multisensoriale’ per la sicurezza e la salute degli anziani. Sono alcune delle tecnologie messe a punto dal Cnr e presentate nel corso di un workshop che si tiene presso la sede dell’Ente

Volerà alla conquista dei segreti di Venere il micro-spettrometro realizzato dall’Istituto per la microelettronica e microsistemi (Imm) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna in collaborazione con la Carlo Gavazzi Space SpA. Lo strumento, progettato per le osservazioni della Terra da satellite, opererà nel vicino infrarosso e dovrà studiare, globalmente e in dettaglio, l’atmosfera, i venti, le nubi e loro composizione, svelare alcuni misteri del pianeta, come l’origine dell’ “effetto serra” che fa raggiungere  al corpo celeste temperature elevatissime e, in particolare, dovrà analizzare gli strati più bassi dell’atmosfera, di cui si conosce molto poco.

“Il micro-spettrometro, che è stato selezionato dall’Esa, è equipaggiato da una strumentazione scientifica altamente miniaturizzata: telescopio, tre interferometri, elettronica di rilevazione e trasmissione dati”, spiega Gian Giuseppe Bentini, ricercatore dell’Imm-Cnr di Bologna e coordinatore del gruppo di lavoro, “tutto in un cilindro di 5 centimetri di diametro, 15 di altezza e un peso di 400 grammi.

Lo spettrometro è una delle tante tecnologie ‘made in Cnr’ presentate nel Workshop: “Dalle micro alle nano tecnologie”, che si tiene oggi e domani presso la sede centrale dell’Ente. L’evento vuol essere una vetrina dei progetti e dei risultati messi a punto nel settore da Enti di ricerca, aziende, università, istituzioni pubbliche e private. “L’obiettivo”, spiega il dr. Giancarlo Righini, direttore del Dipartimento Materiali e Dispositivi del Cnr, “è quello di identificare contenuti innovativi, in termini di progetti e prodotti ‘made in Italy’, da presentare nell’ambito della rassegna promozionale ‘Primavera italiana in Giappone’ che si terrà a Tokyo nell’aprile prossimo”.

Al workshop le tecnologie illustrate riguardano i settori più disparati. Nell’agroalimentare è stato realizzato un prototipo di ‘lingua elettronica’, un sensore della grandezza di un telefonino capace di rivelare la presenza nei cibi di pesticidi, microtossine e altre sostanze tossiche. “Questo strumento”, spiega Pietro Siciliano dell’Imm - Cnr di Lecce, “utilizza ricettori miniaturizzati, costituiti da materiali a stato solido con struttura nanometrica, collocati su microdispositivi realizzati in silicio. I liquidi da analizzare vengono fatti passare attraverso ricettori; questi attivati dai diversi componenti, trasmettono segnali elettrici che vengono poi analizzati da un computer”. Dopo una fase di taratura, la ‘lingua’ sarà in grado di analizzare un vino e riconoscerne i vitigni che lo compongono. Contraffare un Doc sarà quindi molto più difficile. “In futuro”, promette Siciliano, “le sensazioni della lingua elettronica saranno rafforzate anche da quelle catturate dal naso elettronico, un’accoppiata tecnologica che non darà scampo ai falsificatori”.

Alla terza età guarda invece il progetto europeo‘Netcarity’ che ha lo scopo di sviluppare un sistema multisensoriale per la sicurezza e la salute degli anziani in ambienti domestici. Coordinato sempre dall’Imm-Cnr, esso vede la partecipazione di Italia, Olanda, Germania, Repubblica Ceca e Spagna con la presenza di grandi colossi industriali quali Siemens e Ibm.

La Comunità Europea ha deciso di investire fondi su progetti per lo sviluppo di soluzioni che mirano a ottimizzare e ridurre i costi per l’assistenza sanitaria agli anziani e per migliorare le loro condizioni di vita”, spiega Siciliano. “La tendenza generale è di far in modo che l’anziano rimanga nel proprio ambiente domestico il più a lungo possibile prima di ricorrere a ricoveri ospedalieri o alle case di riposo. L’abitazione pertanto deve essere dotata di una serie di ‘facilities’ utilizzabili contemporaneamente dall’inquilino e dai centri di assistenza remota”.

Dal monitoraggio della pressione arteriosa e della glicemia, alla soluzione di problemi motori, dal controllo di emergenze ambientali alla sicurezza contro l’intrusione di persone estranee, tutto sarà gestibile e controllabile a distanza, grazie alla casa multisensoriale.

Il sistema sarà in grado di mettere in atto comportamenti mirati e coerenti con il contesto e la situazione in cui si trova l’utente, arrivando a fornire allo stesso un adeguato supporto cognitivo e fisico. Come? Combinando e sfruttando le informazioni provenienti simultaneamente da differenti tipologie di sensori presenti nell’abitazione.

Il progetto prevede una fase di sperimentazione in cento appartamenti, equipaggiati con i sensori, in Olanda, ad Eindovhen, e, in Italia, a Trento dove la Provincia Autonoma ha già cominciato a investire in tale settore per venire incontro al miglioramento della qualità della vita degli anziani.

Il progetto, che durerà quattro anni, coinvolgerà ospedali e case di cura, e anche agenzie che prestano servizi di assistenza sociale.

Roma, 30 gennaio 2007

Chi: Dipartimento Materiali e Dispositivi del Cnr

Che cosa: Workshop: “Dalle micro alle nano tecnologie”, sito web: http://www.dmd.cnr.it/micronano.html

Dove: Roma, Aula Marconi del Cnr, piazzale Aldo Moro, 7

Quando: 30 – 31 gennaio, ore 9.00

Per informazioni: dr. Giancarlo Righini, direttore del Dipartimento Materiali e Dispositivi del Cnr, tel. 06/4993.7745, e mail: segreteria.dmd@cnr.it; dr. Gian Giuseppe Bentini, Istituto per la microelettronica e microsistemi (Imm) del Cnr di Bologna, tel. 051/6399157, dr. Pietro Siciliano, Imm-Cnr di Lecce, tel. 0832/422500, e mail: pietro.siciliano@le.imm.cnr.it

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Rischio esodo per l’Africa occidentale

Una ricerca dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr ha focalizzato le dinamiche socio-economiche dei paesi di quest’area, collegando il fenomeno migratorio alla vulnerabilità alimentare e all’aumento della popolazione

L’Africa occidentale potrà assorbire la crescita della popolazione o sarà destabilizzata da un fenomeno migratorio senza precedenti? Quali le strategie per assicurare lo sviluppo sostenibile delle future generazioni oggi costrette ad emigrare?

Le Nazioni Unite stimano che nel 2030 l’Africa occidentale supererà la soglia dei 400 milioni di abitanti, facendo registrare un aumento della popolazione del 70% rispetto a quella del 2000. Tale andamento fa presagire che la popolazione potrebbe decuplicare in poco meno di un secolo, rispetto ai circa 60 milioni di abitanti del 1950. Il trend non preoccupa soltanto i governi africani, ma anche quelli dell’Unione Europea, impegnati in misura crescente ad affrontare il problema dell’immigrazione massiccia proveniente dal continente africano.

“Tenendo conto dei dati sulla vulnerabilità nei termini di sostenibilità agro-ambientale e delle ‘nuove’ crisi alimentari degli ultimi anni, causate da infestazioni di cavallette, siccità, riduzione della produzione di cereali e restrizioni delle esportazioni dai paesi limitrofi con innalzamento dei prezzi, guerre civili, è stato possibile identificare le dinamiche che stanno radicalmente trasformando il sistema africano e che si riflettono nel massiccio aumento di flussi migratori clandestini”, spiega Andrea Di Vecchia, ricercatore dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr e autore dello studio “Migrazioni e sviluppo: vulnerabilità e potenzialità”, realizzata nell’ambito del progetto “Sviluppo e gestione sostenibile dei flussi migratori provenienti dall’Africa”, promosso dal CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale) e dal SID (Society for International Development) per il Ministero degli Affari Esteri.

Lo studio, in particolare, evidenzia come l’emigrazione continuerà a rappresentare uno strumento per il mantenimento dell’equilibrio socio-demografico e politico-economico e la connessione tra sviluppo sostenibile e rapporto tra pressione antropica e risorse naturali.

I cambiamenti climatici, l’avanzamento della desertificazione e della deforestazione, l’incremento della popolazione, le tensioni fra agricoltori ed allevatori della fascia saheliana per l’utilizzo della terra, la contrazione della tradizionale mobilità verso i paesi del Golfo di Guinea dovuta all’instabilità politica hanno messo in crisi le tradizionali economie familiari di sussistenza. “I nuovi modelli di sviluppo, in una fase transitoria come quella attuale, hanno trasformato la migrazione clandestina in una strategia per la sopravvivenza”, sottolinea Di Vecchia. Si rischia così di compromettere i risultati raggiunti nella regione, dove la quota di popolazione sottonutrita, secondo la FAO, è scesa nel 2005 al 16%, molto al di sotto del 40% del resto dell’Africa Sub – Sahariana.

