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I pannusi a Sorrentini per la festa di San Teodoro Fasci di ddisa (ampelodesmo, Ampelodesmos mauriticanus) vengono accesi per fare da fiaccole (i pannusi) nella processione della reliquia di San Teodoro: poi sono ammonticchiati a formare un falò attorno al quale i fedeli danzano al ritmo della musica di Santu Todaru eseguita dalla banda. In chiesa, davanti alla vara del Santo, sono posti numerosi vasi di basilico infioccato di rosso. |
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la musica, il fuoco, la danza frenetica... ora a destra ora a sinistra, solo i bambini, solo le donne, tutti insieme, doppio cerchio, solo gli uomini... |
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La festa di San Teodoro nella frazione Sorrentini del Comune di Patti è celebrata la seconda domenica d'agosto, ma le cerimonie cominciano già il venerdì. A Santu Todaru è riconosciunto il potere di scacciare il demonio dagli spiritati, che, un tempo, accorrevano a Sorrentini anche dalla Calabria. Il venerdì si svolge una prima processione di fiaccole di ddisa (i pannusi) senza la partecipazione del clero: si conclude con la ballatella attorno ai pannusi in fiamme ammonticchiati al centro della piazzetta, davanti alla chiesa. Il sabato si ripete la processione con i pannusi che, questa volta, seguono il fercolo con le reliquie del Santo (frammenti di ossa): alla processione partecipano anche il clero e i confrati di San Teodoro. In chiesa, numerosi vasi di basilico infioccato di rosso stanno davanti alla vara con il simulacro del Santo. La domenica si svolge la processione del Santo che balla. Nelle foto di questa pagina sono illustrati alcuni momenti della cerimonia di sabato 13 agosto 2011. (si segnala il volume Le fiamme dei santi: usi rituali del fuoco nelle feste siciliane di Ignazio E. Buttitta, che parla anche della festa di Sorrentini) |
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Riproduco di seguito un interessante parere del mio caro amico Arcangelo F., che ringrazio. A mio parere si tratta di una appropriazione da parte cristiana di antichissimi riti solari di fertilità che seguivano la raccolta delle messi nel mese d'Agosto quando l’Estate giunge al culmine prima di declinare; lo testimoniano il ballo in tondo e la simbologia del fuoco; a questi riti venne poi giustapposta la vicenda del milite orientale Teodoro di Amasea, suppongo in epoca bizantina, allo scopo di imporre l'egemonia della nuova religione sulle millenarie radicate credenze popolari pagane. Scrive Mircea Eliade nel suo Trattato di storia delle religioni come nelle antiche società agrarie l’agricoltura e le tecniche agrarie siano protagoniste del mistero della rigenerazione. "L’agricoltore compie un atto religioso, un rituale teso alla perpetuazione della vita e al suo prodigioso accrescimento attraverso i semi, i solchi, la pioggia e gli spiriti della vegetazione. L’agricoltore penetra e si integra in una zona ricca di sacro; i suoi gesti, il suo lavoro sono responsabili di conseguenze importantissime, perché si compiono entro un ciclo cosmico, e l’anno, le stagioni, l’estate e l’inverno, il periodo delle semine e quello del raccolto, fortificano le proprie strutture e prendono ciascuno un valore autonomo …. l’agricoltore non è legato soltanto alle “zone sacre spaziali” – la zolla feconda, le forze attive dei semi, delle gemme, dei fiori – ma il suo lavoro è comandato e integrato da un complesso temporale, il volgere delle stagioni... Tutta una stessa serie di gesti rituali si compie all’inizio della semina della mietitura, quali momenti culminanti del dramma agrario … Tutta questa attenzione e varietà rituale implica il riconoscimento di una forza, di una potenza che si manifesta, si incarna e si rende attiva nel raccolto. I riti, le cerimonie sono finalizzate a stabilire legami benevoli tra l'uomo e dette “potenze”, nonché a garantire la rigenerazione ciclica delle potenze stesse. " In alcune cerimonie questa forza