Contrariamente all’idea stereotipata, l’Africa occidentale - ed il Sahel all’interno di essa - rappresenta una regione strategica per la stabilizzazione dei flussi migratori e per lo sviluppo di tutto il continente, non più rappresentabile come un’area omogenea ed indifferenziata dal punto di vista ambientale e produttivo. “A fronte di zone più vulnerabili”, sostiene Di Vecchia, “ve ne sono altre in rapida crescita o con interessanti potenzialità agro-alimentari ed economico-produttive su cui investire con programmi di sviluppo a medio e lungo termine. Questo è il solo modo per evitare che l’esodo della popolazione verso i paesi dell’UE diventi incontrollabile. Basti pensare che, dal 1990 al 2000, la popolazione dell’Africa Sub-Sahariana  è aumentata di 140 milioni di abitanti, di cui 50 milioni nella sola Africa occidentale, che nel 2020 avranno più di venti anni ed avranno quindi raggiunto la fascia di età ottimale per entrare nei circuiti migratori”.

L’Africa occidentale, inoltre, è caratterizzata da grandi disparità nazionali in rapporto al tasso di urbanizzazione, che nel 1960 corrispondeva a meno del 10% in Gambia, Mali, Niger e Ciad, e a circa il 30% in Senegal; nel 1990, questi stessi tassi oscillavano da meno del 20% in Niger e in Gambia a poco più del 50% in Costa d’Avorio e in Nigeria. “Tuttavia, negli ultimi anni, si è avuta un’accelerazione dello sviluppo in termini di popolazione ed estensione dei centri economici principali”, rileva Andrea Di Vecchia, “e lo sviluppo dei centri urbani si è concentrato maggiormente intorno alle capitali, provocando un cambiamento nel rapporto con il mondo rurale che ha perso la funzione di supporto in caso di crisi. La fonte di reddito viene ricercata nell’economia urbana piuttosto che in quella rurale”.

“Rilanciare lo sviluppo e la modernizzazione del settore agricolo in un contesto di solidarietà sociale”, conclude il ricercatore, “resta dunque l’unica strategia che i governi africani ed europei possono adottare per assicurare lo sviluppo sostenibile delle future generazioni oggi costrette ad emigrare”.

Roma, 31 gennaio 2007

La scheda

Chi: Istituto di Biometeorologia del Cnr, Firenze

Che cosa: ricerca Migrazioni e sviluppo: vulnerabilità e potenzialità, realizzata dall’Ibimet-Cnr, nell’ambito del progetto Sviluppo e gestione sostenibile dei flussi migratori provenienti dall’Africa, promosso dal CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale) e dal SID (Society for International Development) per il Ministero degli Affari Esteri

Per informazioni: Andrea Di Vecchia, Ibimet-Cnr di Firenze, Tel. 055.3033711, cell. 348.7823683

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Turismo in Italia: è la cultura ad attirare di più

 

Uno studio dell’Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr evidenzia il trend costante di crescita di questo settore, che attira più visitatori delle località balneari e montane. Lazio, Toscana e Veneto le più amate per le città d’arte, mentre il Sud è a ‘macchia di leopardo’

 

Il turismo culturale trionfa in Italia dove, grazie alla ricchezza dei beni artistici diffusi sul territorio, attrae un terzo dei visitatori (più delle località balneari) e quasi la metà degli stranieri. Un modello vincente che, adeguatamente potenziato e valorizzato, può assicurare al nostro Paese un vantaggio competitivo nella globalizzazione dei mercati. Ad analizzare questo settore è uno studio di Maria I. Simeon dell’Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicato nel volume “Il turismo tra teoria e prassi” (ESI editore) in corso di stampa.

Nel 2005 si conferma la crescita della domanda turistica in Italia, con un aumento del 2,7% sia negli arrivi sia nelle presenze rispetto all’anno precedente, quando si sono registrati quasi 86 milioni di arrivi e 345 milioni di presenze, di cui circa 3 su 10 straniere. Il trend è dunque positivo, anche se tra il 2000 ed il 2004 gli arrivi sono aumentati del 7,4%, mentre le presenze solo del 2%: si è ridotta quindi la permanenza media, che passa da 4,2 a 4 giorni.

Considerando i flussi per tipologia di località, provenienza e ricettività (alberghiera e complementare) è però rilevante che circa 29 milioni di arrivi (il 33,8% del totale) sono stati registrati in città di interesse storico ed artistico, contro i circa 20 milioni (23,3%) rilevati nelle località marine. Se si considerano solo gli stranieri la quota di chi sceglie il turismo culturale sale ancora (44% degli arrivi), anche se diminuisce nettamente considerando le presenze totali (23,6% del totale), in ragione della minore permanenza media di questa tipologia, correlata al classico tour ‘mordi e fuggi’. Nelle località di interesse storico-artistico gli stranieri si fermano mediamente 2,8 giorni, rispetto ai 5,5 nelle località balneari.

“Dalle indagini”, spiega Maria I. Simeon, “emerge in particolare il forte interesse della domanda – che proviene soprattutto da Germania, Regno Unito, USA e Francia -  non solo per il classico circuito delle città d’arte, ma anche per i centri minori, dovuto anche allo sviluppo delle compagnie low-cost e alla diffusione di Internet”. Il turismo culturale ha saputo mantenere un trend costante di crescita e ha sviluppato i maggiori incrementi tra il 1999 ed il 2004: +34,5% gli arrivi e +37,7 le presenze, contro +7,8% arrivi e +6,2% presenze nelle destinazioni balneari. E’ poi, ovviamente, meno soggetto alla stagionalizzazione dei flussi: nei mesi di giugno, luglio e agosto del 2003 sono stati registrati solo il 29% degli arrivi nelle località di interesse artistico, contro il 54,5% delle località marine e il 37,8% di quelle montane. Inoltre, il turismo culturale è segnato da flussi incoming con buona capacità di spesa, che richiedono il soddisfacimento di bisogni sia di conoscenza sia di svago e socializzazione.  

 “Il prodotto ‘Città d’Arte’, venduto dai tour operator agli stranieri, vede, a livello regionale, al primo posto il Lazio (50,4%), al secondo la Toscana (28,8,%), al terzo il Veneto (10,4%), seguito in quarta posizione dalla Sicilia (3,5%) e in settima posizione dalla Campania (1,2%). Non sono presenti in classifica altre regioni del sud”, prosegue la ricercatrice. Il volume indica tra l’altro nell’attivazione dei servizi museali uno strumento per valorizzare le potenzialità di sviluppo turistico nel Mezzogiorno, dove insistono solo il 19,3% degli arrivi ed il 20,6% del turismo culturale, con una concentrazione quasi totale in Campania e Sicilia.

La situazione per il Mezzogiorno migliora se si considera il ‘pacchetto’ degli itinerari culturali, che fa balzare la Sicilia al terzo posto (9,4%) nella graduatoria delle regioni e la Sardegna e la Campania rispettivamente ai posti 6 e 7, con una quota del 2,5% ciascuno, mentre la Puglia e la Calabria si trovano alla 13^ e 14^ posizione, con lo 0,6% di quota ciascuna. “Nel turismo”, conclude Simeon, “il posizionamento competitivo delle regioni del Mezzogiorno resta quindi molto al di sotto delle potenzialità e a ‘macchia di leopardo’, pur se in crescita negli ultimi cinque anni: il peso del Sud è infatti passato tra il 1995 ed il 2004 dal 18,4% al 20,6% delle presenze, con un tasso di crescita del 3,4% annuo, contro l’1,6% a livello nazionale”.

Roma, 11 gennaio 2007

La scheda

Chi: Maria I. Simeon, Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr, Napoli

Che cosa: “Patrimonio culturale e valorizzazione turistica nel mezzogiorno d’Italia”, studio pubblicato in: “Il turismo tra teoria e prassi”, a cura di Ilaria Zilli, ESI editore (in corso di stampa).

 Per informazioni: Maria I. Simeon, Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr, Napoli, tel. 081/2470960, cell. 347/5702543, e mail: m.simeon@irat.cnr.it

Ufficio stampa Cnr: Sandra Fiore, tel.06/49933789 - 3383, e mail: sandra.fiore@cnr.it

 

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Suono al servizio dell’architettura sacra

 

Una giornata di studio sulla qualità acustica nei luoghi di culto, tenutasi a Bari, per studiare i parametri da considerare nella progettazione di una chiesa. Manca infatti una letteratura scientifica che indichi le condizioni ottimali per la percezione delle parole e della musica

 

Goethe definisce l'architettura come musica pietrificata, eppure riuscire a conciliare spazi e suoni non è mai stato facile. Lo sanno bene i fedeli che, seguendo le celebrazioni religiose nelle chiese, spesso faticano a comprendere il senso di omelia, preghiere, letture e canti. Nonostante ciò, lo studio dell'acustica all'interno di questa tipologia di spazi non è ancora sufficientemente approfondito a livello sia nazionale, sia internazionale. Un contributo giunge ora dal programma di ricerca “L’acustica dei luoghi di culto”, coordinato dal prof. Ettore Cirillo e finanziato dal MIUR per il biennio 2005-2007, nel quale si inserisce la giornata di studio su “La valutazione soggettiva della qualità acustica dei luoghi di culto”, promossa dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal Dipartimento di Fisica Tecnica del Politecnico di Bari e dal Conservatorio “N. Piccinini” di Bari.

“Se, infatti, teatri e sale da concerto dispongono di un’ampia letteratura scientifica, lo stesso non può dirsi per le chiese le quali, peraltro, sono ambienti ben più complicati: sia per la complessa articolazione spaziale in navate, volte, cappelle e cupole, sia per la propagazione, anche contemporanea, di messaggi sonori differenti. Oltre al sacerdote che parla dall'altare o dal pulpito, occorre infatti tenere in conto l'assemblea che risponde e il coro che canta da posizioni diverse”, osserva il dr. Christian Skaug, dell’Istituto per l’Applicazione del Calcolo del Cnr di Bari. “Il progetto mira a spiegare quali siano i fattori oggettivi e misurabili (geometrici e fisici) delle chiese che determinano la valutazione soggettiva della qualità del suono al loro interno”.