sacra è rappresentata dal prodotto stesso dei campi (spighe, covoni, ecc.), o animali (lupo, gallo), in altre invece viene personificata ne: la Madre del grano, la Madre della spiga, la Madre e la Vergine del grano, la Madre del Granturco, il “vecchio” o la “vecchia”, ecc. L’atto stesso della mietitura o della trebbiatura si crede uccida il Vecchio spirito del grano, che ormai ha terminato il suo ciclo ed esaurito il suo vigore. In questo senso il rito del falò dei pannusi potrebbe significare, alla luce delle classiche ricerche di Frazer – il sacrificio del Vecchio spirito del grano, per permettere la rinascita del Giovane spirito. D'altra parte sappiamo che non c'è tradizione pagana che non sia stata fatta propria dalla Chiesa cristiana dei primi secoli. Scrive in proposito Donini: "... Molto spesso si è trattato di un trasferimento del culto da divinità pagane a santi cristiani ... La festa del dio venerato localmente diventò la festa del santo patrono. I miti relativi a questo santo patrono, come la sua vita ed il suo operato in materia di miracoli, spesso, presero forma dall'integrazione di fatti di vita del santo in oggetto, supposto che sia mai esistito, con leggende relative al dio pagano... Esempi in tal senso furono Artemide che divenne S. Artemido (o S. Ursula) e Dioniso (Bacco) che divenne S. Denis (con la sua tomba trasformata nella chiesa di S. Bacco). D'interesse anche l'iconografia che vide assegnare: a S. Wolfgang l’accetta, o uncino di Saturno; a Mosè i corni di Giove Ammone; a S. Pietro le chiavi di Giano… Apollo Efebo, dio anche della medicina, divenne il taumaturgo Sant'Efebo; Dioniso Eleuterio (salvatore) divenne Sant'Eleuterio;Giove Nicoforo divenne San Niceforo; Venere Afrodite divenne santa Fredisia (o anta Venera); Cerere Flava divenne Santa Flava; Proserpina divenne Santa Filomena; ... Anche alcune date furono santificate cosicché le idi divennero Santa Ida. Allo stesso modo alcuni modi di dire come il romano Perpetua felicitas divennero Santa Perpetua e Santa Felicita. Insomma un vero e completo saccheggio che portò alla sostituzione di divinità protettrici pagane con santi cristiani che avevano stesse caratteristiche e funzioni con medesimi miracoli. La cosa è certificata dallo stesso Agostino che nel De Civitate Dei (22, 10) scriveva: Così i miracoli degli dei sono stati sconfitti dai miracoli dei martirii." Il ballo in tondo, di origine antichissima, era la forma coreografica dominante ovunque nell'antichità e largamente testimoniato nel Medioevo sino al Rinascimento; si ritiene che possa derivare dalle cerimonie sacre preistoriche celebrate per propiziarsi una caccia abbondante o un buon raccolto, e che rappresentasse non solo un divertimento, ma fosse anche espressione sacra di una collettività: quando si forma il cerchio di danza, si imita l’universo con al centro il Sole, circondato dai suoi pianeti.In area italiana si è conservato in soprattutto in Sardegna, dove ne esistono numerose varianti modulari con diverse definizioni. In Sicilia è rappresentato principalmente dal ballo della Cordella che viene rievocato la terza domenica d'agosto di ogni anno a Petralia Sottana. In questa danza si fondono il ringraziamento per il raccolto e l'augurio di fecondità rivolto alla terra e agli sposi. Un tempo veniva eseguito nel periodo della trebbiatura del grano nelle aie dove i contadini, ultimati i lavori nei campi, si riunivano e davano vita ad un caratteristico e spettacolare ballo dedicato alla Grande Madre (poi personificata nella dea pagana Cerere), protettrice delle messi e dei raccolti e sostituita, dopo l'avvento del cristianesimo, dalla Madonna dell'Alto (venerata nel vicino Santuario). Il ballo è preceduto da un corteo nuziale e da uno sposalizio simbolico. Le dodici coppie di ballerini, simboleggianti i mesi dell'anno, ballano intorno ad un palo sormontato da spighe di grano reggendo dei nastri di vari colori, che vengono intrecciati a simboleggiare le stagioni. Canti ed invocazioni accompagnano il tutto. |