La ricerca ha avuto avvio con il rilievo condotto dal gruppo di Acustica Applicata del Politecnico di Bari dei campi acustici di oltre quaranta chiese italiane. “Tale tipo di rilievo consente di riprodurre fedelmente in laboratorio, utilizzando sofisticate tecniche di riproduzione assimilabili al surround, le stesse condizioni di ascolto che si avrebbero stando fisicamente in quei luoghi”, spiega l’ing. Francesco Martellotta. Una selezione di nove di queste chiese (comprendente la chiesa del Gesù e la chiesa dei Santi Luca e Martina a Roma, il duomo di Modena, la chiesa parrocchiale di Riola, Santa Maria della Consolazione a Todi e diverse altre chiese pugliesi) è stata impiegata per realizzare alcuni test di ascolto su cinque brani musicali appartenenti tanto al repertorio corale sacro che a quello strumentale e sinfonico: l’ouverture delle ‘Nozze di Figaro’ di W. A. Mozart, la Sinfonia N. 4 ‘Romantica’ di Anton Bruckner, ‘Fantasia in sol minore’ di J. S. Bach, il canto gregoriano ‘Pange Lingua’ e il canto corale ‘Alleluia’ di Randall Thompson. Gli ascoltatori, tra cui molti musicisti e coristi, mediante una serie di confronti a coppie delle diverse chiese, hanno espresso la propria preferenza per una delle due diverse ‘configurazioni’ acustiche e l’analisi di tali preferenze ha evidenziato delle regolarità, sottoposte poi ad analisi statistiche.

“I risultati statistici hanno messo in evidenza sostanziali differenze fra musica corale e musica strumentale”, prosegue l’ing. Martellotta. “Nel primo caso il giudizio soggettivo risulta influenzato prevalentemente dalla riverberazione (cioè dalla permanenza del suono in uno spazio), mentre nel secondo è influenzato maggiormente da una opportuna combinazione di chiarezza (cioè dalla possibilità di udire distintamente le diverse note) e spaziosità (cioè da quanto una sorgente sonora appare ampia impiegando solo il senso dell’udito). Per quanto riguarda il repertorio sinfonico, è interessante notare che gli ascoltatori hanno mostrato una maggiore tolleranza verso tempi di riverberazione più alti di quelli che verrebbero normalmente accettati in un auditorium”.

Dalle correlazioni statisticamente elaborate tra parametri acustici, parametri architettonici e giudizi soggettivi, si pensa di poter iniziare a comprendere quanto sia indicata una data chiesa per un determinato tipo di musica, fornendo soprattutto gli strumenti più adeguati per la progettazione degli edifici di culto futuri. “Un perfezionamento dei test di laboratorio e un modello matematico delle valutazioni individuali più raffinato potranno aiutare a chiarire ulteriormente questo argomento”, osservano i due esperti. La prosecuzione di questi studi potrà condurre alla definizione di criteri pratici che consentano una progettazione integrata, tra architettura, acustica ed ingegneria, che non si limiti solamente a creare uno spazio confinato, ma fornisca un’analisi dettagliata delle condizioni ottimali per la percezione della parole e della musica.

 

 Roma, 5 gennaio 2007

 

La scheda

Chi: Dipartimento di Fisica Tecnica del Politecnico di Bari, Istituto per le applicazione del calcolo del Cnr, sezione di Bari

Che cosa: “La valutazione soggettiva della qualità acustica dei luoghi di culto”

Per informazioni: Christian Skaug, Iac-Cnr, Bari,  tel. 080/5929752, 349/1854570, e-mail c.skaug@ba.iac.cnr.it, Francesco Martellotta, DFT-Politecnico di Bari, tel. 080/5963631, 320/4316172, e-mail f.martellotta@poliba.it

Ufficio Stampa Cnr: Marco Ferrazzoli, te. 06.49933383 - 320.4328820

 

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 I molti significati di ‘Natura’ 

Dal mondo antico, al Medioevo, fino al Rinascimento e all’età moderna, un termine chiave della cultura occidentale verrà indagato da studiosi di varia estrazione durante il XII Colloquio Internazionale dell’Iliesi-Cnr

 

Il termine Natura sarà il tema del XII Colloquio Internazionale dell’Istituto del Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee (Illesi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che si svolgerà nei giorni 4-6 gennaio 2007 a Villa Mirafiori, presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”.

A partire dal 1976, l’Istituto organizza ogni tre anni degli incontri cui partecipano storici della filosofia, della scienza e delle lingue classiche e moderne, individuando di volta in volta una parola chiave della tradizione culturale occidentale. I volumi degli atti dei Colloqui costituiscono così un originale e ricco vocabolario della terminologia di cultura: da Ordo a Res, da Sensus a Phantasia/Imaginatio, Spiritus, Ratio, Idea, fino a Signum, Experientia, Machina.

Durante il XII Colloquio, i molteplici significati del termine Natura saranno indagati nel loro articolarsi storico dal mondo antico e attraverso il Medioevo in autori come Agostino, Scoto Eriugena, Tommaso d’Aquino, nel confronto tra platonismo e aristotelismo, per giungere alle ‘filosofie’ del Rinascimento (da Leonardo a Ficino e Bruno) nonché alla scienza e ai sistemi filosofici del Seicento (da Bacon, Galileo, Descartes fino a Spinoza e Leibniz).

“Nell’età moderna, con la rivendicazione di una piena autonomia del mondo naturale e delle sue leggi fisiche e con l’affermarsi di una concezione meccanicistica”, spiega il prof. Tullio Gregory, direttore dell’Iliesi-Cnr, “si cercherà di individuare un diverso concetto di unità della natura rispetto all’idea di natura maga della tradizione del Rinascimento. Autori come Vico e Kant, in modi diversi, si proporranno di riconsiderare il rapporto tra gnoseologia e scienza della natura, mentre il Romanticismo tedesco riprenderà temi della cultura rinascimentale collegandovi, in una visione eclettica, le acquisizioni della scienza contemporanea”.

Il programma completo è consultabile all’indirizzo http://www.iliesi.cnr.it/iniziative/ProgrammaXII-locandina.htm.

 

Roma, 2 gennaio 2007

 

La scheda

Chi: Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) del Cnr

Che cosa: XII Colloquio Internazionale: “Natura”

Dove: Roma, Dipartimento di Ricerche Storico-Filosofiche e Pedagogiche, Facoltà di Filosofia, Università “La Sapienza”, Villa Mirafiori, via Carlo Fea, 2

Quando:4-6 gennaio, dalle ore 9.00

Per informazioni: prof. Tullio Gregory, direttore Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) del Cnr, tel. 06/86320517-86320527, e mail: iliesi@iliesi

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Arriva VCS, il sondaggista automatico

 

 

  

Ricerche di mercato e di opinione senza risposte multiple, call center e analisi manuale delle risposte. Una semplice domanda via e-mail, alla quale rispondere liberamente, e un software dell’ISTI-CNR penserà a tutto, elaborando 240 risposte al secondo in qualunque lingua. La piattaforma è già utilizzata dalla EGG, leader mondiale dell’Internet banking

 

Qualità del servizio, soddisfazione dei clienti, gusti, tendenze politiche… quale che sia l’oggetto del sondaggio, non c’è più bisogno di vagliare a mano le risposte del campione di intervistati, né del vincolo delle risposte multiple (il famigerato ‘sì, no, non sa/non risponde’). E soprattutto, non saremo più importunati dai call center: ci arriverà via e-mail una semplice domanda, alla quale potremo rispondere in forma di testo libero in ogni momento.

E’ una vera rivoluzione per la tecnica demoscopica quella introdotta dal VCS-Verbatim Coding System, ideato e realizzato dall’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. Ad analizzare le opinioni – scritte senza vincoli di schemi o scelte preconfezionate e rigide – sarà infatti un software innovativo messo a punto dal gruppo di ricerca guidato da Fabrizio Sebastiani e composto da Andrea Esuli e Tiziano Fagni, che interpreta e classifica in modo completamente automatico il parere espresso in forma di testo libero: un’attività che, fino a ieri, era subordinata all’analisi manuale degli operatori.

L’applicazione più frequente è quella via email: il cliente riceve nella propria casella di posta elettronica un questionario nel quale può scrivere liberamente la propria opinione... (leggi il comunicato integrale sul sito del CNR )

 

Roma, 20 dicembre 2006

 

La scheda

Chi: Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa

Che cosa: VCS-Verbatim Coding System

Per informazioni: Fabrizio Sebastiani, Isti-Cnr, tel. 050-3152892, email fabrizio.sebastiani@isti.cnr.it; Claudia Raviolo, Isti-Cnr, tel. 050-3152403, email claudia.raviolo@isti.cnr.it  

 

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Giustizia in Europa: il Cnr accorcia i tempi

 

Il Consiglio d’Europa approva e raccomanda a tutti i 46 Stati membri le politiche definite dall’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari del Cnr per migliorare gli iter giudiziari

 

La Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa ha approvato le linee guida per ridurre i tempi degli iter giudiziari raccolte nel Compendium ‘Best practices on time management in judicial proceedings’, redatto dall’Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari (Irsig) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna. “Anche se in misura molto diversa”, commenta Marco Fabri dell’Irsig-Cnr “l’eccessiva lunghezza dei tempi della giustizia è una questione aperta in diversi Stati europei tra cui, come ben noto, l’Italia. Le stesse ricerche condotte dalla Cepej mostrano anzi come il nostro Paese sia il fanalino di coda. Per i casi relativi ai licenziamenti, ad esempio, da noi la durata media di un procedimento è di quasi 700 giorni, contro i 19 in Olanda o i 30 in Spagna”.

L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, preso atto della situazione, ha approvato una risoluzione che invita il nostro governo, ma non solo, a provvedere anche attraverso proposte e interventi indirizzati a policy makers e addetti ai lavori. “Il Compendium nasce proprio nell’ambito di queste attività con l’obiettivo di definire ogni procedimento entro limiti prevedibili e ottimali”, spiega Fabri. “Fondamentale, per la stesura del rapporto, è stato il lavoro del ‘network di corti pilota’ istituito da Cepej, che ha individuato, nei vari paesi, uffici, pratiche e metodi di lavoro più efficaci. La nostra idea era analizzare le situazioni di successo, più che inefficienze e ritardi”... (leggi il comunicato sul sito del CNR)

 

 

La scheda

Chi: Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari del Cnr (Irsig) del Cnr di Bologna

Che cosa: approvazione del Compendium ‘Best practices on time management in judicial proceedings’, proposto dall’Irsig-Cnr.

Dove: Strasburgo - Commissione per l’efficienza della giustizia (Cepej) del Consiglio d’Europa

Per informazioni: Marco Fabri, Irsig, Cnr Bologna, tel.051/2756217, e-mail marco.fabri@irsig.cnr.it, Francesco Contini, Irsig-Cnr Bologna,   tel. 051/2756227, cell. 328/4129288, e mail: francesco.contini@irsig.cnr.it

 

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Aree inquinate: ambiente a rischio. E la salute?

Si tiene oggi al CNR  il  workshop “Studi su ambiente e salute nei siti inquinati”, durante il quale viene presentato il Rapporto “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati”, che propone la promozione della ricerca sul tema

Alcune tra le più recenti indagini di epidemiologia ambientale vengono illustrate oggi a Roma, presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel workshop “Studi su ambiente e salute nei siti inquinati: prospettive di sviluppo metodologico e applicativo”. Intervengono tra gli altri il presidente del CNR, Fabio Pistella, il direttore del Programma Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Roberto Bertollini, e la vice presidente dell’Associazione Italiana Epidemiologia, Adele Seniori Costantini.

Nel corso del workshop viene presentato il rapporto ISTISAN 06/19 “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati: basi scientifiche, procedure metodologiche e gestionali, prospettive di equità”, curato da Fabrizio Bianchi dell’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) del CNR di Pisa e da Pietro Comba del Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’Istituto Superiore di Sanità, che  approfondisce la riflessione sullo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti inquinati.

Numerosi studi recenti hanno infatti segnalato situazioni critiche per i residenti nelle aree a rischio. Eccessi di mortalità, malformazioni congenite o altre condizioni anomale sono riscontrate in molte zone studiate (tra cui Augusta-Priolo, Gela, Porto Torres, Taranto, Genova, Mantova, Massa Carrara e vaste aree della Campania interessate dallo smaltimento incontrollato dei rifiuti). I risultati emersi dalle ricerche condotte sui residenti in prossimità di poli industriali e siti di smaltimento di rifiuti tossici, hanno evidenziato un generale incremento di molte patologie e del relativo tasso di mortalità.

“In molte di queste zone sono in corso attività di monitoraggio ambientale, sorveglianza sanitaria e in alcune di bonifica delle matrici contaminate”, osserva Fabrizio Bianchi dell’IFC-CNR, “che coinvolgono diverse istituzioni ed enti e che richiedono studi multidisciplinari rigorosi, tecnologie innovative, sistemi avanzati di misura e valutazione, misure di prevenzione primaria, nuove tecniche di comunicazione e partecipazione. Su questi argomenti il CNR è impegnato a dare il proprio contributo in collaborazione con gli altri soggetti, in primo luogo l’Istituto Superiore di Sanità e Ministeri competenti, soprattutto per capire meglio i meccanismi di contaminazione della catena alimentare e di passaggio all’uomo di inquinanti ambientali persistenti, sviluppare tecniche di misura individuale dell’esposizione, sperimentare nuove tecniche di bio-depurazione, usare efficacemente le risorse di geo-osservazione e localizzazione satellitare”.

Nelle aree industriali siciliane si sono intensificate le malformazioni infantili e i casi di aborto, come pure i tumori a polmoni, colon-retto e pleura. In Campania, dove la mortalità nel ventennio 1982-2001 è diminuita ma si mantiene al di sopra della mortalità nazionale, le malattie del sistema circolatorio rappresentano la prima causa di morte in entrambi i sessi (40% per gli uomini, 50,3% donne), seguite da tumori (30% maschi, 21,3% femmine), in particolare a stomaco, reni, fegato, bronchi e polmoni, pleura e vescica. Preoccupanti anche i dati provenienti dall’area dell’acciaieria di Cornigliano, dove si osserva una maggior incidenza (+10%) di tumori negli uomini rispetto al resto di Genova, in particolare a laringe, encefalo, sistema nervoso centrale e sistema emolinfopoietico. Nella zona di Massa-Carrara, i dati di mortalità generale (più elevati di quelli regionali, specialmente tra i maschi: eccesso del 10%) rilevati a dieci anni dalla chiusura degli impianti ANIC-Agricoltura e Farmoplant mostrano un indice di mortalità maschile, rispetto alla media toscana, maggiore per i tumori al fegato del 53% a Carrara e del 69% a Massa, per i tumori della laringe del 64% e 52%, per il tumore della pleura a Carrara del 131%. Nel polo industriale di Termoli e nella zona della discarica di Guglionesi, in Molise, si verifica l’aumento della mortalità dal 1980 al 2001 per cause tumorali, in genere nei maschi e quindi associabili a esposizioni lavorative, e di malattie dell’apparato respiratorio (+17% a Termoli e + 42% a Guglionesi).

Roma, 14 dicembre 2006

La scheda

Che cosa: workshop “Studi su ambiente e salute nei siti inquinati: prospettive di sviluppo metodologico e applicativo”

Quando: 14 dicembre 2006, ore 10.00-16.30

Dove: Cnr -Aula Convegni, P.le Aldo Moro, Roma

Per informazioni: Fabrizio Bianchi, Ifc-Cnr, Pisa, tel. 050-3152100/1; e-mail fabrizio.bianchi@ifc.cnr.it; Liliana Cori, Dipartimento Medicina, Cnr, Roma, tel. 06-492712205; e-mail: liliana.cori@cnr.it

 

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La morte cerebrale è ancora vita?

Questo l’interrogativo posto da Finis vitae, testo promosso e pubblicato dal CNR in cui alcuni dei maggiori esperti internazionali affrontano la definizione di ‘morte’ e i criteri per accertarla, su cui anche l’esperienza clinica pone seri dubbi. Il libro viene presentato oggi

 

Il tema della ‘dolce morte’ divide studiosi, mass media e opinione pubblica. Invece, sulla definizione di ‘morte’ e sui criteri per accertarla, il dibattito scientifico e culturale si è affievolito. I principali interrogativi su tale problematica sono ora affrontati in ‘Finis vitae. Is Brain Death still Life?’, un testo pubblicato con il sostegno del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che raccoglie gli interventi di autorevoli medici, giuristi e filosofi, europei e americani. Il libro, edito da CNR e Rubbettino, viene presentato oggi presso la sede dell’Ente, con gli interventi di: Rosangela Barcaro (bioeticista – CNR), Rainer Beckmann (giurista – Università di Wurzburg), Paul A. Byrne M.D. (neonatologo – St. Vincent’s Medical Center – USA), Robert Spaemann (filosofo – Università di Monaco), modera Cinzia Caporale (bioeticista – CNR).

“Mors est finis vitae: la morte non è solo ‘la’, ma è anche ‘il’ fine della vita umana, il momento che svela il significato”, osserva Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha curato il volume. “E il progresso scientifico e tecnologico applicato alla medicina ha introdotto nuovi motivi di riflessione: accanimento terapeutico, ‘testamento biologico’, eutanasia e suicidio assistito, richiesta di sospensione delle terapie, cure palliative e soprattutto prelievo di organi a fini di trapianto”.

“Un dibattito aperto che, per i suoi risvolti medici, giuridici, filosofici e morali, coinvolge sia ambienti laici che religiosi” aggiunge Rosangela Barcaro. Fino agli anni ‘60, si riteneva che l’accertamento della morte dovesse avvenire mediante il riscontro della definitiva cessazione delle funzioni vitali: respirazione, circolazione, attività del sistema nervoso. Ma nel 1968 una Commissione della Facoltà medica di Harvard propose un nuovo criterio, allora indicato come ‘coma irreversibile’, fondato sulla definitiva cessazione delle funzioni dell’encefalo. “I criteri di Harvard sono stati pubblicati senza nessun dato clinico-statistico relativo a pazienti. In realtà la morte cerebrale non è la vera morte” afferma deciso Byrne, criticando anche “l’uso del termine ‘irreversibile’, che non è un concetto empirico e non può essere empiricamente determinato. Eppure il criterio della morte cerebrale è stato accolto in tempi rapidi nella legislazione e nella pratica medica della maggior parte degli Stati del mondo”.

Dagli anni ’80, però, nel mondo scientifico hanno iniziato a diffondersi perplessità e dissensi sulla validità di tale criterio fondato sulla ‘teoria dell’integratore centrale’, secondo cui l’organismo, quando l’encefalo cessa di funzionare, si riduce a una collazione di organi, parti corporee non integrate funzionalmente. Non a caso i criteri di Harvard seguono di pochi mesi il primo trapianto di cuore. “Per mero interesse si è sviluppato un nuovo criterio per dichiarare morte le persone” accusa Byrne. “Per ottenere un cuore sano da destinare al trapianto non ci sono altri modi a meno che prelevarlo da un paziente vivo. E rimuovere un organo vitale sano da un soggetto dichiarato a termini di legge cerebralmente morto, ma non biologicamente tale, sotto il profilo etico è inaccettabile”. Concorda Bekmann: “Il fatto che la dichiarazione di morte cerebrale come nuovo criterio di morte fosse pilotato da interessi non è una prova della sua inesattezza, però è un elemento da indagare. La possibilità di prelevare organi potrebbe essere un motivo di tutto rispetto, considerando che un trapianto a buon fine può salvare molte vite. Ma un fine nobile non giustifica qualsiasi mezzo per raggiungerlo”.

La realtà clinica, inoltre, ha mostrato molti casi nei quali, alla cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali, non è seguita la perdita del funzionamento integrato dell’organismo sottoposto a rianimazione: funzioni endocrino-ipotalamiche e di regolazione neuroormonale sono state conservate. Obietta Spaemann: “Un corpo capace di risposte vegetative che richiedono una complessa coordinazione muscolare non è ovviamente in quella condizione di dis-integrazione che ci permetterebbe di dire che non è vivo”. Byrne porta la propria esperienza: “Donne in gravidanza morte cerebralmente, opportunamente assistite, sono sopravvissute fino a partorire un bambino normale. Io personalmente, nel 1975, ho curato un neonato in ventilazione artificiale da sei settimane, il cui elettroencefalogramma (EEG) era compatibile con lo stato di morte cerebrale. Dopo due giorni in cui l’EEG non era cambiato, fu suggerito di scollegarlo dal respiratore, ma decisi di non farlo. In seguito le condizioni migliorarono, si disabituò al respiratore, fu dimesso ed ebbe una crescita e uno sviluppo normale. Ora fa il pompiere”.

Ulteriori interrogativi riguardano i criteri neurologici da utilizzare per l’accertamento del decesso. “In Gran Bretagna i medici fanno riferimento alla funzionalità del solo tronco encefalico e non impiegano accertamenti strumentali a conferma della valutazione clinica. Al contrario, in Italia ci si riferisce alla funzionalità dell’intero encefalo, compreso il tronco encefalico, e per legge è obbligatorio l’esame elettroencefalografico”, avverte Barcaro.

“Se la morte di un essere umano e la perdita delle funzioni cerebrali sono per definizione comparate, ogni critica a questa ipotesi è inconcludente” spiega Spaemann. “Resta da chiedersi se ciò che viene definito in questo modo sia realmente ciò che tutti gli uomini hanno abitualmente chiamato ‘morte’”. “Un essere umano in stato di morte cerebrale non è un ‘cadavere’” aggiunge Bekmann, “sotto il profilo giuridico, non esiste una terza condizione dell’essere tra l’essere in vita o morti”.

Roma, 13 dicembre 2006 

La scheda

Che cosa: presentazione di: J. Andrew Armour, Rainer Beckmann, Fabian W. Bruskewitz, Paul A. Byrne, Roberto de Mattei, David W. Evans, Joseph C. Evers, Cicero Galli Coimbra, David J. Hill, Michael Potts, Josef Seifert, D. Alan Shewmon, Robert Spaemann, Wolfgang Waldstein, Yoshio Watanabe, Walt Franklin Weaver, Ralph Weber, ‘Finis vitae. Is Brain Death still Life?’, edizioni CNR-Rubbettino

Quando: 13 dicembre 2006, ore 16,00

Dove: Aula Marconi, Consiglio Nazionale delle Ricerche, piazzale Aldo Moro, 7 - Roma

Per informazioni: dr.ssa Rosangela Barcaro, Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del Cnr, e-mail rosangela_barcaro@yahoo.it 

 

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Il precariato nel lavoro scientifico

Il 10,2% ha avuto un contratto a tempo determinato e il 9,7% un assegno di ricerca; i ‘Co.co.co.’ e le altre forme di collaborazione sono il 35,8%, mentre i borsisti di vario genere sono 37,4%. Un’incertezza che provoca stress e tensioni anche nella vita privata. Sono i dati di un’indagine condotta dall’Irpps del Consiglio nazionale delle ricerche

Un dato di fondo relativo al ‘mercato’ del lavoro scientifico che desta preoccupazione è l’elevata età media dei ricercatori, dovuta anche al blocco delle assunzioni a tempo indeterminato negli enti pubblici di ricerca. Un altro dato, ad esso correlato, è che in Italia anche il precariato ha un’alta età media, tant’è che non è possibile parlare di questi studiosi come di ‘giovani in formazione’. Ai ricercatori precari è dedicata l’indagine svolta dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicata nel volume “Portati dal vento. Il nuovo mercato del lavoro scientifico” di Maria Carolina Brandi dell’Irpps-Cnr. Il libro verrà presentato a Roma, domani, 13 dicembre, alle ore 10.30, nella sede centrale dell’Ente, in piazzale Aldo Moro, 7.

All’indagine hanno risposto, tramite questionario informatico pubblicato on-line sul sito dell’Irpps, 798 ricercatori con contratto a termine di alcune Università e dei maggiori Enti pubblici di ricerca italiani.

Dall’esame dell’età si rileva innanzitutto che il 5,2% ha più di quarant’anni, il 20,6% è tra i 35 e i 39 anni, mentre il 43,4% è tra i 30 ed i 34 e solo il 30,7% ha 29 anni o meno” spiega Carolina Brandi. Un effetto questo, dei tempi di attesa: “Anche 5 anni prima che un ricercatore possa vedere stabilizzata la propria collaborazione... (leggi il testo integrale sul sito del CNR)

 

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07/12/2006

 

La bontà di un extravergine d'oliva è più apprezzabile se abbinato ai giusti sapori. Lo confermano gli esperti di analisi sensoriale del Cnr. Per condire la bresaola si consiglia un olio amaro e piccante, per la mozzarella invece è meglio uno ricco di profumi erbacei

E’ uno dei prodotti più nobili, vanto dell’agroalimentare italiano, apprezzato dai nutrizionisti e dagli chef, ma ancora poco conosciuto dai consumatori. L’occasione per imparare ad abbinare correttamente l’olio extravergine di oliva viene dall’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna.
“Da anni ci occupiamo di analisi sensoriale e di valorizzazione di questo prodotto”, spiegano Annalisa Rotondi e Massimiliano Magli dell’Ibimet-Cnr, “cercando di studiare la percezione da parte del consumatore dell’abbinamento tra alimenti differenti e diverse tipologie di oli extravergini”. Esperti dell’Ibimet, insieme ad assaggiatori di olio di oliva iscritti all’Elenco nazionale dei tecnici ed esperti degli oli di oliva vergini ed extravergini e a docenti di scuole alberghiere e professionisti della ristorazione, hanno formato un focus group, per definire l’approccio metodologico al problema. La prova si è articolata in tre fasi distinte. Nella prima sono stati intervistati 128 consumatori ai quali è stato chiesto di assaggiare una porzione di carote crude alla julienne, condite con uno dei quattro extravergini scelti per la prova ed esprimere un giudizio sull’abbinamento che ha permesso di definire le principali motivazioni edonistiche legate alle preferenze. La seconda fase è stata condotta con dieci assaggiatori esperti su tre alimenti dotati di differente struttura: patata cotta al vapore, mozzarella e bresaola, abbinati a sei differenti oli. La terza fase ha visto proporre a 120 consumatori (che frequentano la mensa all’interno dell’Area della Ricerca del Cnr di Bologna) un test di comparazione a coppie con le tre tipologie di alimento in combinazione con gli oli che nella fase precedente avevano ottenuto i migliori e i peggiori giudizi.
Ed ecco i risultati. Per il condimento della bresaola è emerso che gli oli dotati di intensità medio-elevata di fruttato verde di oliva, amari e piccanti risultano i più adatti in quanto creano un gradevole contrasto. Per la mozzarella, invece, gli oli in grado di migliorarne al massimo il suo sapore sono stati quelli mediamente fruttati, ricchi di profumi erbacei e mediamente amari e piccanti; queste tipologie di olio hanno valorizzato i caratteri sensoriali della mozzarella grazie ad una armonia di sapori che si è instaurata tra l’alimento e il condimento. Infine per il condimento della patata cotta al vapore l’olio dotato di un fruttato medio e mediamente amaro e piccante è stato in grado di valorizzare al massimo il sapore della patata esercitando su di essa un contrasto positivo.
“La conferma che effettivamente l’olio extravergine di oliva, utilizzato come condimento, possiede la capacità di modificare il sapore di un alimento ci è data anche dall’effetto peggiorativo che alcune tipologie di olio possono esercitare su certi alimenti i cosiddetti abbinamenti sbagliati”, sottolineano i ricercatori. Dall’indagine è emerso, infatti, che un olio lievemente fruttato e prevalentemente dolce ha esercitato un effetto peggiorativo sulla gradevolezza della bresaola. In abbinamento con la mozzarella oppure con la patata, oli intensamente fruttati, molto amari e piccanti hanno diminuito la gradevolezza di questi alimenti in seguito all’instaurarsi di un contrasto negativo di sapori. “Una indicazione che dovrebbe indurre il sistema commerciale e i consumatori a porre maggiore attenzione alle caratteristiche organolettiche di ciascun prodotto”, concludono all’Ibimet.
Per l’abbinamento con la patata cotta al vapore, la capacità di percepirne il carattere migliorativo o peggiorativo dell’olio è stata molto elevata e quindi c’è stata concordanza tra la qualità ‘ufficiale’ emersa dal panel di esperti e la qualità ‘percepita’ indicata dal consumatore. Per gli altri due abbinamenti, specie quelli con alimenti a struttura più complessa come la bresaola, i consumatori hanno mostrato un’omogeneità di giudizio inferiore, a dimostrazione della maggiore difficoltà nell’individuazione del complesso olio-alimento più gradevole.
L’interesse delle varie regioni d’Italia è orientato sempre più verso la salvaguardia della biodiversità in senso lato tutelando numerosi prodotti alimentari. L’olio extravergine di oliva, non come semplice condimento, ma come segreto ancora da svelare in abbinamento a preparazioni culinarie profondamente legate alle tradizioni regionali, può valorizzare se stesso e il territorio in cui viene prodotto.

Roma, 7 dicembre 2006

La scheda

Chi: Istituto di biometeorologia (Ibimet) di Bologna
Che cosa: indagine sugli abbinamenti olio-alimenti
Per informazioni: Annalisa Rotondi Ibimet-Cnr tel. 051/6399011, e-mail a.rotondi@ibimet.cnr.it; Massimiliano Magli Ibimet-Cnr tel. 051/6399011 – e-mail m.magli@ibimet.cnr.it

L’indagine sarà pubblicata sul numero 1/2007 di Olivo & Olio (edito da Il Sole 24 Ore Edagricole srl).

Ufficio Stampa Cnr: Maria Teresa Dimitri - tel. 06/49933443; e-mail mariateresa.dimitri@cnr.it

 

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07/12/2006

Protocollo d'intesa CNA-CNR

 

RICERCA/CNA-CNR FIRMANO PROTOCOLLO D’INTESA INDIRIZZATO AD UNA MAGGIORE COMPETITIVITA’ DELLE PMI E DELL’ARTIGIANATO

Un insieme di Programmi di ricerca, di trasferimento tecnologico e di innovazione, al fine di rendere più competitivi, nel mercato globale, l’artigianato e le piccole e medie imprese aderenti alla CNA, adottando la strategia della società della conoscenza, dell’innovazione e della qualità, nell’ambito dello sviluppo sostenibile, così come deliberato dal Consiglio Europeo. Questi i punti nodali del protocollo d’intesa firmato oggi, a Roma, dal presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Fabio Pistella, e dal presidente della Confederazione Nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, Ivan Malavasi, che prevede, per l’individuazione dei Programmi, la costituzione di un Comitato di Indirizzo strategico.
L’accordo punta a favorire l’incontro fra la “domanda di ricerca” della realtà produttiva delle PMI e dell’artigianato e l’“offerta di ricerca” del CNR, attuando una metodologia già efficacemente sperimentata, per sostenere e promuovere l’innovazione delle PMI, attraverso un inserimento concreto delle competenze scientifiche dell’Ente nella catena ricerca - innovazione di processo/prodotto – competitività.
Nel rafforzare ed estendere la collaborazione già esistente fra le parti, il protocollo d’intesa individua in una pluralità di azioni coordinate e sinergiche il mezzo per consentire un recupero di competitività delle PMI e dell’artigianato. Un obiettivo, quest’ultimo, perseguibile attraverso uno sviluppo maggiormente incentrato sulla conoscenza e l’innovazione tecnologica, realizzato in connessione con la rete scientifica produttrice di nuove conoscenze. Al contempo, il protocollo d’intesa sottolinea l’opportunità derivante, per le PMI e dell’artigianato, dalle trasformazioni in atto. Il perseguimento degli obiettivi condivisi quali la qualità e sostenibilità dello sviluppo, la salute, la protezione dell’ambiente, la sicurezza, oltre a costituire una domanda sociale, apre infatti nuovi scenari di attività che le imprese e il sistema socio - economico possono cogliere.
In particolare, il Comitato di indirizzo strategico, presieduto dai presidenti del CNR e della CNA, oltre a individuare i programmi di ricerca, di trasferimento tecnologico e di innovazione, ne specificherà i contenuti, i tempi e i costi, valorizzando l’apporto fornito dalle parti. Le aree di interesse prioritario saranno i temi dell’innovazione di processo e di prodotto, la ricerca e l’utilizzo di nuovi materiali e nuove tecniche, nei settori dell’edilizia ecocompatibile, della nautica, dell’efficienza energetica e sistemi di produzione di energia rinnovabile, dello sviluppo di sistemi software per la creazione di reti. E ancora, del tessile e abbigliamento, agroalimentare, ceramica, odontotecnico e settore orafo.

Roma, 7 dicembre 2006

Per informazioni: Dr.ssa Fabrizia Sernia, Portavoce del Presidente CNR, tel. 06.4993.2604 – e-mail: fabrizia.sernia@cnr.it

 

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Un codice a barre per le opere d’arte

    Si ricava dall’impronta ‘sonica’ prodotta dal manufatto dietro sollecitazioni meccaniche ed è stata già rilevata su alcune opere siciliane, quali l’ Efebo di Mozia e il Cratere dei Niobidi nel Museo Archeologico di Agrigento. Il sistema, messo punto dal Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Consiglio nazionale delle ricerche, consente di dare un ‘marchio’ inconfondibile nel caso di furti e falsi

 

Furti e traffico internazionale di opere d’arte, produzione di falsi e cloni non autorizzati rappresentano un grande rischio per il nostro patrimonio culturale. Come tutelarlo in maniera efficace? La soluzione arriva dal ‘codice a barre’ dei beni artistici ricavato dal rilievo dell’impronta ‘sonica’ di ciascun manufatto, un ‘marchio’ che identifica l’oggetto come le impronte digitali per l’uomo.

 “Il principio è quello di far risuonare gli oggetti con opportune sollecitazioni meccaniche, come ad esempio con un martelletto gommato, valutando tutte le frequenze delle vibrazioni che si producono nell’opera”, spiega il prof. Pietro L. Cosentino, del Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Consiglio nazionale delle ricerche e ordinario di Geofisica all’Università di Palermo. “Lo spettro di queste frequenze può essere rappresentato in un grafico del tutto simile al codice a barre che contrassegna i prodotti al supermercato. Questa impronta identificativa può essere rilevata, senza alcuna invasività sull’opera, in materiali lapidei, metallici, lignei e ceramici”.

Il sistema di rilevamento, ricavato dall’applicazione di una tecnica della microgeofisica ad alta risoluzione, in particolare della tomografia sonica, è stato recentemente presentato dal prof. Cosentino in un convegno, e già sperimentato, in collaborazione con il Centro di Restauro della Regione Sicilia, su opere notevoli conservate nel territorio, come la Venere ‘anadiomene’ del Museo P. Orsi di Siracusa, l’Efebo di Mozia, il Cratere dei Niobidi del V sec. a.C. nel Museo Archeologico di Agrigento, la Statua di San Michele Arcangelo di Antonello Gagini nel Museo Abatellis di Palermo, piatti ceramici e altri capolavori, che oggi grazie al loro ‘marchio’ sono inequivocabilmente distinguibili da qualunque copia o contraffazione... (continua sul sito del CNR)

 

 

 

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L’archeologo che non scava

Si serve  di immagini telerilevate, laser scanner, radar, lidar, per esplorare il suolo e ricostruire antiche civiltà. A questa professione rinnovata è dedicato il convegno internazionale: “From space to place” organizzato dal  Virtual heritage lab del Consiglio nazionale delle ricerche, nel corso del quale verrà presentato un progetto  Cnr- SEAT-Pagine Gialle, per visitare virtualmente Roma imperiale attraverso foto satellitari di elevatissima risoluzione.

 

L’archeologo del futuro non scava, ma vede cosa si cela nel suolo grazie al telerilevamento.  Dallo spazio la vista si stringe sempre più sul dettaglio di un sito,  fino ad esplorarne le viscere. Allo scavo ‘virtuale’ è dedicato “From space to place. 2nd International conference on remote sensing in archaeology”, il più importante convegno al mondo di archeologia e telerilevamento che si tiene a Roma, presso il Cnr, dal 4 al 7 dicembre, e che vede la partecipazione di oltre 150 delegati da 25 paesi diversi.

All’ordine del giorno: le tecnologie più avanzate di rilevamento, documentazione, analisi, diagnosi e comunicazione del paesaggio archeologico. “Se in passato”, spiega Maurizio Forte chair della conferenza e primo ricercatore dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr,  “lo scavo rappresentava, anche in senso romantico, il centro ineludibile dell’attività archeologica, il futuro ci riserva un’archeologia in grado di restituire informazioni senza neppure toccare il terreno, grazie a tecniche che consentiranno soprattutto di raccogliere dati di maggiore qualità, risparmiando tempo, risorse umane e danaro. Il telerilevamento in archeologia ci permette di vedere l'invisibile, oltre la vegetazione e la profondità dei suoli, grazie a satelliti, laser scanner, radar, lidar, firme iperspettrali”.

Il convegno è organizzato dal Virtual Heritage Lab del Consiglio nazionale delle ricerche, laboratorio dove da anni lavorano in sinergia archeologi, architetti, informatici e specialisti di varie discipline, in collaborazione con le maggiori istituzioni mondiali nel settore. Questa struttura è impegnata in progetti di assoluta avanguardia, come quello che, grazie alla partnership di SEAT-Pagine Gialle, consentirà di navigare nel modello tridimensionale della Roma imperiale attraverso l'elaborazione di foto satellitari di elevatissima risoluzione (20 centimetri). (continua sul sito del CNR...)

 

 

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Ottimismo, questione di geni

 

E’ scritto nel  Dna se le  nostre arterie  invecchiano precocemente e a  quali rischi cardiovascolari andiamo incontro; ma anche  se siamo ansiosi,  estroversi oppure generosi. La scoperta dallo studio “progenie” del Cnr di Cagliari

 

Lanusei, Ilbono, Elini ed Arzana, quattro paesini nel cuore della Sardegna, trasformati in laboratori dai ricercatori dell’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio nazionale delle ricerche. E’ qui che si stanno studiando, nell’ambito del progetto Progenia, i geni di 6000 abitanti di una popolazione che è rimasta isolata per millenni a causa della sua insularità e che probabilmente deriva da un numero ristretto di individui ‘fondatori’.

“Le diversità tra individuo e individuo derivano dal fatto che ognuno di noi possiede differenti varietà dello stesso gene”, sottolinea Antonio Cao, direttore dell’Inn-Cnr e coordinatore del Progetto. “Nella nostra isola le differenze sono minori. E questo ci permette di associare più facilmente la variante genetica a uno o più tratti particolari, quali ad esempio l’elasticità o meno delle arterie (importante per l’insorgenza di alcune malattie comuni come la coronaropatia), o la capacità di affrontare con ottimismo le difficoltà della vita”.

In media, i geni possono spiegare il 40% della variabilità di 38 parametri ematologici (come ad esempio il livello del colesterolo buono HDL o di quello cattivo LDL); il 51% della variabilità di 5 misure antropometriche (come altezza, peso e circonferenza della vita); il 20% di 20 parametri cardiovascolari, e il 19% di 35 tratti della personalità. Dallo studio si evince inoltre l’esistenza di differenze nella componente genetica tra i due sessi.

“Infatti, mentre le differenze dei parametri fisici come altezza e peso tra uomo e donna sono quasi ovvie”, spiega Cao, “quelle nel comportamento per esempio lo sono un po' meno: l'attitudine a sviluppare nevrosi, o la tendenza ad essere estroversi, è influenzata dai geni al 30% per le donne, ma solo al 20% per gli uomini. Sembra addirittura esserci un legame tra la variabilità di questi parametri e l'età della persona. I risultati mostrano che un tratto come la pressione arteriosa ha una bassissima ereditarietà in individui con meno di 40 anni, mentre la correlazione è più forte in persone di età superiore”.(continua sul sito del CNR)

 

 

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CNR e Federlegno-Arredo, al via "portafoglio di progetti di ricerca"

 

Obiettivo: valorizzare il settore del legno, attraverso la ricerca, nei comparti produttivi dell'ambiente, dell'energia, dei nuovi materiali. Ma anche della salute e del patrimonio culturale. Innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile al centro del protocollo di intesa  firmato fra le parti

 

 

Promuovere la ricerca e l'utilizzo concreto delle tecnologie e dei risultati della ricerca conseguiti come fattori di competitività delle imprese del settore del Legno, del Sughero, del Mobile e dell'Arredamento, facilitando l’incontro tra domanda ed offerta di conoscenza. Al tempo stesso, fornire un contributo finalizzato sia a far crescere qualitativamente le imprese del  settore Legno, sia a favorire  un maggiore impegno del comparto nella Ricerca e Sviluppo. E' l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato, a Roma, dal Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Fabio Pistella, e dal Presidente della  Federazione Italiana delle Industrie del Legno, del Sughero, del Mobile e dell'Arredamento, Roberto Snaidero, alla presenza del vice-presidente della Confindustria per l’innovazione e la ricerca, Pasquale Pistorio.

L’accordo, che formalizza e rafforza i rapporti di partenariato già sviluppati in passato con programmi di collaborazione tecnologica fra il CNR e le aziende associate a Federlegno-Arredo, anche in cooperazione con altri Enti pubblici di ricerca,  prevede l'individuazione e lo sviluppo di un "Portafoglio di Progetti di Ricerca", dedicato a temi di comune interesse per le parti. Per ogni progetto di ricerca saranno stipulate Convenzioni operative, tese a regolare i rapporti  fra i  Dipartimenti del CNR coinvolti (le macro aree tematiche in cui è organizzato l'Ente), e le parti interessate. (continua sul sito del CNR)

 

 

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 Un collirio contro l’Alzheimer

La molecola Ngf (il fattore di crescita nervoso - nerve growth factor), somministrata come collirio raggiunge i neuroni cerebrali, migliora le capacità  cognitive e permette un nuovo approccio  terapeutico contro l’Alzheimer. La scoperta- pubblicata sulla rivista Brain Research -  è di un gruppo di ricercatori del Cnr e dell’Università di Roma ‘Campus’

 

Nuove e interessanti prospettive nella cura della malattia di Alzheimer, grazie a un collirio che contiene la molecola Ngf. Una goccia di questa sostanza è in grado di raggiungere i neuroni del prosencefalo basale  e prevenirne  la morte.

E’ questo il risultato di  studi clinici condotti da Luigi Aloe dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e da Alessandro Lambiase della Clinica oculistica dell’Università di Roma “Campus”.

Negli ultimi anni il fattore di crescita nervoso (scoperto negli anni ’50 dal premio Nobel Rita Levi-Montalcini) ha ricevuto molta attenzione come potenziale agente terapeutico nella malattia di Alzheimer e attualmente, l’uso di questa molecola nel trattamento della malattia richiede la somministrazione intracerebrale  in prossimità delle aree cerebrali colpite dalla patologia, essendo incapace di attraversare la barriera ematoencefalica.

“La somministrazione di Ngf per via oculare, resa possibile dall’esistenza di una connessione anatomica tra cervello e sistema oculare”, spiega Luigi Aloe dell’Inmm-Cnr, “rappresenta una strategia nuova, non invasiva in grado di aggirare la barriera cerebrale”.

“Fino ad oggi,  per la somministrazione della molecola Ngf”, sottolineano gli autori della ricerca, “sono state  utilizzate metodiche invasive con rischi e costi elevati, come l’infusione cerebro-ventricolare, il trapianto di cellule capaci di produrre Ngf e vettori virali. Lo sviluppo di metodi di somministrazione meno invasivi e costosi consentirebbe un potenziale impiego della molecola nella clinica per il trattamento di queste  patologie degenerative”. (per maggiori informazioni vai al sito del CNR)

 

 

 

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Cellule staminali dal riccio di mare

Stelle di mare, molluschi e pesci costituiscono una potenziale sorgente di cellule muscolari, scheletriche, immunitarie, germinali, embrionali e del sangue. Alle possibilità di studio e di applicazione della genomica ‘marina’, come quella del riccio di cui è stato recentemente sequenziato il genoma, è dedicato il primo workshop in Europa, organizzato dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare "Alberto Monroy" del Consiglio nazionale delle ricerche.

Dal mondo marino una speranza per la cura delle malattie, grazie alle cellule staminali derivate dal riccio di mare studiate dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare "Alberto Monroy" (Ibim) del Cnr di Palermo. Di recente su Science (vol. 314) è stato pubblicato il sequenziamento completo del genoma del riccio di specie americana effettuato dal Consorzio Sea Urchin Genome Sequencing,  di cui fa parte anche l’Istituto del Cnr, organizzatore del primo workshop europeo ‘Stem cells in marine organisms’ che si tiene oggi e domani a Palermo.

... (Il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

 

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Il Dvd? ora  gira a idrogeno

Il Cnr illustra i suoi progetti  nell’ambito della manifestazione H2 Roma: dai computer e lettori alimentati a celle a combustibile alle tecnologie destinate ai veicoli speciali. Presentato, durante il workshopEnergia e mobilità ad una svolta’,  anche il progetto del primo centro testing nazionale dell’Itae-Cnr per favorire il rapporto tra potenziali utenti e produttori delle nuove tecnologie dell’idrogeno

 

L'alimentazione a idrogeno è spesso citata come una prospettiva incoraggiante, seppur ancora incerta. Quasi sempre, però, si sente parlare dell'utilizzo di tale elemento nel settore dei trasporti, mentre il Consiglio nazionale delle ricerche sostiene da anni l’impegno volto anche a sviluppare la tecnologia destinata ai sistemi portatili (alimentatori per computer e dvd) e alle applicazioni domestiche (piccoli generatori per la produzione di elettricità e calore). Un mercato potenziale che potrebbe interessare anche piccole e medie imprese.

Nel settore delle celle a combustibile, infatti, l’Istituto di tecnologie avanzate per l’energia (Itae) del Cnr di Messina ha raggiunto una posizione leader, avendo contribuito significativamente allo sviluppo ed alla diffusione di questa tecnologia a livello industriale sin dal 1983. “La principale caratteristica delle fuel cell”, spiega Gaetano Cacciola, direttore dell’Itae-Cnr, “consiste nella possibilità di produrre energia elettrica da combustibili tradizionali, con elevato rendimento e con solo modeste emissioni di CO2, e nella opportunità di produrre contemporaneamente calore utilizzabile”...(il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

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Una possibile via verso la fusione

 

Firmato oggi un accordo internazionale che porterà alla costruzione di un grande reattore sperimentale, chiamato ITER, per la produzione di energia da fusione nucleare. Domani a Bruxelles sarà siglato un accordo tra Europa e Giappone per la realizzazione di impianti complementari ad ITER

Parte “ITER”, International Thermonuclear Experimental Reactor, (reattore sperimentale termonucleare internazionale) un Progetto internazionale che ha l’obiettivo di produrre energia dalla fusione. I ministri di Unione Europea, Stati Uniti d'America, Russia, Cina, India, Giappone e Corea, paesi che partecipano al progetto, hanno firmato oggi a Parigi, all’Eliseo, ospiti del Presidente francese Jacques Chirac, l’accordo internazionale che porterà, a partire dal 2007, alla realizzazione del grande reattore a fusione nucleare. Si tratta di una cooperazione internazionale senza precedenti che, come afferma il direttore generale di ITER, Kaname Ikeda, “potrà contribuire a creare una nuova fonte energetica per l’umanità”

L’impianto, che verrà costruito nel Sud della Francia a Cadarache, consentirà di svolgere esperimenti per la produzione di plasmi con Deuterio e Trizio e parallelamente di sviluppare le nuove tecnologie necessarie per le centrali a fusione del futuro... (il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

 

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La scienza preoccupa i giovani e non li informa

 ‘Percezione e consapevolezza della scienza’, progetto dell’Irpps-Cnr, rileva da parte degli studenti un atteggiamento articolato e la richiesta di maggiore cautela e condivisione dei progressi scientifico-tecnologici. L’indagine, che ha toccato Ogm, elettrosmog e spazio, evidenzia una diminuzione di interesse verso la ricerca

Il 94,3% degli studenti sa cos’è un Ogm e l’86,7%  sa che possono essere modificati piante, batteri, virus e funghi. Il 92,5% sa che il termine elettrosmog si riferisce all’inquinamento da campi elettromagnetici e il 95,6% che il fenomeno riguarda antenne, ripetitori, elettrodotti, ma la parola ‘smog’ inganna il 10,3% degli intervistati, convinti che esso si riferisca al traffico urbano. Sull’esplorazione spaziale la teoria del big bang è ben conosciuta (il 95,1%), ma il 25,3% non sa rispondere sul moto dei satelliti e il 12,7% non conosce la galassia che ospita il nostro pianeta.

‘Percezione e consapevolezza della scienza’ - progetto realizzato nell’ambito del ciclo ‘Ethics and Polemics’ dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con British Council e Fondazione Rosselli - ha avviato tre iniziative sugli organismi geneticamente modificati, sulle onde elettromagnetiche e sull’esplorazione dello spazio, svolte rispettivamente a Bologna, Roma e Napoli. “All’inizio e al termine delle inchieste sono stati distribuiti più di duemila questionari a 25 istituti secondari di tipo tecnico, scientifico, classico, professionale, magistrale”, spiega Adriana Valente dellIstituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, responsabile del progetto. Dalle indagini emerge che la minore percentuale di risposte errate è del liceo scientifico e che nel complesso le risposte corrette sono comunque alte... (il comunicato integrale può essere letto sul sito del CNR)

 

Almanacco della Scienza: Il meglio dell'Almanacco sotto la lente 

 

"Comunicatori" satellitari crescono

Incendi: prevenire è meglio che spegnere

Accordo CRA-CNR per progetti strategici di ricerca

Nel portafoglio di "Attila" i brevetti del Lazio

Mettiamo l'Accent sull'inquinamento

Parità nella scienza: le giovani non ci credono

La citochina può guarire da una grave malattia infantile

Meno sale da cucina, meno sale la pressione

Firmato protocollo per la vendita di Villa Monastero

Una proteina derivata dalla meduse rivela i difetti delle cellule

Droghe: per molte sostanze bassi consumi al Sud

Genova capitale della scienza della complessità

In Sardegna, sulle tracce dei Fenici

Arriva il camper domotico: basso impatto nessuna barriera

Tecnologia e tutela dei boschi: un'intesa sostenibile

L'Ev-K2-Cnr sbarca nel Golfo Persico

A perugia si insegna a comunicare i cambiamenti del pianeta

Italia e Usa insieme nella ricerca umanistica

L'Antartide on line è tutto un programma

Risparmiare energia? Lo insegna DOCET

Celiachia: il glutine non è più un problema

La Terra, dal rinascimento ad oggi

Nasce lo skipper eco-sostenibile

Una sonda per vincere la resistenza batterica

Topi mutanti insensibili alla cocaina

Poet: la scienza scende in mare nel Golfo della Spezia

Tumori: accertato il ruolo delle cancer stem cell

Coralli negli abissi del Mediterraneo

La Romania, romana ed europea

2007, la primavera più calda degli ultimi due secoli

Ambiente e salute nelle aree ad alto rischio

Musei: molti visitatori, ma distratti

Eden-day: si discute on line di telefonini

La cocaina è anche nell'aria

Un'Arca di Noè per i Beni Culturali

Latino: un appello contro il rischio "estinzione"

Convegno: la biometria nei documenti elettronici

Discariche in Campania: in pericolo la catena alimentare

Costruzioni:nasce il Gruppo di opinione

IUGG-5000 scienziati per studiare la terra

DNA polimerasi lambda, una difesa contro il cancro

Le neuroscienze si tingono di rosa

Risorgono gli agrumi del '500

Giuristi cinesi a Roma per studiare il diritto romano

Siena: la sua forza nel Medioevo

Ritorna il leopardo delle nevi: successo di Ev-K2-Cnr

Sindrome di Omenn: un aiuto dall'ingegneria genetica

Aerosol e ozono: presenze anomale sull'Himalaya

Un ambiente ricco di stimoli fa bene al cervello, e all'ambliopia

Dal tetto del Mondo un doppio allarme per il riscaldamento globale

Eureka, Pistella: la scienza ponte di collaborazione e di pace

Uno snack contro le malattie

Parte il sequenziamento del genoma del tartufo nero

Italia terra di pirati... musicali

Cnr, grido d'allarme sui tagli

DimagrisCO2: consumare meglio per non consumare il futuro

Il popolo nella storia e nel diritto: da Roma a Costantinopoli a Mosca

Meno grassi più Sanit

Il CNR per l'ambiente in Calabria

Discariche illegali, minacce per la saluteItalia e Giappone sulla conservazione dei Beni Culturali

La Biga da Monteleone di Spoleto messa a nuovo

Identificata la causa della sindrome di Crisponi

Anemia mediterranea: al via "Miot", il progetto  per la diagnosi precoce e la cura

L'asma arriva dall' "Irak-M"

Cuore infartuato rigenerato con le staminali

Dimagrire con un gel

Immigrati in Italia: irregolari al Sud, regolari al Nord

Un gene contro tumore cerebrale dei bambini

Batte in un paziente tedesco il primo cuore artificiale italiano

Vecchia Italia del XXI secolo

Nasce la prima aula di udienza virtuale

Hi-tech Cnr per i Beni Culturali

La casa di legno supera la prova del fuoco

I profumi di Afrodite e i segreti dell'olio

La Lis protagonista per tre giorni a Verona

Sottovalutato il rischio insufficienza renale

Epidemia spam in Italia

Mele, cipolle e vino rosso, nemici dei tumori

Nasce la medicina per l'apnea... lunare 

 Un laboratorio mobile per i beni culturali

Un libro, tre religioni, le donne

Dna, cibo e culture dell'uomo preistorico

Per curare il cancro ci vuole metodo

Vigili Urbani, pronti ma non nel trafficoLe nuove frontiere di GRASS

Dai boschi una possibilità di energia pulita

Un anticorpo alleato contro il dolore

I Centri diurni di salute mentale a Roma

La Cattedrale digitale nella Piazza dei Miracoli a Pisa

Tendenza ad ingrassare? Colpa del gene CB1

 L'Italia nella rete mondiale di ricerche ecologiche

A Catania la seconda tappa di Eureka

Designazione dei rappresentanti dell'ESF

Tecnologie "made in Italy"

Rischio esodo per l'Africa occidentale

Turismo in Italia: è la cultura ad attirare di più

Suono al servizio dell'architettura sacra

Arriva VCS, il sondaggista automatico

Giustizia in Europa: il CNR accorcia i tempi

Aree inquinate: ambiente a rischio. E la salute?

La morte cerebrale è ancora vita?

Il precariato nel lavoro scientifico

Come abbinare l'olio? Lo spiega il CNR

Protocollo d'intesa CNA-CNR

Un codice a barre per le opere d'arte

L'archeologo che non scava

Ottimismo, questione di geni

CNR e Federlegno-Arredo

Un collirio contro l'alzheimer

Cellule staminali dal riccio di mare

Il Dvd? ora gira a idrogeno

Una possibile via verso la fusione

La scienza preoccupa i giovani e non li informa

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